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venerdì 18 maggio 2012

I progetti idroelettrici minacciano e invadono i territori Mapuche

da Fear To Sleep

Preoccupazione e allarme per le informazioni raccolte dai numerosi progetti che cercano di imporre le centrali idroelettriche in diverse zone dei territori del popolo Mapuche, in Gulumapu, Cile.
La sua imposizione, riportate ad esempio con Pangue e Ralco in Altos del Bio Bio, l'intervento dei fiumi, inonderanno centinaia di ettari, distrugendo le foreste, evacuando le popolazioni della comunità mapuche, e porterà a gravi danni alle economie locale e alla perdita di terreni agricoli per la produzione agricola, alimentare, per il culto, per la medicina naturale, oltre che con la perdita di paesaggi e settori quali il turismo. L'inquinamento irreversibile causerà danni anche sociali e culturali, in quanto avverranno delle interruzioni che vengono generate internamente nella loro terra.

Proyectos Hidroeléctricos Amenazan e  Invaden el territorio Mapuche


La multinazionale Endesa, cerca di posizionare alcuni dei progetti in Altos Bio Bio, in cui verrebbe costruita una nuova mega centrale nel settore Cauñicu. Questo si rileva dalla denuncia della Comunità nel 2011, che dice: "Vogliamo rendere chiaro che questa è la nostra posizione ufficiale, come Comunità Pehuenche unita, in quanto non vogliamo più dighe; questo documento è la voce di tutti e di ciascuno di coloro che abitano la valle del Queuco e della Comunità Cauñicu, e per mezzo dei nostri capi-tribù, ci uniamo al altre comunità dell'Altos Bio Bio nell'esprimere un sonoro NO al ENDESA".

Nello stesso territorio Pewenche, un altro progetto si sta costruendo: si tratta della Angustura de la Empresa, socia di Endesa, che è controllata dal gruppo economico Matte, i quali possiedono anche fabbriche della carta, e che vorrebbero sfruttare le foreste di quelle zone, che sono degli antichi luoghi di culto spirituale e religioso per le comunità, come il Kuel.

Allo stesso modo, nella zona di Neltume, comune di Panguipulli, le organizzazioni e le famiglie delle comunità, hanno riaffermato la difesa del loro territorio sacro e cerimoniale prima dell'invasione dell'Endesa stessa con un altro mega progetto idroelettrico.

Anche nella zona di WenteMapu dell'Araucania vi sono nuovi e recenti allarmi, come quella nel territorio di Cunco, zona montuosa della regione dell'Araucania, minacciate dal Progetto di una centrale elettrica dalla Empresa Hidroeléctrica Allipén de GPE; Oppure, nella zona PewenMapu, zona montuosa nella località di Curarrehue, da una società australiana che cerca di imporre un passaggio centrale.

Inoltre -scioccante a dir poco-, è ciò che esiste nella zona del fiume Pilamiquén dove una società che coinvolge gli interessi di politici e uomini d'affari dell'ultra destra cilena, tenta di imporre una nuova diga idroelettrica nella zona, che incide direttamente nei luoghi sacri e cerimoniali della comunità mapuche dei Williche.

Il ritiro di una multinazionale
Un discorso a parte è la multinazionale norvegese SN Power, che ha provato diversi progetti con il suo partner locale Sentinel, in posti come Liquiñe e Carrerriñe, ai margini dei fiumi andini delle Regioni dei Rios e dell'Araucania. Inoltre, ha cercato di imporre un altro progetto nell'area Maihue, Maqueo e Rupumeica, oltre che vicino a Futrono, Lago Ranco.

Tuttavia, è importante notare che in ciascuno di questi luoghi, c'era stata una forte opposizione e i membri delle varie comunità hanno difeso i loro territori, esigendo lo stop alla multinazionale, che ha avuto la decenza di ritirarsi e rispettare i diritti delle Comunità.

L'Utile a scapito della depredazione
È interessante notare che tutti questi progetti mirano a fornire l'alimentazione elettrrica principalmente alle grandi miniere nel nord del Cile e anche per la speculazione, data la crisi idrica progressiva.

In Cile, la popolazione non tiene necessità elettrica, non ha nessuna crisi, e questi progetti mirano a favorire le grandi industrie che violano i diritti umani e i terreni in zone in cui vi è rischio di terremoti costanti, secondo quanto riferito da vari esperti.

Vale la pena ricordare che ci sono energie alternative diverse e forniture in conformità territoriale e le sue necessità che non sono dannose, ma che le dighe idroelettriche, come le termoelettriche, le geotermiche, tra le altre, sono diventati per le aziende, dei succulenti negozi per il grande capitale, anche a costo della distruzione dei territori.
(tradotto da NexusCo)


http://ienaridensnexus.blogspot.com/2012/05/i-progetti-idroelettrici-minacciano-e.html

Le industrie....muovono le industrie

da Fear To Sleep

Il modello economico del Cile è basato nel neoliberismo che promuove gruppi economici dal profitto insaziabile a livelli di depredazione e sfruttamento causato dalle industrie estrattive ed energetiche, in particolare minerario, idroelettrica e forestale - cellulosa.
Le forme di tale modello sono l'eredità della dittatura militare e molto ben gestite dalla democrazia co-governata con le imprese dell'ultra-destra e che oggi, il governo di Sebastián Piñera, sta cercando di espandere ulteriormente, con la missione principale a favore dei datori di lavoro e a scapito della maggioranza.
LAS INDUSTRIAS… MUEVAN LAS INDUSTRIAS

INDICE
I. -  L'espansione depredatoria dell'industria mineraria in Cile
II. - L'industria forestale in Cile e le sue conseguenze
III.- I progetti idroelettrici minacciano e invadono i territori Mapuche

*************************

I. - L'espansione depredatoria dell'industria mineraria in Cile
La morte e l'inquinamento sono il risultato della principale attività economica in Cile, le Miniere, che perforano violentemente la terra, generando milioni di tonnellate di rocce distrutte e contaminando con migliaia di tonnellate di rifiuti tossici, seccando i fiumi e i campi per via dell'uso dell'acqua indiscriminata e concentrando, in potenti gruppi economici, gli utili commerciali. Tutto ciò provoca danni alla popolazione.

Dai minatori intrappolati dalla negligenza di una società, l'anno scorso, alle vittime di frane e inquinamento, si aggiunge che nella Caimanes, i suoi abitanti si sono ribellati per via di tutti i danni e impatti causati dalla Minera del Grupo Luksic, gli stessi proprietari del Banco de Chile, tra le altre grandi aziende; e c'erano persone che hanno mantenuto uno sciopero della fame prolungato, cominciata il 27 settembre 2011 contro l'estrazione, mettendo a rischio la propria vita. Oggi la miniera giudica chi si oppone ai loro compiti.

È interessante notare che i Caimanes sono una piccola popolazione del Cile. Nelle vicinanze, si trova anche la miniera di Los Pelambres. Questo miniera, a inquinamento già provocato, ha imposto un arginamento di materiali sterili: ciò significa depositare 1,7 milioni di tonnellate di materiali tossici al di sopra delle acque sotterranee, che sono l'unica fonte di acqua potabile per questa popolazione.

È importante sottolineare che, tra l'industria mineraria e la sua espansione nel nord del Cile, esiste una stretta relazione con l'espansione della Mega Centrales Hidroeléctricas, geotermias e termoelectricas che ha continuano a colpire vaste aree in Cile nel fornire energia alle imprese minerarie, e che agiscono in maniera parassita, in quanto non sono in grado di mantenere la loro autosufficienza energetica e sperano che il protezionismo statale e la collusione con gli altri gruppi economici, mantengano stabili i vari commerci depredatori.

Infine, con l'arrivo di multinazionali come la Barrick Gold, ci si rende conto che non c'è una sovranità nazionale in Cile e che conflitti come Pascua Lama o el Morro, sono dei tentativi nel mettere gli interessi dei gruppi economici al di sopra dell'inquinamento, della depredazione e dei danni che essi procurano.

II -. L'industria forestale in Cile e le sue conseguenze
Il taglio delle foreste native, la perdita delle risorse idriche, superficiali e sotterranee, sono una delle continue lamentele tra la IXa e la Xa regione (le monocolture esotiche agiscono come delle pompe per l'acqua); l'uso indiscriminato di pesticidi e dell'inquinamento degli ecosistemi; le lamentele delle comunità rurali sulle monocolture; distruzione di strade rurali e l'inquinamento dei macchinari pesanti, soprattutto al momento del raccolto; la perdita di flora e fauna (incluse le piante medicinali e quelle commestibili) per lo spostamento degli ecosistemi forestali autoctoni; le terre per l'allevamento e per coltivazioni, sostituite con l'introduzione di coltivazioni di alberi per l'industria della cellulosa e che ha portato tutto ciò alla perdita della sovranità e della sicurezza alimentare; trasgressione dei luoghi sacri; aumento della migrazione (l'offerta di lavoro diminuisce) e povertà nei luoghi in cui vi è sono queste piante per essere usate nelle industrie della cellulosa.

Seguendo questo modello, l'industria distruttiva della cellulosa si sta espandendo, ed è di proprietà degli stessi gruppi economici come Angelini, Nueva Aldea, Celco, Licancel, Constitución, Arauco, Valdivia, Grupo Matte, Laja, Santa Fe, Pacífico-Mininco; sono un esempio di queste conseguenze, i cui effetti si cominciano a vedere.

L'espansione dell'industria nelle terre dei contadini e delle comunità.
Considerando che il patrimonio forestale delle grandi compagnie si sta praticamente esaurendo nelle regioni VII e X, essi si espandono, in modo da incorporare i terreni dei contadini e dei Mapuche e trasformarli in foreste usate per l'industria della cellulosa; e per questo scopo, vi è stata la proroga del Decreto Legge 701. In questo senso lo Stato ha dato il consenso a essi, rendendosi complice di questo gruppo economico.

Il Decreto-legge considera certe modifiche che potenziano l'erogazione di incentivi per questa attività, incentivo del 90% per i piccoli proprietari nel corso dei primi 15 ettari, 75% per i medi proprietari e il 50% per i grandi proprietari, come riportato da CONAF.
Questa estensione è stata sostenuta da diverse fazioni politiche dell'Alleanza per il Cile e dalla Coalizione, ed è stato considerato un beneficio importante e di opportunità, secondo le osservazioni di diversi legislatori, in quanto ne beneficeranno prevalentemente proprietari di piccole e medie.

È interessante notare che il decreto 701, è stato installato nel 1974 durante la dittatura militare: era volto a fornire dei benefici fiscali alle casse dei principali gruppi economici del paese (Matte e Angelini).

La Corma (Corporacion de la Madera) organo di coordinamento del settore forestale cileno, ha riconosciuto che gli investimenti dipenderanno dai tassi di imboschimento. Jorge Seroni, di ExpoCorma, ha richiamato, nel 2005, il fatto che il forte aumento nel valore della terra negli ultimi 20 anni, è poco redditizio per le aziende forestali che acquistano terreni forestali per il rimboschimento, cominciato, da quelli già avviati, da più di due decenni. Inoltre ha aggiunto, sopra la proiezione delle cartiere, che se si costruiscono, saranno una per ogni 150 ettari di "foreste".

Questa versione imprenditrice segnala che "lo Stato deve ora creare strategie e strumenti per gli attuali proprietari di queste terre che possono entrare nel settore forestale, con un orizzonte dai 15 ai 25 anni. Ci sono circa 4 milioni di ettari tra la VII, VIII e IX regione:  superficie che può essere usata per l'imboschimento." Al momento, come politica di Stato si pretende di destinare più di 3.000 ettari per l'imboschimento, a partire da oggi fino al 2025.

Conflitto forestale con i Mapuche
È interessante notare che uno dei motivi principali del conflitto tra queste industrie e la comunità Mapuche è per il possesso della terra. Una parte importante del territorio che viene rivendicato, è detenuto dalla Società, con tutto che vi sono i reclami ancestrali o di denuncia di usurpazione contemporanea.

Inoltre, l'espansione di questo tipo di foreste nel territorio ancestrale dei mapuche, è un affronto alla loro Diritto Proprio, alla Visione del mondo e Cultura Mapuche. L'assalto dell'industria è diventato un simbolo di neo colonialismo e di inquinamento sociale.

Inoltre, decine di persone mapuche sono state, e/o sono tuttora, perseguite dai tribunali civili e dai procuratori militari per la partecipazione a manifestazioni, nelle aree urbane e rurali, nel conflitto con le aziende forestali. Oltre a questo, si aggiungono anche ordini di detenzione e prigionieri tra l'VIII e la X regione. Decine di ministri speciali e numerosi procuratori militari hanno incaricato di investigare su questi "atti di violenza" -dalla fine del 1997-, in quanto parte dei conflitti territoriali. Decine di dirigenti Mapuche e membri della comunità stanno sperimentando, in diversi casi, le leggi dello Stato, quale la legge 12.927 sulla sicurezza di Stato e la legge 18.314 o Antiterrorista, creata dalla dittatura militare e che sono state applicate attivamente nei governi passati e presenti come forma di controllo sociale delle proteste dei Mapuche. In questa applicazione, si aggiungono anche numerose persone mapuche che devono affrontare il sistema di procedura penale, entrato in vigore nel 2000.

Nel 2002, dopo l'assassinio del giovane mapuche Alex Lemún, ucciso da un poliziotto in un'area che la comunità reclamava dall'impresa forestale Mininco, era cominciato un paziente piano -con la collaborazione di enti pubblici e privati- nell'attaccare queste proteste e, di conseguenza, smobilitarle.

L'effetto di questa repressione, è stata che le zone rurali dei Mapuche in Ercilla, Traiguén, Lumaco, Chol Chol, Imperial, Collipulli, Purén, Tirúa, Lebu, Cañete, hanno affrontato numerose incursioni e operazioni di polizia, con gravi conseguenze per la vita sociale, culturali e psicologiche, ripetute fino ad oggi.

L'ultimo è stato il sollevamento dei mezzi di comunicazione del governo cileno nel contesto degli incendi boschivi e di chi, irresponsabilmente, rilascia sciatte dichiarazioni pubbliche, come quelle del Presidente della Repubblica del Cile, Sebastián Piñera, il suo ministro degli interni, Rodrigo Hinzpeter, e delle autorità regionali designati, che affermavano che gli incendi boschivi che interessano diversi territori Mapuche nel Cile meridionale, aveva un'origine causale, "terrorista", e che hanno accuato le organizzazioni mapuche di tali atti, annunciando l'attuazione della Legge Anti-Terrorismo solo nella regione di Araucania, quando la maggior parte dei principali incendi sono stati nella regione di Bio Bio Altos, nascondendo che, a causa della piaga che avevano diverse piantagioni, si era usato il fuoco.

I principali gruppi economici forestali
MATTE

Il Grupo Matte, della famiglia Matte (Eliodoro, Bernard e Patricia), nel 2010 ha avuto una fortuna d di 8.100 milioni di dollari, e oggi ha una fortuna di oltre 10.400 milioni di dollari. Le sue principali attività economiche si basano sull'espansione delle foreste e sull'industria della cellulosa (carta). Alcune delle aziende sono: Empresas CMPC (55,4% della proprietà): azienda forestale integrata, con prodotti di legname, polpa, carta e altri prodotti industriali e di consumo massivo. L'Empresas CMPC ha una capitalizzazione di mercato di oltre US $ 7.200 milioni. Insieme con la cellulosa, che è delle sua attività principali, è gestita dalla Forestal Mininco. Per l'energia vi è la Colbún (49% della proprietà), che è una delle più grandi società di produzione di energia in Cile, con una capacità installata di 2.521 MW, e una capitalizzazione di mercato di circa US $ 2.600 milioni. La Banca Comercial (Banco BICE): banca commerciale corporativa con un patrimonio di circa US $ 2.700 milioni, che ha attività anche nel leasing, factoring, mutui e commercio estero. Sono invischiati anche nel settore delle assicurazioni vita, sicurezza privata e investimenti immobiliari.

ANGELINI
L'Angelini trae la sua fonte di accumulazione di ricchezza da Anacleto Angelini, ora deceduto, che nel 1990 entrò nella classifica dei più ricchi del mondo secondo la rivista Forbes. Nel 2006, Forbes l'ha classificato nel 181° posto nella classifica mondiale e 10° in tutta l'America Latina, mente nel 2007 è stato classificato, nella classifica mondiale, al 119° posto, il che lo rende il più grande milionario del Cile e del Sud America. La sua fortuna è stimata in 6.000 milioni di dollari; tuttavia, non è chiaro esattamente la sua fortuna, né quella che viene trattata, e che sarà distribuito tra la vedova e il nipote, Roberto Angelini, che gestisce il business.

Attualmente il gruppo Angelini è uno dei maggiori produttori mondiali di farina di pesce, controllando anche il terreno dei combustibili e delle foreste. La sua più grande risorsa, Empresas COPEC, è oggi, una società diversificata, con una partecipazione importante nel settore forestale, attraverso il suo controllo nella filiale della Celulosa Arauco, è anche la più grande società cilena capitalizzata sul mercato. Antar Cile è un'altra impresa filiale della COPEC, dove l'attuale presidente Piñera è suo azionista (idem nel COPEC).
(tradotto da NexusCo)
 
http://ienaridensnexus.blogspot.com/2012/05/le-industriemuovono-le-industrie.html

giovedì 17 maggio 2012

Mártes 5 de Junio / Marcha contra Aratirí.

http://periodicoanarquia.wordpress.com/2012/05/17/martes-5-de-junio-marcha-contra-aratiri/

Suit Filed Against Expansion of Navajo Coal Mine Polluting Four Corners Region

by the Center for Biological Diversity
Navajo Mine, by Kelly Michals
After decades of coal pollution from the 2040-megawatt Four Corners Power Plant and BHP Billiton’s 13,000-acre Navajo Coal Mine that supplies it, Navajo and conservation groups filed suit against the federal government late Tuesday for improperly rubber-stamping a proposal to expand strip-mining without full consideration of the damage and risks to health and the environment.
“The Navajo mine has torn up the land, polluted the air, and contaminated waters that families depend on,” said Anna Frazier of Diné CARE. “Residents in the area deserve a full and thorough impact analysis that is translated into the Navajo language to provide for real public participation, not another whitewash for the coal industry.”
Navajo Mine is located in San Juan County, N.M., on the Navajo Nation. Four Corners Power Plant, built in 1962, provides electricity to California, Arizona, New Mexico and Texas and is the largest coal-fired power plant source of nitrogen oxides (NOx) in the United States. (NOx is associated with public-health impacts including respiratory disease, heart attacks and strokes). The legal action, brought under the National Environmental Policy Act, challenges the Office of Surface Mining’s decision to allow BHP Billiton to expand strip-mining operations into 714 acres of a portion of land designated “Area IV North” and the agency’s claim that the mine did not cause significant human health and environmental impacts.
The present Area IV mine expansion was proposed in the wake of Diné Citizens Against Ruining our Environment v. Klein (Diné CARE), 747 F. Supp. 2d 1234, 1263-64 (D. Colo. 2010). In that case, the U.S. District Court for the District of Colorado ruled that a previous proposal to strip-mine all 3,800 acres of Area IV North violated the National Environmental Policy Act and ordered OSM to revisit its analysis under the Act.
Unfortunately, OSM’s new analysis only exacerbates the deficiencies of its first analysis. OSM’s analysis justified a finding of no significant impact in a vacuum by focusing only on a cursory analysis of impacts within the mine expansion’s perimeter and ignoring indirect and cumulative impacts from mercury, selenium, ozone, and other air and water pollutants caused by the combustion of coal at the Four Corners Power Plant and the plant’s disposal of coal ash waste generated by the coal mined from the expansion area.
“The way the approval was rushed through and the way OSM put on blinders to the cumulative reality of coal operations at the mine and the power plant is an injustice,” said Mike Eisenfeld, New Mexico energy coordinator with the San Juan Citizens Alliance. “It hides the true magnitude of the damage going on with coal in our region and the risks of green-lighting more of the same with no change.”
“Mercury and selenium pollution from coal mining and combustion is driving endangered fish extinct in the San Juan River while it threatens people’s health in nearby communities,” said Taylor McKinnon, public lands campaigns director at the Center for Biological Diversity. “These are massive environmental problems facing the Four Corners region and people — problems the Office of Surface Mining can’t ignore any longer. ”
“Pollution and other impacts from coal mining and coal power plants broadly impact New Mexico’s rivers and streams, in particular the Chaco and San Juan rivers,” said Rachel Conn, projects director at Amigos Bravos. “These rivers must be better protected for agriculture, drinking water and fish.”
“Ultimately, we need to transition away from coal and towards clean, renewable energy from New Mexico’s abundant sun and wind,” said Nellis Kennedy-Howard with the Sierra Club. “As we make that transition, we need to account for the true magnitude of coal’s impact to human health and the environment.”
“When the federal government gets out the rubber stamp in a situation like this, where so much is at stake for clean air, vital waterways, and the people who depend on them, that leaves no alternative but legal action to try to ensure fairness and accountability,” said Erik Schlenker-Goodrich, an attorney with the Western Environmental Law Center who is representing the groups.
The lawsuit seeks a comprehensive analysis of the Navajo Mine and Four Corners Power Plant’s impacts to health and the environment to inform current and future coal-related decisions and help illuminate opportunities to transition away from coal toward clean, renewable energy generated by New Mexico’s abundant sun and wind.
Diné Citizens Against Ruining Our Environment (CARE), San Juan Citizens Alliance, Center for Biological Diversity, Amigos Bravos and the Sierra Club are represented in the case by the Western Environmental Law Center.
A copy of the filed lawsuit can be found here.

martedì 15 maggio 2012

Acción sin Fronteras convoca a la coordinación de un mes por la Tierra y contra la minera Aratirí.

Comunicado:     Se nos viene un mes de lucha. Teniendo en cuenta que el 5 de Junio es el día mundial del medio ambiente, queremos que sea un mes de muchas actividades. Proponemos una lucha que no debe separar la crisis ecológica de la social. Una lucha que no mira sólo lo que pasa por acá sino que abarque y se integre a la lucha de todos los compañeros y compañeras que resisten en todas partes.
    Desde nuestro colectivo Acción Sin Fronteras llamamos a la la coordinación para las diferentes actividades desde este Miércoles 16 de Mayo a las 19:30 hs. en La Solidaria (Fernández Crespo 1813, esquina Cerro Largo).
Acción sin Fronteras.
http://accionsinfronteras.wordpress.com
accion_sin_fronteras@yahoo.com

domenica 13 maggio 2012

Patagonia Petrolera: YPF-Repsol en Argentina (La Casa Incendiata Radio Show0


En este programa conectamos con Hernán Scandizzo, periodista y miembro del Observatorio Petrolero Sur en Buenos Aires (Argentina). Nos acerca el punto de vista argentino de la reciente expropiación de YPF a Repsol. http://opsur.wordpress.com/
Entrevistamos también a Marc Gavaldá, miembro de la campaña Repsol Mata y autor de numerosos libros sobre el papel colonizador de Repsol y de su actividad socialmente irresponsable. http://repsolmata.ourproject.org/
lacasaincendiada@radioela.org



O DESCARGAR DOCUMENTO MP3- 41.7 MB

 

 

http://www.radioela.org/La-Casa-Incendiada-Patagonia.html

 

venerdì 11 maggio 2012

Empresa hidroelectrica coruñesa asasina indíxenas de guatemala


temala

A empresa Hidralia Energía, con sede en A Coruña, é a responsable directa do asasinato dun habitante da poboación de Santa Cruz Barillas e das feridas de bala de outros dous, pola negativa destes a venderlles as súas terras.

A multinacional española, que mudou o seu nome polo de HIDROSANTACRUZ para operar na zona, é responsable dun conflito coa poboación desa rexión guatemalteca debido ao proxecto hidroeléctrico que acomete, en contra da opinión absolutamente maioritaria dos habitantes do municipio, que dende hai anos se opoñen activamente á depredación dos seus recursos hídrcos e a conseguinte destrución do seu ecosistema e dos seus lugares sagrados.

A empresa, que tras varios ataques ás súas instalacións recorrera á seguridade privada, non só colocou explosivos no perímetro da obra (responsables da morte dun can), senon que o pasado primeiro de maio lanzou aos seus esbirros armados contra aqueles que se negaban a vender as súas terras, co resultado da morte dun dos poboadores e serias feridas para os outros dous atacados.

As autoridades de Guatemala, en lugar de buscar aos responsables, decretaron o Estado de Sitio na rexión e xa detiveron a polo menos 12 persoas, achandando domicilios, fustigando á poboación e buscando aos activistas sinalados polos chivatos da empresa.

A empresa Hidralia Energia fundouse na Coruña no ano 2006, acomete proxectos en Nicaragua, Panamá, Ecuador, Venezuela ou Guatemala, e teñen a inmensa caradura de definirse na súa páxina web como "Unha empresa cercana, accesible, próxima, comprometida e dialogante".


Artigo elaborado por C.R., coa abundante información que alguén remitiu ao noso correo electrónico, máis a encontrada na prensa comercial e altenativa.
Enlaces de interese:
-Aquí en Contrainformación
-Aquí no Observatorio de Multinacionais de America Latina
-Aquí en Desobedece
Reproducimos a continuación, en castelán tal e como nos chegou, un texto enviado xunto ao mencionado correo que chamou felizmente a nosa atención sobre este asunto:

Los hechos de Santa Cruz Barillas
Antecedentes
El 23 de junio del año 2007; se realizo la consulta comunitaria de buena fe donde 46, 479 personas rechazaron rotundamente la explotación minera y la construcción de hidroeléctricas en el territorio; únicamente 9 personas votaron a favor.
A pesar
Desde el 2009 en Santa Cruz Barillas entraron empresas hidroeléctricas interesadas al valor de la recarga hídrica del municipio. A partir de entonces, personas desconocidas, extranjeras, empezaron a medir caudales y terrenos cerca del río; abrieron una brecha ocasionando daños en los cultivos de los vecinos.
A los pocos meses apareció la empresa española ECONER-HIDRALIA, que posteriormente se reconvirtió en HIDROSANTACRUZ para promover la implementación del proyecto CAMBALAM.
A partir de ese entonces; las comunidades iniciaron un proceso asambleario y cabildeo político con las autoridades municipales donde determinaron que no querían ninguna relación con la empresa, de estas reuniones existen actas y documentos firmados, además de la documentación de la Consulta Comunitaria realizada en el 2007.
Las razones de su desacuerdo se basaban en el hecho de que en el río que circunda al área urbana existen tres cataratas en secuencia y estas son utilizadas por las comunidades como balneario, como centro de recreación y también como centro ceremonial; porque también es un lugar sagrado como parte de la espiritualidad del pueblo maya Q´anjob´al. También el agua le ha servido a la población para uso y siembra. Según este proyecto el agua se canalizaría dos kilómetros y medio; por lo tanto las cataratas se morirían y causaría impactos ambientales.
En un primer momento la empresa ofreció energía eléctrica a los pobladores del área, pero después se evidencio que la promesa era falsa porque la energía se iba a interconectar para la exportación. La empresa no tuvo más que e proponerle a las 19 comunidades Q 30.000 a cada una por año.
La estrategia fue entonces empezar a dividir las comunidades. La empresa emprendió persecución legal en contra de líderes comunitarios que se oponían a la hidroeléctrica o que se negaban a vender sus tierras;
La empresa empezó a comprar las tierras a la orillas del río; algunos vendieron pero otros no quisieron vender sus tierras; a finales del 2009 10 comunitarios fueron denunciados por la empresa por cargos de incitación, difamación y detención ilegal.
La municipalidad decidió escuchar las demandas de las comunidades y por medio de actas municipales se comprometió a rechazar la construcción de la hidroeléctrica; inmediatamente después la empresa presente una acción legal en contra de la municipalidad y el juzgado resolvió a favor de la empresa justificando que la municipalidad no tiene nada que decir en relación a la construcción por falta de reglamento de construcción municipal.
En Junio 2011 la empresa empezó a cercar la orilla del rio, empezó llegar gente armada, seguridad de la empresa que vino a alterar mas la dinámica comunitaria, al cerrar el paso a comunidades vecinas y trabajadores del campo; especialmente el acceso a las cataratas; la seguridad de la empresa asume una actitud de confrontación, insultos provocaciones, disparos e intimidaciones.
En noviembre de 2011, después de agotar las denuncias pacificas de las comunidades ante las autoridades en relación a los abusos de la seguridad de la empresa; la población opto por expulsar a estos y a destruir parte del cerco.
En este momento empiezan a circular rumores de que existían 23 órdenes de captura contra líderes comunitarios que se oponían a la empresa lo que hizo aumentar la zozobra y el desconcierto a nivel de las comunidades.
En enero de 2012 se llevo a cabo una reunión con la participación de las nuevas autoridades y el representante de la empresa para abordar el problema y buscarle una solución viable; sin embargo 5 días después; de manera sorpresiva y sin previo conocimiento de los pobladores empiezan a llegar maquinaria pesada, para iniciar la construcción del proyecto; situación que provoco una reacción acelerada por parte de la población y remataron contra la maquinaria.
A pesar de las reiteradas invitaciones a la empresa de dejar Barillas la empresa siguió operando en la zona;
Los últimos hechos
Hace 15 días se escuchó una detonación, las personas fueron al lugar y encontraron un perro muerto que había activado una bomba artesanal donde estaba el cerco de la empresa.
La gente se alarmo y con sus autoridades fueron con la policía, con el ejercito, al juzgado de paz para verificar los hechos, hicieron la denuncia y le se documento la evidencia. Las autoridades hicieron la inspección y se responsabilizo a la empresa y los comunitarios nuevamente pidieron que se fuera de Barillas.
La semana pasada se inicia la feria titular de Barilla; en este contexto, tres comunitarios se dirigían del centro urbano hacia la comunidad de Santa Rosa, en el camino fueron alcanzados por un pikup de doble tracción y los individuos que estaban en el interior del carro les dispararon., matando a una persona e hiriendo dos. El fallecido Andrés Francisco Miguel y los heridos Pablo Antonio Pablo que fue herido en su brazo y en la cara y Esteban Bernabé.
Es importante señalar que el señor Pablo era un de los demandados por la empresa que se negó a vender su tierra, había recibido amenazas desde el 2010 del cual existe una denuncia en la PDH por persecución e intimidación de parte de la empresa.
Después de conocerse los hechos se reunieron 5000 personas en el parque se dirigieron al hotel La estancia en donde se hospedaban miembros de la seguridad de la empresa, pero no encontraron a nadie así que siguieron en el destacamento militar y exigieron al ejercito respuesta sobre la muerte del líder. Es de señalar que existía el rumor de que el ejército mantenía escondidos gente de la empresa, después se dio lo que ahora se conoce ampliamente por parte de los medios de comunicación.
En este momento
Se ha declarado el estado de Sitio y hasta el momento hay 12 detenidos, entre ellos 3 mujeres. Es importante enfatizar que uno de los detenidos es el señor Saul Méndez quien había puesto una denuncia en la PDH de Huehuetenango por las amenazas recibidas de parte de la empresa.
La información que está llegando hay cateo de casas, siguen las detenciones y existe una fuerte presencia de ejercito y policía. Según información de los vecinos la gente adinerada del pueblo; especialmente los aliados de la empresa son los que están entregando el listado para las detenciones y los mismos están entregando a la gente al ejercito para llevarlos al destacamento militar, tal como hacían los comisionado militares en el conflicto armando; BAJAN ALAS PERSONAS DE LOS BUSES, en las calles exigen documentación personal. Circulan rumores que las detenciones no responden a la lógica de dar con los responsables de los hechos si no más bien con una lista de líderes y personas involucrados en actos de resistencia contra los abusos de la empresa hidroeléctrica en el área.
Análisis preliminar
Por lo señalado podemos avanzar un análisis preliminar de los hechos con la intención de que cese la militarización del área y el Estado responda a través de una mayor comprensión de las causas subyacentes a lo que esta sucediendo en Santa Cruz:
- El problema en el área no es nuevo los hechos demuestran que desde hace tres años existen graves conflictos entre la empresa hidroeléctrica que pretende trabajar en el área y los vecinos.
- Estos conflictos son documentados por Actas comunitarias y varios documentos El Estado de Guatemala sigue dando concesiones y licencias a empresas extranjeras sin tomar en cuenta la palabra y la opinión de los pobladores que habitan esta zona violando el Convenio 169 de la OIT y la Declaración de Naciones Unidas sobre Derechos de los Pueblos Indígenas del 2007.
- Las comunidades que viven en esta área resisten a la invasión de sus tierras y la privatización de sus recursos por parte de empresas extranjeras, especialmente si ven socavados sus derechos fundamentales, cual es el derecho al agua como bien vital para la existencia misma de las comunidades.
- El territorio es percibido por parte de las comunidades como ancestral y fuente de vida la tierra no es un bien vendible, sino representa la Madre Tierra que sustenta la existencia misma de la gente que la habita.
- Desde hace años en el área se venían dando demandas y amenazas por parte de la empresa a líderes comunitarios de los cuales uno fue asesinado y el otro gravemente herido.
- El Estado de Guatemala en lugar de perseguir la verdad de estos crímenes se dedica de manera irresponsable a militarizar el área y a detener personas de ilegalmente.
- Es necesario e impelente el esclarecimiento de los hechos y el fin de las acciones intimidatorias y represivas del Estado en el área, así como la tergiversación de los hechos por parte de la prensa y medios de comunicación.
TESTIMONIO DE LÍDERES
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INFORMACIÒN REAL Y VERIDICA DESDE EL LUGAR DE LOS HECHOS.
A todos nuestros hermanos y hermanas, organizaciones en luchas y solidarias, en este momento el pueblo de la Villa de Santa Cruz Barillas informamos los sucesos tal como es no como nos lo manipulan la información en los medios de comunicación tradicionales.
1. El día martes primero de mayo del año dos mil doce, a eso de las 12:00 PM cuando el hermano Pablo Antonio se dirigía a su casa, después de asistir a la celebración del culto a la Iglesia evangélica "Jesús Salva" con sede en el municipio de la Villa de Santa Cruz Barillas, cuando él caminaba en el lugar denominado poza verde, junto a Esteban Bernabé que regresaban a su casa y detrás de ellos iba también don Andrés Miguel de 40 a 45 años aproximadamente para ir a traer su leña.
2. Sin mediar palabras fueron atacados por personeros de la empresa Hidro Santa Cruz quienes venían a pie cerca del lugar en donde están construyendo una hidro eléctrica. El vehículo que llevaban los empresarios lo tenían estacionado a la orilla del camino frente la casa de don Fredy, el carro es de color gris doble cabina.
3. Personeros de la empresa abren fueron en contra de las personas antes mencionadas. Don Pablo fue baleado en el ante brazo derecho y la nariz, roseando la cara por completo cayéndose en las causes del río Q'anb'alam quebrándose por completo los dos brazos. Al igual el joven Esteban Bernabé fue baleado en el brazo derecho y Andrés Miguel cae muerto por la bala de los personeros de la empresa Hidrosantacruz.
4. El guardia de seguridad iba uniformado de gris y portaba un arma de alto calibre tipo galil, y pistola en la cintura; el otro señor es un alto gordo que iba vestido de color blanco y armado.
5. Cuando los hechores se dieron cuenta de la muerte de Andrés y los otros heridos se huyeron inmediatamente del lugar en su carro antes descrito.
6. Momentos después dichas personas atacadas antes mencionadas fueron auxiliadas por los lugareños trayéndolos heridos en carro particular hacia la clínica Bethesda del municipio de Barillas.
ACCIONES DE LA GENTE:
• De inmediatamente la comunidad se alzó por las acciones de los empresarios, la gente se dirigió ante las autoridades municipales y policiales para denunciar los hechos. La PNC se presentaron al lugar de los hechos como las 4:00 de la tarde, mientras el Ministerio Publico se presentó a las 7:00 de la noche para levantar el cadáver de Andrés Miguel, a las 8:00 p.m. fue llevado el cadáver al casa de habitación para el velorio respectivo, y a la 13:00 fue enterrado el siguiente día 2-05-012 en el cementerio general de la localidad.
DIA 02-05-012
Por la mañana se notaron como unas 50 unidades de la PNC y también vehículos del ejército con tanques de ametriadoras, policías antimotines, con cascos, y chalecos y bombas lacrimógenas. Por la tarde fueron reforzadas por otros tres buses de PNC que venían de la cabecera departamental de Huehuetenango.
Por la mañana de la misma fecha, como las diez y media, fueron capturados como nueve personas civiles aproximadamente, trayéndolos al juzgado de Paz de la localidad, jalándolos como si fuera una vía crucis. Capturados dos de la comunidad de Santa Rosa, uno de San Carlos las Brisas y cinco de la cabecera municipal.
DIA 03-05-012:
En toda la noche se miraba cientos de PNC y miembros del ejercito por todas las calles de Barillas y por la madrugada fueron cateadas varias viviendas de los comunitarios y los líderes, lográndose la captura de varios de ellos entre los mismos dos mujeres en la que iba una anciana dejando abandonado niños pequeñitos, las señoras están amarradas como que si fueran delincuentes, fueron traídas al juzgado de paz luego se condujeron al destacamento militar, según información que se tiene por la tarde que la señora anciana se había desmayado por el calor, el hambre y el miedo y se fue llevada en un centro asistencia rodeado de PNC.
La fuerza policial tiene reten en las diferentes salidas del pueblo y están haciendo registros de documentación personal.
Compañeros de lucha, hermanos y hermanas que comparten esta situación de defensa de la madre naturaleza con nosotros apóyenos en denunciar y difundir nuestra realidad a nivel nacional e internacional, ya que el gobierno y las entidades responsables de la información publica lo manipulan de otra forma tratándonos de delincuentes y mal hechores. Pero en realidad esta es nuestra noticia real y verídica desde el lugar de los hechos.
No a la construcción de hidro eléctricas transnacionales, No la exploración y explotación minera, No a la construcción de franja transversal del norte, No a los proyectos de la siembra de la Palma Africana.
" Si a la Vida"
"Nuestras luchas siguen "
"a vencer o a morir lucharemos por nuestra nuestra vida, nuestro territorio y nuestros recursos naturales"
"adelante Pueblos oprimidos"
Villa de Santa Cruz Barillas, Huehuetenango, Guatemala.
TESTIMONIO DE LIDERES

Pese as mentiras verquidas polos medios empresariais (a morte do poboador non se produciu no medio de ningún disturbio), reproducimos o seguinte fragmento dun informativo que recolle o suceso:



--video
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=X6ITLXun5Pk


http://abordaxerevista.blogspot.com/2012/05/empresa-hidroelectrica-corunesa-asasina.html

mercoledì 9 maggio 2012

Los hechos de Santa Cruz Barillas, Huehuetenango (Guatemala)

Por la Asamblea Departamental por la Defensa del Territorio – Huehuetenango, 4 de mayo de 2012


Antecedentes
El 23 de junio del año 2007; se realizo la consulta comunitaria de buena fe donde 46, 479 personas rechazaron rotundamente la explotación minera y la construcción de hidroeléctricas en el territorio; únicamente 9 personas votaron a favor.
A pesar
Desde el 2009 en Santa Cruz Barillas entraron empresas hidroeléctricas interesadas al valor de la recarga hídrica del municipio. A partir de entonces, personas desconocidas, extranjeras, empezaron a medir caudales y terrenos cerca del río; abrieron una brecha ocasionando daños en los cultivos de los vecinos.
A los pocos meses apareció la empresa española ECONER-HIDRALIA, que posteriormente se reconvirtió en HIDROSANTACRUZ para promover la implementación del proyecto CAMBALAM.
A partir de ese entonces; las comunidades iniciaron un proceso asambleario y cabildeo político con las autoridades municipales donde determinaron que no querían ninguna relación con la empresa, de estas reuniones existen actas y documentos firmados, además de la documentación de la Consulta Comunitaria realizada en el 2007.
Las razones de su desacuerdo se basaban en el hecho de que en el río que circunda al área urbana existen tres cataratas en secuencia y estas son utilizadas por las comunidades como balneario, como centro de recreación y también como centro ceremonial; porque también es un lugar sagrado como parte de la espiritualidad del pueblo maya Q´anjob´al. También el agua le ha servido a la población para uso y siembra. Según este proyecto el agua se canalizaría dos kilómetros y medio; por lo tanto las cataratas se morirían y causaría impactos ambientales.
En un primer momento la empresa ofreció energía eléctrica a los pobladores del área, pero después se evidencio que la promesa era falsa porque la energía se iba a interconectar para la exportación. La empresa no tuvo más que e proponerle a las 19 comunidades Q 30.000 a cada una por año.
La estrategia fue entonces empezar a dividir las comunidades. La empresa emprendió persecución legal en contra de líderes comunitarios que se oponían a la hidroeléctrica o que se negaban a vender sus tierras;
La empresa empezó a comprar las tierras a la orillas del río; algunos vendieron pero otros no quisieron vender sus tierras; a finales del 2009 10 comunitarios fueron denunciados por la empresa por cargos de incitación, difamación y detención ilegal.
La municipalidad decidió escuchar las demandas de las comunidades y por medio de actas municipales se comprometió a rechazar la construcción de la hidroeléctrica; inmediatamente después la empresa presente una acción legal en contra de la municipalidad y el juzgado resolvió a favor de la empresa justificando que la municipalidad no tiene nada que decir en relación a la construcción por falta de reglamento de construcción municipal.
En Junio 2011 la empresa empezó a cercar la orilla del rio, empezó llegar gente armada, seguridad de la empresa que vino a alterar mas la dinámica comunitaria, al cerrar el paso a comunidades vecinas y trabajadores del campo; especialmente el acceso a las cataratas; la seguridad de la empresa asume una actitud de confrontación, insultos provocaciones, disparos e intimidaciones.
En noviembre de 2011, después de agotar las denuncias pacificas de las comunidades ante las autoridades en relación a los abusos de la seguridad de la empresa; la población opto por expulsar a estos y a destruir parte del cerco.
En este momento empiezan a circular rumores de que existían 23 órdenes de captura contra líderes comunitarios que se oponían a la empresa lo que hizo aumentar la zozobra y el desconcierto a nivel de las comunidades.
En enero de 2012 se llevo a cabo una reunión con la participación de las nuevas autoridades y el representante de la empresa para abordar el problema y buscarle una solución viable; sin embargo 5 días después; de manera sorpresiva y sin previo conocimiento de los pobladores empiezan a llegar maquinaria pesada, para iniciar la construcción del proyecto; situación que provoco una reacción acelerada por parte de la población y remataron contra la maquinaria.
A pesar de las reiteradas invitaciones a la empresa de dejar Barillas la empresa siguió operando en la zona;

Los últimos hechos
Hace 15 días se escuchó una detonación, las personas fueron al lugar y encontraron un perro muerto que había activado una bomba artesanal donde estaba el cerco de la empresa.
La gente se alarmo y con sus autoridades fueron con la policía, con el ejercito, al juzgado de paz para verificar los hechos, hicieron la denuncia y le se documento la evidencia. Las autoridades hicieron la inspección y se responsabilizo a la empresa y los comunitarios nuevamente pidieron que se fuera de Barillas.
La semana pasada se inicia la feria titular de Barilla; en este contexto, tres comunitarios se dirigían del centro urbano hacia la comunidad de Santa Rosa, en el camino fueron alcanzados por un pikup de doble tracción y los individuos que estaban en el interior del carro les dispararon., matando a una persona e hiriendo dos. El fallecido Andrés Francisco Miguel y los heridos Pablo Antonio Pablo que fue herido en su brazo y en la cara y Esteban Bernabé.
Es importante señalar que el señor Pablo era un de los demandados por la empresa que se negó a vender su tierra, había recibido amenazas desde el 2010 del cual existe una denuncia en la PDH por persecución e intimidación de parte de la empresa.
Después de conocerse los hechos se reunieron 5000 personas en el parque se dirigieron al hotel La estancia en donde se hospedaban miembros de la seguridad de la empresa, pero no encontraron a nadie así que siguieron en el destacamento militar y exigieron al ejercito respuesta sobre la muerte del líder. Es de señalar que existía el rumor de que el ejército mantenía escondidos gente de la empresa, después se dio lo que ahora se conoce ampliamente por parte de los medios de comunicación.


En este momento
Se ha declarado el estado de Sitio y hasta el momento hay 12 detenidos, entre ellos 3 mujeres. Es importante enfatizar que uno de los detenidos es el señor Saul Méndez quien había puesto una denuncia en la PDH de Huehuetenango por las amenazas recibidas de parte de la empresa.
La información que está llegando hay cateo de casas, siguen las detenciones y existe una fuerte presencia de ejercito y policía. Según información de los vecinos la gente adinerada del pueblo; especialmente los aliados de la empresa son los que están entregando el listado para las detenciones y los mismos están entregando a la gente al ejercito para llevarlos al destacamento militar, tal como hacían los comisionado militares en el conflicto armando; BAJAN A LAS PERSONAS DE LOS BUSES, en las calles exigen documentación personal. Circulan rumores que las detenciones no responden a la lógica de dar con los responsables de los hechos si no más bien con una lista de líderes y personas involucrados en actos de resistencia contra los abusos de la empresa hidroeléctrica en el área.


Análisis preliminar
Por lo señalado podemos avanzar un análisis preliminar de los hechos con la intención de que cese la militarización del área y el Estado responda a través de una mayor comprensión de las causas subyacentes a lo que esta sucediendo en Santa Cruz:
- El problema en el área no es nuevo los hechos demuestran que desde hace tres años existen graves conflictos entre la empresa hidroeléctrica que pretende trabajar en el área y los vecinos.
- Estos conflictos son documentados por Actas comunitarias y varios documentos El Estado de Guatemala sigue dando concesiones y licencias a empresas extranjeras sin tomar en cuenta la palabra y la opinión de los pobladores que habitan esta zona violando el Convenio 169 de la OIT y la Declaración de Naciones Unidas sobre Derechos de los Pueblos Indígenas del 2007.
- Las comunidades que viven en esta área resisten a la invasión de sus tierras y la privatización de sus recursos por parte de empresas extranjeras, especialmente si ven socavados sus derechos fundamentales, cual es el derecho al agua como bien vital para la existencia misma de las comunidades.
- El territorio es percibido por parte de las comunidades como ancestral y fuente de vida la tierra no es un bien vendible, sino representa la Madre Tierra que sustenta la existencia misma de la gente que la habita.
- Desde hace años en el área se venían dando demandas y amenazas por parte de la empresa a líderes comunitarios de los cuales uno fue asesinado y el otro gravemente herido.
- El Estado de Guatemala en lugar de perseguir la verdad de estos crímenes se dedica de manera irresponsable a militarizar el área y a detener personas de ilegalmente.
- Es necesario e impelente el esclarecimiento de los hechos y el fin de las acciones intimidatorias y represivas del Estado en el área, así como la tergiversación de los hechos por parte de la prensa y medios de comunicación.

 ASAMBLEA DEPARTAMENTAL POR LA DEFENSA DEL TERRITORIO EN HUEHUETENANGO (ADH)

http://desobedientes.noblogs.org/post/2012/05/09/los-hechos-de-santa-cruz-barillas/



El Legado de Goldcorp: Criminalización y Resistencia Minera en San Rafael Las Flores

Sacado de : http://www.mimundo-fotorreportajes.org/2012/04/el-legado-de-goldcorp-criminalizacion-y.html
San Rafael Las Flores, Santa Rosa, Guatemala.
28 de marzo, 2012.
Temas: Minería / Tenencia de Tierra / Impunidad
Clodoveo Rodríguez, mejor conocido como Don Clodo en su tierra natal de San Rafael Las Flores, Santa Rosa, ha vivido sus 78 años en la árida comunidad oriental. A pesar de que su terreno está sitiado por una barda de la vecina mina de plata El Escobal, perteneciente a las empresas canadienses Tahoe Resources y Goldcorp, Don Clodo se rehúsa a vender. Tahoe Resources fue fundada en el 2010 por Kevin McArthur, ex presidente de Goldcorp.

La Mina Escobal: Tahoe y Goldcorp, juntos de la mano
La mina El Escobal es principalmente de plata y pertenece en su mayoría a la minera canadiense Tahoe Resources. La licencia de exploración fue otorgada a Goldcorp en 2007 cuando Kevin McArthur era presidente de la también compañía minera canadiense. A finales del 2008, McArthur se jubiló de Goldcorp, pero en el 2010 fundó Tahoe Resources. Ese mismo año, Tahoe pagó a Goldcorp 505 millones de dólares por el 60 por ciento de las acciones del proyecto El Escobal, por lo que Goldcorp aún es dueño del 40 por ciento del proyecto. (1)
La relación ente Tahoe Resources y Goldcorp es íntima, ya que además del fuerte vínculo en McArthur, la junta directiva de Tahoe Resources incluye varios ejecutivos, como Dan Rovig y Kenneth F. Williamson, quienes también forman parte de la cúpula de Goldcorp, . (2,3)
El Escobal, único proyecto de Tahoe Resources, se maneja en Guatemala por medio de su subsidiario local San Rafael S.A. Actualmente El Escobal se encuentra en fase de construcción y se espera que entre en fase de producción a finales del 2013 y producción comercial en el 2014. (4)
Criminalización a la Resistencia: Marca Registrada de Goldcorp
En Septiembre del 2010, McArthur declaró durante una presentación en Denver, EEUU: “El proyecto Escobal está en una región amigable a la minería… No estamos en el altiplano guatemalteco… ni tenemos la problemática indígena que tiene el proyecto Marlin [de Goldcorp en Sipacapa y San Miguel Ixtahuacán] y otras minas en el país.” (5)
Sin embargo, la realidad es muy diferente de como la pinta Kevin McArthur. Tres municipios adyacentes a San Rafael Las Flores han llevado a cabo consultas populares en el último año y todas se han manifestado rotundamente en contra de la actividad minera – señales de que en realidad la minería no es tan bienvenida como asegura McArthur.
Oscar Morales, vicepresidente de la Comisión a Cargo de la Consulta Comunitaria sobre la Actividad Minera en San Rafael Las Flores, nos asegura que el municipio está ampliamente dividido sobre la actividad minera, ya que algunos se benefician a través de trabajos mientras muchos se preocupan por la contaminación del medio ambiente en una región altamente agropecuaria.
Una de las principales preocupaciones en la región es la posible contaminación de la Laguna de Ayarza. El gran lago volcánico, similar en su formación al Lago de Atitlán, se sitúa a 2.5 kilómetros cuesta abajo del proyecto Escobal. Miembros del Comité Local en Defensa de la Vida nos explican que un estudio geológico indica que tan solo 200 metros dividen los mantos acuíferos debajo de San Rafael Las Flores con un muro de la laguna.
El drenaje ácido causado por la actividad minera a nivel industrial, un derrame accidental de cianuro o una brecha en el dique de colas – eventos desafortunadamente bastante comunes – podrían fácilmente contaminar los mantos acuíferos al igual que la Laguna de Ayarza.
La intimidad entre Tahoe Resources y Goldcorp se expresa incluso en sus estrategias de criminalizar a personas que presentan resistencia en contra de sus proyectos. Así como Goldcorp ha denunciado criminalmente en San Marcos a casi 20 activistas de San Miguel Ixtahuacán, Tahoe ha intentado callar e intimidar a líderes comunitarios en San Rafael Las Flores con la misma estrategia.
Amadeo de Jesús Rodríguez Aguilar, dirigente del Comité Local en Defensa de la Vida, ha sido acusado de secuestrar a guardias de seguridad de la mina. Rodríguez Aguilar descarta las acusaciones como “absurdas”, y explica que lo único que hizo fue interrumpir de manera no violenta una reunión en Octubre del 2011 cuando accionistas de Tahoe se presentaron en la comunidad. “Ya que yo hablo inglés, sólo quería entrevistarme con los accionistas para que supieran la realidad. ¡Por esto me acusan de secuestro!” nos explica Rodríguez Aguilar.
El Padre Néstor Melgar, párroco de la iglesia católica de San Rafael Las Flores, también ha sido blanco de ataques. Una fuente anónima en San Rafael Las Flores nos informa que se está intentado silenciar al Padre Néstor a través de una denuncia legal que “hizo una señora que fue patrocinada por la empresa minera. La demanda radica en que ella pide que el padre se abstenga de emitir comentario en contra de los problemas que llegan por la minería. Y que el Padre Néstor no se pronuncie por la población [contra la minería].” (6)
Panorama de San Rafael Las Flores: Mina El Escobal a la izquierda y el casco urbano a la derecha.
Don Clodo: Símbolo de Resistencia
“Lo único que me quedan son estos terrenos que heredé de mi familia… y mis vacas,” nos explica Don Clodo. Aquí, en el Paraje Los Planes, Don Clodo es el único que se rehúsa vender sus tierras a Tahoe Resources. La compañía canadiense literalmente lo ha sitiado con una barda de malla. La única entrada y salida a su casa es por un angosto camino entre bardas y maquinaria en constante uso.
En esta imagen se puede ver la casa de Don Clodo (estructura rectangular blanca en la parte inferior izquierda) y la extensión de su terreno: el polígono verde rodeado por la barda impuesta por la compañía minera delimita la manzana y media que heredó de sus padres. Un dique de colas (estructura rectangular negra), laguna artificial que se llenará con desechos altamente tóxicos, se construye a no más de 50 metros de la casa de Don Clodo.
A pesar de las dificultades, la rutina diaria de Don Clodo no cambia: cada mañana saca su docena de vacas a pastar, pasando por el casco urbano situado unos 2 kilómetros de su terreno.

Después de almorzar con su esposa, que ahora vive en casa de su hijo debido al incesante ruido, Don Clodo regresa a casa para alimentar sus vacas.

Don Clodo observa su vaca Mariposa mientras esta se alimenta.
La salud de Don Clodo ha decaído en meses recientes debido al polvo y ruido. Sufre de tos constante y conjuntivitis aguda en los ojos. Por las noches no logra dormir ya que la maquinaría trabaja a metros de su casa día y noche.
“El estudio de impacto ambiental de la empresa minera fue aprobado por el Ministerio de Ambiente y Recursos Naturales, a pesar de que la empresa no es dueña de los terrenos de Rodríguez y se incluyeron en el polígono de explotación. En el estudio se consigna que no hay ninguna persona viviendo a 500 metros de la mina, a pesar de que Rodríguez vive a unos 10 metros de la barda.” (7)
A pesar de la situación, Don Clodo afirma: “¡Solo muerto me sacarán de mis tierras!”
En enero de este año, 400 comunitarios bloquearon la entrada al proyecto minero en oposición a la actividad industrial. (8) Sin embargo, McArthur insiste que no hay problemáticas en San Rafael Las Flores y presume que Escobal será “una maquina de producir dinero.” (9)
(Para mayor información sobre el caso de la Mina Marlin, ver estos fotorreportajes.)
Este fotorreportaje fue producido con el apoyo del Colectivo Madre Selva, y la sección de Negocios y Derechos Humanos de Amnistía Internacional Canadá.
English version click here.
1 Buow, Brenda. “Kevin McArthur has mining in his blood“. The Globe and Mail. June 16, 2010.
(http://www.theglobeandmail.com/globe-investor/kevin-mcarthur-has-mining-in-his-blood/article1606820/page2/)
2 http://goldcorp.com/About-Us/Board/default.aspx
3 http://www.tahoeresourcesinc.com/company-information/board-of-directors/
4 Luy, Jordan. “Tahoe Resources Inc.: Former Goldcorp CEO looks to leverage past success into new silver company”.
(http://www.tmxmoney.com/en/news/interviews/sept12_2011_THO.html)
5 http://goldcorpoutnews.wordpress.com/2011/08/02/two-municipalities-of-santa-rosa-say-no-to-tahoe-resources-and-metal-mining/
6 Correo electrónico de contacto en San Rafael Las Flores que prefiere permanecer anónimo. 24 de Abril, 2012.
7 http://prensalibre.com/noticias/justicia/CLODOVEO_0_661733827.html
8 http://www.prensalibre.com/noticias/Bloquean-via-minera_0_623337691.html?print=1
9 Kosich, Dorothy. “McArthur, Tahoe Resources have eyes only for Escobal and silver.” Mineweb.com. Septemeber 21, 2011.
(http://www.mineweb.com/mineweb/view/mineweb/en/page66?oid=135860&sn=Detail&pid=102055)

martedì 8 maggio 2012

Che sta succedendo nella miniera d'oro in Calcidicia?

da Verba Volant

Testo del Coordinamento di Salonicco Contro la Miniera d'Oro sopra le conseguenze di un possibile sfruttamento della miniera della provincia della Calcídica, nel nord della Grecia.

11.000.000 di euro. Il prezzo pagato dalla società Hellas Gold per ottenere il diritto di sfruttare 31.700 ettari nella provincia settentrionale di Halkidiki, con un contratto firmato con lo Stato greco, e dopo la mediazione da parte di Pajtas, vice ministro dell'economia e il sindaco del comune di Aristoteles, in Calcidica. Il contratto è stato firmato senza la realizzazione di un concorso, ma solo con l'assegnazione del lavoro a una società che è stata fondata circa due giorni prima (con un capitale di 60.000 euro!), e che era libero da ogni responsabilità nel riparare il danno ambientale causato dalla società canadese TVX Gold (la società fuggì una notte dalle miniere di Cassandra in Calcidicia, lasciando 472 lavoratori senza paga e un debito totale di 17 milioni di euro).

95.700.000 euro. I guadagni di Bóbolas, Kutras, Timis (i principali azionisti della società "Oro greco") dalla cessione parziale della società madre alla multinazionale europea Goldfields.

408.000.000 euro. Il valore di mercato delle miniere, come è stato calcolato da un'agenzia internazionale, sei mesi dopo la sua vendita da parte della Grecia, o 37 volte più il prezzo della vendita da parte dello Stato greco. Questo non ha impedito al governo greco di sovvenzionare la compagnia "Oro Greco" con 15.000.000 euro.

2.300.000.000 euro. Il valore attuale delle miniere sul mercato azionario di Toronto, dopo aver acquisito il 95% delle azioni di loro dall'European Goldfields, una multinazionale con sede in Canada, dietro i quali vi sono i fondi e le banche, quali JP Morgan e Goldman Sachs.

15.436.000.000 euro (!). Il valore dei minerali presenti nelle miniere in Calcidica.

0 euro. I benefici dello Stato greco. Secondo il codice minerario, la ricchezza minerale appartiene esclusivamente alle aziende che sfruttano e non è destinata alla concessione di diritti a favore dello Stato, per il suo sfruttamento. Ecco perché la Troika [1] ha rifiutato di accettare le miniere di Calcidicia tra le garanzie offerte dal governo greco nel contratto di finanziamento sottoscritto tra questo e il governo greco.

"Coloro che reagiscono sono istigati e sono indietro"

La miniere che vuole costruire la European Goldfields non sarà in una miniera sotterranea di gallerie, come probabilmente qualcuno immagina, ma sarà uno sfruttamento in superficie, da cui verrà estratto l'oro dopo il trattamento del terreno col cianuro, rendendolo un terreno per lo smaltimento di rifiuti tossici in quanto lascia, in particolare, cianuro, arsenico e acido solforico.

0,8 grammi per tonnellata è il contenuto aureo del terreno nella zona delle miniere.

18 tonnellate di oro estratto si necessitano per fare un anello d'oro.

2 km è il diametro della miniera a cielo aperto, che è accompagnato da bacini, dove vengono "memorizzati" liquidi tossici.

300 ettari di foresta verranno distrutti in modo da effettuare l'estrazione proposta.

200 milioni di tonnellate di terreno saranno rimossi nei prossimi anni, secondo il progetto della società. Durante i 2.500 anni di sfruttamento delle miniere della regione, sono stati estratti 30 milioni di tonnellate di terra, di cui i 20 milioni di tonnellate sono stati estratti dopo il 1927 dalle imprese capitaliste greche Bodosakis.

15.000.000 m3: la quantità di acqua pompata ogni anno nella zona di miniera, che supera il consumo annuo di acqua di tutta la prefettura della Calcidica.

691.000 litri: il consumo medio di acqua per chilo di oro prodotto. A parte lo spreco di acqua, le conseguenze di un incidente sono incalcolabili. Nel 2000, a Baia Mare in Romania, da un impianto di estrazione dell'oro vennero versati 100.000 metri cubi di acqua con alte concentrazioni di metalli pesanti, cianuro e altri elementi nel fiume Tisla e da lì ha raggiunto il Danubio dove colpì, oltre la Romania, anche l'Ungheria e la Serbia, avvelenando l'acqua potabile, uccidendo decine di migliaia di pesci e distruggendo completamente gli ecosistemi locali. L'incidente ambientale in Baia Mare è considerato il più distruttivo nella storia d'Europa dopo Chernobyl. Il danno ambientale causato dalla gestione delle miniere nella località Skuriés della Calcidica non riguarda solo i villaggi circostanti, ma tutta la prefettura della Calcidica (con la contaminazione della falda acquifera), e in caso di incidente anche la città di Salonicco, e chissà dove altro andrà l'inquinamento ...

"Il silenzio è d'oro"

Banchieri multinazionali e datori di lavoro locali si stanno preparando a mettere in tasca 15 miliardi di euro, in cambio del salario per alcuni anni a poche centinaia di lavoratori, che saranno buttati via quando l'azienda lascerà il tutto, ovvero lasciando dietro di sé un paesaggio desertico. Chi tace è complice del delitto.
Coordinamento di Salonicco Contro la Miniera d'Oro
(tradotto da NexusCo)

http://ienaridensnexus.blogspot.com/2012/05/che-sta-succedendo-nella-miniera-doro.html

Salonicco: Manifestazione contro la miniera d'oro in Calcidicia

da Verba Volant


Il pomeriggio del 26 aprile, si è tenuta a Salonicco una manifestazione organizzata dal Coordinamento della Tessalonica Contro la Miniera d'Oro. La manifestazione è stata massiccia e combattiva. In aggiunta al popolo della Tessalonica, hanno partecipato alla manifestazione molti abitanti delle province di Kilkis e della Calcidica con dei manifesti, in cui chiedono la fine del saccheggio e della distruzione ambientale, per via dell'installazione della miniera d'oro nel bosco. La città di Tessalonica è la seconda più popolosa della Grecia e si trova a pochi passi da entrambe le province. Alcuni degli slogan dicevano:

"L'estrazione non si fa, non tiene alcuna speranza, se si desidera oro, aprite le porte delle banche",
"vogliamo le foreste, vogliamo l'acqua, non vogliamo una tomba d'oro",
"campi con cianuro e arsenico, questi sono i benefici delle miniere d'oro",
"contro il saccheggio della natura, lotta per la terra e per la libertà".

La marcia è iniziata dall'Arco di Galerio (Kamara), nel centro della città, e dopo aver attraversato le strade del centro di Salonicco, è ritornata al suo punto di partenza.

Alla manifestazione hanno partecipato un abitante del villaggio Baia Mare della Romania, dove nel 2000, durante un'operazione simile, avvenne una catastrofe ambientale, in cui sfuggirono 100.000 metri cubi di acqua con alte concentrazioni di metalli pesanti, cianuro e altri, e raggiunse il fiume Tisla e da lì il Danubio, colpendo anche la Romania, l'Ungheria e la Serbia, avvelenando l'acqua potabile, uccidendo decine di migliaia di pesci e distruggendo completamente gli ecosistemi locali. L'incidente ambientale in Baia Mare è considerato il più distruttivo nella storia d'Europa dopo Chernobyl. Sulla bandiera vi è scritto:
"Nel 2000 avete distrutto il mio bel paese. La vostra legione della morte è venuta a Baia Mare, Romania. Come molte persone arrabbiate, vi dico: Andate via dalla Grecia "

La prossima mobilitazione si terrà il 1° maggio, giornata del lavoratore, in Calcidicia, sul Monte Kákavos, con un corteo che inizierà dalla popolazione di Megali Panagia e terminerà nella città di Skuriés, dove la multinazione ha intenzione di installare una miniera d'oro .

(tradotto da NexusCo)

http://ienaridensnexus.blogspot.com/2012/05/salonicco-manifestazione-contro-la.html

giovedì 3 maggio 2012

Las razones de Bolivia, el expolio español

 Un nuevo escándalo para la maltrecha economía española y un paso más en el proceso soberanista del Gobierno de Bolivia. Evo Morales ha anunciado hoy la nacionalización de Transportadora de Electricidad (TDE), en manos de una empresa española. Bolivia hace un gesto que es simbólico en un marco de privatizaciones en sectores estratégicos aún no revertidas.
Lo ocurrido hoy es un paso más en el lento camino de retomar el control del país por parte de los propios bolivianos, y no tanto como una maniobra puramente mediática.
 
Las multinacionales españolas son, en su conjunto, el tercer inversor extranjero en importancia en Bolivia, detrás de Estados Unidos y de Brasil. Eso, más la reciente expropiación de las acciones que Repsol tenía en YPF por parte de Argentina, hacen que la noticia conocida hoy sea una bomba.
La decisión del Gobierno de Evo Morales le quita a Red Eléctrica Española (REE)  -una empresa participada sólo en un 20% por el Estado (a través de la Sociedad Estatal de Participaciones Industriales-SEPI)- la totalidad de las acciones sobre TDE, el 99,4%. TDE tiene actualmente el 73% de las líneas de transmisión eléctrica de Bolivia y, como explica el diario Opinión, “su actividad es transportar la energía generada por los productores y entregarla a los distribuidores y consumidores no regulados, ubicados en distintos puntos de la red interconectada”.
En este artículo vamos a tratar de explicar dos aspectos de esta noticia: ¿Cuál es el papel de esta y otras multinacionales españolas en Bolivia? ¿Por qué Evo Morales toma esta decisión y la pone en práctica con cierta espectacularidad?

REE & Cia
No hay casi nada limpio en el papel de las multinacionales españolas en América Latina. En el caso de Bolivia la situación es dramática, como explicaba Pablo Villegas, del Centro de Documentación e Información de Bolivia (CEDIB), en una entrevista hace un par de años: “Bolivia es el país más obediente de América. Continúa entre los más pobres de América Latina, sólo por delante del más pobre: Haití. Pero ese es un país ocupado. Desde punto de vista personal, Bolivia está sometido a un régimen neocolonial. El sometimiento a un régimen tiene que ser a través de normas, pero allí se ha reformado el sistema legal boliviano por el influjo de las multinacionales y al hilo del neoliberalismo, en tal extensión y profundidad que no tiene antecedentes en la colonia”.
Los estudios del Observatorio de Multinacionales en América Latina (OMAL) concluyen que las empresas españolas aprovecharon a la perfección que la buena estructura de empresas estatales con que contaba Bolivia en los ochenta fue privatizada a principios de los noventa por el entonces presidente Gonzalo Sánchez de Losada (conocido como Goni). “La gran mayoría de las multinacionales españolas que operan o han operado en Bolivia lo hacen en sectores estratégicos para la economía tales como la gestión del agua y de los hidrocarburos, la banca, los aeropuertos, los seguros y los medios de comunicación. Hablamos de Repsol YPF, Iberdrola, BBVA, Aena, Abertis, Mapfre, Prisa y de otras compañías que ya se han ido del país como Unión Fenosa, Abengoa, y el Banco Santander”, explica Omal. Es decir, que más del 50% de las pensiones de los bolivianos que cotizan en el país son manejadas por el BBVA; que los tres unicos aeropuertos rentables los administra Abertis y AENA; que la mafia de los libros de textos, la propiedad de tres periódicos y del mayor canal de televisión es de PRISA; Repsol sigue controlando el mercado del gas y del petróleo e Iberdrola es la reina de la comercialización eléctrica en La Paz...
En el caso del sector eléctrico, Alberto Montero Soler publicaba en Viento Sur (2006) un análisis que deja claro cómo fue el enroque para la llegada de REE a Bolivia. En realidad, fue Unión Fenosa la que compró en 1997 el 69% de TDE  y el entonces español Banco Central Hispano compró otro 10%. Unión FENOSA pagó 39,9 millones de dólares por una empresa cuyos activos eran de 124 millones. En 2002, en un movimiento especulativo, vendió TDE al grupo red Eléctrica Española por 90 millones de euros (unos 110 millones de dólares).
Según Montero Soler, “lo sorprendente es que esa revalorización no se justificaba en ningún caso por el nivel de inversión realizado, con sólo 11 millones de dólares invertidos en todo el sector de transporte eléctrico hasta el año 2003. De hecho, es esa falta de inversión la razón que subyace tras los graves apagones que, en julio de 2003, dejaron sin electricidad a La Paz, El Alto, Cochabamba, Oruro, Sucre y Potosí y que, a pesar de que TDE lo calificó como una ‘simple falla’, pudo ser demostrada su responsabilidad y se le impuso una multa de 360.000 dólares. Una sanción que, en cualquier caso, no provocó los efectos deseados en términos de solución de los problemas por parte de la empresa porque los apagones volvieron a sucederse en esas mismas ciudades en septiembre de 2005”.
En todo caso, el papel de las multinacionales españolas (cuyo paradigma lo encontramos en Repsol) es el de sacar el máximo beneficio y dejar muy poco en el país. De hecho, en el sector eléctrico (donde además de REE tiene una fuerte presencia Iberdrola) “se da la triste paradoja de que a pesar de que Bolivia cuenta con una capacidad de generación eléctrica de 1.371 millones de watts anuales, casi el doble de un pobre consumo máximo nacional que no supera los 750 millones, sin embargo, el país cuenta con el índice más bajo de Sudamérica de instalación eléctrica en los hogares: la cobertura nacional no llegaba en 2003 al 65% de la población, reduciéndose dramáticamente hasta un 28,3% en las áreas rurales”.

¿Por qué ahora?
Siempre se podría contrapreguntar: ¿Y por qué no? Pero vamos a tratar de dar algunos elementos de contexto y del proceso para entender lo sucedido.
Cuando Evo Morales llegó al poder en 2006 una de sus banderas políticas era la nacionalización de las empresas en manos de multinacionales en sectores estratégicos como el energético (gas natural, petróleo, generación y distribución) o en los servicios públicos. No hay que olvidar que la población boliviana se levantó con decisión ante intentos de privatización de servicios básicos (como en el caso de la Guerra del Agua –Cochabamba, 2000- o la Guerra del Gas -2003-).
Sin embargo, y a pesar de los aspavientos de los medios de algunos países del Norte Global, Morales ha nacionalizado muy poco y ha pactado un mucho con dichas empresas. La mayoría de grandes empresas petroleras renegociaron sus ridículos contratos con el Estado boliviano, pero no perdieron el control, ni la rentabilidad,  de sus negocios.  Es decir, se ha nacionalizado parte del beneficio, pero no la propiedad.
De hecho, este 1 de Mayo el presidente Evo Morales también inauguraba la nueva Planta de Procesamiento de Gas Natural del Campo Margarita- Huacaya, ubicada en el departamento de Tarija, cuya explotación elevará la producción de gas natural de tres a nueve millones de metros cúbicos por día. Al acto inaugural asistía el presidente de la empresa petrolera española Repsol, Antonio Brufau, el socio estratégico de Bolivia en esa nueva planta.
El vicepresidente boliviano, Álvaro García Linera, explicaba en 2010 que se habían cambiado "las reglas del juego": las empresas extranjeras podían continuar sus inversiones en Bolivia, pero con los papeles invertidos. "Es decir, les planteamos los ingresos de las utilidades para el Estado boliviano en 82 por ciento, y el 18 por ciento para las empresas; en otras palabras, hemos volcado la tortilla". Antes del proceso revolucionario que inició Bolivia en 2006 era justo al revés.
En el caso de la nacionalización de TED habría que entrar a evaluar en detalle el mal servicio que reciben los bolivianos y la grave crisis energética a la que se enfrenta este país habitualmente a pesar de ser exportador de hidrocarburos, de gas natural y de electricidad.
Aunque se puede interpretar que el anuncio hecho este Primero de Mayo trata de despistar la atención sobre algunos de los conflictos con los que lidia en este momento el Gobierno de Evo Morales (la IX Marcha del Tipnis, las protestas de la COB por el salario mínimo, los paros en el sector salud…), lo cierto es que desde que llegó al poder, Morales ha aprovechado esta fecha simbólica para anunciar nacionalizaciones de empresas estratégicas.
Por tanto, se puede pensar que lo ocurrido hoy es un paso más en el lento camino de retomar el control del país por parte de los propios bolivianos, y no tanto como una maniobra puramente mediática (aunque no esté exenta de espectacularidad, especialmente por la toma militar de las instalaciones de TDE). También es posible, como especulan algunos analistas, que la respuesta tímida de la Unión Europea y del Gobierno de España a la expropiación de YPF haya animado a Bolivia a seguir el camino soberanista de Argentina.
 
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