Gradisca, 20 maggio 2012
«Il Cie di Gradisca ritorna zona a rischio
L’arrivo di 50 immigrati alza la tensione nel centro, che ha visto in poche ore due rivolte. Gli sprechi dei rimpatri
E’ di nuovo alta tensione al Cie di Gradisca fra nuove rivolte,
poliziotti mandati all’ospedale e il progressivo ritorno a regime della
struttura. Nel centro di trattenimento ed espulsione isontino la
situazione è tornata improvvisamente ad essere caldissima con l’arrivo,
nella giornata di venerdì, di 50 immigrati maghrebini, provenienti dalle
analoghe strutture di Trapani e Caltanissetta. Come previsto non si
tratta dunque di migranti sbarcati sulle coste siciliane – nè a Gradisca
sono previsti arrivi di questo tipo in futuro – ma di clandestini in
attesa di rimpatrio, trasferiti all’ex Polonio da altri centri ormai al
collasso.
Ma anche a Gradisca è subito il
caos. Già ventiquattro ore prima del maxi-trasferimento, infatti, si
sono verificati due diversi momenti di rivolta da parte degli ospiti,
uno sul tetto del Cie e uno al suo interno. Nel tentativo di sedare i
focolai di rivolta, due poliziotti hanno rimediato contusioni guaribili
rispettivamente in 15 e 5 giorni. Il programmato ritorno alla piena
operatività del Cie di Gradisca era ormai nell’aria da qualche
settimana. Non a caso la Prefettura ha aumentato la capienza ufficiale a
118 posti rispetto ai 68 (peraltro raramente riempiti) degli ultimi
mesi. In pratica il centro ha recuperato metà della sua ricezione
potenziale di 248 posti e andrà del tutto a regime una volta ultimati
gli ultimi collaudi su parte della “zona blu” e della “zona verde”
ancora interessate da lavori di ristrutturazione e potenziamento dei
sistemi di sicurezza.
Ma secondo il Sap, il sindacato autonomo di polizia, ci vorranno poche
settimane per vedere nuovamente distrutto quanto è stato ripristinato in
oltre un anno di cantieri. «Ormai è una costante, a Gradisca vengono
mandati i soggetti più facinorosi» denuncia il segretario provinciale
Angelo Obit. Ed emergono anche particolari grotteschi sul recente
trasferimento dei 50 immigrati provenienti dalla Sicilia. Nel gruppo
infatti vi sarebbero stati anche tre soggetti con acclarati problemi di
tossicodipendenza. Ospiti che la struttura non è idonea ad ospitare. Il
risultato? Kafkiano: già in serata, accompagnati da sei fra poliziotti e
finanzieri distolti da altri servizi, i tre stranieri sono stati
scortati in fretta e furia a Bari per un totale di 15 biglietti aerei
acquistati. «Uno sbaglio, pagato però dai cittadini» accusa Obit. Finita
qui? Niente affatto. Molti viaggi notturni che vengono fatti a Milano
per l’espulsione degli immigrati tunisini sono, secondo i sindacati di
polizia, un altro spreco. Apparentemente del tutto inutili. Infatti è in
Sicilia che il console tunisino accerta la disponibilità al rimpatrio
degli stranieri, e solo in quel caso rilascia il necessario
lasciapassare provvisorio. Gli immigrati che non completano questo iter
celere non vengono affatto rimpatriati, ma ricondotti nei Cie. La prova,
altrettanto grottesca, la si è avuta proprio col maxi-trasferimento a
Gradisca di venerdì: con somma sorpresa, gli operatori si sono trovati
davanti tre tunisini che dalla struttura isontina erano clamorosamente
già transitati. In sostanza i contribuenti hanno pagato a loro spese un
percorso Gradisca – Milano (in pullman con due operatori di scorta per
immigrato) e un trasferimento aereo a Trapani - con altri due agenti -
per ottenere il risultato che i tre sono stati semplicemente ricondotti a
Gradisca. «Ed è ragionevole pensare non siano gli unici - allarga le
braccia Obit - altro che la spending review proposta dal governo.
Piuttosto – conclude - sarebbe stato necessario che l’aumento della
capienza di Gradisca avesse fatto il paio con un rafforzamento del
contingente di vigilanza, per l’incolumità stessa degli operatori che
lavorano all’interno del Cie. Se queste sono le premesse il futuro si
prefigura nerissimo».»
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domenica 20 maggio 2012
en fr - Merksplas - Riots in detention center
MERKPLAS - Riots took place between prisoners and police inside the
detention center for immigrants of Merksplas. According to some
participants, the riots were very violent. Police intervened with about
40 coppers in the centre after tens of people revolted. Everybody was
beaten and 5 persons were put in isolation.
bxl.indymedia.org
10/5/2012
http://suieetcendres.blogspot.com/
bxl.indymedia.org
10/5/2012
Merksplas - Emeutes dans le centre fermé
MERKPLAS - Le 10 mai, il y a eu des affrontements entre prisonniers et
policiers à l'intérieur du centre fermé de Merkplas. D'après certaines
témoignages, c'était très violent. Une quarantaine de policiers sont
entrés dans le centre afin de mettre fin à l'émeute. Ils ont matraqué
tout le monde et 5 personnes ont été mis au cachot.
bxl.indymedia.org
10/5/2012
bxl.indymedia.org
10/5/2012
Corelli brucia ancora (un appuntamento a Milano)
«Il 24 maggio al tribunale di Milano si svolgerà
la prima udienza di un processo che vede imputati nove uomini accusati a
vario titolo di aver partecipato ad una sommossa scoppiata nel Cie di
via Corelli il 15 gennaio scorso.
Fino a qui si potrebbe pensare ad un processo come se ne sono visti tanti in questi anni a carico di chi nei centri di identificazione ed espulsione lotta per riprendersi la propria libertà. Invece questa volta val la pena soffermarsi un po’ di più ad osservare ciò che sta avvenendo ed i problemi che sta ponendo.
Continua a pag. 29147
Fino a qui si potrebbe pensare ad un processo come se ne sono visti tanti in questi anni a carico di chi nei centri di identificazione ed espulsione lotta per riprendersi la propria libertà. Invece questa volta val la pena soffermarsi un po’ di più ad osservare ciò che sta avvenendo ed i problemi che sta ponendo.
Continua a pag. 29147
Lenzuola, seghetti e Misericordia
Modena, 19 maggio
Modena, prove di evasione al Cie: trovate lime e lenzuola
Il materiale scoperto dalla polizia dentro la condotta di areazione del Centro durante un controllo successivo ai danneggiamenti. Denunciati cinque “ospiti”
Dieci metri di lenzuola di carta annodate e quattro seghetti. Un pacco nascosti dentro l’impianto di aerazione. Tutto pronto, insomma, per una fuga da ordire durante i disordini avvenuti tra il 12 e il 13 maggio. Questa l’ipotesi altamente probabile che gli investigatori della Questura stanno affrontando a proposito di una inattesa scoperta avvenuta dentro il Cie nel corso di un controllo accurato dopo la violenza.
Continua a pag. 29148
http://www.autistici.org/macerie/?p=29148
Modena, prove di evasione al Cie: trovate lime e lenzuola
Il materiale scoperto dalla polizia dentro la condotta di areazione del Centro durante un controllo successivo ai danneggiamenti. Denunciati cinque “ospiti”
Dieci metri di lenzuola di carta annodate e quattro seghetti. Un pacco nascosti dentro l’impianto di aerazione. Tutto pronto, insomma, per una fuga da ordire durante i disordini avvenuti tra il 12 e il 13 maggio. Questa l’ipotesi altamente probabile che gli investigatori della Questura stanno affrontando a proposito di una inattesa scoperta avvenuta dentro il Cie nel corso di un controllo accurato dopo la violenza.
Continua a pag. 29148
macerie @ Maggio 19, 2012
venerdì 18 maggio 2012
L’assedio di via Leinì (l’Ufficiale e il Questurino)
Cosa fanno un Ufficiale giudiziario e un funzionario dell’Ufficio
politico della Questura quando si rendono conto che leggi e leggine
possono ostacolare la finalità ultima del loro lavoro - vale a dire la
tutela degli interessi dei padroni? Prendono leggi e leggine e ci si
puliscono il sedere. Il diritto del resto è sempre una questione di
forza, e la forza - quella militare, quella che fa muovere di prima
mattina decine di uomini armati, e camionette, e funzionari dalla
denuncia facile - è senza dubbio dalla loro parte.
E così, ieri mattina, l’Ufficiale e il Questurino hanno organizzato un bell’assedio all’alba - con decine di uomini armati, e camionette e funzionari dalla denuncia facile - per restituire alla legittima proprietaria un appartamento in via Leinì, nel cuore di Barriera di Milano, il cui inquilino da sei mesi resisteva allo sfratto. Peccato però che l’ultima volta l’Ufficiale giudiziario aveva lasciato formalmente all’inquilino tempo fino al 23 maggio per andarsene e che ieri… era solo il 15. Insomma, a differenza degli assedi precedenti - quello di Borgo Dora e quello di San Paolo - quando la forza questurina ha dato una bella spinta al diritto dell’Ufficiale giudiziario di sfondare porte in giorni prestabiliti, questa volta la forza si è presentata nuda per quello che è, senza alcuna pezza giustificativa.
L’Ufficiale e il Questurino si son studiati questo piccolo imbroglio per evitare tutti i fastidi legati al dover affrontare una porta ben barricata, inquilini vigili e svegli, un buon numero di solidali di fronte al portone da dover spostare di peso o da dover inseguire mentre bloccano le strade e scorazzano per il quartiere. Soprattutto, agendo illegalmente e di sorpresa hanno voluto evitare di misurarsi con una forza diversa dalla loro - che sa farsi sentire e mettersi in mezzo anche se non è di tipo militare, che trova linfa nella solidarietà reciproca degli sfrattati e nella simpatia di un bel pezzo di città - e con l’idea, ben distante dal diritto, che la casa è di chi l’abita e che tutti dobbiamo averne una.
Ascolta l’intervista a Ciro, trasmessa questa mattina da Radio Blackout:
(Per la cronaca spicciola, l’Ufficiale in questione si chiama Savelloni Riccardo e i questurini sono i soliti della squadra politica di via Grattoni. La padrona di casa oggetto di tante affettuose attenzioni è una certa Benzo Margherita. Ah!, dimenticavamo: l’inquilino sotto sfratto già da qualche tempo vive in una casa occupata qui in quartiere e ieri mattina in via Leinì ci stava solo un suo amico, ospite per qualche giorno. Per cui l’Ufficiale e il Questurino, in realtà, non son riusciti a sfrattare nessuno.)
Aggiornamento 17 maggio. In mattinata un nutrito e colorato picchetto ha respinto lo sfratto di una famiglia proprio nel mezzo di Porta Palazzo, in Piazza della Repubblica: più di un mese di proroga, con gli sgherri della Polizia politica e del Commissariato in un angolo a guardare. Dopo di ché una cinquantina tra resistenti agli stratti, occupanti di case, solidali e passanti, hanno bloccato la strada e, tamburi e striscione in testa, hanno improvvisato un corteo intorno al mercato: una prima risposta all’assedio di martedì.
http://www.autistici.org/macerie/?p=29144
E così, ieri mattina, l’Ufficiale e il Questurino hanno organizzato un bell’assedio all’alba - con decine di uomini armati, e camionette e funzionari dalla denuncia facile - per restituire alla legittima proprietaria un appartamento in via Leinì, nel cuore di Barriera di Milano, il cui inquilino da sei mesi resisteva allo sfratto. Peccato però che l’ultima volta l’Ufficiale giudiziario aveva lasciato formalmente all’inquilino tempo fino al 23 maggio per andarsene e che ieri… era solo il 15. Insomma, a differenza degli assedi precedenti - quello di Borgo Dora e quello di San Paolo - quando la forza questurina ha dato una bella spinta al diritto dell’Ufficiale giudiziario di sfondare porte in giorni prestabiliti, questa volta la forza si è presentata nuda per quello che è, senza alcuna pezza giustificativa.
L’Ufficiale e il Questurino si son studiati questo piccolo imbroglio per evitare tutti i fastidi legati al dover affrontare una porta ben barricata, inquilini vigili e svegli, un buon numero di solidali di fronte al portone da dover spostare di peso o da dover inseguire mentre bloccano le strade e scorazzano per il quartiere. Soprattutto, agendo illegalmente e di sorpresa hanno voluto evitare di misurarsi con una forza diversa dalla loro - che sa farsi sentire e mettersi in mezzo anche se non è di tipo militare, che trova linfa nella solidarietà reciproca degli sfrattati e nella simpatia di un bel pezzo di città - e con l’idea, ben distante dal diritto, che la casa è di chi l’abita e che tutti dobbiamo averne una.
Ascolta l’intervista a Ciro, trasmessa questa mattina da Radio Blackout:
(Per la cronaca spicciola, l’Ufficiale in questione si chiama Savelloni Riccardo e i questurini sono i soliti della squadra politica di via Grattoni. La padrona di casa oggetto di tante affettuose attenzioni è una certa Benzo Margherita. Ah!, dimenticavamo: l’inquilino sotto sfratto già da qualche tempo vive in una casa occupata qui in quartiere e ieri mattina in via Leinì ci stava solo un suo amico, ospite per qualche giorno. Per cui l’Ufficiale e il Questurino, in realtà, non son riusciti a sfrattare nessuno.)
Aggiornamento 17 maggio. In mattinata un nutrito e colorato picchetto ha respinto lo sfratto di una famiglia proprio nel mezzo di Porta Palazzo, in Piazza della Repubblica: più di un mese di proroga, con gli sgherri della Polizia politica e del Commissariato in un angolo a guardare. Dopo di ché una cinquantina tra resistenti agli stratti, occupanti di case, solidali e passanti, hanno bloccato la strada e, tamburi e striscione in testa, hanno improvvisato un corteo intorno al mercato: una prima risposta all’assedio di martedì.
macerie @ Maggio 16, 2012
mercoledì 16 maggio 2012
Pestaggio a Bologna
Questa mattina alle 10 e 30 abbiamo ricevuto una
chiamata da due reclusi del Cie che con voce concitata e spaventata ci
informavano di un feroce pestaggio in corso. La polizia era entrata
nelle celle della sezione maschile per fare delle perquisizioni sfociate
in violenza, in particolare da parte de “l’ispettore”, una figura che
ci era già stata segnalata in passato per essersi distinta nelle
aggressioni fisiche sui detenuti. I ragazzi ci hanno parlato di volti e
denti spaccati a calci e di un ferito per emorragia interna, trasportato
in ospedale. Altri quattro erano stati appena portati in questura.
Alcuni solidali si sono recati quindi sotto la questura per portare il loro sostegno, mentre altri si sono recati al Sant’Orsola per accertarsi delle condizioni del ferito. Si è saputo così che il ragazzo era già stato dimesso e che era stato arrestato insieme agli altri quattro.
Nel pomeriggio i reclusi ci hanno informato di un secondo pestaggio e della permanenza di tre camionette della polizia all’interno. Inoltre già dal pasto di mezzogiorno avevano iniziato uno sciopero della fame perché preoccupati della sorte dei loro compagni, con la richiesta che venissero liberati.
Successivamente qualcuno è passato fuori dalle mura per fare un saluto e per dire loro che quanto stava accadendo dentro aveva già fatto il giro della città, attraverso le radio locali e gli interventi sotto la questura.
Nell’ultimo mese le rivolte e le evasioni non sono mai cessate tanto che in 18 sono riusciti a riprendere la libertà. Per far fronte a questa situazione molti dei reclusi sono stati trasferiti in altri Cie (per esempio a Trapani) o deportati. In questo momento nella sezione maschile sono rimasti in 16 quando di solito il numero non è inferiore ai 60.
Alcuni solidali si sono recati quindi sotto la questura per portare il loro sostegno, mentre altri si sono recati al Sant’Orsola per accertarsi delle condizioni del ferito. Si è saputo così che il ragazzo era già stato dimesso e che era stato arrestato insieme agli altri quattro.
Nel pomeriggio i reclusi ci hanno informato di un secondo pestaggio e della permanenza di tre camionette della polizia all’interno. Inoltre già dal pasto di mezzogiorno avevano iniziato uno sciopero della fame perché preoccupati della sorte dei loro compagni, con la richiesta che venissero liberati.
Successivamente qualcuno è passato fuori dalle mura per fare un saluto e per dire loro che quanto stava accadendo dentro aveva già fatto il giro della città, attraverso le radio locali e gli interventi sotto la questura.
Nell’ultimo mese le rivolte e le evasioni non sono mai cessate tanto che in 18 sono riusciti a riprendere la libertà. Per far fronte a questa situazione molti dei reclusi sono stati trasferiti in altri Cie (per esempio a Trapani) o deportati. In questo momento nella sezione maschile sono rimasti in 16 quando di solito il numero non è inferiore ai 60.
Solidali con i reclusi nei Cie
macerie @ Maggio 14, 2012
L’assedio di via Leinì (l’Ufficiale e il Questurino)
Cosa fanno un Ufficiale giudiziario e un funzionario dell’Ufficio
politico della Questura quando si rendono conto che leggi e leggine
possono ostacolare la finalità ultima del loro lavoro - vale a dire la
tutela degli interessi dei padroni? Prendono leggi e leggine e ci si
puliscono il sedere. Il diritto del resto è sempre una questione di
forza, e la forza - quella militare, quella che fa muovere di prima
mattina decine di uomini armati, e camionette, e funzionari dalla
denuncia facile - è senza dubbio dalla loro parte.
E così, ieri mattina, l’Ufficiale e il Questurino hanno organizzato un bell’assedio all’alba - con decine di uomini armati, e camionette e funzionari dalla denuncia facile - per restituire alla legittima proprietaria un appartamento in via Leinì, nel cuore di Barriera di Milano, il cui inquilino da sei mesi resisteva allo sfratto. Peccato però che l’ultima volta l’Ufficiale giudiziario aveva lasciato formalmente all’inquilino tempo fino al 23 maggio per andarsene e che ieri… era solo il 15. Insomma, a differenza degli assedi precedenti - quello di Borgo Dora e quello di San Paolo - quando la forza questurina ha dato una bella spinta al diritto dell’Ufficiale giudiziario di sfondare porte in giorni prestabiliti, questa volta la forza si è presentata nuda per quello che è, senza alcuna pezza giustificativa.
L’Ufficiale e il Questurino si son studiati questo piccolo imbroglio per evitare tutti i fastidi legati al dover affrontare una porta ben barricata, inquilini vigili e svegli, un buon numero di solidali di fronte al portone da dover spostare di peso o da dover inseguire mentre bloccano le strade e scorazzano per il quartiere. Soprattutto, agendo illegalmente e di sorpresa hanno voluto evitare di misurarsi con una forza diversa dalla loro - che sa farsi sentire e mettersi in mezzo anche se non è di tipo militare, che trova linfa nella solidarietà reciproca degli sfrattati e nella simpatia di un bel pezzo di città - e con l’idea, ben distante dal diritto, che la casa è di chi l’abita e che tutti dobbiamo averne una.
Ascolta l’intervista a Ciro, trasmessa questa mattina da Radio Blackout:
(Per la cronaca spicciola, l’Ufficiale in questione si chiama Savelloni Riccardo e i questurini sono i soliti della squadra politica di via Grattoni. La padrona di casa oggetto di tante affettuose attenzioni è una certa Benzo Margherita. Ah!, dimenticavamo: l’inquilino sotto sfratto già da qualche tempo vive in una casa occupata qui in quartiere e ieri mattina in via Leinì ci stava solo un suo amico, ospite per qualche giorno. Per cui l’Ufficiale e il Questurino, in realtà, non son riusciti a sfrattare nessuno.)
http://www.autistici.org/macerie/?p=29144
E così, ieri mattina, l’Ufficiale e il Questurino hanno organizzato un bell’assedio all’alba - con decine di uomini armati, e camionette e funzionari dalla denuncia facile - per restituire alla legittima proprietaria un appartamento in via Leinì, nel cuore di Barriera di Milano, il cui inquilino da sei mesi resisteva allo sfratto. Peccato però che l’ultima volta l’Ufficiale giudiziario aveva lasciato formalmente all’inquilino tempo fino al 23 maggio per andarsene e che ieri… era solo il 15. Insomma, a differenza degli assedi precedenti - quello di Borgo Dora e quello di San Paolo - quando la forza questurina ha dato una bella spinta al diritto dell’Ufficiale giudiziario di sfondare porte in giorni prestabiliti, questa volta la forza si è presentata nuda per quello che è, senza alcuna pezza giustificativa.
L’Ufficiale e il Questurino si son studiati questo piccolo imbroglio per evitare tutti i fastidi legati al dover affrontare una porta ben barricata, inquilini vigili e svegli, un buon numero di solidali di fronte al portone da dover spostare di peso o da dover inseguire mentre bloccano le strade e scorazzano per il quartiere. Soprattutto, agendo illegalmente e di sorpresa hanno voluto evitare di misurarsi con una forza diversa dalla loro - che sa farsi sentire e mettersi in mezzo anche se non è di tipo militare, che trova linfa nella solidarietà reciproca degli sfrattati e nella simpatia di un bel pezzo di città - e con l’idea, ben distante dal diritto, che la casa è di chi l’abita e che tutti dobbiamo averne una.
Ascolta l’intervista a Ciro, trasmessa questa mattina da Radio Blackout:
(Per la cronaca spicciola, l’Ufficiale in questione si chiama Savelloni Riccardo e i questurini sono i soliti della squadra politica di via Grattoni. La padrona di casa oggetto di tante affettuose attenzioni è una certa Benzo Margherita. Ah!, dimenticavamo: l’inquilino sotto sfratto già da qualche tempo vive in una casa occupata qui in quartiere e ieri mattina in via Leinì ci stava solo un suo amico, ospite per qualche giorno. Per cui l’Ufficiale e il Questurino, in realtà, non son riusciti a sfrattare nessuno.)
macerie @ Maggio 16, 2012
martedì 15 maggio 2012
Bologna - Pestaggio al Cie [14/05/12 ]
riceviamo e diffondiamo:
Questa mattina alle 10 e 30 abbiamo ricevuto una chiamata da due reclusi del Cie che con voce concitata e spaventata ci informavano di un feroce pestaggio in corso. La polizia era entrata nelle celle della sezione maschile per fare delle perquisizioni sfociate in violenza, in particolare da parte de “l’ispettore”, una figura che ci era già stata segnalata in passato per essersi distinta nelle aggressioni fisiche sui detenuti. I ragazzi ci hanno parlato di volti e denti spaccati a calci e di un ferito per emorragia interna, trasportato in ospedale. Altri quattro erano stati appena portati in questura.
Alcuni solidali si sono recati quindi sotto la questura per portare il loro sostegno, mentre altri si sono recati al Sant’Orsola per accertarsi delle condizioni del ferito. Si è saputo così che il ragazzo era già stato dimesso e che era stato arrestato insieme agli altri quattro.
Nel pomeriggio i reclusi ci hanno informato di un secondo pestaggio e della permanenza di tre camionette della polizia all’interno. Inoltre già dal pasto di mezzogiorno avevano iniziato uno sciopero della fame perché preoccupati della sorte dei loro compagni, con la richiesta che venissero liberati.
Successivamente qualcuno è passato fuori dalle mura per fare un saluto e per dire loro che quanto stava accadendo dentro aveva già fatto il giro della città, attraverso le radio locali e gli interventi sotto la questura.
Nell’ultimo mese le rivolte e le evasioni non sono mai cessate tanto che in 18 sono riusciti a riprendere la libertà. Per far fronte a questa situazione molti dei reclusi sono stati trasferiti in altri Cie (per esempio a Trapani) o deportati. In questo momento nella sezione maschile sono rimasti in 16 quando di solito il numero non è inferiore ai 60.
Solidali con i reclusi nei Cie
http://www.informa-azione.info/bologna_140512_pestaggio_al_cie
Questa mattina alle 10 e 30 abbiamo ricevuto una chiamata da due reclusi del Cie che con voce concitata e spaventata ci informavano di un feroce pestaggio in corso. La polizia era entrata nelle celle della sezione maschile per fare delle perquisizioni sfociate in violenza, in particolare da parte de “l’ispettore”, una figura che ci era già stata segnalata in passato per essersi distinta nelle aggressioni fisiche sui detenuti. I ragazzi ci hanno parlato di volti e denti spaccati a calci e di un ferito per emorragia interna, trasportato in ospedale. Altri quattro erano stati appena portati in questura.
Alcuni solidali si sono recati quindi sotto la questura per portare il loro sostegno, mentre altri si sono recati al Sant’Orsola per accertarsi delle condizioni del ferito. Si è saputo così che il ragazzo era già stato dimesso e che era stato arrestato insieme agli altri quattro.
Nel pomeriggio i reclusi ci hanno informato di un secondo pestaggio e della permanenza di tre camionette della polizia all’interno. Inoltre già dal pasto di mezzogiorno avevano iniziato uno sciopero della fame perché preoccupati della sorte dei loro compagni, con la richiesta che venissero liberati.
Successivamente qualcuno è passato fuori dalle mura per fare un saluto e per dire loro che quanto stava accadendo dentro aveva già fatto il giro della città, attraverso le radio locali e gli interventi sotto la questura.
Nell’ultimo mese le rivolte e le evasioni non sono mai cessate tanto che in 18 sono riusciti a riprendere la libertà. Per far fronte a questa situazione molti dei reclusi sono stati trasferiti in altri Cie (per esempio a Trapani) o deportati. In questo momento nella sezione maschile sono rimasti in 16 quando di solito il numero non è inferiore ai 60.
Solidali con i reclusi nei Cie
http://www.informa-azione.info/bologna_140512_pestaggio_al_cie
en de - Athens: Thuggish prosecution against a leftist antifascist who helped an immigrant escape arrest in Kallithea
Public denouncement by an initiative of builder workers in Kallithea
Hands off our fellow worker Nikos Katsifis
Our initiative of builder and construction workers denounces the arrest of the builder worker Nikos Katsifis that was made on Sunday, May 13th, 2012, outside his home by plainclothes cops. This followed a massive rally of Greek and immigrant workers, the previous evening, against the fascist attacks with the police’s tolerance in the district of Kallithea and beyond. Our fellow worker, who lives in the same area, participated in the protest gathering, too.
The thuggish-terrorist arrest of Nikos Katsifis, who is a builder worker and unionist (member of the Builders Syndicate and in particular the section of Kallithea, having many years of consistent active participation), clearly proves that what the hand of the para-State cannot touch, is touched by the official State’s hand, and vice versa. It seems that the bourgeois bloc of the Memorandum, of poverty and misery, is annoyed when the working movement takes to the streets to claim, struggle, raise embankments against the capitalist barbarity, the repression, against racism and fascism.
They should know all too well that we will not leave any fellow worker (Greek or immigrant) alone facing their terrorism.
They should rethink before messing once again with the working movement.
And from now on, they will keep finding us against them.
IMMEDIATE RELEASE OF THE BUILDER WORKER NIKOS KATSIFIS
Initiative of builder and construction workers
Nikos Katsifis was detained in the police headquarters of Athens (GADA) and were to appear before the prosecutor today (14/5), initially accused of disturbing the peace, resistance against the authorities, removing a detainee from police, insult, attempted simple assault —charges introduced by police officers who had tried to arrest an immigrant during the antifascist rally in Kallithea on Saturday (12/5), an incident where Nikos was also present, among other protesters that managed to set the immigrant detainee free, in a direct and combative way. It has also been reported that Nikos’ arrest resulted from a testimony by a thug affiliated with the neo-Nazi party Chrissi Avgi/Golden Dawn. The trial was postponed for Tuesday, May 22nd, and Nikos was released and left the Evelpidon courts together with his 150 supporters, who chanted slogans earlier in the courtroom, demanding his immediate release and stating that this is a purely political prosecution.
http://en.contrainfo.espiv.net/2012/05/14/athens-thuggish-prosecution-against-a-leftist-antifascist-who-helped-an-immigrant-escape-arrest-in-kallithea/
Unsere Initiative der Bau- und BühnenarbeiterInnen verurteilt die Verhaftung des Bauarbeiters Nikos Katsifis, die am Sonntag, den 13. Mai 2012 von Zivilbullen vor seinem Haus durchgeführt wurde. Sie folgte einer Großkundgebung griechischer und migrantischer ArbeiterInnen am Abend zuvor, gegen faschistische Übergriffe, toleriert durch die Polizei, im Bezirk Kallithea und darüber hinaus. Unser Mitarbeiter, der im selben Gebiet wohnt, nahm auch an der Kundgebung teil.
Die aggressiv-terroristische Festnahme Nikos Katsifis, der ein Bauarbeiter und Gewerkschafter (Mitglied des BauarbeiterInnen-Syndikats und speziell der Sektion von Kallithea, mit langjähriger, konsequenter Teilnahme) ist, beweist ganz klar, dass was die Hand des Parastaates nicht greifen kann, von der Hand des offiziellen Staates gegriffen wird und umgekehrt. Es scheint, dass der bourgeoise Block des Memorandums, der Armut und Misere, verärgert ist, wenn die ArbeiterInnenbewegung auf die Straße geht, um Beschränkungen gegen die kapitalistische Barbarei, die Repression, gegen Rassismus und Faschismus zu fordern, zu erkämpfen und zu erreichen.
Sie sollten sehr genau wissen, dass wir keinEn MitarbeiterIn (GriechIn oder ImmigrantIn) ihrem Terrorismus alleine in Auge blicken lassen werden.
Sie sollten überlegen, bevor sie sich wieder einmal mit der ArbeiterInnenbewegung anlegen.
Und von jetzt an, werden sie uns gegen sich finden.
SOFORTIGE FREILASSUNG DES BAUARBEITERS NIKOS KATSIFIS
Initiative der Bau- und BühnenarbeiterInnen
Nikos Katsifis wurde in der Polizeihauptwache Athens (GADA) eingesperrt und am 14. Mai dem Staatsanwalt vorgeführt. Zuerst wurde er der Ruhestörung, des Widerstands gegen Vollstreckungsbeamte, der Gefangenbefreiung, Beleidigung, versuchten einfachen Körperverletzung beschuldigt. Diese Anklagepunkte kamen von den Polizisten, die versuchten während der antifaschistischen Kundgebung in Kallithea am Sonntag, den 12. Mai, einen Immigranten festzunehmen, ein Vorfall, bei dem Nikos neben weiteren Protestierenden, denen es auf direkter, kämpferischer Art und Weise gelang, den festgenommenen Immigranten zu befreien, auch anwesend war. Es wurde auch berichtet, dass Nikos Festnahme auf einer Aussage eines Schlägers basiert, der Verbindungen zur Neonazi-Partei Chrissi Avgi/Goldene Morgendämmerung hat. Der Prozess wurde auf Dienstag, den 22. Mai verschoben. Nikos wurde entlassen und verließ das Evelpidon-Gericht gemeinsam mit seinen 150 UnterstützerInnen, die vorher im Gerichtssaal Sprechchöre mit Parolen anstimmten, die seine sofortige Freilassung forderten und klarmachten, dass dies eine rein politische Verfolgung ist.
http://de.contrainfo.espiv.net/2012/05/15/athen-aggressive-gerichtliche-verfolgung-eines-linken-antifaschisten-der-einem-immigranten-half-seiner-festnahme-in-kallithea-zu-entgehen/
Hands off our fellow worker Nikos Katsifis
Our initiative of builder and construction workers denounces the arrest of the builder worker Nikos Katsifis that was made on Sunday, May 13th, 2012, outside his home by plainclothes cops. This followed a massive rally of Greek and immigrant workers, the previous evening, against the fascist attacks with the police’s tolerance in the district of Kallithea and beyond. Our fellow worker, who lives in the same area, participated in the protest gathering, too.
The thuggish-terrorist arrest of Nikos Katsifis, who is a builder worker and unionist (member of the Builders Syndicate and in particular the section of Kallithea, having many years of consistent active participation), clearly proves that what the hand of the para-State cannot touch, is touched by the official State’s hand, and vice versa. It seems that the bourgeois bloc of the Memorandum, of poverty and misery, is annoyed when the working movement takes to the streets to claim, struggle, raise embankments against the capitalist barbarity, the repression, against racism and fascism.
They should know all too well that we will not leave any fellow worker (Greek or immigrant) alone facing their terrorism.
They should rethink before messing once again with the working movement.
And from now on, they will keep finding us against them.
IMMEDIATE RELEASE OF THE BUILDER WORKER NIKOS KATSIFIS
Initiative of builder and construction workers
Nikos Katsifis was detained in the police headquarters of Athens (GADA) and were to appear before the prosecutor today (14/5), initially accused of disturbing the peace, resistance against the authorities, removing a detainee from police, insult, attempted simple assault —charges introduced by police officers who had tried to arrest an immigrant during the antifascist rally in Kallithea on Saturday (12/5), an incident where Nikos was also present, among other protesters that managed to set the immigrant detainee free, in a direct and combative way. It has also been reported that Nikos’ arrest resulted from a testimony by a thug affiliated with the neo-Nazi party Chrissi Avgi/Golden Dawn. The trial was postponed for Tuesday, May 22nd, and Nikos was released and left the Evelpidon courts together with his 150 supporters, who chanted slogans earlier in the courtroom, demanding his immediate release and stating that this is a purely political prosecution.
http://en.contrainfo.espiv.net/2012/05/14/athens-thuggish-prosecution-against-a-leftist-antifascist-who-helped-an-immigrant-escape-arrest-in-kallithea/
Athen: Aggressive gerichtliche Verfolgung eines linken Antifaschisten, der einem Immigranten half seiner Festnahme in Kallithea zu entgehen
Öffentliche Ankündigung einer BauarbeiterInnen-Initiative in Kallithea Hände weg von unserem Mitarbeiter Nikos KatsifisUnsere Initiative der Bau- und BühnenarbeiterInnen verurteilt die Verhaftung des Bauarbeiters Nikos Katsifis, die am Sonntag, den 13. Mai 2012 von Zivilbullen vor seinem Haus durchgeführt wurde. Sie folgte einer Großkundgebung griechischer und migrantischer ArbeiterInnen am Abend zuvor, gegen faschistische Übergriffe, toleriert durch die Polizei, im Bezirk Kallithea und darüber hinaus. Unser Mitarbeiter, der im selben Gebiet wohnt, nahm auch an der Kundgebung teil.
Die aggressiv-terroristische Festnahme Nikos Katsifis, der ein Bauarbeiter und Gewerkschafter (Mitglied des BauarbeiterInnen-Syndikats und speziell der Sektion von Kallithea, mit langjähriger, konsequenter Teilnahme) ist, beweist ganz klar, dass was die Hand des Parastaates nicht greifen kann, von der Hand des offiziellen Staates gegriffen wird und umgekehrt. Es scheint, dass der bourgeoise Block des Memorandums, der Armut und Misere, verärgert ist, wenn die ArbeiterInnenbewegung auf die Straße geht, um Beschränkungen gegen die kapitalistische Barbarei, die Repression, gegen Rassismus und Faschismus zu fordern, zu erkämpfen und zu erreichen.
Sie sollten sehr genau wissen, dass wir keinEn MitarbeiterIn (GriechIn oder ImmigrantIn) ihrem Terrorismus alleine in Auge blicken lassen werden.
Sie sollten überlegen, bevor sie sich wieder einmal mit der ArbeiterInnenbewegung anlegen.
Und von jetzt an, werden sie uns gegen sich finden.
SOFORTIGE FREILASSUNG DES BAUARBEITERS NIKOS KATSIFIS
Initiative der Bau- und BühnenarbeiterInnen
Nikos Katsifis wurde in der Polizeihauptwache Athens (GADA) eingesperrt und am 14. Mai dem Staatsanwalt vorgeführt. Zuerst wurde er der Ruhestörung, des Widerstands gegen Vollstreckungsbeamte, der Gefangenbefreiung, Beleidigung, versuchten einfachen Körperverletzung beschuldigt. Diese Anklagepunkte kamen von den Polizisten, die versuchten während der antifaschistischen Kundgebung in Kallithea am Sonntag, den 12. Mai, einen Immigranten festzunehmen, ein Vorfall, bei dem Nikos neben weiteren Protestierenden, denen es auf direkter, kämpferischer Art und Weise gelang, den festgenommenen Immigranten zu befreien, auch anwesend war. Es wurde auch berichtet, dass Nikos Festnahme auf einer Aussage eines Schlägers basiert, der Verbindungen zur Neonazi-Partei Chrissi Avgi/Goldene Morgendämmerung hat. Der Prozess wurde auf Dienstag, den 22. Mai verschoben. Nikos wurde entlassen und verließ das Evelpidon-Gericht gemeinsam mit seinen 150 UnterstützerInnen, die vorher im Gerichtssaal Sprechchöre mit Parolen anstimmten, die seine sofortige Freilassung forderten und klarmachten, dass dies eine rein politische Verfolgung ist.
http://de.contrainfo.espiv.net/2012/05/15/athen-aggressive-gerichtliche-verfolgung-eines-linken-antifaschisten-der-einem-immigranten-half-seiner-festnahme-in-kallithea-zu-entgehen/
Mesi
È da una settimana che dentro al Cie di corso Brunelleschi scoppiano
piccoli incendi. Va a fuoco un materasso al giorno, un giorno dopo
l’altro, nelle celle dell’area rossa e in quelle dell’area gialla. Un
materasso al giorno, spento regolarmente e senza grossi sforzi dai
militari della Croce Rossa. Questa notte, invece, i fuochi sono stati
molti: una settantina di reclusi, divisi tra le due aree, di materassi
ne hanno bruciati parecchi, insieme ad altre masserizie. Qualche ora di
casino per protestare contro i Giudice di Pace che, un mese dopo
l’altro, rinnovano l’autorizzazione a tenere ogni singolo prigioniero
qualche mese in più dentro le gabbie. Anche questa volta la Croce Rossa è
arrivata, ha spento i fuochi, e tutto è tornato alla solita calma
apparente. Eppure, rinnovo dopo rinnovo, c’è gente che è dentro da quasi
sei mesi e, un materasso dopo l’altro, la tensione dentro al Centro
monta.
http://www.autistici.org/macerie/?p=29142
macerie @ Maggio 14, 2012
Trieste: Dirigente di Polizia indagato per il "suicidio" di una migrante e per il possesso di materiale neofascista per il possesso di materiale neofascista Carlo Baffi dirigente dell’Ufficio immigrazione della questura di Trieste, è indagato per omicidio colposo e sequestro di persona a riguardo il "suicidio" in una cella del Commissariato di Villa Opicina di Alina Bonar Diachuk . Nella perquisizione in casa e in ufficio del Dirigente di Polizia trovati busti e poster di Mussolini ed altro materiale neofascista Il pm Massimo De Bortoli con una decina di finanzieri e due poliziotti della Procura, hanno perquisito le stanze del settore immigrazione e l’ufficio di Carlo Baffi, il funzionario responsabile per le pratiche relative agli stranieri che ha gestito la tragica vicenda di Alina Bonar Diachuk. Si tratta dell’ucraina di 32 anni morta suicida il mattino del 16 aprile in una stanza del commissariato di Opicina, dove era stata rinchiusa illegalmente in attesa dell’espulsione. Baffi è ora indagato per sequestro di persona e omicidio colposo. Le ipotesi di reato per Baffi riguardano a oggi il caso di Alina, ma nel corso del blitz in Questura sono stati sequestrati 49 fascicoli in originale relativi ad altrettanti cittadini extracomunitari anch’essi, in attesa dell’espulsione, detenuti secondo la Procura illegalmente al commissariato di Opicina. Le stesse stanze dove è morta la giovane donna. Gli investigatori infatti al loro ingresso in Questura avevano già una lista con i nomi dei 49 stranieri evidenziati dall’agosto del 2011 fino allo scorso aprile, nomi acquisiti grazie alla documentazione sequestrata nei giorni scorsi sia negli uffici del Giudice di pace che al commissariato di Opicina. Alina Bonar Diachiuk era stata scarcerata in forza di un provvedimento del giudice Laura Barresi il 14 aprile dopo una sentenza di patteggiamento per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per la legge, risultava libera. Eppure era stata “prelevata” come fosse un’arrestata da una pattuglia della squadra volante che, su disposizione dell’ufficio immigrazione diretto da Carlo Baffi, l’aveva portata dal Coroneo direttamente al commissariato di Opicina. Lì era stata “reclusa” nella stanza di controllo - che in realtà è un’altra prigione - in attesa del provvedimento del questore e dell’udienza davanti al giudice di pace che peraltro non era stata né fissata né richiesta. Lì, su una panca, davanti all’obiettivo di una telecamera a circuito chiuso, si è impiccata legando una cordicella al termosifone. La sua agonia - hanno accertato gli investigatori - è durata quaranta minuti. In tutto questo tempo l’agente che era in servizio di piantone al commissariato di Opicina, non è riuscito a dare “un’occhiata” al monitor posizionato a pochi centimetri da lui. Non si è accorto di quello che stava succedendo. Ma gli investigatori della Guardia di Finanza e della polizia che stavano perquisendo l’abitazione di Carlo Baffi, hanno trovato anche un poster ed un busto del duce ed altro materiale neofascista e sei colpi di pistola in più di quelli che Carlo Baffi avrebbe potuto detenere; c’erano anche una vecchia sciabola, un fermacarte con impresso il fascio littorio e un piccolo cartello su cui, accanto all’indicazione “Ufficio epurazione”, era stampata la faccia di Benito Mussolini. Un gioco di parole: immigrazione - epurazione, anche se in quell’ufficio approdano storie terribili di uomini e donne costrette a rientrare in Paesi da cui erano fuggiti alla ricerca disperata di un futuro nell’Europa che a loro appariva scintillante. La notizia del ritrovamento ha suscitato lo sdegno di molti a Trieste e tra le istituzioni ebraiche nazionali e cittadine. “La presenza dei volumi antisemiti nella casa del vicequestore – afferma il consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane con delega per il Nord Est Andrea Mariani – ci rimanda a una dimensione ideologica che avremmo sperato di non dover più affrontare. Una dimensione confermata con preoccupante regolarità dalle periodiche indagini che mostrano una costante escalation dell’antisemitismo in Europa. Quei volumi ci ricordano che il germe dell’intolleranza è ancora fra noi e che è giunto il momento di sradicarlo con decisione in un impegno pubblico volto a svelare quelle ombre che ancora impediscono una reale giustizia sulle tante ombre della nostra città”. “È interesse della Comunità ebraica – spiega in una nota il leader comunitario Alessandro Salonichio – che venga fatta piena luce su questo episodio e abbiamo assoluta fiducia che le indagini in corso faranno emergere la verità. Tuttavia non possiamo nascondere la nostra preoccupazione per il fatto che vicende di questo tipo possano generare una distorta interpretazione della storia, in particolare in un momento come quello che stiamo vivendo”. “Ogni giorno – prosegue Salonichio – dobbiamo infatti amaramente constatare un aumento di episodi di intolleranza e di dichiarazioni dal nemmeno troppo velato sapore razzista che ci fanno temere impulsi di antisemitismo. È dunque nostro dovere vigilare e tenere alta la soglia di attenzione affinché essi non passino sotto silenzio. Vogliamo però rimarcare con chiarezza il sentimento di profonda e sincera gratitudine della nostra Comunità per il lavoro svolto con grande impegno in questi anni dalle Forze dell’Ordine e dalla Polizia di Stato, per la salvaguardia della sicurezza delle nostre istituzioni”. Oltre al “caso Baffi”, c’è un altro episodio che tocca il tema del razzismo e delle stereotipie e che fa molto discutere nel triestino. Protagonista in negativo il capogruppo della Lega Nord in Provincia Paolo Polidori che, nel corso di un recente intervento ad una convention del partito, si era così espresso: “Il presidente del Consiglio Mario Monti e il governo in carica sono espressioni del potere giudaico – massone”. Parole che, una volta rese pubbliche e una volta pervenuta una richiesta ufficiale di scuse da parte della Comunità ebraica, erano state orgogliosamente confermate dal diretto interessato. Così, si apprende oggi sul quotidiano Il Piccolo, l’avvocato Alberto Kostoris, legale della Comunità ebraica triestina, ha denunciato Polidori alla Procura. “Non intendo accettare passivamente questi episodi ma reagire con gli strumenti forniti dalla legge. Non solo come ebreo – spiega a Claudio Ernè – ma come persona pensante”.
Carlo Baffi
dirigente dell’Ufficio immigrazione della questura di Trieste, è
indagato per omicidio colposo e sequestro di persona a riguardo il
"suicidio" in una cella del Commissariato di Villa Opicina di Alina Bonar Diachuk .
Nella perquisizione in casa e in ufficio del Dirigente di Polizia
trovati busti e poster di Mussolini ed altro materiale neofascista
Il pm Massimo
De Bortoli con una decina di finanzieri e due poliziotti della Procura,
hanno perquisito le stanze del settore immigrazione e l’ufficio di Carlo
Baffi, il funzionario responsabile per le pratiche relative agli
stranieri che ha gestito la tragica vicenda di Alina Bonar Diachuk.
Si tratta dell’ucraina di 32 anni morta suicida il mattino del 16
aprile in una stanza del commissariato di Opicina, dove era stata
rinchiusa illegalmente in attesa dell’espulsione. Baffi è ora indagato
per sequestro di persona e omicidio colposo.
Le ipotesi di
reato per Baffi riguardano a oggi il caso di Alina, ma nel corso del
blitz in Questura sono stati sequestrati 49 fascicoli in originale
relativi ad altrettanti cittadini extracomunitari anch’essi, in attesa
dell’espulsione, detenuti secondo la Procura illegalmente al
commissariato di Opicina. Le stesse stanze dove è morta la giovane
donna. Gli investigatori infatti al loro ingresso in Questura avevano
già una lista con i nomi dei 49 stranieri evidenziati dall’agosto del
2011 fino allo scorso aprile, nomi acquisiti grazie alla documentazione
sequestrata nei giorni scorsi sia negli uffici del Giudice di pace che
al commissariato di Opicina.
Alina Bonar
Diachiuk era stata scarcerata in forza di un provvedimento del giudice
Laura Barresi il 14 aprile dopo una sentenza di patteggiamento per
favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per la legge, risultava
libera. Eppure era stata “prelevata” come fosse un’arrestata da una
pattuglia della squadra volante che, su disposizione dell’ufficio
immigrazione diretto da Carlo Baffi, l’aveva portata dal Coroneo
direttamente al commissariato di Opicina. Lì era stata “reclusa” nella
stanza di controllo - che in realtà è un’altra prigione - in attesa del
provvedimento del questore e dell’udienza davanti al giudice di pace che
peraltro non era stata né fissata né richiesta. Lì, su una panca,
davanti all’obiettivo di una telecamera a circuito chiuso, si è
impiccata legando una cordicella al termosifone.
La sua agonia -
hanno accertato gli investigatori - è durata quaranta minuti. In tutto
questo tempo l’agente che era in servizio di piantone al commissariato
di Opicina, non è riuscito a dare “un’occhiata” al monitor posizionato a
pochi centimetri da lui. Non si è accorto di quello che stava
succedendo.
Ma gli
investigatori della Guardia di Finanza e della polizia che stavano
perquisendo l’abitazione di Carlo Baffi, hanno trovato anche un poster
ed un busto del duce ed altro materiale neofascista e sei colpi di
pistola in più di quelli che Carlo Baffi avrebbe potuto detenere;
c’erano anche una vecchia sciabola, un fermacarte con impresso il fascio
littorio e un piccolo cartello su cui, accanto all’indicazione “Ufficio
epurazione”, era stampata la faccia di Benito Mussolini. Un gioco di
parole: immigrazione - epurazione, anche se in quell’ufficio approdano
storie terribili di uomini e donne costrette a rientrare in Paesi da cui
erano fuggiti alla ricerca disperata di un futuro nell’Europa che a
loro appariva scintillante.
La notizia del
ritrovamento ha suscitato lo sdegno di molti a Trieste e tra le
istituzioni ebraiche nazionali e cittadine. “La presenza dei volumi
antisemiti nella casa del vicequestore – afferma il consigliere
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane con delega per il Nord Est
Andrea Mariani – ci rimanda a una dimensione ideologica che avremmo
sperato di non dover più affrontare. Una dimensione confermata con
preoccupante regolarità dalle periodiche indagini che mostrano una
costante escalation dell’antisemitismo in Europa. Quei volumi ci
ricordano che il germe dell’intolleranza è ancora fra noi e che è giunto
il momento di sradicarlo con decisione in un impegno pubblico volto a
svelare quelle ombre che ancora impediscono una reale giustizia sulle
tante ombre della nostra città”. “È interesse della Comunità ebraica –
spiega in una nota il leader comunitario Alessandro Salonichio – che
venga fatta piena luce su questo episodio e abbiamo assoluta fiducia che
le indagini in corso faranno emergere la verità. Tuttavia non possiamo
nascondere la nostra preoccupazione per il fatto che vicende di questo
tipo possano generare una distorta interpretazione della storia, in
particolare in un momento come quello che stiamo vivendo”. “Ogni giorno –
prosegue Salonichio – dobbiamo infatti amaramente constatare un aumento
di episodi di intolleranza e di dichiarazioni dal nemmeno troppo velato
sapore razzista che ci fanno temere impulsi di antisemitismo. È dunque
nostro dovere vigilare e tenere alta la soglia di attenzione affinché
essi non passino sotto silenzio. Vogliamo però rimarcare con chiarezza
il sentimento di profonda e sincera gratitudine della nostra Comunità
per il lavoro svolto con grande impegno in questi anni dalle Forze
dell’Ordine e dalla Polizia di Stato, per la salvaguardia della
sicurezza delle nostre istituzioni”.
Oltre al “caso
Baffi”, c’è un altro episodio che tocca il tema del razzismo e delle
stereotipie e che fa molto discutere nel triestino. Protagonista in
negativo il capogruppo della Lega Nord in Provincia Paolo Polidori che,
nel corso di un recente intervento ad una convention del partito, si era
così espresso: “Il presidente del Consiglio Mario Monti e il governo in
carica sono espressioni del potere giudaico – massone”. Parole che, una
volta rese pubbliche e una volta pervenuta una richiesta ufficiale di
scuse da parte della Comunità ebraica, erano state orgogliosamente
confermate dal diretto interessato. Così, si apprende oggi sul
quotidiano Il Piccolo, l’avvocato Alberto Kostoris, legale della
Comunità ebraica triestina, ha denunciato Polidori alla Procura. “Non
intendo accettare passivamente questi episodi ma reagire con gli
strumenti forniti dalla legge. Non solo come ebreo – spiega a Claudio
Ernè – ma come persona pensante”.
lunedì 14 maggio 2012
Europäischer Marsch der Sanspapiers macht im Juni Halt in Mannheim
Der Marsch wird bis zum 2. Juli von Brüssel nach Straßburg laufen und auf die Situation der Sanspapiers aufmerksam machen. Um den 16. Juni wird die Gruppe in Mannheim ankommen und Rast machen.
Die Sanspapiers freuen sich über Unterstützung! Wer sich zur Initiative informieren möchte, kann sich die Website http://europaischer-marsch-der-sans-papiers.blogspot.de ansehen.
EU-funded consortium unveils border-control robot
An EU-co-financed project is aiming to mass-produce autonomous land vehicles designed to stop irregular migrants.
Using a €13 million grant from the European Commission’s research budget and €7 million of private funding, a consortium of researchers and private firms has after four years of work produced a functioning prototype of the “transportable autonomous patrol for land border surveillance” or “Talos.”
The unmanned ground vehicle (UGV) was demonstrated in Poland in mid-April at a military training ground in front of a hundred-or-so people, including officials from Frontex, the EU’s Warsaw-based border control agency, Polish ministers and border guards from around Europe.
The complete system includes two autonomous UGVs, an unmanned command unit and a two manned command centres. Sensor towers are deployed in areas not accessible to UGVs. (more on euobserver.com)
domenica 13 maggio 2012
Sommossa a Modena
Modena, 13 maggio 2012
«Rivolta al Cie, fuoco e scontri Militari aggrediti con spranghe
Quattro ore di tensione al centro di espulsione. Coperte date alle fiamme
Hanno cominciato lanciando le sbarre di ferro smontate dai letti contro i militari in servizio, poi sono passati al fuoco, incendiando le coperte e dando vita a una decina di focolai nei vari blocchi, tanto che il fumo si vedeva levarsi dall’esterno della struttura. Siamo al Cie (centro identifcazioni ed espulsioni) di via Lamarmora. Ore 21.30 dell’altro ieri: qui è andata in scena l’ennesima rivolta dei clandestini rinchiusi nella struttura e che chiedono la libertà. Ieri alle 20, poi, le forze dell’ordine sono tornate al centro per una seconda sommossa.
Come sempre, venerdì sera è bastato un pretesto per scaldare gli animi: una perquisizione del blocco sgradita, il cibo insipido, perfino il Corano. Per gli immigrati, quasi tutti nordafricani, ogni scusa è buona per dare vita alla protesta violenta e organizzata. Per calmare i 60 clandestini sono dovute intervenire tutte le Volanti della polizia, i carabinieri con più equipaggi e la guardia di finanza. Non solo, stavolta è servito anche l’intervento dei vigili del fuoco, che hanno spento i focolai alimentati con carta e coperte (che ora saranno ricomprate a spese dei contribuenti, ndr) prima che gli incendi si propagassero al resto degli arredi.
Continua a pag. 29141
«Rivolta al Cie, fuoco e scontri Militari aggrediti con spranghe
Quattro ore di tensione al centro di espulsione. Coperte date alle fiamme
Hanno cominciato lanciando le sbarre di ferro smontate dai letti contro i militari in servizio, poi sono passati al fuoco, incendiando le coperte e dando vita a una decina di focolai nei vari blocchi, tanto che il fumo si vedeva levarsi dall’esterno della struttura. Siamo al Cie (centro identifcazioni ed espulsioni) di via Lamarmora. Ore 21.30 dell’altro ieri: qui è andata in scena l’ennesima rivolta dei clandestini rinchiusi nella struttura e che chiedono la libertà. Ieri alle 20, poi, le forze dell’ordine sono tornate al centro per una seconda sommossa.
Come sempre, venerdì sera è bastato un pretesto per scaldare gli animi: una perquisizione del blocco sgradita, il cibo insipido, perfino il Corano. Per gli immigrati, quasi tutti nordafricani, ogni scusa è buona per dare vita alla protesta violenta e organizzata. Per calmare i 60 clandestini sono dovute intervenire tutte le Volanti della polizia, i carabinieri con più equipaggi e la guardia di finanza. Non solo, stavolta è servito anche l’intervento dei vigili del fuoco, che hanno spento i focolai alimentati con carta e coperte (che ora saranno ricomprate a spese dei contribuenti, ndr) prima che gli incendi si propagassero al resto degli arredi.
Continua a pag. 29141
sabato 12 maggio 2012
Nasi ed automobili
Caltanissetta, 11 maggio
«Caltanissetta: un immigrato tenta di fuggire dal CIE, arrestato
Un immigrato che ha aggredito la polizia mentre assieme ad altri extracomunitari tentava di fuggire dal CIE di Pian del Lago a Caltanissetta è stato arrestato con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento di beni dello Stato. Quest’ultima accusa si riferisce ad atti vandalici contro un’auto di servizio della polizia. L’arrestato, il tunisino Hajji Abdelfatteh, 26 anni, è stato trasferito nel carcere di Caltanissetta. Un agente nella colluttazione per bloccarlo ha subito una contusione al naso giudicata guaribile in 10 giorni.»
http://www.autistici.org/macerie/?p=29140
«Caltanissetta: un immigrato tenta di fuggire dal CIE, arrestato
Un immigrato che ha aggredito la polizia mentre assieme ad altri extracomunitari tentava di fuggire dal CIE di Pian del Lago a Caltanissetta è stato arrestato con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento di beni dello Stato. Quest’ultima accusa si riferisce ad atti vandalici contro un’auto di servizio della polizia. L’arrestato, il tunisino Hajji Abdelfatteh, 26 anni, è stato trasferito nel carcere di Caltanissetta. Un agente nella colluttazione per bloccarlo ha subito una contusione al naso giudicata guaribile in 10 giorni.»
venerdì 11 maggio 2012
Report solitour immigration detention centres (NL)
Last Sunday (06-05-2012), more than a hundred people took part in a
solidarity-tour passing three detentioncentres in The Netherlands. The
tour was organised in solidarity with the people who are being detained
in immigration detention. Part of the protest was a big banner with the
text ‘tell your story’ next to a phone number. People in detention could
call that number, with the aim of opening up their stories to the
outside world.
At 12:30, two full touringbusses and some cars depart from Utrecht CS and head to the first stop on the tour: Kamp Zeist in Soesterberg. There’s a noise demo of 45 minutes, and shouting back and forth with the detained over the fences. Visual contact is difficult, but we hear about 6 voices from the other side of the fence. “On the 5th of May you celebrate your freedom, but what freedom? We are here inside”. There is a call from inside: a man tells that there’s only 2 seperate hours in open air a day. He also tells that besides one filthy meal a day, they receive only half a bread per person every two days. The staff of the detention centre made clear to the people inside that they could only watch the protest: a reaction or making noise would be punished.
After 45 minutes we continue our trip and head to the bajesboten (floating jails) in Zaandam. Accompanied by drums, an air-raid alarm and a loud “geen vrouw, geen man, geen mens is illegaal” (no woman, no man, no one is illegal), a group of a hundred people cross a business park towards a big fence on the other side of the water of the bajesboten. On the left and right a few dozen illegalized are the outside areas of the centre. There’s waving back and forth but communication is difficult, and a police patrol boat is blocking the sight now and then. When activists start banging the fence to make noise and others climb the fence to make the banner with the telephone number visible to the other side, there’s a small confrontation with two workers of the company on site. From behind the fence they try to get the activists off the fence by attacking them with steel pipes. They also throw buckets of water at the activists (and police) and park a trailer in front of the only opening in the fence. The activists don’t pull back but start to make even more noise, because that’s why they are here: to support the people in immigration detention, who are only detained because they don’t have the right papers to walk as free people in The Netherlands.
After about 45 minutes, the time has come to travel to the last location we’ll visit on this day: detention centre Schiphol-Oost, where on the 27th of October 2005 eleven people died in a fire. On arrival there are still people in the ‘outside’ area. After activists quickly remove a fence and some nato-wire, it is possible to communicate directly with the people inside. Only a few meters and the fences separate us: it’s an impressive experience to be able to look each other in the eye and communicate. We talk with a male journalist from Togo and a woman from Bangladesh, but soon two guards appear who force the people to go back inside. The people continue to wave from their cells and put notes up against the windows reading ‘help’ and ‘freedom’.
Then we stop at the monument for the 11 deceased from the 2005 fire. Suddenly a fire truck appears on the spot. Later we learn that people inside set off the fire alarm. As a closer to the day, the band Zibabu plays and a recording of a call from inside earlier that day is being played back. After a last noise session we leave.
There have been 8 calls on Sunday, the recordings will be published very soon on the soli-tours website. The idea is to use the telephone number more often to get more stories into the open. We’re looking back on a succesful day, but as long as there are people being detained for nothing in immigration detention it is necessary to take action against this inhumane policy.
No one is illegal! Solidarity to those without papers!
A videoreport from the tour: http://www.youtube.com/watch?v=FV6ACT43Rmk
The soli-tour was broadcasted live by Pinknoise. The broadcast will soon be made available through their archive at http://pinknoise.puscii.nl/
More info at http://solitours.wordpress.com/
At 12:30, two full touringbusses and some cars depart from Utrecht CS and head to the first stop on the tour: Kamp Zeist in Soesterberg. There’s a noise demo of 45 minutes, and shouting back and forth with the detained over the fences. Visual contact is difficult, but we hear about 6 voices from the other side of the fence. “On the 5th of May you celebrate your freedom, but what freedom? We are here inside”. There is a call from inside: a man tells that there’s only 2 seperate hours in open air a day. He also tells that besides one filthy meal a day, they receive only half a bread per person every two days. The staff of the detention centre made clear to the people inside that they could only watch the protest: a reaction or making noise would be punished.
After 45 minutes we continue our trip and head to the bajesboten (floating jails) in Zaandam. Accompanied by drums, an air-raid alarm and a loud “geen vrouw, geen man, geen mens is illegaal” (no woman, no man, no one is illegal), a group of a hundred people cross a business park towards a big fence on the other side of the water of the bajesboten. On the left and right a few dozen illegalized are the outside areas of the centre. There’s waving back and forth but communication is difficult, and a police patrol boat is blocking the sight now and then. When activists start banging the fence to make noise and others climb the fence to make the banner with the telephone number visible to the other side, there’s a small confrontation with two workers of the company on site. From behind the fence they try to get the activists off the fence by attacking them with steel pipes. They also throw buckets of water at the activists (and police) and park a trailer in front of the only opening in the fence. The activists don’t pull back but start to make even more noise, because that’s why they are here: to support the people in immigration detention, who are only detained because they don’t have the right papers to walk as free people in The Netherlands.
After about 45 minutes, the time has come to travel to the last location we’ll visit on this day: detention centre Schiphol-Oost, where on the 27th of October 2005 eleven people died in a fire. On arrival there are still people in the ‘outside’ area. After activists quickly remove a fence and some nato-wire, it is possible to communicate directly with the people inside. Only a few meters and the fences separate us: it’s an impressive experience to be able to look each other in the eye and communicate. We talk with a male journalist from Togo and a woman from Bangladesh, but soon two guards appear who force the people to go back inside. The people continue to wave from their cells and put notes up against the windows reading ‘help’ and ‘freedom’.
Then we stop at the monument for the 11 deceased from the 2005 fire. Suddenly a fire truck appears on the spot. Later we learn that people inside set off the fire alarm. As a closer to the day, the band Zibabu plays and a recording of a call from inside earlier that day is being played back. After a last noise session we leave.
There have been 8 calls on Sunday, the recordings will be published very soon on the soli-tours website. The idea is to use the telephone number more often to get more stories into the open. We’re looking back on a succesful day, but as long as there are people being detained for nothing in immigration detention it is necessary to take action against this inhumane policy.
No one is illegal! Solidarity to those without papers!
A videoreport from the tour: http://www.youtube.com/watch?v=FV6ACT43Rmk
The soli-tour was broadcasted live by Pinknoise. The broadcast will soon be made available through their archive at http://pinknoise.puscii.nl/
More info at http://solitours.wordpress.com/
EU-funded consortium unveils border-control robot
An EU-co-financed project is aiming to mass-produce autonomous land vehicles designed to stop irregular migrants.
Using a €13 million grant from the European Commission’s research budget and €7 million of private funding, a consortium of researchers and private firms has after four years of work produced a functioning prototype of the “transportable autonomous patrol for land border surveillance” or “Talos.”
The unmanned ground vehicle (UGV) was demonstrated in Poland in mid-April at a military training ground in front of a hundred-or-so people, including officials from Frontex, the EU’s Warsaw-based border control agency, Polish ministers and border guards from around Europe.
The complete system includes two autonomous UGVs, an unmanned command unit and a two manned command centres. Sensor towers are deployed in areas not accessible to UGVs. (more on euobserver.com)
giovedì 10 maggio 2012
Bolonia, Italia: Un Primero de Mayo de revuelta y evasión en el centro de detención para inmigrantes
Durante el último mes ha habido ya 4 revueltas que han estallado en
el centro de detención para inmigrantes sin documentos, ubicado en la
calle Mattei. La última fue el Primero de Mayo, un día en que lxs
trabajadorxs tendrían que exteriorizar toda la rabia contra los jefes
que les hacen pasar hambre, fueron los migrantes quienes se rebelaron,
los migrantes enjaulados del CIE, que no esperan la ayuda de nadie y que
no les basta con las visitas de políticos de partidos y sindicatos y
sus declaraciones.
No pueden esperar más, pasan a la acción, solos, con sus cuerpos
descubiertos contra los cañones de agua y las porras de la policía. En
esta ocasión, han sido cinco los que se han escapado, uno por la tarde,
los otros cuatro por la noche cuando todo el centro estaba sumido en el
caos. Ha habido varios heridos en los enfrentamientos, en dos casos los
han mandado a casa, al resto ni los han llevado al hospital. La policía
entró en las habitaciones la mañana siguiente, todavía golpeando. A uno
de los fugados lo habían devuelto unos días antes a la Montagnola,
reconocido por un infame militar en servicio en el CIE como uno de los
fugados el pasado 22 de abril. No se dejó invadir por el desánimo, su
coraje venció a los vigilantes uniformados, desafiando muros y barrotes.
El deseo para los cinco es que puedan disfrutar plenamente la libertad
reencontrada.
Las condiciones de las que escapan son las mismas desde hace años: comen mierda, las celdas son inhabitables con camas de cemento y colchones falsos de gomaespuma. Las palizas se suceden tanto de noche como de día, faltan atenciones y la única medicina es la ‘terapia’ para hacerlos estar tranquilos. Sedan su rabia para evitar ‘desórdenes’, aunque de todas formas no la contienen cuando, al límite de lo soportable, pelean, destruyen, se defienden de los porrazos de la policía lanzando objetos, se fugan… Muchos se hacen daño al caer en la fuga, otros se hacen cortes, ingieren pilas y cuchillas. Pero la ambulancia no pasa la verja la mayoría de las veces, convirtiéndose el hospital así en un espejismo.
El lunes 30 de abril, tres migrantes escalaron hasta el techo amenazando con ‘colgarse’, dos de los chicos son tunecinos y uno, pakistaní. Subieron amenazando con colgarse ante los ojos de la cámara externa porque llevan encerrados allí dentro demasiado tiempo. Después de algunas horas volvieron a bajar, ilesos.
Por otro lado, una de las mujeres ha intentado inútilmente hacer entrar a su médico de confianza porque ha sido víctima de violentos ataques de ‘locura’, que el psiquiatra del CIE cura con masivas dosis de dos psicofármacos distintos. Ya lleva dentro un par de meses y su estado de salud empeora día a día.
La detención en los CIE es ya pésima, lxs reclusxs dicen continuamente que el CIE es peor que la cárcel. Pero, ¿cómo será después del último contrato trienal para la gestión, ganado por el consorcio Oasi de Siracusa por una suma de 28 euros por detenidx? La Misericordia, estos años, ha recibido cerca de 70 por detenidx pero no ha ofrecido precisamente un servicio de 5 estrellas, como afirmaba Daniele Giovanardi hace tiempo. La hermandad simplemente se ha enriquecido a costa de lxs reclusxs dejándoles sólo algunas migajas de mísera supervivencia. Una nueva gestión desde julio, nuevos torturadores cómplices de los campos de concentración nazis democráticos, dispuestos a aprovecharse todo lo posible del pellejo de lxs prisionerxs. Les deseamos que el fuego de la revuelta que siempre arde más en la calle Mattei sea capaz de demoler también su asqueroso proyecto de lucro.
De los CIE sólo escombros.
Solidarixs con lxs reclusxs, lxs rebeldes, lxs fugitivxs.
http://es.contrainfo.espiv.net/2012/05/10/bolonia-italia-un-primero-de-mayo-de-revuelta-y-evasion-en-el-centro-de-detencion-para-inmigrantes/
Las condiciones de las que escapan son las mismas desde hace años: comen mierda, las celdas son inhabitables con camas de cemento y colchones falsos de gomaespuma. Las palizas se suceden tanto de noche como de día, faltan atenciones y la única medicina es la ‘terapia’ para hacerlos estar tranquilos. Sedan su rabia para evitar ‘desórdenes’, aunque de todas formas no la contienen cuando, al límite de lo soportable, pelean, destruyen, se defienden de los porrazos de la policía lanzando objetos, se fugan… Muchos se hacen daño al caer en la fuga, otros se hacen cortes, ingieren pilas y cuchillas. Pero la ambulancia no pasa la verja la mayoría de las veces, convirtiéndose el hospital así en un espejismo.
El lunes 30 de abril, tres migrantes escalaron hasta el techo amenazando con ‘colgarse’, dos de los chicos son tunecinos y uno, pakistaní. Subieron amenazando con colgarse ante los ojos de la cámara externa porque llevan encerrados allí dentro demasiado tiempo. Después de algunas horas volvieron a bajar, ilesos.
Por otro lado, una de las mujeres ha intentado inútilmente hacer entrar a su médico de confianza porque ha sido víctima de violentos ataques de ‘locura’, que el psiquiatra del CIE cura con masivas dosis de dos psicofármacos distintos. Ya lleva dentro un par de meses y su estado de salud empeora día a día.
La detención en los CIE es ya pésima, lxs reclusxs dicen continuamente que el CIE es peor que la cárcel. Pero, ¿cómo será después del último contrato trienal para la gestión, ganado por el consorcio Oasi de Siracusa por una suma de 28 euros por detenidx? La Misericordia, estos años, ha recibido cerca de 70 por detenidx pero no ha ofrecido precisamente un servicio de 5 estrellas, como afirmaba Daniele Giovanardi hace tiempo. La hermandad simplemente se ha enriquecido a costa de lxs reclusxs dejándoles sólo algunas migajas de mísera supervivencia. Una nueva gestión desde julio, nuevos torturadores cómplices de los campos de concentración nazis democráticos, dispuestos a aprovecharse todo lo posible del pellejo de lxs prisionerxs. Les deseamos que el fuego de la revuelta que siempre arde más en la calle Mattei sea capaz de demoler también su asqueroso proyecto de lucro.
De los CIE sólo escombros.
Solidarixs con lxs reclusxs, lxs rebeldes, lxs fugitivxs.
Basel: illegales Fest gegen Polizei verteidigt
http://andiewaisendesexistierenden.noblogs.org/post/2012/05/10/basel-illegales-fest-gegen-polizei-verteidigt/
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