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lunedì 21 maggio 2012

A Comunero Mapuche José Huenuche, se le suspende beneficio otorgado por negarse a prueba de ADN

Millaray Garrido Paillalef, compañera del PPM José Huenuche, quien señaló que, si bien este beneficio fue acogido la semana pasada por el tribunal de Cañete, en el día de ayer le fue suspendido debido a que el comunero Huenuche se negó a que se le efectuara el examen de ADN que se le requería tomar...
A Comunero Mapuche José Huenuche, se le suspende beneficio otorgado por negarse a prueba de ADN

Por Gonzalo Manquepillan
Fuente: Werken

El Tribunal Oral en lo Penal de Cañete había acogido beneficio de salida dominical al Preso Político Mapuche José Huenuche Reiman, recluído actualmente en la Cárcel de Lebu, después de considerar los antecedentes de conducta intachable y de exámenes psicológicos realizados.

La noticia había causado gran satisfacción en la familia del comunero mapuche, las organizaciones de apoyo a los Presos Políticos Mapuche y recibió la visita de varios representantes, incluyendo al obispo de Concepción Fernando Chomalí.

El Periódico Informativo Mapuche Werken, tomó contacto con Millaray Garrido Paillalef, compañera del PPM José Huenuche, quien señaló que, si bien este beneficio fue acogido la semana pasada por el tribunal de Cañete, en el día de ayer le fue suspendido debido a que el comunero Huenuche se negó a que se le efectuara el examen de ADN que se le requería tomar.

Millaray Garrido manifestó su extrañeza ante esta decisión y señala que, aparte de ser la toma de ADN una medida que atenta contra los principios culturales básicos de un mapuche, a otros presos, como Lorenzo Curipán, se le han otorgado los beneficios sin exigirles dicho examen.

La compañera de José Huenuche hace un llamado a todas las organizaciones mapuche, pro mapuche, de DDHH y político sociales de Chile y el mundo, a expresar su repudio ante esta medida y exigir el cumplimiento de lo emanado del tribunal de Cañete en lo referente al beneficio de salida dominical del Preso Político Mapuche.

Para ello, Millaray Garrido solicita que todas las organizaciones envíen cartas a Eleuterio Cofré, Director Regional de Gendarmería y al Juzgado Oral de Cañete.

“La solidaridad expresada por muchos en las redes sociales es importante, pero en este momento requerimos que se haga efectivo en una carta al director de Gendarmería”, finaliza señalando la compañera del comunero encarcelado y condenado en el Juicio Cañete.

domenica 20 maggio 2012

Intèlligenz

E così oggi, i lavoratori dell'Ansaldo, dopo aver già "scioperato" in solidarietà con il loro dirigente gambizzato da quei cattivacci di anarkici informali, "scenderanno in piazza" (a migliaja, come annunciano entusiasti tutti i media). Insomma, la quintessenza del lavoro: i "lavoratori" che solidarizzano col povero padrone che s'è fatto la bua. Ah, dimenticavo un par di cose. La prima è che all'Ansaldo sarebbero in "lotta" perché i solidarizzandi padroni vogliono vendere non mi ricordo quale settore; indi per cui, subito dopo la krante manifestazziòne "no ar terorìsmo" andranno a incontrare la loro ultima speranza: l'Arcivescovo. Eh. Non ci sarà mica da stupirsi: tutte 'ste lotte "operaje" hanno da tempo, come dire, un andamento prettamente ecclesiastico; e non sono, in fondo, neanche troppo sicuro che un arcivescovo sia poi tanto peggio della Camusso o di Landini. La seconda: alla manifestazione genovese parteciperà, naturalmente, Guido Rossa. Guido Rossa non può mancare a una manifestazione del genere, come un pesce nell'acqua. Saranno assenti, invece, Riccardo Dura, Annamaria Ludmann, Lorenzo Betassa e Piero Panciarelli. Fine di questa parte delle notizie.
Anche perché, come tanto vo dicendo, bisogna stare nel presente; perché mai, che so io, riandare al 28 marzo 1980. E men che mai al 17 maggio 1972, quando fu istituito il vero, unico Santo che può far concorrenza a Padre Pio. San Commissario. Un'altra notizia è che ora persino il Questore di Milano vuole "avviare una riflessione", arrivando persino a ipotizzare la posa in Questura di una lapide in ricordo dell'anarchico Pinelli. Una volta, forse, mi sarei rivoltato; ora, non più di tanto. Pinelli, suo malgrado, ha assunto la funzione di "anarchico buono". Abbracci di vedove tra la sua e quella di San Commissario (avvenuti nientemeno che al Quirinale). Di fronte a queste cose, mi corre l'obbligo ma mi punge anche vaghezza di dirlo, il problema non è né reagire, né trattenere i conati di vomito; è ostinarsi a rimanere e a definirsi qualcosa come "anarchico". E' convincersi di continuare a voler avere a che fare con certa gente, con risposte sempre più incerte. Specialmente dopo aver letto anche certe notiziuole, che del resto, per l'ennesima volta, devono restare ben lungi dallo stupire più di tanto. Io non ho mai buttato nessuna bomba. Non ho mai sparato a nessuno e il coltello lo uso per tagliare il pane. Ma di fronte a certe cose, ho la coscienza di non aver paura di dire dove sto, perché mi sembra una cosa terribilmente naturale e logica; qui, invece, di logica non ne vedo più. Vedo soltanto parole e parole, e una costante ritirata, una fuga quando si prospettano scenari che fino a due giorni prima si preconizzavano e invocavano. Non fa piacere a nessuno sapere o quantomeno immaginare di essere sotto tiro; ma quando ho visto, in una stanza dell'antiterrorismo in Questura, che anche su uno che scrive articoli su dei blog facendo finta di essere una gatta nera, esiste un fascicolo consistente, ho capito parecchie cose e, in mezzo a tutte le mie infinite contraddizioni (io sono una persona contraddittoria, e scusatemi se nelle cose che scrivo non cesso di usare quell' "io" così individualista e autistico), cerco di agire di conseguenza ricacciando in culo paure e dubbi che pure ho, e da sempre.
Ho capito bene l'intèlligenz. L'intèlligenz è quella cosa che anche oggi la ministra interna Cancellieri (cognome che ricorda senz'altro cose piacevoli, come i tribunali e Adolf Hitler) non manca di nominare: bisogna rimodulare le forze dell'ordine e usare l'intèlligenz. Di fronte all'intèlligenz bisognerebbe sapere che cos'è, quando ne parla un ministro di polizia: e, bah, direi che non è così difficile capirlo, specie quando lo si prova sulla propria pelle a livelli che vanno dalle stazioni di carabinieri o dalle questure che ti "monitorano" il blog (come nel mio caso: Shinystat ne dà preciso conto) all'essere sbattuti in galera. Ecco, davanti a questa cosa non serve minimamente fare frenatone che assomigliano di più a quelle di merda nelle famose "mutande del pittore" (leggasi: cacarsi addosso), perché tanto sei lo stesso nel mirino e ci resti. Da una parte "anarchici" che fanno a gara nel prendere distanze più o meno ampie e si affidano persino al "Fatto Quotidiano", dall'altra la polizia che si frega le mani e può addirittura mostrarsi benevola nei confronti di certi, innocui "sovversivi" che non sovvertirebbero nemmeno Calimero, pulcino nero. Una profusione di zolfi, di umanità nove, di anarchismi pedagogici (imperdibile l'articolo di Gurrieri che "spiega l'anarchia a suo figlio" o roba del genere; ma ci tornerò sopra, la voglio spiegare anch'io l'anarchia a un figlio che non ho, ma a modo mio). Di fronte a certe cose, o si sta da una parte, o si sta dall'altra. La tendenza di certa "anarchia" a voler stare, quando la situazione precipita, rigorosamente nel mezzo, mi disgusta. Mi disgustano i tentativi di delegittimazione operati costantemente da certe persone e certi gruppi, che non sono qui dissimili dai guidirossa. E non mi piacciono nemmeno tanto coloro per i quali si intuisce una posizione, ma che nicchiano nell'esprimerla chiaramente. Forse ci avranno paura dell'intèlligenz, ma l'intèlligenz li scova lo stesso ed è bene che se ne rendano conto. E chi almeno per ora non si fa scovare, come gli "Informali", viene per questo tacciato senza mezzi termini di essere connesso col nemico, o addirittura d'essere lui, il nemico. Proprio un bel giochino, non c'è che dire; ma è un giochino che, alla lunga, paga poco e nulla. La storia dovrebbe averlo insegnato, ma in mezzo a tutti 'sti gran cultori della memoria che "commemorano" anche i morti di duemila anni fa, sembra che ce ne siano parecchi che continuano imperterriti a non capire un cazzo. 
 
 
http://ekbloggethi.blogspot.com/2012/05/intelligenz_17.html

Ile de Lesvos, Grece : Action directe “interventionniste” à Mytilini par quelques camarades

Hier après-midi (13/4), dans la ville de Mytilini nous avons distribué 500 textes sous les portes aux maisons et aux patés de maisons sur ceux poursuivis pour participation aux CCF aussi bien qu’en tant que membres.
Nous avonc pris soin d’orienter notre discours d’une telle facon qu’il ne pouvait pas être immédiatemment compris en incorporant notre texte dans la trame d’un journal local.
Nous avons choisi cette manière d’agir afin de briser la régularité de la ville, mais aussi pour mettre en avant le sort de ces prisonniers politiques.
PAS DE CAMARADES DANS LES MAINS DE L’ETAT
LIBERTE POUR TOUS LES PRISONNIERS POLITIQUES

Source



http://fr.contrainfo.espiv.net/2012/05/18/ile-de-lesvos-grece-action-directe-interventionniste-a-mytilini-par-quelques-camarades/

Procès "Mauvaises Intentions" : textes

[Par principe, nous ne relayons que les textes glanés sur Indymedia ou signés par des camarades, et pas les articles de la presse bourgeoise. Il nous semble en effet particulièrement mal venu d'aider des apprentis scribouillards ou journalistes confirmés à faire leurs lovés sur le dos de camarades qui encourent jusqu'à dix ans de prisons alors même qu'il existe d'autres sources, fiables, moins approximatives et plus proches des idées et pratiques que nous défendons.]


[Procès mauvaises intentions] Première journée  

[Info supplémentaire : les deux personnes gardées à vue au commissariat de la goutte d'or suite aux 15 arrestations de Lundi 14 Mai aux abords du T.G.I ont finalement été relâchées hier - voir commentaires d'indymedia paris sur le même article]

Procès antiterroriste : premier jour agité 

Nous sommes allés exprimer notre solidarité avec les six camarades poursuivis pour association de malfaiteurs à visée terroriste au tribunal de grande instance de Paris. Alors qu’une cinquantaine de personnes était rentrée dans la salle d’audience, un petite centaine est restée devant. Comme nous étions mal intentionnés, nous avons déployé une banderole sur laquelle était écrit « La démocratie enferme et tue, à bas l’État et la capital » et commencé à crier pour faire entendre notre solidarité aux camarades à l’intérieur.

« Liberté pour tous avec ou sans papiers » ; « À bas l’État, les flics et les patrons ! » ; « Pierre par pierre et mur par mur nous détruirons toutes les prisons » ; « Liberté pour tous avec ou sans chlorate ». On a aussi chanté quelques chansons en s’appliquant particulièrement sur la phrase « Sache que ta meilleure amie, prolétaire, c’est la chimie ! »

Les flics nous ont arraché la banderole, et comme ils avaient pas l’air d’aimer nos slogans ils ont demandé qui était le chef pour ouvrir les négociations, en cœur, nous leur avons crié notre refus des chefs.

 Au bout d’une demi-heure, les flics ont été rejoints par d’autres de leurs collègues, on leur a fait savoir ce qu’on pensait d’eux en criant « Flics, Porcs, Assassins ! », puis comme on savait ce qu’ils allaient faire, on s’est mis en chaîne et préparé à se faire virer, non sans continuer de crier notre solidarité. Après quelques bousculades, ils ont ouvert la grande porte au rez-de-chaussée et nous ont jetés dehors.

Pendant l’heure qui a suivie, les flics nous ont suivis et pourchassés dans la rue jusqu’à arrêter et vérifier l’identité de quinze personnes. Deux d’entre elles sont en GAV au commissariat de la Goutte d’Or. On ne sait pas pour quel motif.

Ni les flics, ni les juges n’arrêteront nos révoltes ! Solidarité avec les six camarades dont le procès continue demain mardi, mercredi et lundi 21 et mardi 22, à 13h30 à la 10e chambre du tribunal de grande instance de Paris.

Trouvé sur Indymedia Paris.
 
[Mauvaises intentions] Le coupable est… Indymedia ! 

Le site indymedia a été cité à maintes reprises lors de l’audience cet après-midi. Ce fut d’abord pour dire que les RG signalaient en 2006 que certain-es proposaient sur le site de faire des actions contre les lignes sncf. Plus tard, la juge demanda à Bruno quels liens il entretient avec indymedia, puisqu’il y a été publié le texte « pourquoi je me suis fait la malle ». Puis après quelques autres questions elle lui a demandé s’il suivait des directives publiées sur le site lorsqu’il refusait de répondre aux questions en garde à vue et lorsqu’il refusait les différents fichages. Enfin, lorsqu’un élément du dossier évoque la ville de Nantes, la juge ne se prive pas de remarquer que dans cette ville aussi il y a un indymedia…

Y’aurait presque de quoi rire si on ne sentait pas derrière une volonté perverse. À part ça, si je suis le premier à écrire quelque chose, je dirais que y’a eu pas mal de soutien, avec des slogans proférés par ceux qui n’ont pu entrer qui ont bien résonné aux oreilles des juges (apparemment à la fin les gens ont été repoussés hors du tribunal, il y a eu quelques contrôles d’identité et 2 personnes seraient restées en garde à vue). Seuls Bruno et Ivan ont été interrogés pour l’instant et il semble que la juge accepte l’idée qu’on ne met pas du curcuma dans un mélange qu’on voudrait faire exploser (il s’agissait donc bien d’un fumigène). Pour le reste (et probablement pour la suite) les questions tournent autour de l’A.D.N et du fait de savoir si les uns et les autres se connaissaient bien, très bien, depuis quand et est-ce que ça constitue vraiment un groupe terroriste ?

Croiser des gens dans des manifs, des réunions et/ou des fêtes reste tout de même loin de constituer une organisation terroriste. Indymédia mis autant en avant, c’est aussi le signe qu’ils cherchent à étayer une accusation bien faible.

Vous tous, qui écrivez sur indymédia, vous êtes des terroristes !!!!

Trouvé sur Indymedia Paris, 15 mai 2012


[Cafards sur le procès anti-terroriste] 
L'ENFER DES BONNES INTENTIONS

Du 14 au 22 Mai, à Paris, s’ouvre le premier procès sous juridiction antiterroriste de 6 camarades désignés comme appartenant à la « mouvance anarcho-autonome. »

La Justice leur reproche des faits s’inscrivant dans diverses luttes de ces dernières années : la révolte des migrants enfermés dans le Centre de Rétention Administrative de Vincennes, qui aboutit à sa destruction par le feu ; l’opposition à la construction des Établissements Pour Mineurs ; les manifestations de rage et de dégoût suite à l’élection de Sarkozy, ministre de l’intérieur devenu président ; et le mouvement de refus massif du CPE, contrat de travail destiné aux jeunes, qui permettait de les virer à tout moment en guise de bienvenue sur le marché.

La Justice fait son travail. Isoler, constituer des groupes pour les rendre responsables de pratiques largement partagées (grèves et manifestations sauvages, sabotages...), et ainsi redéfinir la frontière entre dialogue social acceptable et pratiques de luttes à réprimer ; enfermer quelques-uns pour faire peur à tous. Mais aussi, ici par l’invocation de l’imaginaire sanglant du « terrorisme », dépolitiser toute critique radicale, en la mettant sur le terrain moral du Bien et du Mal. Car puisque des mauvaises intentions suffisent à définir « l’association de malfaiteurs en relation avec une entreprise terroriste », le « terroriste   » n’est au fond qu’un mauvais citoyen qui veut cracher dans la soupe, et mérite ainsi le régime carcéral.

Des drames comme la tuerie de Toulouse – contre lesquels l’augmentation des pouvoirs de police ne peut pas grand chose - sont pain béni pour justifier les procédures antiterroristes, et plus généralement pour renforcer tous les dispositifs de gouvernement par la peur. En créant des épouvantails (islamistes, anarcho-autonomes…), de telles procédures permettent aussi de fabriquer, en creux, une nouvelle définition de la bonne citoyenneté, où chacun est enjoint non seulement de respecter la loi, mais aussi de faire preuve de bonne volonté, de se mobiliser activement pour la perpétuation de l’ordre social, c’est-à-dire pour l’économie, le capitalisme triomphant.

Toute institution ayant en charge de gérer des populations crée de bonnes catégories à faire vivre et de mauvaises à corriger. En tant que collectif de chômeurs et précaires, nous connaissons bien les deux faces de cette politique où s’entrelacent en permanence bonne vieille discipline et technologie high-tech du contrôle. Ce qui nous menace aujourd’hui n’est pas seulement ce qui est interdit et réprimé, mais ce que la société valorise et exige de nous ; à côté de la pénalisation des formes de refus et de résistance se renforce sans cesse une exigence de participation, de mobilisation pour l’ordre social (l’économie).

Que voyons-nous chaque jour dans ces officines de l’entreprise du « social » que sont les Pôle Emploi et les CAF ? Que le chômeur, et plus généralement tout usager d’une institution sociale, est d’emblée soupçonné de fraude, de refus d’insertion, bref de mauvaise volonté. Et que cette présomption de culpabilité transforme des droits collectifs en faveurs à mériter au cas par cas, chaque allocataire ayant à prouver sa mobilisation dans la course à l’emploi, à donner des gages d’insertion, de bonne volonté envers « l’intérêt général », sous peine de perdre ses allocations.

Et si depuis des années, on assiste (on désigna un temps par « sarkozisme » ce phénomène) à une banalisation des arrestations, des garde-à-vue, des perquisitions, des interrogatoires, comment ne pas la rapprocher de la multiplication, dans le même temps, des contrôles domiciliaires, des rdv obligatoires d’évaluation et autres contrôles humiliants que subissent tous ceux qui touchent une allocation sociale ? Petite terreur de l’agent de la CAF s’immisçant chez nous pour chercher à nous piéger, à nous couper nos moyens de subsistances, et grande terreur du juge antiterroriste qui peut te mettre en prison des années pour des textes contestataires et des fumigènes bricolés, s’opposent moins qu’elles ne se complètent. Dans une société qui ne promet plus grand chose – on parle de « crise » – , reste le gouvernement par la peur, par l’individualisation, par l’intériorisation de force de ce qui doit être la bonne conduite, le bon comportement. Qu’importe que l’inégalité règne, que la subordination de classe reste le fondement de l’économie, puisqu’il est à la portée de chacun de s’impliquer, d’être motivé, de rester employable ou de travailler à le devenir, c’est-à-dire avoir un projet de vie inscrit dans l’horizon du travail salarié. Qu’importe si rien n’est vrai, puisque c’est (la bonne) intention qui compte.

Il nous faut construire les moyens collectifs de s’attaquer à ces dispositifs qui cherchent, au tréfonds de nous, dans un binarisme absurde, soit à nous faire plaider coupable, en faute et en dette face à cette société, prêts à subir le châtiment, soit à nous épuiser à donner des preuves de notre innocence et de notre bonne volonté.
Et si nous sommes solidaires des 6 camarades dont le procès commence en même temps que la nouvelle présidence, c’est au nom d’un refus commun de ces figures qu’on voudrait nous voir incarner : le bon citoyen et le bon pauvre, le bon français entreprenant et délateur, xénophobe et travailliste.
Nous, chômeurs et précaires, continuerons à refuser de nous faire insérer de force, et à porter de bien mauvaises intentions envers cette société qui ne promet rien que nous désirions.

CRACHONS DANS LA SOUPE, ELLE EST DÉGEULASSE !
LIBERTÉ POUR TOUS LES MAUVAIS PAUVRES 
ET MAUVAIS CITOYENS EMPRISONNÉS !

CAFards de Montreuil, collectif de chômeurs et précaires en route vers un paradis pavé de mauvaises intentions. cafardsdemontreuil@riseup.net – cafard93.wordpress.com
— -
extrait de la brochure Mauvaises Intentions #3 infokiosques.net/mauvaises_intentions :
Petit rappel des faits Ivan, Bruno et Damien sont arrêtés en janvier 2008 alors qu’ils se rendent à une manif devant le centre de rétention de Vincennes avec des fumigènes artisanaux et des crève- pneus, qui deviennent pour la justice et les médias une “bombe à clous”. Ivan et Bruno sont alors placés en détention préventive et Damien sous contrôle judiciaire. Quelques jours plus tard, Inès (*Isa) et Franck (*Farid) sont arrêtés lors d’un contrôle des douanes à Vierzon en possession de manuels expliquant des techniques de sabotage, du plan d’une prison pour mineurs et de chlorate. L’antiterrorisme se saisit de l’affaire. Les flics prétendent que l’ADN d’Isa correspondrait à une des 5 traces ADN présentes dans un sac contenant des bouteilles d’essence, retrouvé sous une dépanneuse de flics pendant l’entre-deux-tours des présidentielles de 2007. Rapidement, ces deux enquêtes sont jointes en un seul dossier, instruit par les mêmes juges antiterroristes. La police ratisse alors dans l’entourage des personnes arrêtées et des personnes fichées “anarcho-autonomes” pour tenter de trouver qui se cacherait derrière les ADN manquants. Javier (*Juan), le frère d’Inès (*Isa), puis Damien (qui avait été arrêté avec Ivan et Bruno) sont mis en prison pendant plusieurs mois car leurs profils ADN cor- respondraient aussi aux traces retrouvées sous la dépanneuse. Par ailleurs, en juin 2010, Javier (*Juan) a, en plus, été mis en examen pour une série de sabotages par incendie sur des armoires électriques de signalisation SNCF qui ont paralysé une partie du trafic ferroviaire en 2006 pendant le mouvement “CPE”. Son ADN aurait été retrouvé sur le lieu d’une tentative de sabotage. Inès (*Isa), Javier (*Juan), Damien, Ivan, Franck (*Farid) et Bruno ont chacun fait entre 5 et 13 mois de détention préventive dans le cadre de cette procédure. Et ils restent sous contrôle judiciaire jusqu’au procès en correctionnelle. 


http://lecridudodo.blogspot.com/2012/05/proces-mauvaises-intentions-textes.html

Montréal : adoption de la loi spéciale, le syndicat étudiant "radical" La Classe s’exécute, les manifs continuent


Prudente, la CLASSE retire son calendrier
24HMontréal, 19/05/2012 14h38
MONTRÉAL - Au lendemain de l’adoption de la loi spéciale, la CLASSE joue la carte de la prudence en retirant sur son site internet « Bloquons la hausse » le calendrier qui faisait état des manifestations étudiantes à venir.
En vertu de la loi 78, adoptée vendredi par l’Assemblée nationale, une personne, un organisme ou un groupe qui organise une manifestation de 50 personnes ou plus doit fournir par écrit aux policiers la date, l’heure, la durée, le lieu et l’itinéraire de leur marche, et ce, au moins huit heures avant le début du rassemblement. Les personnes ou groupes qui contreviendraient à cet article s’exposent à des sanctions.
La loi spéciale de Québec empêche aussi à quiconque de faire obstacle ou de nuire à la reprise des cours dans les cégeps et universités. Tout rassemblement se tenant à moins de 50 mètres des terrains d’un établissement d’enseignement est interdit.
Le calendrier de la CLASSE pourrait être lourd de conséquences pour les représentants étudiants, car la loi spéciale du gouvernement Charest prévoit des amendes salées pour les personnes ou groupes qui aideraient ou inciteraient « par un encouragement, un conseil, un consentement, une autorisation ou un ordre » une autre personne à commettre une infraction visée par la loi 78. Pour les associations étudiantes comme la CLASSE, ces amendes peuvent grimper jusqu’à 125 000 $.
Joint samedi après-midi, l’attaché de presse de la CLASSE, Renaud Poirier St-Pierre, n’a pas voulu confirmer pourquoi son association étudiante avait retiré le calendrier des manifestations à venir de son site web. Les membres de son association se réuniront dimanche en congrès pour discuter de la loi spéciale, a-t-il rappelé.
Loi contestée
Vendredi, tant la FEUQ, la FECQ et la CLASSE ont annoncé leur intention de contester la loi 78 devant les tribunaux. « On va essayer d’être le plus créatifs possible pour contester cette loi », avait affirmé le porte-parole de la CLASSE, Gabriel Nadeau-Dubois, qui n’excluait pas d’en appeler à la désobéissance civile.
« La réflexion va se poursuivre. On est dans un moment unique de notre histoire. Il va falloir une réponse d’exception à cette loi d’exception. Est-ce que nous allons appeler à désobéir à cette loi ? C’est le genre de questions auxquelles nous allons répondre avec nos avocats durant la fin de semaine et notre congrès dimanche », avait-il ajouté.

Plusieurs milliers de personnes contre la loi 78
Métro, 19 mai 2012 | 0:02
MONTRÉAL - L’adoption et l’immédiate mise en vigueur de la loi spéciale 78, qui tente notamment de contrôler les manifestations, n’ont pas empêché des milliers de manifestants de marcher dans les rues du centre-ville de Montréal, vendredi.
A l’exception d’une forte tension provoquée par des affrontements entre policiers et certains manifestants, la marche s’est déroulé en bonne ordre. A minuit, les manifestants continuaient de déambuler dans un calme relatif dans les rues de Montréal.
Il était difficile d’évaluer la foule mais à un certain moment, alors que la tête arrivait au parc Emilie-Gamelin, la queue de la marche, clairsemée atteignait l’intersection de Sainte-Catherine/Université, à environ 1,5 km de distance.
Moins de 60 minutes après le début de la manifestation, la situation est devenu chaotique. Le Service de police de la Ville de Montréal a déclaré la manifestation illégale peu avant 22 h. Sur son compte Twitter, il a affirmé avoir tenté de « procéder à des arrestations ciblées » et affirmé avoir émis quatre avis de dispersion à la foule. Mais cela n’a pas empêché la manifestation de se poursuivre. Et les policiers l’ont tolérée.
Des affrontements semblaient s’être déroulés entre des protestataires isolés et des policiers. À un certain moment, plusieurs policiers se sont rapidement déplacés, semblant se lancer à la poursuite d’individus à l’écart de la manifestation. Les représentants ont déployé des fumigènes, mais un extrémiste a répliqué en lançant un ou deux cocktails Molotov à l’intersection du boulevard René-Lévesque et de la rue Saint-Urbain.
Sur les ondes de CUTV, une télévision universitaire qui diffusait des images sur Internet, on a même pu voir un camion de police foncer vers un groupe de manifestants. Les policiers ont demandé à la foule de se disperser. Plusieurs groupes se sont alors formés. Des grenades assourdissantes ont été lancées.
Les gens sont revenus à leur point de départ, s’interrogeant sur la suite des événements, avant de reprendre leur marche dans le calme. Et le SPVM a laissé la manifestation se poursuivre, affirmant sur Twitter que « Tant que les gens continuent de manifester de façon pacifique et calme, la #manifencours peut continuer ».
Au moins une arrestation avait été effectuée. L’individu aurait commis un voie de fait contre un policier.
La situation a contraint le STM à interrompre le service d’autobus dans le quadrilatère René-Lévesque, Sherbrooke, Amherst et Université.
La soirée avait plutôt bien débuté. Déjà plus d’une heure avant le début la marche, la 25e en autant de soirs, quelques centaines de personnes s’étaient déjà pointées au lieu de rassemblement habituel, le parc Émilie-Gamelin. Puis des milliers de personnes sont venues les rejoindre.
Peu avant 21 h, elles ont entrepris la manifestation en empruntant la rue Berri vers le nord tandis qu’un petit groupe de manifestants, tentant peut-être de déjouer les forces policières, se dirigeait vers le sud.
Plusieurs retardataires se sont joints au cortège en cours de route. Des passants ont également applaudi et appuyé les manifestants.
La colère des manifestants était visible. Certains ont même brûlé ce qui semblait être une copie de la loi. Divers slogans hargneux ont été lancés tels « Charest, t’es mort. On va te trouver une tombe dans le nord. »
Plusieurs des participants déambulaient dans les rues pour la première fois. Milly Pominville, une jeune cégepienne de 20 ans, reconnaissait sa nervosité et disait espérer que rien de grave ne se déroulerait. Elle avouait sa « haine » envers Jean Charest, réclamant son départ. Elle a qualifié la nouvelle loi de « stupide » avant de promettre de revenir manifester tous les soirs.
A l’instar des autres soirs, les policiers étaient fortement présents. Toutefois, contrairement aux manifestations précédentes, le Service de police de la ville de Montréal a indiqué qu’elle avait reçu un itinéraire avant le début de l’événement.
A Québec, des milliers de personnes s’étaient donné rendez-vous devant l’Assemblée nationale avant d’entreprendre une longue marche dans les rues de la capitale. Là aussi, les organisateurs avaient remis un itinéraire aux policiers. Revenus devant le parlement, les gens sont demeurés en place et ne se sont pas dispersés.
Des manifestations se sont également déroulées dans plusieurs autres villes du Québec, dont Gatineau, Sherbrooke, Trois-Rivières et Rimouski. Dans cette dernière ville, plusieurs centaines de personnes ont manifesté pacifiquement, selon RDI.

http://cettesemaine.free.fr/spip/article.php3?id_article=5039

Commander admits: Undercover Israeli officers threw stones at soldiers in Bil’in

At the time, almost nobody believed what the activists had said. The village of Bil’in was organizing one of its first mass demonstrations against the fence built on its lands, in the very early days of the local popular struggle. Organizers made a special point of making sure that no stones would be thrown at the soldiers at any point of this specific demonstration, in April 2005, even if the soldiers were to attack first – which was and to this day still is the trigger to attacks against them.

However, as the demonstration progressed towards the construction site of the fence, several young men of Arab appearance, unknown to organizers and thought to have come from neighboring villages, started throwing stones, giving the soldiers the queue cue they needed to disperse the demonstration with tear gas and make arrests. According to several witnesses, leaders in the popular struggle approached the young men and asked them to stop throwing stones – at which point the strangers pulled out concealed guns and handcuffs and arrested the people who asked them to stop. It would later be made known that these were combatants in the IPS elite anti-riot unit Metzada (“Masada”), lent to the army to infiltrate demonstrations and make them violent. And yet – most Israelis would not believe this story.
Undercover officer making an arrest in Bil'in, April 2005Undercover officer making an arrest in Bil'in, April 2005

Now, seven years later, the IPS admits that its combatants threw stones at soldiers. As published in Haaretz Monday morning, a commander in the Metzada unit admitted as much in a trial against MK Mohammed Barake (Hadash). Barake, who attended the demonstration, is charged with assault against a Border Police officer at the scene, apparently as an attempt to de-arrest a local activist captured by the undercover agents. During his testimony the commander told the court that his subordinates had thrown stones “in the general direction” of soldiers. He and other unit members also repeated the claim that they saw Barake strangling a policeman.
The demonstration in Bil'in, April 2005The demonstration in Bil'in, April 2005
The trial is only taking place now since Members of Knesset can only be prosecuted after a long procedure that requires special permission from a Knesset committee. Barake is also charged with assault against another policeman in a Tel Aviv demonstration during the Second War on Lebanon in 2006.
The same Metzada unit is also responsible for the killing of two Palestinian inmates and abuse of many others – as exposed last year on Israel’s Channel 2 show “Uvda.” An internal IPS video broadcast during the show proves that the unit initiated a drill with the aim of lifting the combatants’ spirits. The drill went bad, a riot started, and inmates were killed even though no risk came to the servicemen’s lives.

--video
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=BnCeIg1zDu4


http://awalls.org/commander_admits_undercover_israeli_officers_threw_stones_at_soldiers_in_bil_in

Protests in solidarity with Hana Shalabi and against the wall brutally suppressed across the West Bank

Bilin
Upon the arrival to the Abu Lemon area participants raised Palestinian flags, posters of prisoner Hana Shalabi and slogans calling for national unity, the end of the occupation, destruction of the apartheid wall, and freedom for Palestinian prisoners. A few protesters entered between the barbed wire fence and the wall. Some were able to remove additional part of the barbed wire fence. Some young demonstrators threw rotten eggs at the soldiers. The soldiers reacted with a sound bomb, rubber bullets, tear gas canisters and the "skunk" machine.
Protesters in Bil'in
Protesters in Bil'in.
Kfur Qaddum
The army brutally suppressed the demonstration in Kfur Qaddum. The protesters walked towards the road that has been blocked to them greatly restricting their access and interfering with their way of life. After the usual volley of tear gas the army released a trained German Shepard on the protesters. The dog vicious attacked one man biting his wrist. Even with attempts by the handlers to release his jaw failed. He was then arrested. A family member and Israeli activist called for help and yelled at soldiers to release the dog. The family member was subsequently pepper sprayed and arrested. Three other protesters were injured by tear gas canisters. This is the first time there have been arrests during a demonstration.

al Ma'sara
Under the heavy rain ten's of Palestinian, Israeli and international demonstrators protested against the building of the separation wall and in solidarity with Hana Shalabi . IOF soldiers attacked Mahmoud Zawahre (a coordinator of al Ma'sara's Popular Committee) tearing his clothes before he managed to escape. They then used extreme violence to arrest four Israeli activists who were later released after protesters moved back up the road. The soldiers also they broke the camera of a journalist Musa Alshaer after having broken the glass of one residents car.
Two Israeli activists brutally arrested by IOF soiders
Two Israeli activists brutally arrested by IOF soldiers

Nabi Saleh
Hana Al-Shalabi, an imprisoned Palestinian woman held under administrative detention after she was released by Israel as part of the last prisoners swap, is on hunger strike for an entire month now to protest her treatment and bring about her release. Nabi Saleh residents and other Palestinians joined Al-Shalabi this Friday, carrying posters, as the weekly procession left the centre of the village.
The demonstration was immediately attacked by Israeli occupation forces “skunk” truck, spraying foul smelling water. This was shortly followed by volleys of tear gas canisters shot from a military jeep with an automated cannon. Israeli soldiers also approached the village's built area on foot, until they raided the village and its surroundings entirely, targeting protesters by shooting tear gas and bullets directly at them. In one such attack an Israeli protester was shot in the back of her head by tear gas canister or some other kind of “less-lethal” bullet. She was rushed to a hospital in Ramallah and released after she received initial treatment. At least two more protesters were also injured by Israeli fire. Todays demo followed a week of heavy repression by Israeli forces, who raided Nabi Saleh four nights, entering and searching houses and arresting youths at gunpoint.
Injured Israeli protester being taken away by IOF soliders
Injured Israeli protester being taken away by IOF soldiers

Beit Ummar
The protest was in solidarity with Hana Shalabi who is on hunger strike for the last 31 days in the Israeli occupation jails, and in memory of the ninth anniversary of the martyrdom of Rachael Corrie who was bulldozed 9 years ago by an Israeli occupation military bulldozer while she was trying to stop the bulldozer from bulldozing a Palestinian house in Rafah in Gaza Strip. It’s important to note that the popular committee of Beit Ummar is on hunger strike for the last two days in solidarity with Hana Shalabi.
Beit Ummar protesting in soidairty with Hana Shalabi
Beit Ummar protesting in solidarity with Hana Shalabi
The weekly protest In Nil'in took place with participants demonstrating against the wall
Protesters in Nil'in raising the Palestinian flag
Protesters in Nil'in raising the Palestinian flag
In Rafa, Gaza demonstrations were also held on Friday and outside Ofer Military Prison on Thursday.
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http://awalls.org/protests_in_solidarity_with_hana_shalabi_and_against_the_wall_brutally_suppressed_across_the_west_bank

Messages of support for Eat and Billy

Eat and Billy Sentenced to One Year and Eight Months

Billy Augustan and Reyhart Rumbayan (Eat) have been sentenced to one year and eight months in prison for an attack with molotov cocktails on a bank ATM in Yogyakarta on the 7th October 2011. The sentence includes the seven months they have already spent in prison awaiting trial.

Messages of support for Eat and Billy can be sent to blackhammer (at) riseup.net and will be taken into the prison. Letters can be sent to:
Billy Augustan & Reyhard Rumbayan
Lembaga Pemasyarakatan (LAPAS) Kelas IIB Sleman
Jalan Bedingin, Sumberhadi,
Mlati, Sleman,
Daerah Istimewa Yogyakarta
 
 
http://hidupbiasa.blogspot.com/2012/05/eat-and-billy-sentenced-to-one-year-and.html

Chicago, IL: Three anarchists arrested on terrorism charges

rom the press: CHICAGO — Three anti-NATO protesters charged with terrorism conspiracy planned to attack four Chicago police stations, the local campaign headquarters for President Barack Obama and the home of Chicago Mayor Rahm Emanuel, prosecutors alleged in court Saturday.
A fourth man also was charged Saturday, police said, but it was not clear if that case was linked to the other three.
While friends of the first three men insisted they were just operating a home brewery, prosecutors stated that police found a gun that fires mortar rounds, swords, a hunting bow, ninja-like throwing stars and knives with brass knuckle handles.
The beer-brewing operation, prosecutors added, was used to fill bottles with gasoline that would later be thrown as Molotov cocktails.
“Plans were made to destroy police cars and attack four CPD stations with destructive devices, in an effort to undermine the police response” to attacks on the Obama office, the Emanuel home as well as unspecified financial institutions during the NATO summit this weekend, the charging statement said.
The men were identified as 22-year-old Brian Church, of Fort Lauderdale, Fla.; 27-year-old Jared Chase, of Keene, N.H.; and 24-year-old Brent Betterly, who told police he resides in Massachusetts.
The three are “self-proclaimed anarchists, and members of the ‘Black Bloc’ group,” prosecutors said, without elaborating.
Michael Deutsch, an attorney for the men, denied that and said the men and their friends were in Chicago to “peaceably protest.”
The three were charged with conspiracy to commit terrorism, possession of an explosive or incendiary device and providing material support for terrorism. Bond of $1.5 million was set for each defendant.
Sebastian Senakiewicz, 24, was arrested at an Odell Avenue residence Thursday by a Chicago police intelligence team. He was charged Saturday with one count of weapons conspiracy. Police said he was conspiring with two or more others to make explosives including molotov cocktails to be used during the NATO summit. It was not immediately clear if he was conspiring with the first three.
Defense attorneys for Church, Chase and Betterly told a judge on Saturday that undercover police were the ones who brought the Molotov cocktails, and that their clients were entrapped.
Deutsch later told reporters outside the courtroom that, though he was just getting into the case and didn’t know all the evidence, he believed it was a setup. At least two informants “ingratiated themselves” with the three men, brought the materials and made the alleged plans, he insisted, calling it “an entrapment to the highest degree.”
But Chicago Police Supt. Garry McCarthy told reporters “the evidence speaks for itself” about what he called an “imminent threat.”
Cook County State’s Attorney Anita Alvarez said the investigation began weeks ago and local authorities had the help of the FBI and the Secret Service.
“The individuals that we have charged in this investigation are not peaceful protesters, they are domestic terrorists … these men were here to hurt people,” Alvarez said. ”They were making the bombs … (and had) directions on how to implement this.”
Read the full charging document
The charging document states that “while the Molotov Cocktails were being poured, Church discussed the NATO Summit, the protests, and how the Molotov Cocktails would be used … At one point, Church asked if others had ever seen a ‘cop on fire’ and discussed throwing one of the Molotov Cocktails into” a police station.
“Church stated that he also wanted to buy several assault rifles, and indicated that if a police officer was going to point a gun at him, then Church would be ‘pointing one back’,” the document states.
Six others initially arrested were released Friday. They were all detained in a raid Wednesday on a home in Bridgeport on Chicago’s South Side, the press reported.
Overall, 14 people have been arrested in the lead up to the summit, McCarthy said. When asked if more arrests were expected in this case, he said he was “not positive,” though he noted the investigation was ongoing.
But the group of protesters said what police thought was suspicious was actually a home beer-brewing operation.
“We were handcuffed to a bench and our legs were shackled together. We were not told what was happening,” one of those detained but later released, Darrin Ammussek, told the press. “I believe very strongly in non-violence, and if I had seen anything that even resembled any plans or anything like that, we wouldn’t have been there.”

http://waronsociety.noblogs.org/?p=4713#more-4713

STOP REPRESIÓN BASTA DE MONTAJES POLICIALES.

En Abril de 2010, en los días previos a la celebración del día Nacional de Castilla,
fueron detenidos en Burgos 7 compañer@s acusados de tenencia ilícita de armas y explosivos
y un local fue registrado y posteriormente precintado, en lo que fue una operación policial
represiva de magnitudes insospechadas, Esta operación fue un nuevo montaje policial de la
Brigada de Información de la policía NAZI-onal y nuevo intento de eliminación y criminalización
de la juventud antifascista castellana, y en definitiva de todo aquello que no se ajuste a sus
cánones establecidos. Según el “discurso oficial” esta operación formaba parte de las medidas
preventivas para garantizar la seguridad en la cumbre europea de ministros y secretarios de
Estado que se iba a celebrar del 21 al 23 de Abril en Burgos. En estas fechas nuestros
compañer@s ni siquiera iban a permanecer en Burgos, ya que como cada año iban a acudir a
las actividades programadas en Villalar de los Comuneros con motivo de la celebración del día
nacional de Castilla.


Tenemos que decir que los agentes que realizaron el registro del local, permanecieron
20 minutos solos en el interior del mismo, sin la autoridad judicial ni el abogado pertinentes,
reteniendo ilegalmente en un coche a un compañero, el cual había sido sorprendido por la
espalda por agentes encapuchados cuando procedía a entrar en dicho local. Curiosamente
luego aparecía dentro un artefacto consistente en una bombona de camping gas con petardos
adosados.
La base de la acusación es este artefacto, pistolas de juguete, mangos de
herramientas y productos de limpieza adquiribles en cualquier droguería, con los que dicen se
pueden fabricar explosivos.
El local fue precintado por la autoridad judicial y requisado todo lo que se encontraba
en su interior y los compañer@s permanecieron tres días detenidos, soportando todo tipo de
insultos, amenazas, chantajes, y tortura psicológica; posteriormente fueron puestos en libertad
con cargos. Ahora, dos años después van a ser juzgados en la Audiencia Nacional, acusados
de terrorismo, tenencia ilícita de armas y material explosivo y asociación ilícita, solicitando para
ellos penas que ascienden en total a casi 40 años de prisión. Esta vez han llegado demasiado
lejos.
Queremos denunciar enérgicamente la criminalización y brutal represión, así como el
acoso que llevamos sufriendo en Burgos l@s jóvenes antifascistas en los últimos años, que
nos vemos sometid@s a continuos cacheos, seguimientos, agresiones, falsas denuncias,
insultos, vejaciones, detenciones y montajes por parte de miembros de la policía NAZI-onal, y
en especial por miembros de la Brigada de Información y de la UPR, muchos de los cuales
tienen relación con los sectores más radicales de la extrema derecha, incluso algunos de ellos
son conocidos por su pasado neonazi. Estos individuos actúan con total impunidad y al margen
de la ley, haciendo una persecución política y personal.
Pedimos la absolución para nuestr@s compañer@s y la solidaridad activa de tod@s
con ell@s.
No podemos permitir que sigan ocurriendo estos hechos. Hoy hemos sido nosotr@s y
mañana puedes ser tú.

¡SER ANTIFASCISTA NO ES NINGÚN DELITO!

¡ANTE SU REPRESIÓN, AHORA MÁS QUE NUNCA SOLIDARIDAD, UNIDAD Y LUCHA!


http://antifascistasevilla.blogspot.com/2012/05/stop-represion-basta-de-montajes.html

Morelia, Michoacan: Elude Jesús Reyna hablar sobre posible liberación de los 10 jóvenes detenidos

Desde la prensa burguesa…
Morelia, Michoacán.- El secretario de Gobierno, Jesús Reyna García, eludió precisar los posibles acuerdos a los que se podría llegar con miembros de la Coordinadora de Universitarios en Lucha (CUL). “Vamos a esperar, no sabemos todavía a qué vamos a llegar, no puedo adelantar yo nada”.
Tras las declaraciones del gobernador Fausto Vallejo Figueroa, en las cuales mencionó que la liberación de los diez estudiantes presos en el Cereso “David Franco Rodríguez” estaba en la mesa de negociación con la CUL, el encargado de la política interna del estado fue abordado por medios de comunicación, a los que ayer dijo que la excarcelación de los jóvenes no era negociable.
Apenas ayer le escuchábamos comentar que la ley no era negociable, ¿ya cambió ese discurso, ese posicionamiento?, se le interrogó.
“Yo he dicho todo el tiempo que lo que estamos platicando con los estudiantes lo vamos a definir hasta el final, vamos a platicar al final qué es lo que llevamos y es entonces cuando nos prestaremos a hacer los comentarios de cuáles son los puntos de acuerdo que tengamos con ellos, y haremos todos los comentarios que de éstos se deriven”, contestó, en una clara evasión al sentido de la pregunta.
Reyna García puntualizó que continúa el dialogo con quienes demandan la liberación de los moradores de la casa de estudiantes “Nicolaita” pero hasta el momento no se ha llegado a un punto de acuerdo final.
¿No es un mal mensaje secretario, si estos jóvenes después de retirarles ustedes los cargos salieran libres después de todo lo que se hizo?
“Vamos a esperar no sabemos todavía a qué vamos a llegar, no puedo adelantar yo nada hasta que no se concluya, como lo he dicho siempre”, finalizó.
fuente


En Guerrero, marchan por liberación de estudiantes presos en Michoacán

Desde la prensa burguesa…
Chilpancingo, Guerrero.- Estudiantes de diversas escuelas preparatorias y de licenciatura de la Universidad Autónoma de Guerrero (UAG), realizaron una marcha del centro de esta capital a las instalaciones del Palacio de Gobierno, donde demandaron a la administración de Michoacán la inmediata libertad de los 10 universitarios que continúan presos por diversos delitos y para exigir el pago de 250 becas económicas que debieron cubrírseles desde marzo de este año.
Los alumnos de las unidades académicas de las preparatorias 1, 9 y 33, así como de las unidades académicas de Derecho, Ingeniería, Arquitectura, Enfermería, Ciencias Químico Biológicas, Economía, iniciaron la marcha desde la Alameda Granados Maldonado.
Durante el trayecto gritaron consignas de “libertad, libertad, libertad”, para sus homólogos de Michoacán, que están siendo procesados por incendiar vehículos propiedad del gobierno.
Felipe Flores, integrante del comité de la Federación Estudiantil Universitaria Guerrerense (FEUG), dijo que el gobierno de Michoacán es insensible a las demandas de los estudiantes universitarios de esa entidad y los obligó a salir a la calle a protestar por la falta de apoyo económico y de esa manera criminalizar su movimiento, “pedimos al gobernador Fausto Vallejo que los deje en absoluta libertad”.
Añadió que el gobierno estatal y la propia rectoría de la UAG ha retenido el pago de 250 becas económicas que debieron pagarlas en el mes de marzo de este año, por lo que decidieron manifestarse en las calles de esta ciudad para presionarlos a que se las cubran lo más pronto posible, “sino vamos a radicalizar nuestras acciones”.
Indicó que las 250 becas económicas que no les han sido cubiertas oscilan de entre mil y mil 200 pesos semestrales, y sólo corresponden a estudiantes de las unidades académicas ubicadas en esta capital.
Los universitarios se reagruparon para dirigirse a Casa Guerrero, domicilio oficial de los gobernadores de Guerrero, donde igualmente realizaron un plantón para exigir el pago de las becas económicas y la libertad de los universitarios de Michoacán.

http://destruyelasprisiones.wordpress.com/2012/05/10/en-guerrero-marchan-por-liberacion-de-estudiantes-presos-en-michoacan/

El Gobierno Impulsa la Reforma Para Equiparar el Vandalismo Con el Terrorismo

Los ministerios de Interior y Justicia impulsan conjuntamente una reforma legal para que el castigo a los que participan en actos vandálicos sea equiparado al terrorismo, lo que supondrá elevar las penas mínimas de cárcel a dos años, pudiendo los jueces decretar la prisión provisional cuando lo crean conveniente. Según ha confirmado al diario ‘La Vanguardia’ el ministro de Interior, Jorge Fernández Díaz, la principal medida consistirá en que los desmanes de los antisistema empiecen a recibir el tratamiento penal que durante años se ha otorgado al terrorismo callejero de la “kale borroka”.
Los dos ministerios llevan trabajando desde hace más de un mes en una reforma del Código Penal para que las fuerzas de seguridad puedan contar con instrumentos jurídicos “más eficaces” en la lucha contra la guerrilla urbana o en fenómenos como la multirreincidencia.
Fernández Díaz ha indicado que “no se trata de legislar a golpe de ocasión, sino de equipararnos a la legislación de países como Francia o el Reino Unido, que no tienen complejos en preservar la paz pública desde su tradición democrática”.
Para el ministro, “los antisistema actúan con una agresividad planificada, con provocación, con orgullo de la transgresión, impunidad, anonimato y con mucha habilidad para después hacerse las víctimas. Todo eso es lo que ha provocado la mal entendida cultura de la permisividad y tolerancia”.
Según los últimos datos de los servicios policiales de Información, el número estable de personas de este movimiento en Barcelona ha pasado de 400 a más de 2000 en un solo año, destacando el elevado número de jóvenes extranjeros.
Fernández Díaz cree que Barcelona “no se puede convertir en la capital antisistema de Europa” y advierte que trabajará para “que no lo sea”.
El proyecto de cambio del Código Penal deberá estar listo y aprobado por el Consejo de Ministros antes del verano para poder dotar de un mayor respaldo en su trabajo a agentes policiales, jueces y fiscales.
Fuente : El Mundo
http://movimientoantinwo.wordpress.com/2012/04/07/espana-el-gobierno-impulsa-la-reforma-para-equiparar-el-vandalismo-con-el-terrorismo/

Occhio Alla SPia!

Alcune indicazioni contro lo spione di turno. Vi ricordiamo sempre di dare sempre una controllata alla vostra casa. Fino a qualche anno fa erano pochi i posti dove controllare se si era spiati. Oggi alle classiche prese elettriche, quadri elettrici, cassettine di derivazione, elettrodomestici e prese telefoniche si sono aggiunte altre minaccie dove il nostro scarafaggio spione può infilarsi. Controllate quindi cm per cm la vostra casa compreso battiscopa, eventuali graffi strani nella vernice di muri, in alcuni casi anche il pavimento se notate alterazioni strane, ed agli oggetti metallici che come ben sappiamo sono conduttori di elettricità e che possono essere usati come componenti in un sistema cablato con il vantaggio di non essere individuabili dalle apparecchiature di bonifica in quanto non trasmettono onde radio. Ecco a voi alcuni metodi usati da chi non si fa i cazzi sua:
I Muri non ci tengono al riparo:
PRISMA e’ basato su una tecnologia che utilizza le onde radio del sistema radar UWB (ultra wide band) e può produrre immagini tridimensionali dei movimenti al di là di un muro, fino a venti metri di distanza. Le immagini raccolte con il sistema sono simili a quelle realizzate grazie agli ultrasuoni, con una risoluzione abbastanza precisa.
L’apparecchio usato già da un pò nel campo militare e nella la lotta dello stato contro le mafie, viene usato anche in campo civile nella ricerca di persone in casi tipo di edifici collassati.
Abilità nel rilevare la posizione in 3D degli occupanti in maniera da indicare se la loro posizione è in piedi, seduti o sdraiati, se stanno salendo o scendendo le scale o se sono su un piano superiore.
Sensibilità anche a piccoli movimenti.
Posizioni di più occupanti.  Penetra nel cemento rinforzato.
Monitoraggio invisibile del PC:
Monitorizza l’attività del vostro computer in tempo reale. Registra la lista di siti visitati e registra tutte le email ricevute e inviate dal vostro pc. Consente o nega il funzionamento di alcuni programmi, ed impedisce anche l’accesso ad alcuni siti.
PC Control è completamente invisibile. Viene installato in pochi secondi sul vostro pc attraverso una penna USB. Attraverso quella penna il vostro spione di turno vi controlla secondo per secondo. Il programma effettua anche aggiornamenti che voi non visualizzerete mai.
Microfoni laser:
Questo metodo di spionaggio consiste in un microfono che funziona trasmettendo un fascio invisibile IR(infrarossi) contro la finestra della vostra stanza. Esso capta le vibrazioni dei discorsi o di qualsiasi cosa dite o fate in casa. Il tutto si trasforma in un fascio che viene ripreso da una ricevente che trasforma le vibrazioni del vetro in segnali elettronici. Il discorso viene filtrato, rilevato e registrato. L’apparecchio è nascosto all’interno di una macchina fotografica Reflex a singolo obiettivo.
La classica CIMICE da auto e casa:
Le dimensioni di questo apparecchio permettono l’occultamento su tutti i veicoli, a prese elettriche BTicino, piccoli elettrodomestici, quadri elettrici e scatole di derivazione. Le su misure non superano in genere i 40mm
Questa microspia può essere controllata a distanza attraverso una chiavetta USB “GSM I-KEY” . Il vostro spione vi ascolterà  e vi registrerà  stando comodamente seduto davanti al suo computer.
Classico telefono Cordless:
In questo caso non c’è bisogno che vi entrino in casa perché la “spia” ce la portate voi stessi acquistando un telefono cordless. I cordless possono facilmente trasmettere le vostre conversazioni a chiunque sia dotato di uno scanner classico come quello in uso da anni nella polizia e che funziona fino a qualche chilometro di distanza. Tali telefoni (ad eccezione di quelli a 900 MHz) trasmettono su una banda tra i 45.00 e 47.00 MHz. Se il cordless è in uso in quel momento nello stesso raggio d’azione dello scanner (che può essere anche ampliato attraverso un’antenna a bassa frequenza) la vostra conversazione telefonica è intercettata.


http://radioazione.noblogs.org/?p=311

sgombero occupazione KOALA - Madrid

http://anarkoala.wordpress.com/2012/05/17/comunicado-de-desalojo-de-la-a...
traduzione:
Il 26 aprile 2012 è stato sgomberato il KOALA (complesso labirintico anarchico occupato autogestito).
Qualche mese fa lo spazio era stato liberato in quanto inutilizzato da anni, con lo scopo di dare vita a uno spazio che si ponesse fuori dalle logiche capitalistiche, dal momento che i laboratori erano assolutamente gratuiti, di promuovere idee di solidarietà, autogestione, liberazione umana e non umana, per far sapere alla gente che esiste un altro tipo di socialità, non basato sul denaro o sulla classe sociale, e per dimostrare che, sebbene esiste un percorso prestabilito, possiamo scegliere qualcos'altro e costruire percorsi fuori dalle dinamiche della dittatura sociale.
Quello che rimane ora è uno spazio vuoto, morto, così che i/le padron* possano specularci su, questo sì che è legittimo!
Questo sistema che difende gli interessi delle persone ricche e potenti non poteva certo permettere che esistesse uno spazio dove le persone critiche verso lo stesso sistema potessero incontrarsi e portare avanti le tante iniziative che nel KOALA avevano luogo.
Oltre a questo, la difesa della proprietà privata usata come pretesto per sgomberare il centro.
Come sempre attraverso i mezzi di comunicazione si è cercato di criminalizzare quello che facevamo, ma sapevamo che sarebbe successo, perché questi mezzi non sono altro che uno strumento nelle mani del potere. Non siamo riusciti a fermare la macchina repressiva, tuttavia se la usano contro di noi vuol dire che abbiamo preso la giusta direzione, nella quale il concetto di "legalità" (del potere) è lontano da ciò che noi riteniamo legittimo.
Nonostante tutta questa repressione, ci restano le esperienze che lì abbiamo potuto condividere al di fuori delle logiche autoritarie e in maniera orizzontale.
Questo sgombero non è stato un caso isolato, bensì fa parte dell'ondata repressiva che lo stato spagnolo ha scatenato e che si sta abbattendo contro i centri sociali rivoluzionari e non istituzionali.
Da qui mandiamo il nostro sostegno a El Hospi (Cuenca), la Huelga (Siviglia) e la Libera Università La Rimaia (Barcellona) che sono stati recentemente sgoberati e a tutt* coloro che si trovano nel mirino del potere.
Purtroppo questa persecuzione continuerà e dobbiamo fermarla, per questo continueremo a lottare, perché nei nostri cuori portiamo un'idea di mondo nuovo, un sentimento che nonostante gli sgomberi non potrà essere estirpato: la libertà.
Sebbene abbiano distrutto un centro sociale, gli sforzi che abbiamo fatto per metterlo su non sono stati vani, per questo continueremo a combattere e a occupare.
Vogliamo ringraziare tutte quelle persone che nei mesi in cui il KOALA è stato attivo hanno partecipato a progetti o attività o ci hanno dato il loro appoggio.
La anarchia è inevitabile, la cospirazione continua.
Assemblea del KOALA

EE:UU: Tres anarquistas de occupy detenidos por intento de ataque incendiario contra el grupo presidencial y cumbre de la OTAN

Los tres compas detenidos son acusados de intento de ataque con artefactos incendiarios (molotovs) contra la cumbre de la otan y el equipo del presidente Obama, segun la prensa en su departamento que habian alquilado hace algunos dias encontraron una maquina para fabricar artefactos incendiarios mientras que el abogado defensor dijo que se tratabaja de una maquina para la fabricación de cerveza casera.
Segun la policia los tres detenidos habrian viajado desde florida a chicago para luego contratar a 16 personas para realizar diversos actos vandalicos durante las manifestaciones para distraer a los policias y asi realizar su acción principal.
Pronto esperamos tener noticias de los compas en esa región para tener mas claro los acontecimientos y la situación de los compas detenidos que se reivindicaron públicamente como anarquistas
A continuación la nota completa desde la prensa:
Los tres jóvenes detenidos en un apartamento en Bridgeport fueron acusados de conspiración para cometer atentado terrorista, de proporcionar material para actos terroristas y de posesión de artefactos explosivos o incendiarios. Se trata de la primera vez que se procesa a alguien bajo la legislación antiterrorista, posterior a los ataques del 11-S
 Los atacantes fueron identificados como Brian Church, de 20 años, Jared Chase, de 24, y Brent Vincent Betterly, también de 24 años. Según los investigadores, los jóvenes se autoproclaman anarquistas y son miembros del grupo “Black Bloc“, que protesta con los rostros tapados para no ser identificados por la Policía.
 El diario Chicago Tribune publicó el acta de acusación en la que se afirma que “algunos de los blancos” considerados eran “el cuartel general de la campaña para la reelección del presidente Barack Obama, la residencia personal del alcalde de Chicago,Rahm Emmanuel, y ciertas instituciones financieras del centro de la ciudad”.
 El arresto ocurrió el miércoles pasado luego de una intensa investigación que comenzó a inicios del mes y en la cual se recogieron pruebas sobre un ataque en fases que también podría incluir a la estación de policía y que se desarrollaría durante la cumbre de la OTAN en la ciudad, el domingo.
 Los jóvenes viajaron desde Florida hasta Chicago a antes de las reuniones preparatorias de la reunión para comenzar a preparar golpes contra diversos objetivos en la ciudad. Según documentos judiciales, primeros arrojarían bombas molotov a edificios de la fuerza policial y destruirían varios patrulleros para desviar la atención del los verdaderos objetivos: allegados al mandatario estadounidense.
 Las autoridades señalaron a Church como el cabecilla e indicaron que planeaba contratar a unas 16 personas para llevar a cabo el raid de atentados.
 En las conversaciones grabadas, los hombres discutieron atacar otras jurisdicciones, definieron las rutas de escape y analizaron tácticas para enfrentarse con la Policía en caso de ser necesario. “La ciudad no volverá a ser la misma“, dijo uno de ellos.
 Los abogados de los detenidos aseguran, sin embargo, que sólo se trata de manifestantes contrarios a la OTAN, algunos de ellos pertenecientes al movimiento “Ocuppy“, que tenían en su apartamento equipo para fabricar cerveza y no artefactos incendiarios.
 Los presidentes y jefes de Estados de la OTAN se reunirán el domingo en Chicago para discutir, entre otros temas, el plan de retiro de las tropas de Afganistán.

http://vivalaanarquia.espivblogs.net/?p=13035#more-13035

Rivolta carceraria in Venezuela: foto e dichiarazioni varie

Ascolta con webReader
da Periodico El Libertario (tradotto da NexusCo)
L'articolo è diviso nelle seguenti parti:
-Inizio delle ostilità 
-Dalle scuole 
-Le immagini sullo scontro che si sta verificando in questo momento ne La Planta 
-E continua lo scontro...
-Dichiarazioni del vice-presidente  
-L'arrivo della Guardia Nazionale
-Mobilitazione di Tank sul posto 
-Arrestato un uomo senza documenti
-Immagini dei proiettili nelle case vicino al carcere
-La resa
-Dalla falsa conclusione bolivariana al conflitto sociale (comunicato da Anonima Solidariedad Anarquista)   


Inizio delle ostilità
Alle 08:15, è avvenuta una sparatoria pesante nel carcere de La Planta, che si trova nel quartiere Paraìso, dove nei giorni scorsi, è stato teatro di intense esplosioni, che hanno ucciso un civile che era nella sua casa. Secondo gli utenti del social network Twitter, all'interno del carcere viene mostrata anche la presenza di gas lacrimogeni, apparentemente utilizzati dalla polizia antisommossa per controllare la situazione. Chiusa l'autostrada Francisco Fajardo, in ambe le direzione. Si sono registrati altri spari al checkpoint de La Planta.


Dalle scuole
La diretttrice del U.E.I. San Antonio, Maria Andreina Pellegrino, che si trovava nel vicolo Machado di El Paraiso, ha informato la Globovision che il capo dell'educazione del Distretto della Capitale, le ha riferito, per telefono, che le lezioni sono sospese fino a nuovo avviso. Diverse scuole nell'area hanno rispettato l'ordine. La Pellegrino ha riferito che presso la scuola che dirige, si sono sentite le detonazioni provenienti da La Planta -tra le 8:00-08:30-, e che gli studenti sono stati trasferiti in aule più sicure, perché alcune classi sono vicine all'autostrada Francisco Fajardo, adiacente al checkpoint. Le lezioni degli istituti scolastici, erano già state sospeso dal Mercoledì al Venerdì della scorsa settimana, e proprio questo Lunedi, 14 Maggio, le lezioni erano riprese.

 
Le immagini sullo scontro che si sta verificando in questo momento ne La Planta


E continua lo scontro...
Un gruppo di prigionieri che si sono rifiutati di lasciare La Planta, una prigione di Caracas che il governo ha ordinato la chiusura, hanno iniziato, giovedì, una sparatoria che ha costretto le autorità a distribuire le forze di sicurezza nel proteggere l'area, dopo la morte della scorsa settimana di un uomo, come ha riportato l'AFP. "Da circa un'ora fa ci stiamo scontrando contro costoro e proteggiamo la popolazione" che vive nella zona circostante, ha informato al canale ufficiale, VTV, la ministra de Asuntos Penitenciarios, Iris Varela, escludendo un atto di forza verso la prigione. Il ministro ha spiegato che all'interno del carcere vi sono "prigionieri dei prigionieri" e che la maggioranza "è soggetto a un piccolo gruppo molto violento che non accetta alcun ragionamento", ma ha detto che il suo ufficio sta continuando il dialogo con essi.



Dichiarazioni del vice-presidente
Il vicepresidente Elias Jaua ha detto che il Capo dello Stato ha dato istruzioni per "preservare la pace, la vita di tutte quelle persone in quella zona di Caracas", dopo la sparatoria nel carcere de La Planta. "I residenti di Paraìso devono stare tranquilli, in quanto il governo ha dispiegato tutti gli organismi per mantenere la pace", ha detto. Jaua ha invitato i parenti dei detenuti a una maggiore collaborazione, affinchè abbandonino questo modo di fare criminale e di adeguarsi alla chiusura de La Planta. "La decisione del governo è irreversibile, tale carcere deve lasciare l'area urbanizzata. Non è possibile che La Planta continui a restare in El Paraiso, i detenuti devono abbandonare questo atteggiamento ", ha detto. Il vice presidente ha detto che l'operazione effettuata, è condotta dalla Guardia Nazionale per stabilire un perimetro di sicurezza nel proteggere le vite degli abitanti di El Paraìso. "Vogliamo ribadire alla comunità del paese che l'istruzione del presidente Chavez è quello di salvaguardare la vita di tutte le persone in Paraìso", ha detto.


L'arrivo della Guardia Nazionale
Dalle prime ore di Giovedi mattina scorso, vi sono state situazioni irregolari all'interno de La Planta. Forti spari ed esplosioni, continuano ad essere sentite dentro il carcere. Le esplosioni non hanno smesso da quando sono iniziati gli scontri, e l'autostrada Francisco Fajardo, e le zone adiacenti, sono ancora chiuse. Pochi minuti fà, è arrivato il generale Antonio Benavides, capo del comando regionale numero 5 della Guardia Nazionale e funzionario responsabile del dispiegamento degli organismi statali nel cercare di garantire la sicurezza dei residenti delle zone adiacenti a quello del carcere La Planta.

Mobilitazione di Tank sul posto


Arrestato un uomo senza documenti
I funzionari della Guardia Nazionale hanno arrestato un uomo che era senza documenti e si trovava vicino a La Planta, e del quale si presume che fosse un detenuto, come riportato dal canale di Stato VTV. L'uomo è stato catturato nei pressi del fiume Guaire.
Immagini dei proiettili nelle case vicino al carcere


La resa

Nella notte di questo Giovedi, i detenuti che hanno condotto la rivolta a causa della chiusura del carcere de La Planta, si sono consegnati alle autorità, anche se ancora discutono con i funzionari del governo. Si è appreso che un gruppo di circa 100 detenuti saranno trasferiti nel carcere di Rodeo I. Successivamente, la Ministra de Asuntos Penitenciarios, Iris Varela, ha detto che il trasferimento dei detenuti sarà un processo graduale. "Spero che questo conflitto venga risolto oggi (Giovedi)."
Ha ribadito che sta rispettando tutte le garanzie per la popolazione carceraria delle carceri, pur indicando che in ogni unità di trasferimento, viaggia un procuratore pubblico. Ella ha indicato che, a partire da questo Venerdì, i detenuti appena trasferiti, potranno ricevere visite. Ha riconosciuto che durante il giorno, c'era stata una grande violenza all'interno delle strutture. "Ci sono state esplosioni multiple, si presume che erano granate. Speriamo che non avranno ucciso delle persone."
Ha detto che non vuole ritardare ulteriormente l'evacuazione dei locali. Spera che l'evacuazione del carcere non si estenda oltre le 24 ore. Varela ha detto che queste azioni sono strettamente collegate al quadro costituzionale, mentre ha detto che la chiusura dell'autostrada Francisco Fajardo finirà al momento opportuno.



Dalla falsa conclusione bolivariana al conflitto sociale (comunicato da Anonima Solidariedad Anarquista)


Questo Giovedi 16 maggio, abbiamo assistito alla rottura ufficiale di un mito che i fan e i sostenitori di Hugo Chávez hanno cercato di vendere sul mercato mondiale della sinistra, ovvero come simbolo della pace sociale. Le carceri in Venezuela, e nel resto del pianeta, sono affollate di gente degli strati più bassi della complessa struttura sociale che coesiste in questo territorio. La Casa de Preeducación y Trabajo Artesanal del Paraíso, nota come "La Planta" non fa eccezione. Situato in una delle strade più importanti di questa orribile città, la "Planta" è un mostro di cemento che si alza e ricorda a tutti i residenti l'incerto destino di coloro che decidono di andare contro il contratto sociale; le sue pareti forate sono la testimonianza di innumerevoli prigionieri, dalla polizia, come yuppie vincolati al "terrorismo finanziario", cubani anti-castristi, criminali comuni e anche qualche incappucciato degli anni '90. Nei suoi corridoi maleodoranti, tutto è successo ed è stato vissuto da costoro. Questo deposito umano, ha portato ad una forma di organizzazione gerarchica, in cui questi criminali non solo sfruttano i prigionieri, ma sono riusciti a gestire la coesistenza tra essi; che siano fornitori, signori feudali e agenti, essi celebrano la festa dello sfruttamento. E' per questo che la prigione è diventata un grande business sotto il capitalismo, dove tutto ha un prezzo e valore, dove i detenuti de La Planta, senza rendersene conto, vivono nel posto più costoso della città, oltre che il più quotato nel mercato immobiliare. Questa attività ha catturato l'attenzione delle autorità, sempre pronte a giocare con il commercio lucroso, ma si sono bruciate le mani: l'organizzazione dei prigionieri ha messo fine alla loro gestione, così come il loro egocentrismo bolivariano usato come fattore di stabilità. Ecco perché il nuovissimo Ministerio para Asuntos Penitenciarios, ha deciso di mettere le mani al punto. Con un tentativo di riprendere il controllo de La Planta da parte del Ministero, i prigionieri hanno risposto con il fuoco. Non solo si sono trincerati in una chiara dimostrazione di sfida alle autorità, ma si sono spinti oltre e hanno scatenato una guerra a bassa intensità contro l'apparato repressivo della Quinta Repubblica. Anche se noi, giusto per chiarire, siamo contro l'abuso utilizzato dai pranes (jefes del penal) e dall'utilizzo abusivo e capitalista delle sue pratiche, ci rendiamo anche conto che sono un sottoprodotto del sistema e di un utilizzo dei proventi petroliferi. La nostra solidarietà è alle famiglie e agli amici che soffrono fuori del carcere e contro il carcere, in quanto punizione contro l'individuo in questa società iniqua. Senza dubbio alcuno, con i successi dei "Plantan", è venuta alla luce la finzione della presunta "pace sociale" che vanta il partito al governo e suggerisce che in tempi di falsa uguaglianza sociale, si respira ancora il germe della solidarietà della guerra sociale delle famiglie dei prigionieri in carcere.
Una morte in prigione è un crimine di stato. 
ASA
(Anónima Solidaridad Anarquista)

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