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lunedì 5 marzo 2012

Matinèe punk hardcore contro la repressione SOLIDARIETA' CON I COMPAGNI FUORILUOGO Bologna it



Concerto benefit per i compagni di Fuoriluogo sotto processo per associazione a delinquere

Domenica 11 marzo 2012 - inizio alle 18.00:
concerti + aperitivo vegan. Puntuali!

Ludd (Rovereto hardcore)
LaCongiura (Rovereto hardcore)
Compromise is Defeat (Bologna volticoperti-core)
PolpoPolpo (Rovereto fishcore!)
Prune Belly (Trento hardcore)
Left in Ruins (Trento hardcore)

Porta la distro e lascia a casa il cane!

Casalone, zona San Donato, via San Donato n° 149
Per arrivare al Casalone, prendere l'autobus 20 dal centro direzione Pilastro, fermata San Donnino, una volta scesi tornare indietro di pochi metri e c'è un grande edificio rosso.

martedì 28 febbraio 2012

29 febbraio: Rinvio a giudizio per gli anarchici Bologna it


29 FEBBRAIO: RINVIO A GIUDIZIO PER GLI ANARCHICI

Organizzata dalla procura di Bologna, sostenuta dal Ministero dell’Interno, sollecitata dall’Eni, avanzata dal pm Morena Plazzi e supportata dal lavoro della DIGOS l’inchiesta sugli anarchici arriva oggi al rinvio a giudizio.
Il 6 aprile su tutto il territorio nazionale scatta una vasta operazione repressiva volta a colpire gli anarchici e i loro compagni. 60 le perquisizioni, 5 gli arresti, 1 fermo (compagno liberato allo scadere delle 48 ore), 7 le altre misure cautelari (obbligo o divieto di dimora), lo spazio anarchico di documentazione “Fuoriluogo” messo sotto sequestro probatorio. L’accusa per 27 persone è quella di appartenere ad una associazione a delinquere aggravata dalla finalità eversiva dell’ordine democratico.
I compagni arrestati hanno affrontato sei mesi tra carcere e domiciliari e un paio di mesi di firme o di divieto di dimora a Bologna per chi non ha fatto i domiciliari in questa città. Rimane sequestrato il centro di documentazione. In tutti questi mesi ci siamo vissuti un crescendo della situazione repressiva: si contano ad oggi circa una ventina di fogli di via, una decina di avvisi orali e due tentativi di sorveglianze speciali andati male.
E così per l’inchiesta della Plazzi uno spazio di documentazione che settimanalmente organizza proiezioni, dibattiti, presentazioni di libri diventa un pericoloso covo blindato in cui tramare nell’ombra. Tanto nell’ombra che uno dei più ricorrenti “reati” di cui molti imputati sono accusati è l’affissione di manifesti che pubblicizzano iniziative che si svolgono nel covo segreto.
Secondo il pm una piazza che si autodetermina, in successione a un’iniziativa, è il risultato di un sicuro piano eversivo e non sono momenti contingenti.
Vengono individuati ruoli e costituite gerarchie, come capi, sottoposti e affiliati vari, che non appartengono di certo a chi considera l’informalità e l’orizzontalità dei rapporti la base su cui costruire percorsi antiautoritari.
Se da una parte la concretezza delle lotte si va via via intensificandosi, dall’altra appare sempre più evidente il programma dello stato: reprimere. Il sistema è in collasso è ciò che ha da offrire è la fame. Chiunque abbandoni il meccanismo di delega e manifesti la sua rabbia in prima persona verrà colpito dallo stato. A tal riguardo lo stato si è già espresso, il nuovo governo dei tecnici non consente proteste. Ed ecco che scattano gli arresti per gli scioperi dei tir, i pescatori davanti a Montecitorio vengono manganellati, la lotta territoriale più forte in Italia, la NOTAV, attaccata con 26 arresti.
Nel giorno in cui veniamo giudicati all’interno di un’aula di tribunale rilanciamo la lotta in strada davanti a una struttura concreta di imposizione da parte dello stato, il carcere minorile di Bologna. Recentemente si sono accesi i fari sulla struttura di via del Pratello e davanti alle violenze avvenute nel silenzio e nell’indifferenza della gente, persino il nuovo ministro della giustizia ha dovuto esporsi. Ha infatti aperto un’inchiesta la Procura. Sono tre le persone accusate di aver coperto quanto accaduto e sono i vertici della giustizia minorile a Bologna. A essere stati rimossi dai loro incarichi sono stati il direttore del carcere del Pratello, Lorenzo Roccaro, il direttore del centro giustizia minorile di Bologna, Giuseppe Centomani, e il comandante della polizia penitenziaria Aurelio Morgillo. La causa: omissione di rapporto in relazione a una violenza. Ciò che emerge dai racconti dei detenuti sono punizioni violente, uso costante di manette, brutalità fisica e straordinario uso della cella di isolamento.

RILANCIAMO LA LOTTA. IN SOLIDARIETA’ COI DETENUTI DEL CARCERE MINORILE
CHE I MURI CROLLINO E LA LIBERTA’ EVADA.
PRESIDIO CON AMPLIFICAZIONE ORE 18 VIA DEL PRATELLO 34 - BOLOGNA



http://www.informa-azione.info/bo_29_febbraio_rinvio_a_giudizio_per_gli_anarchici

venerdì 17 febbraio 2012

Italy-Bologna- Outlaw’trial due to start on 29/2/12


Italy-Bologna- Outlaw’trial due to start on 29/2/12
http://parolearmate.noblogs.org/

http://actforfree.nostate.net/?p=7584

mercoledì 1 febbraio 2012

Bologne : le 29 février, l’Etat passe les anarchistes en procès


[L’audience de fixation ayant eu lieu le 12 décembre 2011, le procès contre les anarchistes de Bologne (les 5 ex-incarcérés plusieurs mois l’an dernier suite à l’opération "Outlaw" du 6 avril 2011, plus 22 autres) débutera le 29 février 2012. Du coup, nous repassons ce texte, traduit le 4 décembre.
Rappelons que la procureure Morena Plazzi, en charge de l’opération contre les compagnons anarchistes du local Fuoriluogo, a assuré vérifier près de 3300 procédures ouvertes ces dernières années contre eux -collages et tags, manifs non autorisées, dégradations, etc.- afin qu’aucune ne soit archivée et que toutes débouchent judiciairement]

Bologne : le 12 décembre, l’Etat passe les anarchistes en procès

Orchestrée par une collaboration entre Ministère de l’Intérieur, ENI [multinationale du l’énergie italienne] et parquet de Bologne, en la personne de Morena Plazzi, et mise en scène par la Digos bolognaise, l’opération répressive déclenchée en avril dernier contre 27 personnes arrive à l’audience de fixation.

A l’aube du 6 avril, les larbins de l’Etat ont envahi nos domiciles à la recherche de preuves et d’expédients pour nous incarcérer et nous diviser, en nous accusant d’ "association de malfaiteurs à finalité subversive". Immédiatement en ont suivi des détentions provisoires et autres mesures de contrôle, ainsi que la mise sous séquestre de l’Espace de documentation Fuoriluogo. Les mois suivants, les keufs et le parquet ont continué de s’en prendre à ceux qui se sont montrés solidaires, en offrant des espaces et du soutien, ceux qui ne se sont pas laissés intimider par la violence de la répression.

Mais de quoi nous accusent-ils ?
Ils nous disent que nos rapports, nos espaces, nos pratiques et nos idées sont les bases d’une association de malfaiteurs. Ils défendent leur château de carte accusatoire sur la base de délits comme rébellion, dégradations, manifestations et rassemblements non autorisés, les chefs d’inculpation classiques qui traînent au-dessus de la tête de ceux qui portent des luttes en avant.

Pourquoi une association de malfaiteurs ?
Parce que l’Etat a besoin de trouver un expédient judiciaire pour contenir la rage de tous, en l’attribuant à quelques uns, créant une séparation entre bons et méchants, et en nous collant sur le dos des catégorisations hiérarchiques qui nous sont étrangères [dans une association de malfaiteurs, l’Etat établit des degrés de responsabilité selon ses propres codes, NdT].

Tous ceux qui veulent jouir intensément de la liberté, réussir à la goûter et à la partager, tous ceux qui veulent continuer à lutter sans compromis contre un monde toujours plus pourri, fait de hiérarchies et d’argent, se trouveront toujours face à un uniforme prêt à les en empêcher, mais ils rencontreront également des rapports d’affinité complice passionnés.

Surtout en une époque de crise comme celle-là, où il est toujours plus évident que le capitalisme n’a vraiment plus rien à offrir, où des explosions de rage se produisent et où les possibilités de révolte redeviennent ici aussi une menace, l’allusion au fait de vouloir jouir pleinement de la liberté devient dangereuse pour ceux qui doivent maintenir leurs privilèges, et passe une fois de plus en procès.

Le 12 décembre 2011, anniversaire du massacre d’Etat de piazza Fontana, l’Etat passe les anarchistes en procès.

Lundi 12 décembre 2011
10h : rassemblement en solidarité avec les accusés, piazza del Nettuno
17h : assemblée publique sur la situation répressive actuelle et le contexte social dans lequel elle s’insère (...)

Traduit de l’italien par nos soins de informa-azione, Mer, 30/11/2011 - 19:13


http://cettesemaine.free.fr/spip/article.php3?id_article=4558

martedì 31 gennaio 2012

Operation ‘Outlaw’ nears trial in Bologna – 29/2/12 (Italy)


Operation ‘Outlaw’ started on 6th April 2011 in Bologna (Italy) and led to the imprisonment of 6 comrades (one was released a few days later as the investigators couldn’t prove his involvement in an attack on ENI local premises), searches and restrictive measures on a number of others, and the closure of the anarchist place Fuoriluogo. After spending six months in detention between prison and house arrest, 5 comrades will face trial on 29th February 2012 along with another 22.

http://325.nostate.net/?p=2093
http://325.nostate.net/?tag=fuoriluogo

As exposed in the following articles, translated from ‘Invece’ (Issue 11, January 2012), the repressive situation in Bologna has become suffocating, to say the least, with police harassing the comrades every single day in all possible ways and also targeting whoever has any kind of relation with them. In addition to this, a strong denigrating press campaign against the Bologna anarchists is still being carried out in local and national newspapers, with the obvious intent of isolating the comrades and preventing any form of solidarity to them.

ENI, the Italian oil company, which the comrades have been denouncing and attacking for a long time, is one of the main protagonists behind this repressive apparatus. It has become evident how ENI dictates the editorial choices of some of the most important Italian dailies and weeklies, also with the complicity of the secret services. In fact, the connection between industrial lobbies, press agencies and military intelligence has always been a feature of social and political life in Italy. Not by chance the head of security of ENI, mentioned in the second article, is a former senior officer of SISMI (Italian secret service).

We do believe it is worth publishing these articles in English because the repressive assault on the Bologna anarchists concerns us all.
Solidarity in the attack knows no borders.

The Wild West

This story is set in Bologna, a traditionally bourgeois and leftist city. The environment is favourable to the demands of a cultural elite with radical chic attitudes. It is a wealthy city, for century dominated by the interests of a class of traders that dictates its own rules. From transport to city planning, from economy to public order management, pressures on the public administration are made by committees against urban degradation, lock-outs to impose the most advantageous conditions for shopkeepers, and opposition to traffic restrictions against pollution, to the point of claiming the ‘requalification’ of entire areas of the centre in order to liberate it from penniless and unwelcome inhabitants or frequenters.

A very important source of wealth comes from the most ancient university in the world, which attracts a huge number of students ready to pay a lot of money for rent, food and ‘entertainment’. They pay and contribute to raising prices, which are at the highest levels in the country. Your purse has to be full if you want to live in Bologna, and now there exist no free areas in this city where you can live with imagination.

On its part antagonism in Bologna goes side by side with public administrators, who decide how much space and grants can be conceded, according to the occasions and political interests. In exchange for premises and political agility antagonism moves through balancing acts in order to contain the intemperance inside it without loosing a facade of conflictuality, and when the occasion arises it takes distance from those it can’t control. In a transit place like Bologna activism qualifies itself as temporary attitude, generational and trendy, also considering the fixed-term engagement of those who live in this city for a few yeas and then go back to where they came from, like students from other towns or researchers who do their training here.

In a context like this one what is happening to a group of anarchists kept in check by police and magistrates, and which we are going to briefly expose, finds it very hard to encounter a fertile ground for solidarity.

For several years the Bologna Digos [political police] has been patrolling the city day and night with real dedication, chasing maniacally all those whom it has the order to keep under control. You can’t get out of your house without being stopped at least once a day and these ‘normal police checks’ are subsequently marked as signs of a mechanism of dangerousness that legitimates itself. The more you are stopped, even without a reason, the more they demonstrate you are dangerous. You can’t take your visiting friends and relatives around in town without them being stopped and ordered to show their documents.

Moreover the atmosphere has now become very hot, and after the arrests carried out on April 6 in the operation ‘Outlaw’ against anarchists accused of organized crime, policemen in plain clothes don’t limit themselves to asking for documents but they make recourse to more rough-and-ready attitudes. They provoke you with rude gestures, push you, put their hands on you, ambush you outside your house in the night, make pressures on elderly parents and on your employers, and in the morning you can even find the wheels of your car or bike punctured after you were stopped the night before. Most worryingly, they invent accusations out of the blue for episodes that never occurred, thus leaving those who are persecuted at the mercy of a totally uncontrollable power.

It is a dangerous game. To face accusations fabricated by those who are right on principle puts you in a trap from which it is difficult to come out.

As these facts can be proved, here are a few examples. A comrade was stopped for five nights in a row, the first time she was kept in police custody and the other times she was kept in the street until dawn. Why? Because she was carrying some posters. On another occasion they waited for her in the night, outside her house, laying in wait behind a wall. Another comrade got three searches in a week, always with insubstantial results. Then there are those who have the Digos constantly outside their house, and when they go to the toilet or in whatever room, they see Digos agents peeking from behind the windows.
This relentlessness has something ridiculous, it seems that to find new forms of harassment has become the Digos’ life or death matter.

But this obsessive control leads to charges and police measures. No wonder, it runs in the family. Travel warrants in Bologna have reached the number of 16 for a single group of anarchists and others who showed solidarity. Oral Warnings [a sort of judicial notification], which urge to keep the peace otherwise you get a Special Surveillance order [another sort of judicial notification dating back to the Mussolini’s regime], have reached the number of 10. Two hearings for applying Special Surveillance orders were due in less than two months. The first one failed, the second one we still don’t know. If it gets approved, it will impose to stay indoors every night, not to leave the city, not to meet previous offenders and not to attend bettole [barrelhouses]. For a period that can last form 1 to 5 years.

You can sense it, power has fears. It is using preventive repression against those who have always struggled in order to give a signal to all the others. It is true, what we have just told concerns anarchists, but we don’t believe that such a treatment is going to be reserved to us only in these times of tension. To turn your back when repression hits others doesn’t save you from it striking at you, it could even turn into normal procedure.

The direction

The operation against the anarchists of Fuoriluogo has been orchestrated by the police and, very much likely, also by the Italian oil company [ENI], as proved by various press articles, and in particular by an interview with the ENI head of security published last May. Umberto Saccone mentioned ‘oil wells besieged by Al Quaida and by anarchists’ and he added that ‘in Bologna as well as in Florence police operations have been carried out, which have immediately contained this phenomenon’. Accustomed to repress in no uncertain terms the populations that rebel against the exploitation of themselves and of their resources, ENI couldn’t tolerate that its interests were under indictment even in its own country. In a crucial time when it finds itself in the necessity of reassessing its presence in northern Africa, ENI has no room for internal enemies. This is the only possible explanation for such a heavy and denigrating press campaign against the anarchists of a single city, which is still holding the stage in local and national newspapers and in weeklies, even if journalists have actually nothing to add to what they had published after the arrests in April. It needs a strong power behind editorial choices that certainly don’t even lead to any significant increase in sales, not to mention the very poor professional level displayed by journalists (from whom, as a matter of fact, we can’t expect nothing good and different). The daily ‘La Repubblica’ and the weekly ‘L’Epresso’ have distinguished themselves in this operation, but this is a natural consequence of their role of mouthpiece of the secret services. These papers keep close connections with the military security apparatus, which often gives them men to be recycled as mercenaries in defence of ENI and from which they drawn on information to be published every time the Italian colonial politics needs to be defended (their open support of the bombardments in Libya is emblematic in this sense).


http://325.nostate.net/?p=4041#more-4041

lunedì 16 gennaio 2012

21 gennaio Concerto benefit a Villa Panico Squat Firenze it


Sabato 21 gennaio 2012 > Villa Panico - Parco San Salvi, Firenze

Concerto benefit compagni bolognesi inquisiti

giovedì 12 gennaio 2012

Bologna - Udienza preliminare per tre compagni legati al Fuoriluogo


Il 26 gennaio ci sarà l'udienza preliminare per tre compagni legati allo Spazio di documentazione Fuoriluogo, per quella che dagli atti viene definita spedizione punitiva compiuta nel giugno 2008 contro il centro sociale 'Crash'.

Le accuse sono di violenza privata, violazione di domicilio aggravata, lesioni aggravate, porto abusivo di armi improprie e danneggiamento aggravato.

Ricordiamo che la Pm Morena Plazzi, titolare dell'operazione "Outlaw" contro gli anarchici del Fuoriluogo, si è assunta l'incarico di verificare 3.300 procedimenti penali che rischiavano di finire archiviati, probabilmente anche con lo scopo di non far decadere nessuna denuncia, anche la meno rilevante penalmente, a carico dei compagni sotto processo. Infatti molti di loro nei prossimi mesi si troveranno ad affrontare un accumulo di processi per reati assolutamente insignificanti.

http://www.informa-azione.info/bologna_udienza_preliminare_per_tre_compagni_legati_al_fuoriluogo

lunedì 9 gennaio 2012

Bologna - Nuovi fogli di via, solidarietà per Anna e Guido


A Bologna arrivano altri fogli di via. Questa volta a una compagna, da poco uscita dal carcere in seguito all'inchiesta per associazione a delinquere partita il 6 aprile scorso contro gli anarchici di Fuoriluogo e ad un altro compagno al quale questa misura viene data innanzitutto per la vicinanza politica e umana agli inquisiti.

http://www.informa-azione.info/siamo_tutti_fuoriluogo

Il foglio di via è una vecchia arma repressiva utilizzata a discrezione della questura di turno per allontanare chi viene ritenuto scomodo o pericoloso per una città o per una provincia.
In questo caso i nostri compagni sono stati intimati ad allontanarsi da Bologna (pena reclusione fino a sei mesi) innanzitutto per le loro idee, ritenute preventivamente pericolose. Vengono giudicati “soggetti pericolosi” perchè anarchici, questa la ragione di fondo. Per aver partecipato negli ultimi anni a manifestazioni e presidi in solidarietà ai prigionieri delle carceri e dei C.I.E, accanto a chi è spremuto da questo sistema di sfruttamento e contro chi rende possibile questo mondo di miseria. Nelle carte di uno di loro compare l'accusa di aver oltraggiato gli aguzzini in divisa, cioè aver detto loro ciò che sono: servi, assassini, boia a servizio dello stato, di chi lo governa e dei loro interessi. Vi è inoltre l'accusa di un furto in un centro commerciale: a chi difende un mondo fondato sulla proprietà e sul denaro fa paura, soprattutto in tempi di crisi, l'idea che la gente si prenda ciò di cui ha bisogno fuoriuscendo dalle loro logiche.
Per le stesse motivazioni o simili 12 compagni negli ultimi mesi sono stati allontanati con foglio di via obbligatorio da Bologna.

Ci hanno portato la guerra in casa militarizzando le strade, affinando sistemi di controllo e repressione, immiserendo le nostre vite con salari da fame, sbattendoci fuori casa quando non riusciamo a pagare l'affitto, affollando le strutture di reclusione di questo paese fino a farle scoppiare, massacrando i manifestanti laddove la rabbia di tanti finalmente si incontra... e ci vorrebbero fermi e silenziosi! Ci vorrebbero ancora più piegati ai loro giochi, alle loro logiche di dominio e schiavitù.
Uno stato entrato anni fa in crisi e ancora immerso nella merda non può che temere l'esplodere della rabbia di tutti coloro che tiene schiacciati e ai quali vorrebbe far pagare tutto. Non può che temere che gli sfruttati di questo paese possano continuare a conoscersi, a incontrarsi per tessere legami che li portino a lottare insieme.
E per questo i servi in divisa allontanano altre due persone da Bologna.
Sperano di creare l'autunno, ma il seme della ribellione non si soffoca... anche se può stentare ad aprirsi un varco fra strati di foglie secche col tempo pianta le radici.

Solidarietà con Anna e Guido!

Solidarietà con tutti coloro che ogni giorno, in ogni parte del mondo, subiscono la violenza dello stato e imperterriti continuano a lottare contro essa!



http://www.informa-azione.info/bologna_nuovi_fogli_di_via_solidariet%C3%A0_per_anna_e_guido

mercoledì 28 dicembre 2011

Bologna, 12 dicembre: processo non accidentale alle anarchiche e agli 
anarchici


Nel 42° anniversario dell’orrenda strage di Piazza Fontana, che i tribunali 
italiani hanno decretato essere senza responsabili, a Bologna comincerà il 
processo alle compagne e ai compagni anarchici del Centro di documentazione 
Fuoriluogo.

Poco importa che quella data sia uno scherzo del destino o una coincidenza non 
casuale: rilevante è che, a distanza di quarant’anni, lo Stato capovolga la 
storia portando sul banco degli imputati compagne e compagni che si sono spesi 
generosamente nelle lotte contro lo sfruttamento, le nocività e i Cie-lager 
della democrazia.

L’attacco alle compagne e ai compagni di Fuoriluogo, accusati 
di “associazione per delinquere”, oltre ad essere un’operazione sporca e 
manipolatoria è anche un segnale chiaro a tutte e tutti coloro che si 
riuniscono in collettivi e gruppi informali per contrastare lo stato di cose 
esistente.

Come compagne, femministe e lesbiche ci schieriamo apertamente dalla parte di 
Fuoriluogo

- perché con queste compagne e questi compagni abbiamo condiviso un tratto di 
percorso nella lotta contro i Cie, nel pieno rispetto delle reciproche 
specificità e senza dover fronteggiare alcun tentativo di egemonia;

- perché per noi la vera associazione criminale è quella di chi devasta, 
saccheggia, militarizza e bombarda le vite e i territori in nome del profitto e 
degli interessi di pochi;

- perché siamo consapevoli del nostro essere “fuorilegge” nel momento in cui 
abbiamo scelto di contrastare, senza mediazione alcuna, la violenza patriarcale 
dello Stato, dei suoi apparati e dei suoi servitori in divisa;

- perché non ci interessano né la spartizione del potere né le briciole 
istituzionali offerte alle donne per addomesticarle e farle complici di un 
sistema fondato sull’ingiustizia di classe e sul suprematismo razziale;

- perché sappiamo che la montatura orchestrata ai danni delle/dei Fuoriluogo è 
la prova generale della gestione repressiva del conflitto sociale che va 
allargandosi e radicalizzandosi, una gestione repressiva che non risparmierà 
nessuna/o e davanti alla quale è eticamente urgente prendere una posizione 
netta ed esprimere solidarietà attiva a chi ne è attualmente colpita/o;

- perché, come donne autodeterminate, conosciamo fin troppo bene la strategia di 
intimidazione, criminalizzazione e repressione di chi non accetta di piegarsi 
alle norme dominanti: la storia delle caccia alle streghe e dell’internamento 
delle donne ribelli ne è testimonianza.

A tutto questo vogliamo anche aggiungere il nostro disgusto nei confronti 
delle infami operazioni giornalistiche che hanno sostenuto l’operazione 
giudiziaria contro le/i Fuoriluogo. Innanzitutto da parte di quei pennivendoli 
che, all’indomani delle perquisizioni e degli arresti, di una compagna che 
apprezziamo e stimiamo ne hanno fatto un ritratto volutamente caricaturale e 
perverso, proprio in quanto donna e donna “matura”. E poi anche da parte dell’
Espresso che, con il pretesto di un’inchiesta sui “black bloc”, ha ritratto 
le/i Fuoriluogo come un gruppo di fanatici squadristi, razzisti e sessisti, 
allo scopo di delegittimare e screditare con l’infamia non solo questi compagni 
e compagne, ma anche chi, come noi femministe e lesbiche, ne ha condiviso un 
tratto di strada.

Il 12 dicembre saremo in piazza a Bologna, al fianco delle compagne e dei 
compagni di Fuoriluogo e facciamo appello alle compagne, femministe e lesbiche 
che lottano contro le gabbie e le violenze dello Stato patriarcale perché 
partecipino al presidio indetto in piazza del Nettuno a Bologna a partire dalle 
ore 10.00 – o, in alternativa, ad organizzare nei propri territori iniziative 
di solidarietà con le/i processati e contro questo sistema di profonda 
ingiustizia sociale, di repressione e di controllo.

Noinonsiamocomplici

Coordinamenta femminista e lesbica di collettivi e singole-Roma

Collettivo Femminista Magliana-Roma

GLF- Gruppo di lavoro femminista-Roma contro i Cie e contro il controllo sociale

Alcune compagne milanesi



(leggi qui il comunicato Il 12 dicembre 2011 lo Stato processa gli anarchici, con gli appuntamenti bolognesi)

http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2011/12/08/bologna-12-dicembre-processo-non-accidentale-alle-anarchiche-e-agli-%E2%80%A8anarchici/#more-848


--Bologna - Il 12 dicembre lo Stato processa gli anarchici

IL 12 DICEMBRE 2011 LO STATO PROCESSA GLI ANARCHICI

Orchestrata dalla collaborazione tra Ministero degli Interni, Eni e Procura di Bologna nella persona della pm Morena Plazzi e messa in atto dalla digos bolognese, l’operazione repressiva scattata nello scorso aprile contro 27 persone arriva all’udienza di rinvio a giudizio.

All’alba del 6 aprile i servi dello Stato hanno invaso le nostre case alla ricerca di prove ed espedienti per incarcerarci e dividerci, accusandoci di associazione a delinquere con finalità eversiva. Subito sono scattati gli arresti preventivi e altri provvedimenti cautelari e il sequestro dello Spazio di Documentazione Fuoriluogo. Nei mesi successivi sbirri e procura hanno continuato a colpire chi si è mostrato solidale offrendo spazi e supporto e non si è lasciato intimidire dalla violenza della repressione.

Ma cosa ci contestano?
Ci dicono che i nostri rapporti, i nostri spazi, le nostre pratiche e le nostre idee sono i fondamenti di un’associazione a delinquere. Tengono in piedi il loro castello accusatorio sulla base di reati quali resistenze, danneggiamenti, manifestazioni e presidi non autorizzati, i soliti capi di imputazione che gravano sulle spalle di chi porta avanti delle lotte.

Perché un’associazione a delinquere?
Perché lo Stato ha bisogno di trovare un espediente giudiziario per contenere la rabbia di tanti confinandola a pochi, creando separazione tra buoni e cattivi e addossandoci categorizzazioni gerarchiche a noi estranee.

Chi vuole intensamente godere della libertà, riuscire ad assaporarla e a condividerla, chi vuole continuare a lottare senza compromessi contro un mondo sempre più marcio fatto di gerarchie e denaro, si troverà sempre di fronte a un’uniforme pronta a impedirglielo ma incontrerà anche tanti appassionati rapporti di complice affinità.
Soprattutto in tempi di crisi come quelli attuali, in cui è sempre più palese che il capitalismo non ha veramente più nulla da offrire, si verificano esplosioni di rabbia e le possibilità di rivolta tornano ad essere anche qui da noi una minaccia, l’allusione a voler godere appieno della propria libertà diventa pericolosa per chi ha da mantenere i propri privilegi e ancora una volta viene processata.

Il 12 dicembre 2011, anniversario della strage di Stato di piazza Fontana, lo Stato processa gli anarchici.


LUNEDÌ 12 DICEMBRE 2011
ORE 10.00: PRESIDIO IN SOLIDARIETÁ CON GLI IMPUTATI in PIAZZA DEL NETTUNO
ORE 17.00: ASSEMBLEA PUBBLICA SULL'ATTUALE SITUAZIONE REPRESSIVA ED IL CONTESTO SOCIALE IN CUI É INSERITA presso il CIRCOLO IQBAL MASIH (via della Barca 24/3, bus 14 fermata Barca)

http://www.informa-azione.info/bologna_il_12_dicembre_lo_stato_processa_gli_anarchici

venerdì 16 dicembre 2011

Italia: Fede y Mattia adsueltos + texto Negar todo arrepentimiento


Traducimos de lxs compas Fede y Mattia el texto que titularon como “negar todo arrepentimiento”, si no recuerdan Fede y Mattia fueron detenidos en Junio portando objetos que presumían artefactos explosivos o incendiarios luego de esto los mantuvieron varios días en prisión y posteriormente fueron dejados en libertad condicional a espera del juicio, el juicio empezó el 28 de noviembre el mismo día que por chile inicio el juicio del “caso bombas”, luego de unos días los compás quedaron absueltos de todo cargo, para esos días Fede publico el texto fragmento que aun no se encuentra en español y que con el tiempo intentaremos traducir, pero dejamos el link en culmine para que lxs que entiendan lo puedan leer y si se toman el trabajo de traducirlo lo podrían enviar ya que son textos muy interesantes.

http://culmine.noblogs.org/2011/11/30/en-federico-buono-fragment/

Viva la anarquia, 16 de diciembre del 2011

Finaliza el Juicio: Absueltos Mattia y Fede

Hoy, jueves 1 de diciembre, Mattia y Fede fueron absueltos porque “el hecho no subsiste” de los cargos de posesión y transporte de material explosivo, hecho por el cual fueron arrestados el 15 de junio de este año en Milán. Durante la audiencia del lunes, 28 de noviembre, el fiscal pidió para ambos una condena de dos años de prisión sin libertad condicional.

Negar todo arrepentimiento

Este texto es anterior a “Una ruptura de las infinitas posibilidades“

http://vivalaanarquia.espivblogs.net/?p=9130


Yo quiero subrayar esto, para no crear confusión en las personas que lean, porque mi elección de la “ruptura política” ha llegado después de un largo reencuentro con el compañero Mattia, y con la “distancia” creada en el campo de una “postura”, y ha fijado de una manera consecuente el curso de los acontecimientos. Añadir una premisa en el campo de la opción política es fundamental, porque a priori se excluye el acto de la censura que no proporciona una comparación/confrontación. Quería volver a editar y traducir este texto porque considero que es una herramienta válida basada sobre opciones antijurídicas. “»

Federico Buono

* * *

Mattia y Fede – Negar todo arrepentimiento

Sin un movimiento propio de voluntad indomable, nos vemos abrumados por los acontecimientos que no se detienen ante nosotros, sin la capacidad de traducir en términos de oposición lo que vivimos. El miedo lo hace “por dueño” y anula la menor duda acerca de lo que el tribunal del orden constituido alza contra los que se rebelan: las sentencias proporcionan y delinean la cruda realidad y las “claves” ofrecen la seguridad de la pena, que reduce a un sujeto pensante en un sujeto sometido por el castigo en una celda oscura. Las paredes estrechas, con un límite sin horizonte implementan la circunscripción de sus deseos convertidos en una pesadilla existencial. La rebelión interior que habitaba en las profundidades de nuestra vida interior está destruida y es arrastrada en fragmentos de naturaleza enajenada.

El veneno inyectado por una estructura represiva está compuesto de elementos y fundamentos para reducir, en términos de una sumisión voluntaria, a los individuos, y por su propia voluntad tener un arma esencial.

Este “veneno” penetra hasta el fondo yendo a erosionar lentamente, menos seguramente su existencial “experiencia”. Día tras día, el “poder de la negación” inherente en un sujeto revolucionario se deteriora en favor de una “entrega” en un quebranto continuo de sus instintos vitales.

Caer en manos del enemigo muestra la desestabilización de la represión que en un instante se hizo su vida, hecha de una clara certeza de inseguridad. Esta “certeza” compuesta por una gran capacidad estática emocional colapsa cuando la estructura que sostiene entra en contacto con un organismo que construye su propio dominio. Un registro del “bisturí” del tranquilo consentimiento determina el ajuste yendo a la influencia coactiva en el alambre de púas de su propia conciencia.

El curso de los acontecimientos cierra las opciones en las declaraciones acerca de sí mismos, como apretando las esposas en sus muñecas. Esta “brecha” hunde la conciencia de uno dentro de una negación brutal en un único camino en opciones de actuación política. Más profunda es la brecha, más grande es la caída en un torbellino de transposición esquizofrénica de la significación revolucionaria y subjetiva: “reaccionar” ante lo que viene en contra, en términos de represión, sólo sirve para reprimir sus propios actos y define su experiencia existencial.

La mente penetra en el momento en que el cuerpo se ha convertido en un preso, cualquiera que sea el punto de vista enmarcado en un torbellino de pensamientos que colapsan en contacto con las estructuras de poder que van a ocluir con nuestros espacios de vida. “Actuar” al revés perturba esta “reacción” y barre/distorsiona las debilidades que limitan el camino revolucionario, cancelando cualquier consentimiento dado por la convivencia civil.

Actuar significa dotarse con una subjetividad inherente de potencial ofensivo. El

poder creciente expande nuestro ser en oposición a las normas dominantes y en la superación y en la negativa a reconocer las doctrinas fundamentales requeridas por el poder. Al “caer” en manos del enemigo, las herramientas conocidas son necesarias en una forma de propulsión a fin de no ceder con los intentos del enemigo para subordinar al individuo. No rendirse ante el chantaje cuando estamos presos es y debe ser la clave para continuar, a pesar de los límites físicos y mentales de la propia prisión, un camino revolucionario.

“No someterse a un interrogatorio, negarse radicalmente a toda la práctica jurídico-servil e recriminatoria, significa negarse a apoyar no sólo a las reglas del juego democrático, poniendo de relieve lo que es el Estado, sino también significa negarse a soportar la edipizzazione(1) por el magistrado en deber. Restableciendo la distancia correcta entre el Estado y nosotros, sus enemigos irreconciliables “.

P. Porcu

Ser enemigos irreductibles de aquellos que se erigen como juez, de los que se consideran acusadores y de todos aquellos que “representan” el dominio abrumador del sistema, rompe con la debilidad inherente del apego en un entendimiento consensual de la relación con la “sociedad del orden”, que utiliza una doctrina basada en leyes y en la atenuación de la vía revolucionaria personal y no en la oposición en el camino de negación. Experimentar el ataque contra el orden establecido significa dar un paso más en una búsqueda continua de radicalismo impetuoso. Llevando esta negación y prospección de la acción revolucionaria constante e intransigente en estos momentos sin dudas ni mentiras, incluso ante un funesto tribunal.

“Estamos abalanzándonos sobre el enemigo para dar la vuelta al reloj de arena del tiempo, esperando el momento de la explosión y dejar salir nuestro tiempo antiautoritario. Haciendo más difícil la guerra siguiendo la evolución de nuestro enemigo y tratando de encontrar sus vulnerabilidades para preparar el siguiente disparo. Esta es la forma en que decidimos movernos y vivir.”

Anular todos los puntos de contacto con el enemigo, no significa renunciar a las limitaciones impuestas y no subordinarse a aceptar nuestro propio papel impuesto de víctima del sacrificio. Disminuir la visión dualista certificada por normas de conducta de aceptación decidida por los tribunales del orden se supone que está en un ritmo constante de rebelión contra todas las formas de la permanente postura democrática.

La negación de todos los “arrepentimientos” se ponen en el acto de esta negativa, que es el significado oculto que determina las opciones en un contexto revolucionario que se producen en la sociedad del agobiante dominio.

Mattia y Fede

(1) – Edipo es un personaje mitológico griego que muestra el papel del arrepentido. Él es también el hombre que resuelve los enigmas de la Esfinge. Después de haber maldecido a sus hijos y llevar a cabo el asesinato de su padre, se arrepiente en el bosque de las Erinnies: diosas aladas que afectan a los delincuentes con el remordimiento y la consola de los arrepentidos. Edipo se entregó él mismo, actuando de esa manera, consumaba la profecía. A partir de aquí la palabra “edipizzare”, o en otras palabras, Edipo.

Para ver el texto en ingles: Negar todo arrenpentimiento, Deny every repentance

raducimos de lxs compas Fede y Mattia el texto que titularon como “negar todo arrepentimiento”, si no recuerdan Fede y Mattia fueron detenidos en Junio portando objetos que presumían artefactos explosivos o incendiarios luego de esto los mantuvieron varios días en prisión y posteriormente fueron dejados en libertad condicional a espera del juicio, el juicio empezó el 28 de noviembre el mismo día que por chile inicio el juicio del “caso bombas”, luego de unos días los compás quedaron absueltos de todo cargo, para esos días Fede publico el texto fragmento ( ingles: http://culmine.noblogs.org/2011/11/30/en-federico-buono-fragment/
que aun no se encuentra en español y que con el tiempo intentaremos traducir, pero dejamos el link en culmine para que lxs que entiendan lo puedan leer y si se toman el trabajo de traducirlo lo podrían enviar ya que son textos muy interesantes.

El texto Negar todo arrenpentimiento se encuentra en http://culmine.noblogs.org/2011/10/25/re-edited-text-deny-every-repentance/

Viva la anarquia, 16 de diciembre del 2011

Noticia sobre el final del juicio: Absueltos Mattia y Fede

Hoy, jueves 1 de diciembre, Mattia y Fede fueron absueltos porque "el hecho no subsiste" de los cargos de posesión y transporte de material explosivo, hecho por el cual fueron arrestados el 15 de junio de este año en Milán. Durante la audiencia del lunes, 28 de noviembre, el fiscal pidió para ambos una condena de dos años de prisión sin libertad condicional.

«" Este texto es anterior a "Una ruptura de las infinitas posibilidades" (http://vivalaanarquia.espivblogs.net/?p=9130)
. Yo quiero subrayar esto, para no crear confusión en las personas que lean, porque mi elección de la "ruptura política" ha llegado después de un largo reencuentro con el compañero Mattia, y con la "distancia" creada en el campo de una "postura", y ha fijado de una manera consecuente el curso de los acontecimientos. Añadir una premisa en el campo de la opción política es fundamental, porque a priori se excluye el acto de la censura que no proporciona una comparación/confrontación. Quería volver a editar y traducir este texto porque considero que es una herramienta válida basada sobre opciones antijurídicas. "»

Federico Buono

* * *

Mattia y Fede - Negar todo arrepentimiento

Sin un movimiento propio de voluntad indomable, nos vemos abrumados por los acontecimientos que no se detienen ante nosotros, sin la capacidad de traducir en términos de oposición lo que vivimos. El miedo lo hace "por dueño" y anula la menor duda acerca de lo que el tribunal del orden constituido alza contra los que se rebelan: las sentencias proporcionan y delinean la cruda realidad y las "claves" ofrecen la seguridad de la pena, que reduce a un sujeto pensante en un sujeto sometido por el castigo en una celda oscura. Las paredes estrechas, con un límite sin horizonte implementan la circunscripción de sus deseos convertidos en una pesadilla existencial. La rebelión interior que habitaba en las profundidades de nuestra vida interior está destruida y es arrastrada en fragmentos de naturaleza enajenada.

El veneno inyectado por una estructura represiva está compuesto de elementos y fundamentos para reducir, en términos de una sumisión voluntaria, a los individuos, y por su propia voluntad tener un arma esencial.

Este "veneno" penetra hasta el fondo yendo a erosionar lentamente, menos seguramente su existencial "experiencia". Día tras día, el "poder de la negación" inherente en un sujeto revolucionario se deteriora en favor de una "entrega" en un quebranto continuo de sus instintos vitales.

Caer en manos del enemigo muestra la desestabilización de la represión que en un instante se hizo su vida, hecha de una clara certeza de inseguridad. Esta "certeza" compuesta por una gran capacidad estática emocional colapsa cuando la estructura que sostiene entra en contacto con un organismo que construye su propio dominio. Un registro del "bisturí" del tranquilo consentimiento determina el ajuste yendo a la influencia coactiva en el alambre de púas de su propia conciencia.

El curso de los acontecimientos cierra las opciones en las declaraciones acerca de sí mismos, como apretando las esposas en sus muñecas. Esta "brecha" hunde la conciencia de uno dentro de una negación brutal en un único camino en opciones de actuación política. Más profunda es la brecha, más grande es la caída en un torbellino de transposición esquizofrénica de la significación revolucionaria y subjetiva: "reaccionar" ante lo que viene en contra, en términos de represión, sólo sirve para reprimir sus propios actos y define su experiencia existencial.

La mente penetra en el momento en que el cuerpo se ha convertido en un preso, cualquiera que sea el punto de vista enmarcado en un torbellino de pensamientos que colapsan en contacto con las estructuras de poder que van a ocluir con nuestros espacios de vida. “Actuar” al revés perturba esta "reacción" y barre/distorsiona las debilidades que limitan el camino revolucionario, cancelando cualquier consentimiento dado por la convivencia civil.

Actuar significa dotarse con una subjetividad inherente de potencial ofensivo. El
poder creciente expande nuestro ser en oposición a las normas dominantes y en la superación y en la negativa a reconocer las doctrinas fundamentales requeridas por el poder. Al "caer" en manos del enemigo, las herramientas conocidas son necesarias en una forma de propulsión a fin de no ceder con los intentos del enemigo para subordinar al individuo. No rendirse ante el chantaje cuando estamos presos es y debe ser la clave para continuar, a pesar de los límites físicos y mentales de la propia prisión, un camino revolucionario.

"No someterse a un interrogatorio, negarse radicalmente a toda la práctica jurídico-servil e recriminatoria, significa negarse a apoyar no sólo a las reglas del juego democrático, poniendo de relieve lo que es el Estado, sino también significa negarse a soportar la edipizzazione(1) por el magistrado en deber. Restableciendo la distancia correcta entre el Estado y nosotros, sus enemigos irreconciliables ".

P. Porcu

Ser enemigos irreductibles de aquellos que se erigen como juez, de los que se consideran acusadores y de todos aquellos que "representan" el dominio abrumador del sistema, rompe con la debilidad inherente del apego en un entendimiento consensual de la relación con la "sociedad del orden", que utiliza una doctrina basada en leyes y en la atenuación de la vía revolucionaria personal y no en la oposición en el camino de negación. Experimentar el ataque contra el orden establecido significa dar un paso más en una búsqueda continua de radicalismo impetuoso. Llevando esta negación y prospección de la acción revolucionaria constante e intransigente en estos momentos sin dudas ni mentiras, incluso ante un funesto tribunal.

"Estamos abalanzándonos sobre el enemigo para dar la vuelta al reloj de arena del tiempo, esperando el momento de la explosión y dejar salir nuestro tiempo antiautoritario. Haciendo más difícil la guerra siguiendo la evolución de nuestro enemigo y tratando de encontrar sus vulnerabilidades para preparar el siguiente disparo. Esta es la forma en que decidimos movernos y vivir."

Anular todos los puntos de contacto con el enemigo, no significa renunciar a las limitaciones impuestas y no subordinarse a aceptar nuestro propio papel impuesto de víctima del sacrificio. Disminuir la visión dualista certificada por normas de conducta de aceptación decidida por los tribunales del orden se supone que está en un ritmo constante de rebelión contra todas las formas de la permanente postura democrática.

La negación de todos los "arrepentimientos" se ponen en el acto de esta negativa, que es el significado oculto que determina las opciones en un contexto revolucionario que se producen en la sociedad del agobiante dominio.

Mattia y Fede

(1) - Edipo es un personaje mitológico griego que muestra el papel del arrepentido. Él es también el hombre que resuelve los enigmas de la Esfinge. Después de haber maldecido a sus hijos y llevar a cabo el asesinato de su padre, se arrepiente en el bosque de las Erinnies: diosas aladas que afectan a los delincuentes con el remordimiento y la consola de los arrepentidos. Edipo se entregó él mismo, actuando de esa manera, consumaba la profecía. A partir de aquí la palabra "edipizzare", o en otras palabras, Edipo.



http://vivalaanarquia.espivblogs.net/?p=10198#more-10198

martedì 13 dicembre 2011

Comunicati di solidarietà con anarchiche e anarchici sotto processo a Bologna il 12/12/11 [aggiornato]


Bologna, 12 dicembre: processo non accidentale alle anarchiche e agli 
anarchici

Nel 42° anniversario dell’orrenda strage di Piazza Fontana, che i tribunali 
italiani hanno decretato essere senza responsabili, a Bologna comincerà il 
processo alle compagne e ai compagni anarchici del Centro di documentazione 
Fuoriluogo.

Poco importa che quella data sia uno scherzo del destino o una coincidenza non 
casuale: rilevante è che, a distanza di quarant’anni, lo Stato capovolga la 
storia portando sul banco degli imputati compagne e compagni che si sono spesi 
generosamente nelle lotte contro lo sfruttamento, le nocività e i Cie-lager 
della democrazia.

L’attacco alle compagne e ai compagni di Fuoriluogo, accusati 
di “associazione per delinquere”, oltre ad essere un’operazione sporca e 
manipolatoria è anche un segnale chiaro a tutte e tutti coloro che si 
riuniscono in collettivi e gruppi informali per contrastare lo stato di cose 
esistente.

Come compagne, femministe e lesbiche ci schieriamo apertamente dalla parte di 
Fuoriluogo

- perché con queste compagne e questi compagni abbiamo condiviso un tratto di 
percorso nella lotta contro i Cie, nel pieno rispetto delle reciproche 
specificità e senza dover fronteggiare alcun tentativo di egemonia;

- perché per noi la vera associazione criminale è quella di chi devasta, 
saccheggia, militarizza e bombarda le vite e i territori in nome del profitto e 
degli interessi di pochi;

- perché siamo consapevoli del nostro essere “fuorilegge” nel momento in cui 
abbiamo scelto di contrastare, senza mediazione alcuna, la violenza patriarcale 
dello Stato, dei suoi apparati e dei suoi servitori in divisa;

- perché non ci interessano né la spartizione del potere né le briciole 
istituzionali offerte alle donne per addomesticarle e farle complici di un 
sistema fondato sull’ingiustizia di classe e sul suprematismo razziale;

- perché sappiamo che la montatura orchestrata ai danni delle/dei Fuoriluogo è 
la prova generale della gestione repressiva del conflitto sociale che va 
allargandosi e radicalizzandosi, una gestione repressiva che non risparmierà 
nessuna/o e davanti alla quale è eticamente urgente prendere una posizione 
netta ed esprimere solidarietà attiva a chi ne è attualmente colpita/o;

- perché, come donne autodeterminate, conosciamo fin troppo bene la strategia di 
intimidazione, criminalizzazione e repressione di chi non accetta di piegarsi 
alle norme dominanti: la storia delle caccia alle streghe e dell’internamento 
delle donne ribelli ne è testimonianza.

A tutto questo vogliamo anche aggiungere il nostro disgusto nei confronti 
delle infami operazioni giornalistiche che hanno sostenuto l’operazione 
giudiziaria contro le/i Fuoriluogo. Innanzitutto da parte di quei pennivendoli 
che, all’indomani delle perquisizioni e degli arresti, di una compagna che 
apprezziamo e stimiamo ne hanno fatto un ritratto volutamente caricaturale e 
perverso, proprio in quanto donna e donna “matura”. E poi anche da parte dell’
Espresso che, con il pretesto di un’inchiesta sui “black bloc”, ha ritratto 
le/i Fuoriluogo come un gruppo di fanatici squadristi, razzisti e sessisti, 
allo scopo di delegittimare e screditare con l’infamia non solo questi compagni 
e compagne, ma anche chi, come noi femministe e lesbiche, ne ha condiviso un 
tratto di strada.

Il 12 dicembre saremo in piazza a Bologna, al fianco delle compagne e dei 
compagni di Fuoriluogo e facciamo appello alle compagne, femministe e lesbiche 
che lottano contro le gabbie e le violenze dello Stato patriarcale perché 
partecipino al presidio indetto in piazza del Nettuno a Bologna a partire dalle 
ore 10.00 – o, in alternativa, ad organizzare nei propri territori iniziative 
di solidarietà con le/i processati e contro questo sistema di profonda 
ingiustizia sociale, di repressione e di controllo.

http://www.informa-azione.info/bo_fi_4_giorni_di_mobilitazione_in_solidariet%C3%A0_con_gli_anarchici_sotto_processo


Noinonsiamocomplici

Coordinamenta femminista e lesbica di collettivi e singole-Roma

Collettivo Femminista Magliana-Roma

GLF- Gruppo di lavoro femminista-Roma contro i Cie e contro il controllo sociale

Alcune compagne milanesi






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12 DICEMBRE 1969-2011:
LA GIUSTIZIA NON ESISTE IN UN SISTEMA DI POTERE

Già il 12 Dicembre 1969 a Milano furono accusati gli anarchici per la strage di piazza Fontana, portando alla morte “accidentale” di Pinelli, defenestrato dagli uffici della questura .
Oggi come allora, il 12 dicembre 2011, lo stato si appresta a processare dei ragazzi di Bologna per un’associazione a delinquere con finalità eversiva dell’ordine democratico.
GLI ANNI PASSANO, IL CLICHÈ DELL’ANARCHICO = TERRORISTA RESTA.
I reati contestati sono resistenze, danneggiamenti, manifestazioni e presidi non autorizzati; e cioè, nella pratica: presidi davanti a Cie e Carceri, manifestazioni antifasciste, lotte contro le nocività, iniziative di controinfomazione ( volantinaggi, presentazioni di libri e video, iniziative in piazza, ... ).
Chiunque è solidale con chi è in carcere, con i migranti, chi non crede in questa democrazia costruita su frontiere, prigioni e fascismi di vario tipo e osa alzare la testa viene considerato terrorista.

MA CHI È OGGI COME IERI IL VERO TERRORISTA?
Il “suicidio” di Pinelli non è il primo né l’ultimo della lunga lista di omicidi di stato, che passa dalle bombe nelle piazze dell’Italia degli anni settanta, alle morti nelle carceri e nelle questure, ai naufragi provocati dalla politica di “accoglienza”-respingimento sull’immigrazione, agli stupri, pestaggi e decessi nei CIE, alle tante morti sul lavoro. Questi non sono certo episodi isolati dovuti a poche mele marce, ma la consuetudine di un sistema di potere.

A FRONTE DI TUTTO CIÒ IL VERO TERRORISTA È LO STATO CHE:
• in nome del delirio securitario nella rossa Bologna mette democraticamente i sigilli allo spazio di documentazione Fuoriluogo, spazio di incontro e discussione al di fuori di logiche commerciali e autoritarie;
• in nome del progresso militarizza intere valli e territori, togliendoli alla popolazione, per consegnarli a speculatori che le devastano per farne profitto (dal Tav, alle discariche in Campania, alle città );
• in nome della democrazia bombarda popolazioni intere nascondendo sempre i soliti interessi economici.

Carcerazioni preventive, sorveglianza speciale controlli soffocanti sono ormai la norma di un sistema sempre più diseguale e volto solo alla difesa degli interessi delle classi dominanti, banche e speculatori , che ha cambiato solo la maschera rispetto agli anni della strategia della tensione.
Oggi, fogli di via, divieti di dimora e altri provvedimenti che privano della libertà sono l’attuazione di uno stato di polizia.

Scopo della repressione è uniformarci, è il controllo e la demonizzazione del diverso, è trovare un capro espiatorio con cui distogliere l’attenzione rispetto ai veri responsabili di tutta la merda di questo sistema.
L’anarchico spaventa perchè la spontaneità, la libertà e la diversità, non si possono controllare, uniformare né omologare, quindi lo si isola, lo si processa, e quando si può lo si butta giù dalla finestra.


DAVANTI A TUTTO CIÒ STARE A GUARDARE COME SPETTATORI SILENTI RENDE COMPLICI

OGGI COME IERI TERRORISTA È LO STATO
SOLIDARIETÀ A CHI SI RIBELLE ED AGLI INGUAIATI CON LA LEGGE!




Anarchiche/ci a Bergamo

http://www.informa-azione.info/comunicato_di_solidariet%C3%A0_con_anarchiche_e_anarchici_sotto_processo_a_bologna_il_121211

mercoledì 30 novembre 2011

Bologna – IL 12 DICEMBRE 2011 LO STATO PROCESSA GLI ANARCHICI


Orchestrata dalla collaborazione tra Ministero degli Interni, Eni e Procura di Bologna nella persona della pm Morena Plazzi e messa in atto dalla digos bolognese, l’operazione repressiva scattata nello scorso aprile contro 27 persone arriva all’udienza di rinvio a giudizio.

All’alba del 6 aprile i servi dello Stato hanno invaso le nostre case alla ricerca di prove ed espedienti per incarcerarci e dividerci, accusandoci di associazione a delinquere con finalità eversiva. Subito sono scattati gli arresti preventivi e altri provvedimenti cautelari e il sequestro dello Spazio di Documentazione Fuoriluogo. Nei mesi successivi sbirri e procura hanno continuato a colpire chi si è mostrato solidale offrendo spazi e supporto e non si è lasciato intimidire dalla violenza della repressione.

Ma cosa ci contestano?

Ci dicono che i nostri rapporti, i nostri spazi, le nostre pratiche e le nostre idee sono i fondamenti di un’associazione a delinquere. Tengono in piedi il loro castello accusatorio sulla base di reati quali resistenze, danneggiamenti, manifestazioni e presidi non autorizzati, i soliti capi di imputazione che gravano sulle spalle di chi porta avanti delle lotte.

Perché un’associazione a delinquere?

Perché lo Stato ha bisogno di trovare un espediente giudiziario per contenere la rabbia di tanti confinandola a pochi, creando separazione tra buoni e cattivi e addossandoci categorizzazioni gerarchiche a noi estranee.

Chi vuole intensamente godere della libertà, riuscire ad assaporarla e a condividerla, chi vuole continuare a lottare senza compromessi contro un mondo sempre più marcio fatto di gerarchie e denaro, si troverà sempre di fronte a un’uniforme pronta a impedirglielo ma incontrerà anche tanti appassionati rapporti di complice affinità. Soprattutto in tempi di crisi come quelli attuali, in cui è sempre più palese che il capitalismo non ha veramente più nulla da offrire, si verificano esplosioni di rabbia e le possibilità di rivolta tornano ad essere anche qui da noi una minaccia, l’allusione a voler godere appieno della propria libertà diventa pericolosa per chi ha da mantenere i propri privilegi e ancora una volta viene processata.

Il 12 dicembre 2011, anniversario della strage di Stato di piazza Fontana, lo Stato processa gli anarchici.

LUNEDÌ 12 DICEMBRE 2011

ORE 10.00: PRESIDIO IN SOLIDARIETÁ CON GLI IMPUTATI in PIAZZA DEL NETTUNO

ORE 17.00: ASSEMBLEA PUBBLICA SULL’ATTUALE SITUAZIONE REPRESSIVA ED IL CONTESTO SOCIALE IN CUI É INSERITA presso il CIRCOLO IQBAL MASIH (via della Barca 24/3, bus 14 fermata Barca)

http://culmine.noblogs.org/?p=11940#more-11940

martedì 15 novembre 2011

Squalid press releases… Opportunistically orchestrated (Italy & beyond)


Translated from informa-azione.

http://www.informa-azione.info/


From terrorists to repugnant individuals, the words used by the press to describe anarchists may change but the substance of the police operations against them remains the same. In a time when growing social uneasiness is swinging between the possibility to stir conflicts against those responsible for total exploitation and the risk of generating a great number of little wars among the poor, it is important for politicians and bosses to spread the idea that those who oppose the misery of the present are worthless madcap people who are threatening everybody’s ‘security’.

The word ‘terrorist’ has served this purpose for a long time by distorting the meaning of the struggles. In spite of the obsessive use of this epithet it has never been difficult to sent the accusation back to its sender and expose the nature of the real producers of global terror. However, the abuse of this word has diminished its evocative power and, consequently, the ability to see the responsibilities of the powerful, thus concealing the reasons of those who attack the interests of capital.

Perhaps this is why the portrait of those who are struggling against the horrors of capitalism is taking on different shapes. After the clashes of the 15th October in Rome, it seems that the journalists of the regime are developing the idea that those who oppose the authority’s violence with violence are animated by blind and meaningless anger.

http://325.nostate.net/?p=3317

The most outstanding and shameless example of this is offered by an article recently published by the weekly ‘L’Espresso’, signed by Lirio Abbate and promptly picked by the TV show ‘I fatti vostri [Your business]’ (that’s it!) on RAI 2 channel.

In this article some anarchists of Bologna, charged with organized crime and for this reason put in jail for a few months, are described as individuals with squalid squad tendencies who would plan attacks against homosexuals or harmless Pakistanis and be ready to throw acid on the faces of Muslim women. It doesn’t matter that most of the charges against them are due to initiatives against migrant detention centres and in solidarity with the immigrants locked up in there. Rather than pointing out this contradiction, which could weaken the lies told by the servant journalists, this very contradiction is being used to strengthen the depiction of completely unreliable individuals who would carry out meaningless actions, pushed by repugnant feelings. The ‘dangerous’ links between anarchists and immigrants, established during years of struggles and initiatives, must be broken.

http://325.nostate.net/?tag=bologna

Moreover, in times pregnant with tensions that could blow up at any moment even in this country, anarchist ideas and practices run the risk of becoming dangerously attractive and understandable by the majority. Therefore the guardians of social order are stirring the idea that the only possible alternative to social misery is a reactionary war of everybody against everybody.

Anarchists have always been on the side of the exploited in struggle and ready for conflict throughout the years. By presenting them as individuals animated by the worst racist feelings, power is nourishing the idea of the ineluctability of this world. The authorities think they are dealing with idiotic men and women, who will believe whatever they are told.

Beyond the disgust we feel while reporting this media rubbish worth prestigious awards, we think we should reflect on these repressive outcomes and then engage in a thorough discussion.

Now that the river is in full spate they are trying to divert the waters of a furious rivulet.

From Bologna.

-

Translator’s note

It comes as no surprise that journalists, the most faithful servants of power, love to produce disgusting reports, especially when they deal with rebels and anarchist comrades. The article of ‘L’Espresso’ mentioned in the leaflet is just one of countless examples of journalistic rubbish, and in this case it is so repulsive that it deserves no attention.

It can be interesting to flip through newspapers sometimes, but what the vultures of the press, fuck them, have to say about our comrades is totally irrelevant. To hell with it. Fuoriluogo, a beautiful anarchist place in Bologna, was raided and closed down by the cops in April, and six comrades were jailed for about five months. Recently released on bail under restrictions, these comrades and a number of others will face trial soon. We must be close to them at a time when they risk heavy sentences for having always denounced power and all its servants, for having always struggled for freedom and against exploitation with generosity and tenacity. Solidarity with them should come from everywhere, with any means, because when our comrades are hit by repression, no matter where, we are all under attack.

Let’s leave the rubbish to the journalists.

B.pd


http://325.nostate.net/?tag=fuoriluogo

http://325.nostate.net/?p=3505#more-3505

venerdì 4 novembre 2011

Bologna - Rigettata richiesta di sorveglianza speciale per Martino


Bologna - Rigettata richiesta di sorveglianza speciale per Martino

Il 2 novembre abbiamo saputo che il tribunale di Bologna non ha accolto la "proposta" di sorveglianza speciale per Martino. Bene così!

http://www.informa-azione.info/bologna_rigettata_richiesta_di_sorveglianza_speciale_per_martino

martedì 25 ottobre 2011

Re-edited text: Deny every repentance


«”This text is earlier than “A break from the endless possiiblities“. I want to underline this, not to create confusion for anyone who read, because my choice of “political break” has arrived after a long resuming with the comrade Mattia, and the “distance” created in the field of a “stance”, and has fixed in a consequential way the course of the events. Add a premise in the field of political choice is fundamental, because a priori one excludes act censorship that does not provide comparison/confrontation. I wanted to re-edit and translate this text because I consider it a valid tool based on antijuridical choices.”»

Federico Buono

Mattia and Fede - Deny every repentance

Without a proper motion of indomitable will, we are overwhelmed by the events that parry before us, without the ability to translate in terms of opposition to that we live. The fear makes it “by owner” and cancels the slightest doubt about what the court of consistuted order erected against those who revolt : the sentences provived provide and outline the crude reality and the “keys” provide the certainty of the punishment, that reduces a thinking subject in a subject subjuated by the punishment inside a dark cell. The narrow walls with a limit whithout a horizon implement the constituency of their wishes turned into a existential nightmare. The interior revolt that dwelt in the depths of our inner life is destroyed and swept away in fragments of alienating nature.

The venom injected by a repressive structure is composed of elements and foundations to reduce, in terms of a voluntary subjection, individuals, and to their own free will have an essential weapon.

This “venom” penetrates to the bottom going to erode slowly, but surely his existential “experience”. Day after day the “power of refusal” inherent in a revolutionary subject deteriorates in favor of a “surrender” in a continous fold of its vital instincts.

Falling into enemy hands proves the repression destabilizing that in an instant his life was made, made of a clear as insecure certainty. This “certainty” composed of a thick bond aptitude of static emotional collapse when the structure that holds up and is in contact with an organism that builds its own domain. A recording of the “scalpel” of the quiet acquiescence determines the adjustment going to coercive influence in the barbed wire of his own conscience.

The cours of events as in a vise close the choices of statements about themselves, such as tightening handcuffs on his wrists. This “gap” plunges one’s consciousness into a brutal denial of the unique path in che choiches of own political acting. More the gap is deep, bigger is the fall in a vortex of schizophrenic transposition of the revolutionary and subjective significance : “react” to what comes against, in terms of repression, only serves to repress its own acts and defines their existential experience.

The mind soaks in the moment when the body has become a prisoner, whatever the view framed in a swirl of thoughts that collapse in contact with the structures of power that go to occlude our living spaces. “Act” reverse disrupts this “reaction” and sweeps/distorts the weaknesses that limit a revolutionary path, canceling any acquiescence given by civil cohabitation.

To act means to be endowed with a subjectivity of potential offensive. The surging power expands one’s being in opposition to the dominant norms and in overcoming and refusing to recognize the fundamental doctrines required by the power. When you “fall” in the hands of the enemy, the known tools are necessary in a propulsive way in order to don’t yield to the enemy’s attempts to subordinate the individual. Do not give into blackmail when you are prisoners is and should be the key to continue, albeit within the physical and mental limits of own prison, a revolutionary path.

“Do not submit to an interrogation, refuse radically the whole legal-slavish and incriminating practice, means refusing to endorse not only the rules of the democratic game, highlighting what is the state, but also means refusing to endure the edipizzazione1 by the magistrate on duty. Re-establishing the correct distance between the state and us, his irreconcilable enemies.”

P. Porcu

Being irreducible enemies of those who stands as a judge, of those consider themselves as accusers and all those who “represent” the overpowering system domain, breaks with the inherent weakness of attachment in a consensual understanding of the relationship with the “society of order”, which uses a doctrine based on laws and attenuation of personal revolutionary path and not on the opposition in the way of negation. Experimenting the attack against the established order means to go a step further in a continous search for impetuous radicalism. Carrying out this denial and prospecting of continous and intransigent revolutionary action right now without hesitation and prevarication, even before a dismal courtroom.

“ We pounce on the enemy by flipping the hourglass of time, waiting for the moment of the explosion and the leave of our antiauthoritarian time. Making harder the war following the evolution of our enemy and trying to find its vulnerabilities to prepare the next shot. This is how we choose to move and live. “

Overturn every point of contact with the enemy, means not surrender to the constraints imposed and not get subordinated to accepting our own role imposed of sacrificial victim. Decline the dualistic view attested by behavioral rules of acceptance decided by courts of order is supposed to be in a constant pace in revolt against all forms of permanent democratic stance.

The denial of every “repentance” sets in the act of this denial, what is the hidden meaning which determines the choices in a revolutionary context that take place in the society of zombies-overpowering domain.

Mattia and Fede



1- Oedipus is a greek mythological character who emodies the role of the penitent. He’s also the man who solves the riddles of the Sphynx. After having cursed his children and after committing himself the murder of his father, he will repent in the woods of the Erinnies : winged goddesses that affect offenders with remorse and console the penitents. Oedipus surrenderend himself and, acting like that, accomplished the prophecy. From here the word “edipizzare”, or in other words, make it as Oedipus.

http://culmine.noblogs.org/post/2011/10/25/re-edited-text-deny-every-repentance/#more-10833

martedì 18 ottobre 2011

Bologna - Aggiornamenti sul processo a compagne/i del Fuoriluogo


onte: corriere di bologna

BOLOGNA - La Procura a breve depositerà 27 richieste di rinvio a giudizio a carico di altrettante persone che gravitano attorno al circolo anarco-insurrezionalista bolognese Fuoriluogo, lo stesso a cui appartengono alcuni dei 12 perquisiti in città dopo i disordini di Roma al corteo degli «indignati».

http://www.informa-azione.info/perquisizioni_in_tutta_italia_per_gli_scontri_del_15_a_roma

La richiesta, che verrà formulata dal pm Morena Plazzi, ipotizza l'associazione per delinquere finalizzata all'eversione dell'ordine democratico. Questa aggravante era stata fatta cadere a fine aprile dal Tribunale del Riesame, anche se il pm già negli avvisi di fine indagine dell'inizio della scorsa estate l'aveva riconfermata.

Ad aprile, su ordinanza di custodia cautelare erano finiti in carcere in cinque, accusati di aver promosso, organizzato e diretto una organizzazione che si ritrovava al Fuoriluogo (i cui locali vennero posti sotto sequestro) finalizzata al compimento di violenze, lesioni, danneggiamenti, manifestazioni non organizzate. A maggio c'era stato un altro arresto, per le stesse accuse. Ora sono tutti liberi per scadenza dei termini, con obblighi di firma o di dimora.

http://www.informa-azione.info/raccolta_comunicati_di_solidariet%C3%A0_per_i_compagni_arrestati_e_perquisiti_il_6_aprile_2011

http://informa-azione.info/bologna_aggiornamenti_sul_processo_a_compagnei_del_fuoriluogo

mercoledì 5 ottobre 2011

Arresti Bologna - Scarcerati Nicu, Anna e Bob


riceviamo e diffondiamo:

Hanno liberato tre dei cinque compagni arrestati il sei aprile a Bologna.
ANNA, BOB E NICU sono liberi.
Anna e Nicu con il divieto di dimora a Bologna.
Bob ha tre firme settimanali.
Siamo in attesa della liberazione della Stefi e Martino.

Ricordiamo che comunque Martino in data 11 ottobre avrà l'udienza per la richiesta di sorveglianza speciale.
Ci troveremo alle 9 sotto il tribunale di via Farini 1, Bologna, in solidarietà a Martino.

http://www.informa-azione.info/raccolta_comunicati_di_solidariet%C3%A0_per_i_compagni_arrestati_e_perquisiti_il_6_aprile_2011

http://www.informa-azione.info/bologna_un_anarchico_in_sorveglianza_speciale_tutti_in_libert%C3%A0_vigilata

http://www.informa-azione.info/arresti_bologna_scarcerati_nicu_anna_e_bob

Un anarchico in sorveglianza speciale? Tutti in libertà vigilata! Bologna it


riceviamo e diffondiamo:

UN ANARCHICO IN SORVEGLIANZA SPECIALE? TUTTI IN LIBERTA’ VIGILATA!

Martedì 11 ottobre il tribunale di Bologna giudicherà se applicare o meno la sorveglianza speciale a Martino, uno dei 5 compagni arrestati lo scorso 6 aprile a Bologna e tuttora sottoposto a misura cautelare. Evidentemente 7 arresti, altre 7 misure cautelari, tra obblighi e divieti di dimora, il sequestro dello spazio di documentazione “Fuoriluogo”, i fogli di via, gli avvisi orali e le intimidazioni, alla questura ed ai poteri che difende non bastano. Eccoci allora a quello che utilizzando lo stesso linguaggio di chi reprime potremmo definire “un salto di qualità” nel tentativo di liberarsi una volta per tutte di quegli anarchici e di quei sovversivi che a Bologna danno così fastidio a politici e poliziotti: la repressione preventiva.
Così dopo aver formulato un’associazione a delinquere, che tolta l’enfasi giornalistica e attenendosi alle carte, concretamente, si fonda solo sull’organizzazione di cortei, presidi , volantinaggi e, addirittura, presentazioni di libri “violenti”, lorsignori possono chiedere l’applicazione della sorveglianza speciale per uno di quelli che loro stessi hanno dipinto come un promotore-capo-anarchico di un’associazione a delinquere con finalità d’eversione dell’ordine democratico.
“Una menzogna ripetuta all’infinto diventa la verità” diceva appunto Gobbels ministro della propaganda del Terzo Reich. In buona sostanza gli inquirenti nel reprimere possono sostenere tutto ed il contrario di tutto, sono sempre loro a cantarsela, a suonarsela e poi a battersi le mani.
Per carità niente di nuovo anzi, a dirla tutta si tratta di qualcosa di piuttosto datato visto che la sorveglianza speciale è una vecchia legge del ventennio: allora si chiamava “ammonizione”. Molto utile ieri a zittire le voci fastidiose di chi anche solo criticava il regime di Mussolini e molto utile anche oggi contro chi continua a non rassegnarsi alla miseria imposta dal regime democratico. Compagni colpiti e tentativi di farlo negli ultimi anni ci sono già stati a Bologna, a Rovereto, a Teramo, a Torino, a Milano, a Genova e a Pisa.

Ma in pratica in cosa consiste?

La sorveglianza Speciale o articolo 1 prevede che un individuo la cui condotta risulti “pericolosa per la sicurezza e la moralità pubbliche” può essere sottoposto, per un periodo che va da un minimo di un anno ed arriva fino al massimo di cinque anni, alle seguenti misure: ritiro della patente, divieto di espatrio, obbligo di dimora nel comune di residenza, divieto di uscire di casa prima dell’alba e di rientrare dopo il tramonto, divieto di frequentare locali e assembramenti pubblici, obbligo giornaliero di firma presso carabinieri o polizia. E’ emblematico notare come i termini “condotta” “moralità” e “sicurezza” non abbiano alcun riferimento a qualsivoglia criterio di oggettività ma danno al contrario carta bianca al più totale arbitrio alle forze di polizia, anche le singole restrizioni che appioppano possono variare di volta in volta.

In un clima di grave crisi economica e ambientale a chi comanda non resta che correre ai ripari e accanirsi, in funzione preventiva, contro i propri nemici dichiarati nel vano tentativo di scongiurare insorgenze e conflitti non mediabili.
Colpendo Martino gli sbirri vogliono dare un segnale a tutti, mirano a spaventare e facendo terra bruciata per sfaldare i legami solidali e quindi bloccare le lotte. Perciò questo attacco repressivo ci riguarda tutti. L’avversione, l’ostilità, l’azione diretta e le rivolte non sono monopolio di quei pochi e agguerriti sovversivi che le hanno sempre difese e praticate ma patrimonio di tutti gli sfruttati (pensiamo al 14 dicembre, alla Grecia e a Londra solo per citare alcuni esempi). Sta a chi ha scelto questo lato della barricata il perseverare, consci che, tanto più oggi, indietreggiare di fronte ai colpi del nemico significa rassegnarsi alla sua avanzata.

INSUSCETTIBILI DI RAVVEDIMENTO PER L’INSURREZIONE

http://informa-azione.info/bologna_un_anarchico_in_sorveglianza_speciale_tutti_in_libert%C3%A0_vigilata

sabato 1 ottobre 2011

Bologna – UN ANARCHICO IN SORVEGLIANZA SPECIALE? TUTTI IN LIBERTA’ VIGILATA!


Martedì 11 ottobre il tribunale di Bologna giudicherà se applicare o meno la sorveglianza speciale a Martino, uno dei 5 compagni arrestati lo scorso 6 aprile a Bologna e tuttora sottoposto a misura cautelare. Evidentemente 7 arresti, altre 7 misure cautelari, tra obblighi e divieti di dimora, il sequestro dello spazio di documentazione “Fuoriluogo”, i fogli di via, gli avvisi orali e le intimidazioni, alla questura ed ai poteri che difende non bastano. Eccoci allora a quello che utilizzando lo stesso linguaggio di chi reprime potremmo definire “un salto di qualità” nel tentativo di liberarsi una volta per tutte di quegli anarchici e di quei sovversivi che a Bologna danno così fastidio a politici e poliziotti: la repressione preventiva.

Così dopo aver formulato un’associazione a delinquere, che tolta l’enfasi giornalistica e attenendosi alle carte, concretamente, si fonda solo sull’organizzazione di cortei, presidi , volantinaggi e, addirittura, presentazioni di libri “violenti”, lorsignori possono chiedere l’applicazione della sorveglianza speciale per uno di quelli che loro stessi hanno dipinto come un promotore-capo-anarchico di un’associazione a delinquere con finalità d’eversione dell’ordine democratico.
“Una menzogna ripetuta all’infinto diventa la verità” diceva appunto Gobbels ministro della propaganda del Terzo Reich. In buona sostanza gli inquirenti nel reprimere possono sostenere tutto ed il contrario di tutto, sono sempre loro a cantarsela, a suonarsela e poi a battersi le mani.
Per carità niente di nuovo anzi, a dirla tutta si tratta di qualcosa di piuttosto datato visto che la sorveglianza speciale è una vecchia legge del ventennio: allora si chiamava “ammonizione”. Molto utile ieri a zittire le voci fastidiose di chi anche solo criticava il regime di Mussolini e molto utile anche oggi contro chi continua a non rassegnarsi alla miseria imposta dal regime democratico. Compagni colpiti e tentativi di farlo negli ultimi anni ci sono già stati a Bologna, a Rovereto, a Teramo, a Torino, a Milano, a Genova e a Pisa.

Ma in pratica in cosa consiste?

La sorveglianza Speciale o articolo 1 prevede che un individuo la cui condotta risulti “pericolosa per la sicurezza e la moralità pubbliche” può essere sottoposto, per un periodo che va da un minimo di un anno ed arriva fino al massimo di cinque anni, alle seguenti misure: ritiro della patente, divieto di espatrio, obbligo di dimora nel comune di residenza, divieto di uscire di casa prima dell’alba e di rientrare dopo il tramonto, divieto di frequentare locali e assembramenti pubblici, obbligo giornaliero di firma presso carabinieri o polizia. E’ emblematico notare come i termini “condotta” “moralità” e “sicurezza” non abbiano alcun riferimento a qualsivoglia criterio di oggettività ma danno al contrario carta bianca al più totale arbitrio alle forze di polizia, anche le singole restrizioni che appioppano possono variare di volta in volta.

In un clima di grave crisi economica e ambientale a chi comanda non resta che correre ai ripari e accanirsi, in funzione preventiva, contro i propri nemici dichiarati nel vano tentativo di scongiurare insorgenze e conflitti non mediabili.
Colpendo Martino gli sbirri vogliono dare un segnale a tutti, mirano a spaventare e facendo terra bruciata per sfaldare i legami solidali e quindi bloccare le lotte. Perciò questo attacco repressivo ci riguarda tutti. L’avversione, l’ostilità, l’azione diretta e le rivolte non sono monopolio di quei pochi e agguerriti sovversivi che le hanno sempre difese e praticate ma patrimonio di tutti gli sfruttati (pensiamo al 14 dicembre, alla Grecia e a Londra solo per citare alcuni esempi). Sta a chi ha scelto questo lato della barricata il perseverare, consci che, tanto più oggi, indietreggiare di fronte ai colpi del nemico significa rassegnarsi alla sua avanzata.
INSUSCETTIBILI DI RAVVEDIMENTO PER L’INSURREZIONE

http://italy.indymedia.org/node/1027

domenica 18 settembre 2011

Bologna – FUORILUOGO IN OGNI LUOGO


Guardati intorno. Cosa vedi?

Io vedo strade trafficate di gente che corre.

Vedo merci che girano, tante, troppe, e altrettanto denaro che gira sempre nelle stesse tasche.

Vedo ricchi signori in preda alla foga di avere, costruire, controllare. Vedo i loro piccoli regni.

Vedo terre devastate dai possedimenti di lorsignori, dalle loro fruttuose grandi opere.

Vedo sempre più divise e telecamere nelle vie della città, un controllo asfissiante.

Vedo gente sempre più alla stretta, sempre più allo sbando, in balia di uno stato che neanche promette, toglie direttamente tutto.

Ma vedo anche gente, tanta, arrabbiata e determinata nel non volersi far mettere i piedi in testa, soprattutto ora che la guerra ai poveri si palesa sempre più.

Vedo la paura dei padroni che sanno che il terreno sta franando sotto i loro piedi.

La repressione si fa più forte quando la lotta si mostra più determinata e ciò che sta accadendo in questi tempi ne è la prova: dalle lotte sui posti di lavoro, alle lotte degli immigrati rinchiusi nei CIE a quelle nelle carceri, dalle lotte contro il paventato ritorno al nucleare alla lotta NO TAV in Val Susa, dalle rivolte che nel giro di diversi mesi hanno infiammato il Mediterraneo fiino ad arrivare alle sommosse londinesi.

Di fronte a tutto ciò che ci stanno togliendo non ci rimane che continuare a testa alta. Ci vorrebbero silenziosi, schiavi e inermi. Saremo scheggie rumorose e continueremo ad infilarci laddove a questo sistema farà più male.

Ci vorrebbero sempre più atomizzati, spaventati dal loro bastone. Noi saremo uniti laddove ci troveremo a contrastare, ancora una volta, i loro meccanismi di dominio e sottomissione.

Il 6 aprile lo spazio di documentazione FURILUOFGO è stato messo sotto sequestro giudiziario. E’ stato accusato di essere il luogo dove dal 2006 si organizzavano iniziative per supportare le lotte dei detenuti di CIE e carceri, le lotte contro le devastazioni ambientali, contro la militarizzazione dei territoti e contro le guerre “esportatrici di democrazia” di questo stato. Luogo in cui si approfondivano tematiche in evidente contrasto con l’ideologia dominante e per questo messe a tacere dall’ennesima operazione repressiva.

Il 6 aprile 27 persone sono state accusate di far parte di un’associazione a delinquere con finalità eversiva. 5 persone sono state arrestate, ora agli arresti domiciliari, 7 sottoposte a misure cautelari alternative, divieto di dimora a Bologna, e successivamente molti altri vicini al centro di documentazione FUORILUOGO sono state intimidite con fogli di via e avvisi orali.

Dopo oltre 5 mesi, ci è stato “concesso” il permesso di svuotare FUORILUOGO.

Chiudiamo in tanti scatoloni le nostre cose, ma non le nostre idee e la voglia di continuare a tessere legami di complicità.

Laddove non solo un posto viene sigillato ma anche piazze e strade sono ipercontrollate o rese cantieri a tempo indeterminato, riprendiamoci la fantasia di essere imprevedibilmente fuoriluogo.

Anarchici e Anachiche, settembre 2011

http://culmine.noblogs.org/post/2011/09/18/bologna-fuoriluogo-in-ogni-luogo/#more-9797