Pare che anche a Monti possa capitare di dire la verità. Secondo alcuni
organi d'informazione, Monti avrebbe infatti dichiarato che l'Italia non
è una colonia dell'Unione Europea. [1]
L'Italia, e anche la stessa Unione Europea, sono infatti colonie della
NATO. Monti, prima di diventare Presidente del Consiglio, era un advisor
del Consiglio Atlantico della NATO; lo stesso vale per l'attuale
ministro della Difesa, Di Paola, che è stato presidente del Comitato
militare della NATO sino al novembre scorso.
Ma c'era bisogno di rafforzare la presenza americana nel governo, così
Monti ha nominato Gianni De Gennaro a sottosegretario, con incarico di
Autorità sulla "intelligence", cioè sui servizi segreti. Già prima della
nomina a sottosegretario, De Gennaro era il supercapo dei servizi
segreti, ed ora ne diventa una sorta di divinità. De Gennaro è l'uomo la
cui fama è legata soprattutto alla vicenda del massacro nella scuola
Diaz di Genova, ma che avrebbe anche altri motivi per essere giustamente
famoso.
De Gennaro è infatti l'uomo di fiducia del Federal Bureau of
Investigation. Dal sito dello stesso FBI, si apprende infatti che De
Gennaro nel 2006 è stato insignito della medaglia per "Meritorious
Achievement", una delle maggiori onorificenze concesse dal Bureau. [2]
Tra le imprese meritorie di De Gennaro di cui si parla nella motivazione
ufficiale del premio, c'è anche quella di aver operato per più di
trenta anni da "consigliere informale" degli ambasciatori statunitensi
in Italia. Gli "informali" potrebbero quindi adottare De Gennaro
addirittura come loro maestro. Qualcuno direbbe che De Gennaro fa la
spia per conto degli ambasciatori americani, ma si tratterebbe
chiaramente di calunnie senza fondamento.
A confermare l'assoluta affidabilità di De Gennaro provvedono infatti
gli stessi Americani. Quando, nel 2010, Ciancimino figlio ha tirato in
ballo il nome di De Gennaro a proposito di favoreggiamento nei confronti
della mafia, il soccorso è immediatamente arrivato dal direttore FBI,
Robert S. Mueller, che ci ha garantito che De Gennaro è un
insospettabile, poiché egli ha collaborato per "quasi" trenta anni con
la superpolizia federale statunitense. C'è questa piccola dissonanza tra
le due dichiarazioni di fonte FBI: più di trenta anni nella motivazione
ufficiale del premio, quasi trenta anni nella dichiarazione a sostegno.
Forse non significa nulla, ma potrebbe anche indicare che la
collaborazione di De Gennaro con gli USA era cominciata molto prima che
avesse il crisma dell'ufficialità. [3]
Non c'è quindi da sorprendersi che sia stato Ciancimino a finire nei
guai dopo le sue accuse a De Gennaro. A sua volta nel 2000 De Gennaro si
era fatto garante di un altro poliziotto accusato di rapporti con la
mafia, Ignazio D'Antone. In quell'occasione De Gennaro aveva agito
facendo squadra con Antonio Manganelli (attuale capo della polizia,
divenuto leggendario per il suo mega-stipendio) e, infine, con Arnaldo
La Barbera. [4]
La Barbera è morto nel 2002, prima di dover rispondere di depistaggio
per la strage di Borsellino e della sua scorta. A proposito di La
Barbera è risultato anche che fosse al contempo capo della Squadra
Mobile di Palermo ed agente del SISDE.[5]
Manco a dirlo, il trio De Gennaro-Manganelli-La Barbera è lo stesso che
stava dietro i fatti di Genova. Insomma, ci si dava una mano quando era
necessario. Il tutto però sotto la sacra tutela del Federal Bureau of
Investigation.
Il bello è che non c'è assolutamente nulla di segreto, poichè l'FBI
certe notizie su De Gennaro te le sbatte in faccia addirittura dal suo
sito ufficiale. Tanto nessun giornalista andrebbe mai a recuperare certe
informazioni sulle ingerenze USA in Italia per metterle nella opportuna
evidenza. Eccoli invece gli opinionisti ufficiali, tutti seri e
impegnati, a fare l'esegesi delle elucubrazioni di un poetastro
mitomane, che chiaramente non ha nessun legame con l'attentato al
manager di Ansaldo Nucleare.[6]
Il primo a rivelare agli Italiani che De Gennaro è un "manutengolo
dell'FBI" è stato Francesco Cossiga, in un discorso in senato in seguito
a delle sue interpellanze presentate al governo Prodi. Il discorso di
Cossiga fu mandato suo tempo in tv, ed è reperibile ora su Youtube. [7]
Ciò non impedì allo stesso governo Prodi di nominare, nel gennaio 2008,
De Gennaro alla carica di commissario straordinario
all'emergenza-rifiuti in Campania, così che non fu difficile capire che
in quella strana emergenza c'era di mezzo qualche interesse
statunitense. [8]
In quella circostanza i due partiti comunisti al governo con Prodi
ingoiarono il rospo, e qualche loro esponente farfugliò come scusa che
l'incarico di commissario per l'emergenza-rifiuti avrebbe potuto
costituire per De Gennaro l'occasione per riscattarsi dai fatti di
Genova. In realtà la costante di tutti i passi della vicenda di De
Gennaro è la presenza dei servizi segreti, che con lui sono andati a
gestire direttamente l'emergenza- rifiuti.
Ma l'impronta dei servizi segreti non mancò neppure nei fatti di Genova.
Pochi giorni prima del G8, il 23 giugno, il quotidiano "La Repubblica"
infatti pubblicò un'allarmante informativa del SISDE, che narrava una
di quelle fiabe inquietanti che fanno parte del tipico repertorio del
vittimismo preventivo e pretestuoso del potere. Secondo il SISDE, i
manifestanti di Genova avrebbero avuto l'intenzione di sequestrare dei
poliziotti per usarli come "scudi umani". Quindi il massacro di Genova
era stato non solo preordinato, ma anche annunciato.[9]
[1] http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/bot-rehn-monti-manovra-1228464/
[2]
http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.fbi.gov/news/pressrel/press-releases/fbis-medal-of-meritorious-achievement&ei=Qi-xT-kskZazBoumzY4E&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CCkQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Dgianni%2Bde%2Bgennaro%2Bfbi%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns
[3] http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/articolo497500.shtml
[4]
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/11/28/de-gennaro-manganelli-la-barbera-difendono-investigatore.html
[5] http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/09/news/la_barbera_servizi-4684087/
[6] http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10091
[7] http://www.youtube.com/watch?v=7Bp4GttxHqE
[8] http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=77417
[9] http://www.repubblica.it/online/politica/gottodue/sisde/sisde.html
--estratto da
http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=487
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domenica 20 maggio 2012
giovedì 17 maggio 2012
Trieste, muore a 32 anni in questura. Indagato dirigente della polizia
Il Fatto Quotidiano >
Trieste, muore a 32 anni in questura. Indagato dirigente della polizia
Inchiesta sul capo dell'ufficio immigrazione del capoluogo giuliano, accusato di omicidio colposo e sequestro di persona. La giovane, infatti, non doveva essere trattenuta in cella di sicurezza, ma accompagnata al Cie. Nell'ufficio del funzionario trovato anche il cartello "Ufficio epurazione" e una foto di Mussolini
Il capo dell’ufficio immigrazione di Trieste Carlo Biffi è indagato per omicidio colposo e sequestro di persona per la morte di una donna di 32 anni avvenuta in una camera di sicurezza della polizia. Alina Bonar Diachuk era ucraina e aveva 32 anni: un mese fa era stata trovata con un cappio al collo al termosifone di una cella del commissariato di Villa Opicina, una frazione del capoluogo giuliano, dove era custodita da due giorni. Un episodio sul quale è stata aperta un’inchiesta della Procura che non solo si potrebbe estendere anche ad altri agenti della questura, ma anche ad altri aspetti: tra questi anche il cartello “Ufficio epurazione” attaccato all’interno dell’ufficio immigrazione e una foto di Benito Mussolini affissa nelle stesse stanze. Una storia raccontata dal Piccolo di Trieste e ripresa anche dal Manifesto.
La morte. Secondo i primi rilievi dei magistrati la Diachuk in realtà non doveva essere trattenuta in custodia dalla polizia. Era stata infatti accusata di favoreggiamento all’immigrazione e aveva patteggiato, così era tornata in libertà il 14 aprile: avrebbe dovuto essere trasferita nel Centro di identificazione ed espulsione di Bologna. Al contrario dopo la lettura della sentenza era stata sì prelevata da una pattuglia della polizia, ma trovata morta dopo due giorni nella camera di sicurezza. Sulla cella vigilava una telecamera di sicurezza ma per i 40 minuti di agonia della donna nessuno ha notato cosa stava accadendo (inoltre la ragazza aveva già tentato di togliersi la vita in carcere). Una serie di anomalie che ha spinto la magistratura ad aprire un’indagine.
Per capire qualcosa di più la Procura ha disposto la perquisizione degli uffici del commissariato e gli agenti si sono imbattuti nel cartello “Ufficio epurazione” e nella foto di Benito Mussolini. Ma non solo: nell’abitazione di Biffi sono stati trovati alcuni libri dal contenuto antisemita: “Come riconoscere e spiegare l’ebreo”, “La difesa della razza” di Julius Evola, “Mein Kampf” di Adolf Hitler, “La questione ebraica”. In Procura, al momento non intendono dare grande rilievo all’altro aspetto emerso durante le indagini, e cioè all’acquisizione di materiale di natura antisemita e di cartucce trovate in casa di Baffi durante una perquisizione. Materiale, quello documentale, giustificato da un sindacato di Polizia dal fatto che Baffi abbia lavorato anche alla Digos. “I rapporti con la Questura di Trieste – afferma Dalla Costa – sono sempre ottimi e collaborativi, tanto che il questore mi ha assegnato suo personale proprio per sviluppare questa indagine. Non c’è alcun ostruzionismo da parte della Questura”, ribadisce il capo della Procura.
Le indagini condotte dal pm Massimo De Bortoli devono verificare se in effetti la Diachuk fosse trattenuta in commissariato senza alcun titolo, se fosse chiusa a chiave dentro una stanza e se si sia trattato di un caso isolato, o, come ha confermato il procuratore capo Michele Dalla Costa, ci siano stati altri casi di stranieri trattenuti a Opicina senza alcun titolo. “Stiamo valutando decine di posizioni, a partire dal secondo semestre del 2011, per verificare se quello dell’ucraina sia stato un caso isolato o meno” conferma Dalla Costa.
Gruppi politici e realtà di movimento hanno indetto per oggi un presidio per protestare.
Trieste, muore a 32 anni in questura. Indagato dirigente della polizia
Inchiesta sul capo dell'ufficio immigrazione del capoluogo giuliano, accusato di omicidio colposo e sequestro di persona. La giovane, infatti, non doveva essere trattenuta in cella di sicurezza, ma accompagnata al Cie. Nell'ufficio del funzionario trovato anche il cartello "Ufficio epurazione" e una foto di Mussolini
Il capo dell’ufficio immigrazione di Trieste Carlo Biffi è indagato per omicidio colposo e sequestro di persona per la morte di una donna di 32 anni avvenuta in una camera di sicurezza della polizia. Alina Bonar Diachuk era ucraina e aveva 32 anni: un mese fa era stata trovata con un cappio al collo al termosifone di una cella del commissariato di Villa Opicina, una frazione del capoluogo giuliano, dove era custodita da due giorni. Un episodio sul quale è stata aperta un’inchiesta della Procura che non solo si potrebbe estendere anche ad altri agenti della questura, ma anche ad altri aspetti: tra questi anche il cartello “Ufficio epurazione” attaccato all’interno dell’ufficio immigrazione e una foto di Benito Mussolini affissa nelle stesse stanze. Una storia raccontata dal Piccolo di Trieste e ripresa anche dal Manifesto.
La morte. Secondo i primi rilievi dei magistrati la Diachuk in realtà non doveva essere trattenuta in custodia dalla polizia. Era stata infatti accusata di favoreggiamento all’immigrazione e aveva patteggiato, così era tornata in libertà il 14 aprile: avrebbe dovuto essere trasferita nel Centro di identificazione ed espulsione di Bologna. Al contrario dopo la lettura della sentenza era stata sì prelevata da una pattuglia della polizia, ma trovata morta dopo due giorni nella camera di sicurezza. Sulla cella vigilava una telecamera di sicurezza ma per i 40 minuti di agonia della donna nessuno ha notato cosa stava accadendo (inoltre la ragazza aveva già tentato di togliersi la vita in carcere). Una serie di anomalie che ha spinto la magistratura ad aprire un’indagine.
Per capire qualcosa di più la Procura ha disposto la perquisizione degli uffici del commissariato e gli agenti si sono imbattuti nel cartello “Ufficio epurazione” e nella foto di Benito Mussolini. Ma non solo: nell’abitazione di Biffi sono stati trovati alcuni libri dal contenuto antisemita: “Come riconoscere e spiegare l’ebreo”, “La difesa della razza” di Julius Evola, “Mein Kampf” di Adolf Hitler, “La questione ebraica”. In Procura, al momento non intendono dare grande rilievo all’altro aspetto emerso durante le indagini, e cioè all’acquisizione di materiale di natura antisemita e di cartucce trovate in casa di Baffi durante una perquisizione. Materiale, quello documentale, giustificato da un sindacato di Polizia dal fatto che Baffi abbia lavorato anche alla Digos. “I rapporti con la Questura di Trieste – afferma Dalla Costa – sono sempre ottimi e collaborativi, tanto che il questore mi ha assegnato suo personale proprio per sviluppare questa indagine. Non c’è alcun ostruzionismo da parte della Questura”, ribadisce il capo della Procura.
Le indagini condotte dal pm Massimo De Bortoli devono verificare se in effetti la Diachuk fosse trattenuta in commissariato senza alcun titolo, se fosse chiusa a chiave dentro una stanza e se si sia trattato di un caso isolato, o, come ha confermato il procuratore capo Michele Dalla Costa, ci siano stati altri casi di stranieri trattenuti a Opicina senza alcun titolo. “Stiamo valutando decine di posizioni, a partire dal secondo semestre del 2011, per verificare se quello dell’ucraina sia stato un caso isolato o meno” conferma Dalla Costa.
Gruppi politici e realtà di movimento hanno indetto per oggi un presidio per protestare.
ヅ Toghe VS servizi segreti: LE COMICHE. ヅ
La vendetta delle toghe. Dall’armadio della vergogna altre rivelazioni clamorose.
Da P.zza Portoria un ordine perentorio. Stroncare lo 007 dei servizi segreti. Ecco come la Procura di Genova intendeva incastrare un agente del Sismi… E come invece ha toppato.
Ve l’avevamo detto. L’ “Armadio della vergogna”
di Palazzo di Giustizia di Genova è depositario di grandi segreti che
qualcuno vorrebbe rimanessero sopiti per molto tempo ancora. Stavolta
però l’esilarante indiscrezione che trapela ha proprio del comico. Un
vero, vero, e scusate ancora, vero spasso. Ecco i verbali dello
scandalo.
Altana Pietro, agente del Sismi (ex Servizio Segreto Militare ora Aise) in servizio effettivo permanente ed all’occorrenza a part-time anche per Sisde (l’ex Servizio Segreto Civile ora Aisi)
ha un curriculum criminale davvero invidiabile ed ben più lungo
di quel che si supponeva. In alcuni articoli sul portale Indymedia (vedi link a margine dell’articolo) è
stato svelato l’ampio background delinquenziale del losco figuro. Il
debutto ufficiale come fuorilegge avviene in giovane età
rimediando una condanna a 16 mesi di reclusione per “diserzione”
(rifiuto di indossare la divisa militare) scontata nelle patrie
galere (Carcere Militare di Gaeta e Forte Boccea).
La
consacrazione a spia del servizio segreto militare avviene però
all’inizio negli anni ’90. Alle dipendenze del Sismi spia per
lungo tempo gli iraniani della società islamica Irasco (società su cui ha aperto recentemente un’inchiesta per export illegale di armamenti e tecnologie proibite anche il Governo Federale Americano chiedendo all’Italia una rogatoria internazionale).
http://lombardia.indymedia.org/node/21719
- “Altana Pietro e il SISMI han ciulato gli Iraniani?”
- “IRASCO: ecco come gli iraniani hanno beffato gli USA”
- “Embargo & IRASCO: ecco le imprese USA che hanno esportato in IRAN”
La carriera di agente segreto fa un salto di qualità nel periodo pre G8 (2000-2001),
quando dai servizi segreti (o disservizi è la stessa cosa) viene
infiltrato con successo in diversi centri sociali di Milano,
Torino e Genova (lo Zapata, l’Askatasuna, El Paso, l’Inmensa, il Leoncavallo, ed altri.
- “Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”
- “Scoop: Ecco come il SISMI spia i centri sociali”
Tra gli osservati speciali vengono segnalate anche molte società dell’alta finanza (come l’ENI, Telecom, CIR, Coeclerici, Juventus FC, PDS e molte altre), nonché Banche (tipo Unicredit, Banca Carige) e a seguire prestigiosi studi legali (lo Studio Legale Roppo & Canepa, Studio Legale Bonelli Erede & Pappalardo, Studio Legale Carbone & D’Angelo, Studio Uckmar etc etc).
http://piemonte.indymedia.org/../article/9709
- “I servizi segreti spiavano comunisti e missini”.
http://piemonte.indymedia.org/../article/9167
A
rivelare tutto questo po pò di indiscrezioni è un delicato
carteggio sequestrato alla spia nel corso d’una inchiesta condotta
dal P.M. sanremese Anna Canepa nel 2004, i dossier son confluiti poi nel famoso armadio/dimenticatoio denominato “Armadio della vergogna” per essere consegnati all’oblio. Ma procediamo con un minimo d’ordine.
All’epoca dei fatti di cui stiamo parlando è in essere un’operazione del SISMI denominata: “Operazione Cavallo di Troia”.
Di che si tratta non è difficile intuirlo. Anche le città più
fortificate possono essere conquistate senza dar battaglia. Come fece
Ulisse, con la sua scaltra intrusione nella fortezza del nemico.
Esattamente quello che ha fatto il Servizio segreto militare.
Milano Finanza e il quotidiano di Genova Il Secolo XIX in una serie di articoli dedicati all’agente segreto intuiscono già la tattica dell’intelligence nostrana: “…schedati a Genova banche e avvocati, si infiltrò nei centri sociali per il G8 Sentenza-choc:
lavorava davvero per i servizi segreti, ma ha esagerato …cercava
documenti top secret, facendo l'addetto delle pulizie di alcune aziende
genovesi … poi una volta o due a settimana consegnava tutto al suo
contatto, un maresciallo della Guardia di Finanza…”.(Il Secolo XIX 5 novembre 2009). “Grandi Intrighi. Alla Procura di Genova un archivio dei rapporti tra politica, finanza e servizi segreti”. (Milano Finanza 15 agosto 2009).
Per
diversi anni i servizi segreti utilizzano un’impresa di pulizie
industriali per infiltrarsi in diversi ambienti di un certo
livello. L’impresa si chiamava o si chiama - (forse è ancora attiva chi lo sa) Altana Pietro Impresa Pulizie Industriali. Specialità
- ovviamente - le pulizie di uffici e grandi complessi
industriali. Altana Pietro, con il supporto logistico del Sismi, non ha
difficoltà alcuna a dotarsi d’un background con in controfiocchi e ad accreditarsi presso i soggetti Target.
Vengono
messi sotto osservazione un numero impressionante di obiettivi
importanti. Ben presto, vien perso il senso della misura.
L’intelligence in preda al delirio di onnipotenza alza il tiro
pensando di poter spiare tutti indiscriminatamente, cani e porci.
La voglia di strafare sarà fatale. I servizi segreti fanno un
passo falso (e forse più d’uno). Assoggettano a controllo l’obiettivo
sbagliato. Uno degli studi legali tenuto d’occhio dalle barbe
finte dopo qualche tempo scopre la tresca. E’ lo studio legale
degli Avvocati Vincenzo Roppo & Paolo Canepa (Roppo & Canepa Associazione Professionale).
I due avvocati intuito d’essere in qualche modo attenzionati
lanciano l’SOS a 360° chiamando a raccolta la potente lobby dei
giuristi. La voce circola rapidamente. Sapete Genova com’è,
piccola e pettegola. Inesorabilmente volge al termine il
brillante business del Sismi all’ombra della lanterna. Da questo
momento in poi la parola d’ordine sarà solo una: “fare terra
bruciata” intorno all’uomo del Sismi. All’uopo entra in scena la
sorella del socio dell’Avv. Roppo, il magistrato Anna Canepa (noto esponente di Magistratura Democratica
e componente dell’antimafia). Chi la conosce bene sostiene che non
sia un essere umano. Forse è di plastica (la chiamano amabilmente la
Barbie dei magistrati). Anche lei offre il suo fattivo contributo.
Mentre lo 007 è in procinto di consegnare documenti riservati ai
suoi superiori vien organizzato un blitz dal “giudice ragazzino”.
Lo sbirro del Sismi vien fatto arrestare dal magistrato Anna
Canepa, portato a giudizio e condannato.
http://piemonte.indymedia.org/../article/8908
http://piemonte.indymedia.org/../article/9264
Una
domanda è d’obbligo, sennò quì rischiamo di capirci più una
mazza. Ma i servizi segreti non controllano tutti gli organismi
di Polizia? Forse ci toccherà sfatare anche questa leggenda
metropolitana. Direte voi: ma come è possibile che forse di
polizia (forse) siano in antitesi con i servizi segreti? Non
dovrebbe esserci tra questi un rapporto di interazione e scambio?
Si, nelle fiction cinematografiche senz’altro. Nella realtà
quotidiana non è proprio così. Se gli uni possono trombare gli
altro lo fanno senza pensarci due volte. Esattamente quel che
accadrà al nostro sfigato-man 007 Altana Pietro.
Sentite che succede nel 2003.
A Genova le forse (ヅ) dell’ordine
- forse - ricevono un’informativa secondo la quale risulta che
un’impresa del Sismi (Altana Pietro pulizie industriali) stia
attenzionando da qualche tempo una importante società di
informatica con sede nei pressi di Corte Lambruschini: ragione
sociale Softjam Srl (Corso Buenos Ayres, Genova).
Cosa stiano cercano i servizi segreti all’interno di questa azienda
non è ben chiaro. Forse il Sismi punta all’aristocratica clientela
dell’azienda (annoverate fra queste società come Banca Carige, AMT, Comune di Genova, Grandi Navi Veloci, Costa Crociere, Maersk, Microsoft, Piaggio, Premuda, Porto Petroli, Shell, Tarros, Brembo, RSA, Siat, Veolia, VTE, Tirreno Power
etc etc). Ciò che è chiaro invece è che và stroncata a tutti
costi la fastidiosa attività di intelligence. Poliziotti, manager,
analisti e sistemisti della software house studiano come tessere
la loro una ragnatela.
Il
piano è diabolicamente perverso. Gli investigatori sanno che lo
007 controlla periodicamente computer, documenti e archivi della
società informatica. La Polizia, in accordo col management
dell’azienda imbottisce i cassetti delle scrivanie di soldi
nella certezza che lo sbirro del Sismi non saprà resistere alla
tentazione di metterseli in tasca (l’appeal dei quattrini è
irresistibile funziona sempre). La Polizia Scientifica piazza
anche delle microcamere per riprendere e filmare Altana Pietro
mentre spia e farà man bassa di banconote. Così da far scattare
l’arresto in flagranza di reato.
Ecco il primo colpo di scena:
"...si
notava dalla telecamera che il titolare dell'impresa delle pulizie
tale Altana Pietro, meglio generalizzato in oggetto, apriva il cassetto
e dopo aver aperto la scatola contenente il denaro lo contava e lo riponeva al proprio posto.
Dopo le pulizie il personale dipendente in appostamento provvedeva a
verificare le banconote al fine di effettuare un arresto in
flagranza di reato, ma si constatava che nulla era stato asportato". (Verbale del Commissariato di Polizia P.zza Matteotti del 22 febbraio 2003).
Rimangono tutti di merda. Anche l’amministratore della Società Softjam, l’Ing. Marco Rampini
è attonito. L’istigazione a delinquere è quasi perfetta ma non
sortisce gli effetti sperati. Cacchio ma proprio a loro doveva
capitare uno sbirro onesto.
La
polizia non desiste. I cassetti dell’azienda rimangono comunque
sempre ricolmi di contante. Basta un gesto sbagliato e zac.
Altana ce l’ha in quel posto. Durante le operazioni di pulizie
l’agente del Sismi vien ben distintamente ripreso nell’intento di
controllare documenti e computers. Recita nuovamente il verbale: gli
agenti di Polizia "....effettuavano un controllo al fine di verificare un eventuale ammanco di denaro. L'esito del controllo era negativo ed i due (Altana e sua collaboratrice)
venivano lasciati allontanare senza intervenire al fine di non destare
sospetti... da una successiva visione della registrazione però,
emergeva che alle ore 8.35 circa l'Altana si avvicinava alla
cassettiera chiusa, la apriva con una chiave, o con un attrezzo,
prelevava la scatola contenente il denaro, contava i soldi, poi
leggeva un foglio di carta contenuto insieme al denaro ed infine riponeva il tutto, richiudendo la cassettiera a chiave..." ("Annotazione inerente furti" del Commissariato Centro di P.zza Matteotti del 1 Febbraio 2003). Belin non si registra nuovamente nessuna ruberia.
La faccenda si fa più complessa del previsto.
Visto
che lo 007 del Sismi non sottrae alcunché, per rendere più
verosimile la storia degli ammanchi “qualcuno” (evidentemente
diverso dall’integerrimo coglione dell’intelligence) provvede ad
alleggerire i cassetti della società informatica di qualche
manciata di banconote. I furti avvengono a notte fonda, in
pieno buio senza accendere alcuna luce (come se chi sgraffigna
sapesse ch’erano piazzate le microcamere). Vengono arraffati 550 euro
una prima volta e altri 400 euro una seconda. In quei due
giorni però, per l’ora degli ammanchi l’agente segreto esibisce
un alibi di ferro (è in trasferta lontano da Genova per il
Sismi). Naturalmente le microcamere della polizia scientifica
filmano il buio totale. La scientifica verbalizza: “…dalle
riprese con la telecamera visionate unitamente al personale di
Polizia si vede che entra una persona con una torcia elettrica, si
reca nella scrivania, ed asporta la somma di cui sopra, non si può
identificare la persona perchè la stanza è rimasta completamente al
buio…”.
Guai a
voi se adesso v’azzardate a fare paragoni impropri. Me li immagino
già gli accostamenti e le analogie a sproposito. Tipo le bombe
molotov del G8. Quelle famose messe lì apposta da alcuni
polliziotti disonesti (proprio “polli”) per trombare gli
sprovveduti no-global. Lungi da noi affermare ste minchiate. Però
è vero che il vizio di sparare cazzate quello è duro a morire.
Quando fabbricano storie inverosimili alcuni manco riflettono sulle
idiozie che dicono. Infatti ragioniamo un po’. Se la stanza è
rimasta completamente al buio, tanto che non si riescono ad
identificare persino le sembianze del ladro, come fa la Polizia a
dire che “…si vede che asporta la somma di cui sopra”?
Ulteriore enigma. I segugi della Polizia fanno riferimento ad un
altro furto avvenuto sempre al buio fitto il 5 Febbraio 2003.
“…in data 5 febbraio 2003 il personale della società lasciava i locali
per la fine del proprio turno di lavoro alle ore 19.00 ed
immediatamente dopo (come si evince dal fotoprinter allegato) si
nota una persona che munita di torcia elettrica si introduce nei
locali e si dirige immediatamente sul luogo controllato alle ore
19.05.57 per allontanarsi alle ore 19.06.06. Il personale dipendente
giungeva sul posto come da accordi con il Rampini e alle ore 19.30
circa constatava la mancanza di 310Euro … durante
la settimana nessun furto viene perpetrato ma dalla visione delle
cassette si nota una figura munita anche questa volta di torcia
elettrica rovistare nel cassetto durante la notte…”.
Più che d’un furto con destrezza quì si tratterebbe d’un fatto paranormale, possibile solo a Speedy Gonzales. “Arriba arriba, andle andle”.
9 secondi netti per aprire la porta dell’ufficio, aprire i
cassetti, rubare soldi e richiudere la porta dell’ufficio ed
andarsene. Manco Flash Gordon riuscirebbe in una simile
performance. Quasi come se il mariuolo sapesse di avere i
secondi contati e avesse la consapevolezza dei controlli di
polizia in atto. Combinazione, gli agenti appostati ad un tiro
di schioppo (che controllavano i monitor in tempo reale) entrano
fulmineamente pochissimi minuti dopo per constatare solo l’ammanco.
Senza beccare il malfattore (ricorda vagamente il misterioso
attentatore di Belpietro). Quesito: po’ darsi
che qualcuno in divisa - come si suol dire in gergo - fossè già
lì sul luogo del delitto? (Dato il contesto e tanto tempismo
il dubbio è più che lecito).
Sto
cazzo di trappola però non scatta. Intanto le microcamere della
scientifica continuano a macinare ore e ore di fotogrammi a vuoto. Sabato 1 febbraio 2003 iniziano nuovamente le registrazioni. Forse è la volta buona.
Si replica sempre il consueto copione. Si arriva al giorno Sabato 8 Febbraio 2003
alle ore 8.59. Un’obiettivo della Polizia Scientifica riprende Altana
durante l’abituale servizio di pulizie settimanale presso la ditta
di informatica Softjam: "…Altana durante l'orario delle pulizie provvede ad effettuare un altro controllo aprendo il cassetto e contando i soldi senza però effettuare nessun prelievo….". (Verbale del Commissariato Centro di P.zza Matteotti del 22 febbraio 2003).
Smarrimento
totale. Lo sbirro del Sismi di diventare ladro proprio non ne
vuol sapere. Mo il rischio è quello di fare davvero un’emerita
figura di merda. Bisognerebbe assolutamente trovare il modo per
incastrarlo. Ma come fare?
Un’ispettore di Polizia ha un’intuizione davvero geniale (altro che molotov).
Perché
non arrestare l’Altana mentre sta facendo i suoi usuali controlli?
Visto che ha la consuetudine di contare sempre i soldi e di
rimetterli al loro posto, basta aspettare che abbia le banconote
in mano, e prima che possa riporle al loro posto si fa
irruzione nell’ufficio pistole in pugno incastrandolo. Na
genialata. Via con l’operazione “Polizia VS Pulizie”.
Registra il verbale: “…alla
data odierna ...alle ore 8.20 (come da fotoprinter allegato) Altana
una volta dentro gli uffici provvede ad aprire il cassetto e la scatola
contenente il denaro fotocopiato ed esattamente nel momento in cui
l'uomo ha il denaro in mano (printer n. 3) e viene notato da un monitor
collegato in tempo reale e posizionato al piano superiore dell'edificio,
gli operatori entrano nella stanza (printer 7 e 8) interrompendo
l'azione criminosa ed impedendo il consumarsi del reato di furto,
contestando però all'Altana il reato di tentato furto aggravato
ponendolo in stato di arresto...".
Pfiuuuu
che sudata. Il più è fatto. Ora però ci vuole la ciliegina
sulla torta. Perchè lo sputtanamento sia proprio perfetto non si
deve trascurare neanche il più piccolo dettaglio. Mentre tutti son
in Commissariato a festeggiare per la brillante operazione di
polizia, qualcuno chiama l’amico giornalista per passargli in
tempo reale il fotoprint giusto (nel quale si vede lo 007 in
azione mentre ispeziona i cassetti della società informatica). Lo
Scoop ed il titolone sono assicurati (sputtanamento anche).
Il pennivendolo di turno è Francesco Ricci del quotidiano genovese “Il Corriere Mercantile”, il giorno dopo la felice operazione di Polizia ha l’ingrato compito di titolare:
"Così
ripuliva le aziende. Titolare di impresa di pulizie a domicilio.
Ladro e imprenditore. Insospettabile quarantatreenne genovese
approfittava della fiducia dei propri clienti. Titolare di
un'impresa di pulizie ripuliva periodicamente una ditta di
informatica del centro. Entrava grazie alle chiavi affidategli per il
lavoro finchè una microtelecamera l'ha inchiodato". (Corriere Mercantile 27 febbraio 2003).
La macchinazione sembra funzionare. La macchina del fango pure.
Intanto il malcapitato 007 viene tradotto nel Carcere Circondariale di Marassi (Genova)
a disposizione dell’autorità giudiziaria. Ohibò però le cose non
vanno proprio come da copione. Un magistrato diligente
s’insospettisce per le molte incongruenze. Si prende la briga di
andare oltre il rapporto ufficiale di Polizia e dà un’occhiata un
po’ più attenta a tutti i videoclip della Scientifica. Con sorpresa
scorge che il vile denaro viene maneggiato solo dai poliziotti. Lo
sfigato agente del Sismi non s’è messo in tasca manco un
baiocco. Gli agenti interpellati dal giudice provano a farfugliare
un’improbabile giustificazione: "certo che i soldi erano al loro
posto abbiamo fregato il ladro prima, l’abbiamo bloccato prima che
se li mettesse in tasca".
Forse gli agenti han visto troppi telefilm americani? Pensavano d’essere già nel futuro – nel 2045 - la “precrimine” in salsa genovese (se avete visto “Minority Report” forse sapete di che stiamo parlando).
Per
fortuna non c’è nessun giudice più terribile della storia, non
si perde nulla. Prima o poi viene a galla tutto. E fortuna che
non conosciamo sin nei più torbidi dettagli tutto il feccioso sistema,
nonchè gli immaginabili intrighi e le misere tristezze della stampa
locale e italiana che - tranne rarissime ed emarginate eccezioni – s’adeguano
a sti sordidi andazzi (quando ti capita sotto le mani una copia di
Repubblica e/o il Corriere Mercantile vien da piangere). La cosa
ripugnante di certe consorterie è l’ipocrisia di chi tuona in pubblico
contro il corruzione e nepotismo e poi in privato raccatta favori in
cambio d’omertà (il discorso è valido per tutti dagli sbirri ai
magistrati che usano la toga per vendette personali).
Sia
beninteso nessuno qui vuole fare l’apologia del SISMI. Anzi. Chi
fa sporchi lavori come quello ne accetta tutte le conseguenze e
cavoli suoi se viene trombato. Ogni attività (se tale si può
definire) ha i suoi rischi impliciti. Ciò vale per gli 007, i
magistrati gli agenti di Pollizia. Che poi sti ultimi facciano
anche loro un lavoro ingrato è notorio. Proprio in questi giorni
tra molti di questi serpeggia un palpabile malcontento. Gli
agenti addetti alla sicurezza del Premier, tanto per citare un
esempio. Si son rotti i coglioni di essere usati per fare la
scorta alle escort del Presidente del Consiglio. Dice un agente
(che intende mantenere l’anonimato): “L’estate scorsa abbiamo
visto molte feste alla villa di Arcore… che ne sappiamo noi di
che cosa succede la dentro? Ce li immaginiamo. Magari fanno uso
di droghe o infrangono la legge e ridono di noi, dicendo: ‘noi
siamo qua al sicuro, abbiamo anche i carabinieri che ci
proteggono’ … Berlusconi con noi è gentile. Qualche volta è
venuto a salutarci, a raccontarci qualche barzelletta. Una volta
ci ha fatto, ammiccando, una battuta: ‘Eh, beati voi che
adesso andate a casa a dormire, a me invece tocca trombare…’”.
Ah a proposito di trombare e di trombati. Dimenticavo.
Lo 007
del Sismi è tornato libero (dopo qualche giorno di gattabuia).
La querela contro il quotidiano Corriere Mercantile rimarrà invece
misteriosamente insabbiata nell’armadio della vergogna. Tutto
liscio come l’acqua (come dice Beppe Anfossi).
Per fortuna nessuno s’è fatto male. E’ rimasto leggermente ferito
solo l’orgoglio della polizia. Ma non per molto.
Ci sarà sempre un’altra occasione per rifarsi.
Come lo
vedremo in un prossimo articolo. Gli intrighi all’ombra della
lanterna non finiscono quì. L’armadio della vergogna ha ancora
un fottio di segreti da vomitare.
ヅ
Link più o meno correlati:
- "ALTANA PIETRO – Giornalista/Agente del SISMI e SISDE"
- “Scoop: Ecco come il Sismi doveva rapire Carlos Remigio Cardoen”.
- “GENOVA - SPY STORY AL PESTO - ECCO COME COECLERICI SPA SPIAVA - Desecretati dopo altre 8 anni documenti TOP SECRET”
- "Mafioso è bello" (parola di COECLERICI)”
- “La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango”.
- “ENI, "codice etico" e Servizi Segreti”
- “Tangenti Nigeria: ENI rischia grosso (e paga cash)”
http://piemonte.indymedia.org/article/8981
- “I servizi segreti vanno a rubare in casa di Uckmar”
http://piemonte.indymedia.org/../article/10239
- “ANA fa rima con ALTANA”
http://piemonte.indymedia.org/../article/10406
- “Italia-Serbia: chi Vince(nzi)?“
http://piemonte.indymedia.org/../article/10267
- “ORBASSANO (TO): Poliziotto del SIULP massacra di botte giornalista (ex agente del SISMI)”
Chi è il supersfigato Altana Pietro
http://piemonte.indymedia.org/article/11941?language=it&include_comments=true&print_page=true
Gatta Gnuda - Iniziativa per l'aniversario Calabresi Firenze
Era un servitore
dello Stato. Dirigeva l’Ufficio Politico
della Questura di
Milano. Era lucido e inflessibile,
un modello per i suoi
colleghi. Per tanti il suo soprannome era
“commissario Finestra”.
Era Luigi Calabresi, il cui nome è
stato troppo a lungo trascurato.
A quarant’anni dalla sua uccisione
è giunto il momento di commemorarlo
come merita, è giunta l’ora di rendergli giustizia:
GIOVEDI 17 MARZO FACCIAMO FESTA!
dalle 18 alla Gatta Gnuda Lungarno del Tempio, 1 Firenze
Ore 19 - Chi ha ucciso Pino Pinelli?
Videotestimonianza dell’anarchico Pasquale Valitutti,
presente nella Questura di Milano quella sera del
15 dicembre 1969 in cui Pinelli fu assassinato
Ore 21 - Film indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
regia di Elio Petri, con Gian Maria Volontè
http://www.informa-azione.info/fi_gatta_gnuda_iniziativa_per_l039aniversario_calabresi
dello Stato. Dirigeva l’Ufficio Politico
della Questura di
Milano. Era lucido e inflessibile,
un modello per i suoi
colleghi. Per tanti il suo soprannome era
“commissario Finestra”.
Era Luigi Calabresi, il cui nome è
stato troppo a lungo trascurato.
A quarant’anni dalla sua uccisione
è giunto il momento di commemorarlo
come merita, è giunta l’ora di rendergli giustizia:
GIOVEDI 17 MARZO FACCIAMO FESTA!
dalle 18 alla Gatta Gnuda Lungarno del Tempio, 1 Firenze
Ore 19 - Chi ha ucciso Pino Pinelli?
Videotestimonianza dell’anarchico Pasquale Valitutti,
presente nella Questura di Milano quella sera del
15 dicembre 1969 in cui Pinelli fu assassinato
Ore 21 - Film indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
regia di Elio Petri, con Gian Maria Volontè
http://www.informa-azione.info/fi_gatta_gnuda_iniziativa_per_l039aniversario_calabresi
Trieste - L'Ufficio Epurazione del commissariato di Opicina
Alina,
la donna ucraina trovata morta nel commissariato di Opicina, è stata
ripresa dalle telecamere della camera di sicurezza in cui era rinchiusa
durante i suoi ultimi 40 minuti di agonia. Gli articoli dei media di
regime, nel recuperare quanto accaduto, sottolineano come Alina e altre
49 persone fossero detenute "illegalmente". Non sono certo le mancanze
nella "corretta" somministrazione di gabbie e deportazioni, a rendere
mostruoso e omicida l'apparato repressivo; sono solo procedure, carta e
cavilli, come quelli che stabiliscono l'accettabilità o meno di una
persona sul territorio italiano. Dagli approfondimenti sulla morte di
Alina, emerge un fatto più rilevante e chiarificatore: lo sbirro
graduato incaricato dello smaltimento dei migranti, fascista senza veli
come molti suoi colleghi, aveva rinominato il suo reparto "Ufficio
Epurazione".
Sicuramente un appellativo più consono rispetto all'ambiguo "Ufficio Immigrazione"; un piccolo test di realtà per un regime democratico xenofobo, ipocrita e assassino.
estratti da Il Piccolo di Trieste
Il pm Massimo De Bortoli si è presentato ieri mattina in Questura con una decina di finanzieri e due poliziotti della Procura. Hanno perquisito le stanze del settore immigrazione al terzo piano ma anche l’ufficio di Carlo Baffi, il funzionario responsabile per le pratiche relative agli stranieri che ha gestito la tragica vicenda di Alina Bonar Diachuk. Si tratta dell’ucraina di 32 anni morta suicida il mattino del 16 aprile in una stanza del commissariato di Opicina, dove era stata rinchiusa illegalmente in attesa dell’espulsione. Baffi è ora indagato per sequestro di persona e omicidio colposo: è rimasto negli uffici della finanza in Procura fino a tarda sera.
Le ipotesi di reato per Baffi riguardano a oggi il caso di Alina, ma nel corso del blitz in Questura sono stati sequestrati 49 fascicoli in originale relativi ad altrettanti cittadini extracomunitari anch’essi, in attesa dell’espulsione, detenuti secondo la Procura illegalmente al commissariato di Opicina. Le stesse stanze dove è morta la giovane donna.
«Siamo a disposizione per fornire ogni elemento utile alle indagini relative al suicidio avvenuto all’interno di una struttura della polizia», ha dichiarato il questore Giuseppe Padulano. «Se abbiamo commesso degli errori», ha aggiunto «siamo di fronte a persone che hanno fatto il proprio dovere. Ho offerto alla Procura la massima collaborazione». Padulano ha sottolineato «la difficile situazione organizzativa» delle istituzioni «che si è cercato di fronteggiare». Nei weekend infatti non è in servizio un giudice che possa convalidare i decreti di espulsione. In quelle ore, secondo la Questura, gli stranieri non possono essere liberati. Ma per la Procura non possono essere nemmeno trattenuti. Un limbo, insomma, che si traduce però per gli stranieri in attesa di espulsione in una vera e propria detenzione. [Probabilmente, per legge dovrebbero essere trasferiti presso le gabbie di un CIE]
Alina Bonar Diachiuk era stata scarcerata in forza di un provvedimento del giudice Laura Barresi il 14 aprile dopo una sentenza di patteggiamento per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per la legge, risultava libera. Eppure era stata “prelevata” come fosse un’arrestata da una pattuglia della squadra volante che, su disposizione dell’ufficio immigrazione diretto da Carlo Baffi, l’aveva portata dal Coroneo direttamente al commissariato di Opicina. Lì era stata “reclusa” nella stanza di controllo - che in realtà è un’altra prigione - in attesa del provvedimento del questore e dell’udienza davanti al giudice di pace che peraltro non era stata né fissata né richiesta. Lì, su una panca, davanti all’obiettivo di una telecamera a circuito chiuso, si è impiccata legando una cordicella al termosifone.
La sua agonia - hanno accertato gli investigatori - è durata quaranta minuti. In tutto questo tempo l’agente che era in servizio di piantone al commissariato di Opicina, non è riuscito a dare “un’occhiata” al monitor posizionato a pochi centimetri da lui. Non si è accorto di quello che stava succedendo.
estratti da il manifesto:
Le perquisizioni nell'ufficio di Baffi hanno portato alla luce una realtà spaventosa: non solo altri fascicoli riguardanti immigrati che si sono sospetta erano stati detenuti nel tempo dentro al commissariato senza alcuna copertura giudiziaria. Ma un cartello con su scritto "ufficio epurazione" - invece di ufficio immigrazione - con sopra la foto di Mussolini.
Insomma, l'ufficio della questura era un vero "altarino" alla ideologia fascista. E di lì dovevano passare gli immigrati. Chissà se Alina sapeva dove era finita.
Lo stesso materiale è stato trovato anche a casa di Baffi. Incredibilmente, di fronte a questi dati di fatto che certo non rendono onore al dirigente di una questura, l'Associazione nazionale funzionari di polizia ha espresso "solidarietà" a Baffi. E ha invitato la stampa a non associarlo all'estrema destra, visto che a casa sua è stato trovato anche materiale di "estrema sinistra". Probabilmente l'Associazione si riferisce al fatto che oltre a vari testi antisemiti (come i "classici" "Mein Kampf" e "La Difesa della razza") è stato trovato anche il libro di Karl Marx "La questione ebraica". Insomma, materiale di estrema sinistra...
http://www.informa-azione.info/trieste_l039ufficio_epurazione_del_commissariato_di_opicina
Sicuramente un appellativo più consono rispetto all'ambiguo "Ufficio Immigrazione"; un piccolo test di realtà per un regime democratico xenofobo, ipocrita e assassino.
estratti da Il Piccolo di Trieste
Il pm Massimo De Bortoli si è presentato ieri mattina in Questura con una decina di finanzieri e due poliziotti della Procura. Hanno perquisito le stanze del settore immigrazione al terzo piano ma anche l’ufficio di Carlo Baffi, il funzionario responsabile per le pratiche relative agli stranieri che ha gestito la tragica vicenda di Alina Bonar Diachuk. Si tratta dell’ucraina di 32 anni morta suicida il mattino del 16 aprile in una stanza del commissariato di Opicina, dove era stata rinchiusa illegalmente in attesa dell’espulsione. Baffi è ora indagato per sequestro di persona e omicidio colposo: è rimasto negli uffici della finanza in Procura fino a tarda sera.
Le ipotesi di reato per Baffi riguardano a oggi il caso di Alina, ma nel corso del blitz in Questura sono stati sequestrati 49 fascicoli in originale relativi ad altrettanti cittadini extracomunitari anch’essi, in attesa dell’espulsione, detenuti secondo la Procura illegalmente al commissariato di Opicina. Le stesse stanze dove è morta la giovane donna.
«Siamo a disposizione per fornire ogni elemento utile alle indagini relative al suicidio avvenuto all’interno di una struttura della polizia», ha dichiarato il questore Giuseppe Padulano. «Se abbiamo commesso degli errori», ha aggiunto «siamo di fronte a persone che hanno fatto il proprio dovere. Ho offerto alla Procura la massima collaborazione». Padulano ha sottolineato «la difficile situazione organizzativa» delle istituzioni «che si è cercato di fronteggiare». Nei weekend infatti non è in servizio un giudice che possa convalidare i decreti di espulsione. In quelle ore, secondo la Questura, gli stranieri non possono essere liberati. Ma per la Procura non possono essere nemmeno trattenuti. Un limbo, insomma, che si traduce però per gli stranieri in attesa di espulsione in una vera e propria detenzione. [Probabilmente, per legge dovrebbero essere trasferiti presso le gabbie di un CIE]
Alina Bonar Diachiuk era stata scarcerata in forza di un provvedimento del giudice Laura Barresi il 14 aprile dopo una sentenza di patteggiamento per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per la legge, risultava libera. Eppure era stata “prelevata” come fosse un’arrestata da una pattuglia della squadra volante che, su disposizione dell’ufficio immigrazione diretto da Carlo Baffi, l’aveva portata dal Coroneo direttamente al commissariato di Opicina. Lì era stata “reclusa” nella stanza di controllo - che in realtà è un’altra prigione - in attesa del provvedimento del questore e dell’udienza davanti al giudice di pace che peraltro non era stata né fissata né richiesta. Lì, su una panca, davanti all’obiettivo di una telecamera a circuito chiuso, si è impiccata legando una cordicella al termosifone.
La sua agonia - hanno accertato gli investigatori - è durata quaranta minuti. In tutto questo tempo l’agente che era in servizio di piantone al commissariato di Opicina, non è riuscito a dare “un’occhiata” al monitor posizionato a pochi centimetri da lui. Non si è accorto di quello che stava succedendo.
estratti da il manifesto:
Le perquisizioni nell'ufficio di Baffi hanno portato alla luce una realtà spaventosa: non solo altri fascicoli riguardanti immigrati che si sono sospetta erano stati detenuti nel tempo dentro al commissariato senza alcuna copertura giudiziaria. Ma un cartello con su scritto "ufficio epurazione" - invece di ufficio immigrazione - con sopra la foto di Mussolini.
Insomma, l'ufficio della questura era un vero "altarino" alla ideologia fascista. E di lì dovevano passare gli immigrati. Chissà se Alina sapeva dove era finita.
Lo stesso materiale è stato trovato anche a casa di Baffi. Incredibilmente, di fronte a questi dati di fatto che certo non rendono onore al dirigente di una questura, l'Associazione nazionale funzionari di polizia ha espresso "solidarietà" a Baffi. E ha invitato la stampa a non associarlo all'estrema destra, visto che a casa sua è stato trovato anche materiale di "estrema sinistra". Probabilmente l'Associazione si riferisce al fatto che oltre a vari testi antisemiti (come i "classici" "Mein Kampf" e "La Difesa della razza") è stato trovato anche il libro di Karl Marx "La questione ebraica". Insomma, materiale di estrema sinistra...
http://www.informa-azione.info/trieste_l039ufficio_epurazione_del_commissariato_di_opicina
mercoledì 16 maggio 2012
Gedenkdemo und -feier für Dennis, erschossen von den Bullen Silvester 2008
Lassen wir die Familie und Freunde von Dennis nicht allein – Solidarität ist unsere Waffe!
Gedenken am Mittwoch, 16. Mai: 18 Uhr | U-Bhf Hermannplatz
Gedenkfeier am Mittwoch, 16. Mai: 19 Uhr | Karl-Marx-Str. 131 -133
Gedenkfeier am Mittwoch, 16. Mai: 19 Uhr | Karl-Marx-Str. 131 -133
http://www.abc-berlin.net/gedenkdemo-und-feier-fuer-dennis-erschossen-von-den-bullen-silvester-2008
martedì 15 maggio 2012
Caso Lonzi: la Corte dei diritti dell’Uomo dichiara “irricevibile” il ricorso della madre
La Corte
europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo ha “dichiarato irricevibile
il ricorso” presentato da Maria Ciuffi, la madre di Marcello Lonzi, il
detenuto morto in carcere a Livorno l’11 luglio 2003.
Lo ha reso noto
la donna che ieri a Pisa ha partecipato al corteo degli anarchici in
ricordo di Franco Serantini, lo studente sardo ucciso 40 anni fa in
seguito a un pestaggio subito dalla polizia.
“Mi fido più
degli anarchici che dei giudici”, ha detto Maria Ciuffi ricordando che
suo figlio, che secondo la giustizia italiana è morto in cella a causa
di un malore, “subì violente percosse in carcere al punto da provocarne
il decesso”.
La decisione
della Corte, in composizione di giudice unico, risale al 18 aprile
scorso ma solo pochi giorni fa la donna ha ricevuto la comunicazione.
“La decisione della Corte - si legge nel provvedimento - è definitiva e
non può essere oggetto di ricorsi davanti alla Corte, compresa la Grande
Camera, o ad altri organi”. Con la deliberazione di Strasburgo si
chiude definitivamente la vicenda giudiziaria scaturita dalla morte del
giovane detenuto livornese.
fonte: Ansa
Panzergraben, Grenzzaun, Wachroboter und mehr deutsche Polizei
Griechenland wird auch in der Neubestimmung der EU-Migrationspolitik zum Testfall. Deutschland zwingt die Regierung in Athen zur rücksichtslosen Aufrüstung der Grenzüberwachung
Die Bundesregierung will weitere Bundespolizisten nach Griechenland schicken. Dies geht aus einem Dokument hervor, das kürzlich auf der Plattform Quintessenz veröffentlicht wurde. Die Beamten der Bundespolizei sollen demnach die Migrationsabwehr aufstocken, die von der EU-Grenzschutzagentur Frontex seit vier Jahren an der Grenze zur Türkei installiert wird. Griechische und türkische Grenztruppen sind mit Frontex als “Endnutzer” an einem EU-Forschungsprojekt zur Entwicklung von Überwachungsrobotern beteiligt
Frontex koordiniert seit 2008 in Griechenland die auf unbestimmte Zeit verlängerte Operation Poseidon Sea, um über dem Seeweg ankommende Flüchtlinge abzufangen. 23 EU-Mitgliedstaaten bzw. mit dem Schengen-Abkommen assoziierte Regierungen nehmen an der Mission teil.
2010 wurde die gemeinsame Überwachung des Mittelmeers durch eine gleichnamige Maßnahme an der Landgrenze zur Türkei ergänzt. Hinzu kam der europaweit erste Einsatz der sogenannten “schnellen Eingreiftruppen”. (weiter auf heise.de)
domenica 13 maggio 2012
Tutti i "meriti" di Gianni de Gennaro
Il dottor
Gianni De Gennaro è stato nominato sottosegretario alla presidenza del
Consiglio, nonché capo dell’Autorità delegata per la sicurezza della
Repubblica. Un doppio ruolo inedito, rilevantissimo e che premia un
personaggio del quale è impossibile dimenticare, nelle tappe di una
lunga carriera, il ruolo avuto durante il G8 di Genova del 2001.
Il dottor De
Gennaro era il capo della polizia quando fu compiuta «una violazione dei
diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia più
recente» (parole di Amnesty International). A lui fu inviata, dal dottor
Pippo Micalizio, inviato a Genova per un’ispezione interna sul blitz
alla scuola Diaz, un rapporto che consigliava di prendere provvedimenti
disciplinari per i dirigenti più importanti che parteciparono
all’operazione; provvedimenti che non furono presi.
Era il capo
della polizia quando venivano rinviati a giudizio quegli stessi
dirigenti, poi assolti in primo grado, e nel frattempo passati a ruoli
gerarchicamente ancora più importanti. Era invece capo del Dipartimento
che coordina i servizi segreti quando quei dirigenti sono stati
condannati in appello, senza dimettersi né essere sospesi.
Era il capo
della polizia quando ha incontrato nel suo ufficio a Roma l’ex questore
di Genova, Francesco Colucci, alla vigilia della deposizione di
quest’ultimo al processo Diaz: fu un incontro teso a trovare «la
consonanza per l’accertamento della verità», secondo il dottor De
Gennaro, un’induzione alla falsa testimonianza secondo i pm. Colucci è
oggi imputato per falsa testimonianza, il dottor De Gennaro è stato
assolto in primo grado, condannato in appello, poi la Cassazione ha
cancellato tutto, facendo tirare un sospiro di sollievo al diretto
interessato e alle gerarchie istituzionali e politiche.
Era il capo
della polizia e poi il capo del Dipartimento suddetto negli undici anni
che sono trascorsi, senza che nessuno abbia avuto la decenza di chiedere
scusa per le violazioni delle leggi e dei diritti umani compiute alla
Diaz, a Bolzaneto e nelle strade di Genova, violazioni che sono ormai
una verità storica.
Possiamo ben
dire che il dottor De Gennaro si è meritato il posto di sottosegretario e
Autorità delegata per la sicurezza… Ma c’è poco da scherzare, perché
questa nomina lancia un messaggio sinistro. In una democrazia
parlamentare, attenta agli equilibri fra poteri e alle funzioni di
controllo democratico sugli apparati, non dovrebbe accadere che un capo
della polizia transiti per il vertice dei servizi segreti e approdi a un
ruolo di governo nello stesso ambito, assommando funzioni tecniche e
politiche. Lo insegnano i manuali di diritto costituzionale ed è anche
un’indicazione di buon senso. E invece in Italia un percorso del genere è
sostenuto dalle maggiori forze politiche parlamentari. Lo stato di
salute della nostra democrazia, diciamolo pure, non fa che peggiorare.
Vittorio Agnoletto, Lorenzo Guadagnucci autori de “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste del G8 2001 a Genova”(Feltrinelli 2011)
_______________________________
La resistibile ascesa del dottor De Gennaro
Già capo della
polizia, poi del Dipartimento che coordina i servizi segreti, è stato
nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nel 2001 era il
responsabile dell'ordine pubblico quando al G8 di Genova fu compiuta,
secondo Amnesty International, "una violazione dei diritti umani di
proporzioni mai viste in Europa nella storia recente". Un piccolo
promemoria sulle ispezioni ignorate, le promozioni dei dirigenti
imputati, i processi affrontati.
Il dottor
Gianni De Gennaro è stato nominato sottosegretario alla presidenza del
Consiglio, nonché capo dell'Autorità delegata per la sicurezza della
Repubblica. Un doppio ruolo inedito, rilevantissimo.
Del resto il
dottor De Gennaro era il capo della polizia quando a Genova, nel 2001,
fu compiuta "una violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste
in Europa nella storia più recente" (parole di Amnesty International). A
lui fu inviata, dal dottor Pippo Micalizio, inviato a Genova per
un'ispezione interna sul blitz alla scuola Diaz, un rapporto che
consigliava di prendere provvedimenti disciplinari per i dirigenti più
importanti che parteciparono all'operazione; provvedimenti che non
furono presi.
Era il capo
della polizia quando venivano rinviati a giudizio quegli stessi
dirigenti, poi assolti in primo grado, e nel frattempo passati a ruoli
gerarchicamente ancora più importanti. Era invece capo del Dipartimento
che coordina i servizi segreti quando quei dirigenti sono stati
condannati in appello, senza dimettersi né essere sospesi.
Era il capo
della polizia quando ha incontrato nel suo ufficio a Roma l'ex questore
di Genova, Francesco Colucci, alla vigilia della deposizione di
quest'ultimo al processo Diaz: fu un incontro teso a trovare "la
consonanza per l'accertamento della verità", secondo il dottor De
Gennaro, un'induzione alla falsa testimonianza secondo i pm. Colucci è
oggi imputato per falsa testimonianza, il dottor De Gennaro è stato
assolto in primo grado, condannato in appello, assolto in Cassazione.
Era il capo
della polizia e poi il capo del Dipartimento suddetto negli undici anni
che sono trascorsi, senza che nessuno abbia avuto la decenza di chiedere
scusa per le violazioni delle leggi e dei diritti umani compiute alla
Diaz, a Bolzaneto e nelle strade di Genova, violazioni che sono ormai
una verità storica.
Possiamo ben dire che il dottor De Gennaro si è meritato il posto di sottosegretario e Autorità delegata per la sicurezza.
Lorenzo Guadagnucci da Distratti dalla Libertà
__________________________________________________________________
Chi è Gianni De Gennaro? Dal G8 alla Diaz, dai rifiuti a Napoli ai servizi segreti
La nomina di
Gianni De Gennaro a Sottosegretario con delega alle attività di
intelligence è un chiaro segnale politico, comunque la si voglia
mettere. Politico nel senso più profondo del termine. Politico nel senso
che De Gennaro è una figura trasversale, essendo stato sostenuto (ed
essendo sostenuto ancora oggi) da svariate parti politiche. Politico nel
senso di dichiarazione di intenti, soprattutto in un periodo in cui i
toni della stampa si alzano e ritorna in azione, secondo media e
investigatori, la Federazione Anarchica Informale (sigla molto sospetta,
descritta per la prima volta dai Servizi Segreti nel secondo semestre
del 2004, che suona esattamente come la FAI - Federazione Anarchica
Italiana, che rifiuta qualsiasi forma di violenza nelle proprie azioni).
Impossibile non vedere un legame fra le due cose.
Gioisce, per la
nomina, Massimo D’Alema, che dirige ancora oggi il Copasir (che sarebbe
il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, organo del
Parlamento con funzioni di controllo dei servizi segreti):
«Ho preso atto
della positiva decisione del presidente del consiglio di nominare il
prefetto Gianni De Gennaro Autorità delegata per la sicurezza della
Repubblica e della sua sostituzione, nel ruolo di direttore generale del
Dis, con l’ambasciatore Giampiero Massolo, la cui designazione mi è
stata preventivamente comunicata ai sensi della legge 124 del 2007».
Gioisce anche
Gianfranco Fini, che ha «personalmente espresso viva soddisfazione al
prefetto Gianni De Gennaro per la sua nomina a sottosegretario di Stato
della Presidenza del Consiglio». Apprezzano Schifani, Casini, Rutelli.
Si lamenta un po’ l’Idv, ma per l’accumulo di cariche. Protesta una
parte della sinistra (quella a sinistra) e qualcuno sul web.
Già, perché per
molti il nome di Gianni De Gennaro resterà indissolubilmente legato al
G8 di Genova e ai fatti della scuola Diaz.Questo, anche se la verità
giudiziaria si è espressa in maniera discorde dal pensiero comune.
Nel 2001, De Gennaro era capo della Polizia (era stato nominato il 26 aprile del 2000).
Ad aprile del
2008 venne rinviato a giudizio per istigazione alla falsa testimonianza
nelle indagini inerenti al G8 e alla Diaz. L’8 ottobre 2009 viene
assolto nella sentenza di primo grado. Sentenza poi ribaltata in
appello, con condanna a un anno e quattro mesi di reclusione (era il 17
giugno 2010). Ma poi arrivò il terzo grado di giudizio: il 23 novembre
2011 De Gennaro venne assolto in Cassazione: la sentenza fu pronunciata
con il sostituto procuratore generale, Francesco Mauro Iacoviello, che
(pur in rappresentanza dell’accusa) aveva chiesto di annullare senza
rinvio la condanna in appello. Così andò. Per la cronaca, Iacoviello è
lo stesso dell’annullamento del processo a Dell’Utri.
Il nome di
Gianni De Gennaro è legato anche all’emergenza rifiuti a Napoli: con
ordinanza n. 3639 dell’11 gennaio 2008, il Presidente del Consiglio
Romano Prodi nominò (nuovo) commissario per l’emergenza rifiuti l’ex
capo della Polizia di Stato Gianni De Gennaro. Obiettivo? Risolvere
tutto in quattro mesi. Ovviamente non si risolse molto e la situazione
degenerò con gravi problemi per l’ordine pubblico. Poi arrivò Guido
Bertolaso, ma questa è un’altra storia.
Nel frattempo,
De Gennaro è diventato direttore del Dipartimento delle informazioni per
la sicurezza (i Dis. Ovvero, i servizi segreti), con nomina del
Copasir. Una carriera ascendente (e trasversalmente politica) culminata
con la nomina di ieri.
Alberto Puliafito da Polisblog
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Siete Stato Voi
Se c'erano
dubbi sul fatto che il governo dei tecnici parlasse correttamente il
linguaggio di stato, ecco l'ultimo atto (in ordine cronologico) di
un'affermazione che dalle politiche a senso unico, all'austerity per
Costituzione, ne conferma l'appartenenza.
Gianni De
Gennaro, ex capo della Polizia e capo gabinetto del Viminale, è stato
nominato sottosegretario di Stato, con delega ai servizi dal Premier
Monti in seguito alla consultazione di Giorgio Napolitano e una visita
precedente al Copasir presieduto da Massimo D'Alema.
I quotidiani
nel compilare il curriculum di De Gennaro, uomo di stato e soprattutto
di fiducia dello stato..., non hanno potuto fare a meno di citare le sue
responsabilità sul G8 di Genova e la sua accusa in merito alla Diaz
(assoluzione-condanna-assoluzione) di istigazione a falsa testimonianza
per coprire la macelleria messicana della Diaz, della quale senza alcuna
ombra di dubbio anche il super poliziotto, in qualche modo ha
partecipato.
De Gennaro è un
fedele dell'ordine statuale, da capo della Polizia a super prefetto non
ha mai badato alla parte politica che governava durante le sue
promozioni. E' sempre stato apprezzato da tutti gli schieramenti e oggi è
l'ultimo di una lunga fila di uomini in divisa o meno, premiati a
seguito dei processi genovesi.
Lo stato non
solo si assolve, ma si premia e non dimentica mai i suoi uomini
migliori, quelli fedeli, quelli che "bipartisan" ne difendono
l'esistenza e i privilegi.
E' singolare
come nel periodo di uscita del Film Diaz, che ha rinfrescato a tutti la
memoria sul 2001, anche il Governo e il Presidente della Repubblica non
si sono dimenticati di quell'uomo, che nell'ombra a volte, e altre sotto
i riflettori, non hai tradito il giuramento di fedeltà al potere che
bene o male mantiene tutti, dal Colle a Palazzo Chigi.
Lo vediamo in
questi giorni dove c'è un fermento sociale embrionale, come le forze di
polizia siano la mano lunga del governo dell'austerity, mettendo a
tacere chi osa remare contro nelle piazze.
Sorpresi? Neanche un po'! Il "banco" va sempre salvaguardato...e chi meglio di una guardia fedele può farlo?
+'militant da InfoAut
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