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giovedì 17 maggio 2012

Viminale: "Più intelligence, non più soldati" Cancellieri: "Mantenere alto livello di vigilanza"

--estratto dalla Repubblica di giovedi' 17 maggio 2012

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/05/17/news/terrorismo-35315785/?ref=HREC1-3


Varato il nuovo piano antiterrorismo dopo gli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto l'a.d. di Ansaldo nucleare e alcune sedi di Equitalia. Rafforzati i dispositivi di sicurezza verso obiettivi sensibili. Circa 20.000 gli uomini delle forze armate e di polizia complessivamente impiegati

ROMA - Una maggiore azione di intelligence contro il terrorismo e una rimodulazione dell'impiego dei militari, il cui numero rimarrà però quello attuale di 4.250 unità. È quanto ha deciso il Comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica, riunitosi oggi al Viminale e presieduto dal ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri. Il Comitato, si legge in una nota del Viminale, "ha affrontato la situazione della sicurezza sull'intero territorio nazionale, anche con riferimento ai recenti avvenimenti che hanno visto coinvolto l'amministratore delegato di Ansaldo nucleare, Roberto Adinolfi e numerose sedi di Equitalia. Sulla base di un'approfondita analisi della situazione e delle valutazioni compiute, il ministro dell'Interno ha confermato l'esigenza "di mantenere alto il livello di attenzione e di vigilanza", rafforzando i dispositivi di sicurezza nei confronti di obiettivi sensibili e di persone esposte a specifico rischio.

Particolare attenzione a personale P.A
. Alla luce degli ultimi episodi, quindi, è stato varato il nuovo piano antiterrorismo: alla presenza del sottosegretario Carlo de Stefano, dei vertici nazionali delle forze di polizia, dei responsabili delle agenzie informazioni e sicurezza, interna ed esterna, e il capo di stato naggiore della Difesa è stato "rimodulato il piano di impiego dei militari nel controllo degli obiettivi a rischio". "Una particolare attenzione è stata rivolta alla delicata attività del personale dei settori
della Pubblica amministrazione che sono oggetto di contestazione anche violenta", si legge nel documento.

Più intelligence. In particolare, riferisce il Viminale in una nota, "fermo restando il contingente di 4.250 unità delle forze armate, saranno utilizzati maggiori unità di militari necessarie a soddisfare le esigenze segnalate dalle autorità provinciali di pubblica sicurezza. Continuerà comunque ad essere assicurata l'attività di perlustrazione e pattugliamento congiunto alle forze di polizia". "È stata altresì evidenziata la necessità di approfondire l'azione di intelligence e le investigazioni preventive allo scopo di neutralizzare i rischi di eventuali atti eversivi che possano alimentare momenti di tensione".

Vigilati 14mila obiettivi a rischio. Sono oltre 14.000 gli obiettivi considerati a rischio e sottoposti a vigilanza da parte delle forze di polizia "con l'impiego di circa 18.000 unità correlato alle diverse tipologie di vigilanza (fisse, dinamiche e radiocollegate)". Oltre 550 le persone sottoposte a scorta o a tutela, con servizi che impegnano oltre 20.000 operatori di polizia. Sono questi i dati emersi dal Comitato.

 
(17 maggio 2012)

Genova contro il terrorismo

--estratto da il Secolo XIX di giovedi 17 maggio 2012
http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/05/17/APOB5FXC-genova_contro_terrorismo.shtml#axzz1v8fRNx2n


L’importanza di esserci, il commento di La Rocca
Genova - Dal monumento di largo XII Ottobre dedicato a Guido Rossa, punto d’incontro per i sindacati, fino a piazza De Ferrari per manifestare contro il terrorismo perché «la piazza è di tutti, uniti contro il terrorismo». A De Ferrari, poi, dopo l’appello del presidente della Regione Claudio Burlando («Che sia una piazza spontanea e sincera, non una parata a effetto mediatico») Genova si raccoglie per mandare un segnale a tutto il Paese.
Dieci giorni dopo l’attacco all’Ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi . Cancellando le difficoltà a tutti livelli, di capire e reagire, dell’immediato dopo attentato. Davanti a palazzo Ducale, nove interventi-testimonianza, cinque dei quali hanno molto più di un valore simbolico.
Ci sarà Massimo Coco, figlio del procuratore genovese ucciso dalle Br in salita Santa Brigida, rappresentante dell’associazione vittime del terrorismo. Con Giovanni Calvini («Per Adinolfi, contro il terrorismo e per le imprese che creano benessere e valore alla comunità») presidente di Confindustria Genova e tre delegati sindacali. Renato Parodi e Angelo Pastorino di Ansaldo Energia con Fabio Carbonaro della Fincantieri. Due aziende simbolo. La prima per il gruppo Finmeccanica colpito dai terroristi e al centro per la vertenza contro le annunciate dismissioni, la seconda con i 16 mesi di vertenza per la difesa dei cantieri di Sestri.
A De Ferrari parleranno anche il sindaco Marta Vincenzi, il vice presidente del consiglio ligure Luigi Morgillo, il senatore Claudio Gustavino con Rosy Bindi, vice presidente della Camera. Il messaggio è: in piazza non per “battere un colpo”, ma per riprendere l’impegno del passato.
La diretta della manifestazione (per rivedere tutti i “live” è sufficiente cliccare su “more”)


Leggi l'articolo completo: Diretta video - Genova contro il terrorismo| Liguria | Genova| Il SecoloXIX


  al momento 16:00 diretta video

Gatta Gnuda - Iniziativa per l'aniversario Calabresi Firenze

Era un servitore
dello Stato. Dirigeva l’Ufficio Politico
della Questura di
Milano. Era lucido e inflessibile,
un modello per i suoi
colleghi. Per tanti il suo soprannome era
“commissario Finestra”.
Era Luigi Calabresi, il cui nome è
stato troppo a lungo trascurato.
A quarant’anni dalla sua uccisione
è giunto il momento di commemorarlo
come merita, è giunta l’ora di rendergli giustizia:

GIOVEDI 17 MARZO FACCIAMO FESTA!
dalle 18 alla Gatta Gnuda Lungarno del Tempio, 1 Firenze
Ore 19 - Chi ha ucciso Pino Pinelli?
Videotestimonianza dell’anarchico Pasquale Valitutti,
presente nella Questura di Milano quella sera del
15 dicembre 1969 in cui Pinelli fu assassinato
Ore 21 - Film indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
regia di Elio Petri, con Gian Maria Volontè


http://www.informa-azione.info/fi_gatta_gnuda_iniziativa_per_l039aniversario_calabresi

mercoledì 16 maggio 2012

“Tav sì”. La presentazione del libro del parlamentare Pd finisce tra gli insulti [GUARDA VIDEO]


“Tav sì”. La presentazione del libro del parlamentare Pd finisce tra gli insulti [GUARDA VIDEO]

di Elena Ciccarello | 14 maggio 2012 per ilfattoquotidiano.it Alla fine è il parlamentare Pd Stefano Esposito a mandare “affanculo” i grillini. E lo fa platealmente, al Salone del libro di Torino, durante la presentazione del suo libro “Tav sì”, scritto a quattro mani con l’architetto Paolo Foietta. Risponde alla domanda di una ragazza di Bra, che interviene dal pubblico: “Come si concilia quel che dite, di voler svelenire il clima, con gli insulti di Esposito su facebook o i calci che il primo maggio il servizio d’ordine del Pd ha dato a chiunque osasse contestarli?”.
La risposta di Esposito suona forte e chiara: “Se qualcuno mi scrive che sono un noto ‘ndranghetista che finanzia l’attività della Torino-Lione perché sono pagato dalla ‘ndrangheta, per essere fini lo mando a fare in culo. Perché se me lo trovo davanti, non ci sono dubbi, si prende uno schiaffone, perché la mia dignità è superiore a qualsiasi discussione”.
Volatilizzato così, in uno scambio di battute, il ripetuto appello al dialogo che Foietta aveva cercato invano di lanciare durante tutta la presentazione. “Alla sinistra non piace il pensiero unico – aveva detto l’architetto, dirigente della Provincia di Torino – possiamo discutere, ma non vogliamo che esista una sola narrazione No tav”. Il riformismo, ha aggiunto il tecnico, ancora più importante in un periodo in cui “si è più abituati a menar le mani”.
La posizione del Pd, espressa da Esposito, resta comunque netta: nessuna vicinanza al movimento No tav né alle sue rivendicazioni. Costi anche qualche sconfitta elettorale come quella appena registrata nel comune di Avigliana. “Alle ultime amministrative in val di Susa abbiamo sancito un principio. Il Partito democratico non si allea con i No tav e con i partiti che sostengono il movimento no tav. Chi attacca Caselli e chiede che chi sta in carcere venga liberato, non può stare con noi”.
A salutare la presentazione, dichiarando il proprio sostegno agli autori, anche il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, che dal palco dice di “condividere totalmente” i contenuti del volume. “Non è vero che c’è un forte consumo del suolo per le infrastrutture – esordisce – anzi il problema è che non se ne fanno. Per fare la Tav verranno occupati solo 14 ettari di terreno, mentre nella provincia di Torino si consumano 800 ettari di terreno l’anno per le costruzioni residenziali”. Saitta cita anche Cavour “quando volle fare il tunnel del Frejus fu duramente contestato. Succede ad ogni passo in avanti”.
In sala un notevole dispiegamento di polizia e gran parte del quartier generale di Provincia e Pd piemontese, fino al Commissario del Governo per la Tav, Mario Virano.
Da oggi il libro “Tav sì”, che contiene la prefazione di Pierluigi Bersani, è disponibile su internet. “Un libro di risposte su cui mettiamo la faccia”, ha spiegato Foietta. Ma che, dice Esposito, rappresenta solo l’inizio della battaglia. “Fra qualche settimana faremo sapere chi sono i 300 docenti che hanno firmato l’appello a Monti. Il nostro è un libro che si scarica gratuitamente – ci tiene a precisare – al contrario dei molti libri No tav che fanno business. Noi ce lo siamo pagati e lo distribuiamo gratuitamente”.


--video
http://www.notav.info/post/tav-si-la-presentazione-del-libro-del-parlamentare-pd-finisce-tra-gli-insulti-guarda-video/

Minacce Fai, ma la lettera è falsa

--dalla Stampa del 16 maggio 2012
http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/454498/



Il messaggio contro Monti e
il direttore Equitalia Sud inviato
a due giornali del Mezzogiorno
elaborato da presunti mitomani

Lettera di minacce a firma Fai contro il direttore di Equitalia Sud e Monti. Ma per gli esperti dell'Antiterrorismo, il documento arrivato a due quotidiani calabresi, è ritenuto un falso apocrifo. Dal comunicato del "nucleo Olga" è stato copiato il logo greco e l'intestazione. Il resto è un prodotto elaborato da presunti mitomani.

La lettera lancia una minaccia al direttore di Equitalia Sud che "sarà oggetto di attenzione nella persona del suo presidente, becero uomo d'affari e servitore del potere economico". Questo uno stralcio della lettera ricevuta dalla redazione centrale di Calabria Ora nella tarda mattinata.

Nella missiva si «avvisa che Equitalia Sud sarà oggetto di attenzione nella persona del suo presidente, becero uomo d’affari e servitore del potere economico». E si continua così:  «La Signora, ministro Cancellieri, ha detto che se si attacca Equitalia è come attaccare lo Stato, quindi attaccheremo lo Stato anche attraverso Equitalia fin quando lo Stato non cambierà marcia a tutela il Popolo, gli Operai e le Imprese».


Si fa poi riferimento anche ai suicidi che ci sono stati tra gli imprenditori a causa della crisi, ognuno ritenuto «un omicidio di Stato». «Diciamo a Monti che lui è uno dei 7 rimasti». È quanto scrive la Federazione anarchica informale nella lettera. Il riferimento «ai 7 rimasti» contenuto nella lettera del Nucleo Olga del Fai è legato alla missiva di rivendicazione del ferimento del dirigente dell’Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, in cui gli anarchici annunciavano altri attentati. «Il popolo - si aggiunge nella lettera - non ha nessun interesse a rimanere in Europa, a salvare le banche, a saldare i conti di uno Stato che ha sperperato per conto proprio».

La minaccia degli anarchici: "Monti è uno dei 7 obiettivi dopo l'attentato ad Adinolfi"

da il Gionale del 16 maggio 2012
http://www.ilgiornale.it/cronache/gli_anarchici_minaccianoil_direttore_equitalia_sud/equitalia-suicidi-fisco/16-05-2012/articolo-id=588102-page=0-comments=1


Gli anarchici minacciano una azione contro il presidente di Equitalia Sud r avverte Monti: "Il popolo non ha interesse a salvare le banche". Lettera


Fai Calabria avvisa che Equitalia Sud sarà oggetto di attenzione nella persona del suo presidente, becero uomo d’affari e servitore del potere economico". 

 

In una lettera di tre pagine inviata a Calabria Ora, gli anarchici della Federazione anarchica informale, gli stessi che hanno rivendicato l'attentato a Adinolfi, minacciano un'azione contro Equitalia. Questo perché "la riscossione in Italia è divenuta una ruberia al popolo che sarà segnata con il marchio della vita".

Poi la minaccia punta più in alto: "Diciamo a Monti che lui è uno dei 7 rimasti e che il Popolo non ha nessun interesse a rimanere in Europa, a salvare le banche, a saldare i conti di uno Stato che ha sperperato per conto proprio, nessun interesse ad acquistare aerei a propulsione nucleare, ad avere Maserati blindate, nessun interesse a pareggiare un bilancio di chi dopo 60 mesi va in pensione milionaria, il Popolo ci ha dato mandato e sacrificheremo anche le nostre vite per la causa giusta". Il riferimento ai "sette rimasti" è alle azioni annunciate nella lettera al Corriere in cui il Fai rivendicava l'attentato a Roberto Adinolfi.
Rivolti al ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, poi, gli anarchici sostengono: "Ha detto che se si attacca Equitalia è come attaccare lo Stato, quindi attaccheremo lo Stato anche attraverso Equitalia fin quando lo Stato non cambierà marcia a tutela del Popolo, degli Operai e delle Imprese". In particolare sottolineano ocme ogni altro suicidio per la crisi "è ritenuto un omicidio di Stato". Per questo i terroristi chiedono di "modificare il Durc facendolo divenire strumento di compensazione tra Stato e imprese che si vedono fallite proprio perché tale documento non è più regolare per forza di cose".

Busta sospetta alle Poste centrali

Il palazzo delle Poste a La Spezia
Il palazzo delle Poste a La Spezia



La Spezia - Una busta sospetta è stata rinvenuta nel centro di smistamento delle Poste centrali della Spezia. Sul posto si sono recati polizia scientifica, artificieri e digos oltre a una squadra di vigili del fuoco.

http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2012/05/16/APfudoWC-centrali_sospetta_poste.shtml#axzz1v3OLMMGG

martedì 15 maggio 2012

Br invocano le armi Genova scende in piazza Leggi l'articolo completo: Caso adinolfi - Br invocano le armi Genova scende in piazza| Liguria | Genova| Il SecoloXIX

--da stampa borghese il Secolo XIX di Genova

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/05/15/AP76iCWC-scende_invocano_genova.shtml#axzz1uwszzaUt



Giovani in aula hanno esposto anche magliette con lettere dell’alfabeto, che messe vicine formavano la parola «Solidarietà»
Giovani in aula hanno esposto anche magliette con lettere dell’alfabeto, che messe vicine formavano la parola «Solidarietà»

Leggi l'articolo completo: Caso adinolfi - Br invocano le armi Genova scende in piazza| Liguria | Genova| Il SecoloXIX


Genova - Dopo le minacce arrivate ieri ai magistrati da parte del gruppo anarchico delle Cellule di fuoco, oggi Alfredo Davanzo, uno degli imputati del processo milanese alle Nuove Br, ha detto : «Viva la rivoluzione, avanti la rivoluzione, questo è il momento buono».
Davanzo, che in tribunale sta seguendo l’udienza dalla gabbia situata nell’aula, ha risposto così ad un cronista che gli chiedeva cosa pensasse di quello che sta accadendo in questi giorni, con riferimento anche alla gambizzazione del manager di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi.
Davanzo, ritenuto il presunto ideologo delle Nuove Br del partito Comunista politico-militare, è uno dei dodici imputati nel processo milanese d’appello “bis” (la Cassazione ha infatti recentemente annullato le condanne disponendo un nuovo appello) ed è stato condannato nel precedente giudizio di secondo grado a 11 anni e 4 mesi.
In una pausa in tribunale, alcuni cronisti si sono avvicinati alla gabbia dove stavano seguendo l’udienza cinque dei sette imputati detenuti (tra cui Claudio Latino, condannato a 14 anni e 7 mesi) e hanno chiesto ai presunti appartenenti alle Nuove Br: «Cosa pensate di quello che sta accadendo nel Paese, del ferimento di Adinolfi?».
Davanzo ha risposto: «Viva la rivoluzione, questo è il momento buono per la rivoluzione». Il presunto ideologo delle Nuove Br ha poi aggiunto: «Noi affrontiamo lo Stato, affrontiamo voi (rivolto ai giudici, ndr) solo con la forza di essere proletari». All’inizio dell’udienza dalle gabbie erano stati mostrati anche i pugni chiusi da parte degli imputati, per salutare gli amici e i parenti ed altri giovani che stanno seguendo il processo.
E Vincenzo Sisi, uno degli imputati delle cosiddette Nuove Br, facendo dichiarazioni spontanee in aula, ha detto: «Solo con le armi si sovvertono i poteri, parlo come operaio comunista che ha preso le armi». «Noi rinunciamo alla difesa», ha aggiunto spiegando la revoca del mandato difensivo come “gesto politico”.
«Io parlo come operaio comunista che ha preso le armi - ha affermato - solo con le armi si sovvertono i poteri e noi rinunciamo alla difesa e revochiamo il mandato». Un altro degli imputati, invece, ha spiegato che il Partito comunista politico-militare «si pone dentro questo processo solo con i documenti politici», e proprio uno di questi documenti è stato consegnato dagli imputati, attraverso i difensori, ai giudici.
Claudio Latino, invece, presunto leader della cellula milanese, ha affermato che «noi non amiamo la violenza e non crediamo al mito della violenza, ma diventa inevitabile», perché, come hanno sostenuto gli imputati, «l’unica via è quella rivoluzionaria». Le parole dei presunti brigatisti sono state “salutate” con molti applausi da parte di amici, parenti e altri giovani presenti nella parte dell’aula destinata al pubblico. I giovani hanno esposto anche magliette con su scritto “solidarietà”.
E si sono registrati momenti di tensione nella maxi-aula della Corte d’Assise, dove si svolge il processo milanese d’appello, dopo le dichiarazioni di 3 presunti brigatisti che hanno anche invocato l’uso delle «armi». I giudici ad un certo punto sono stati costretti a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine che hanno fatto uscire giovani e parenti degli arrestati dallo spazio riservato al pubblico. L’aula è stata fatta sgomberare e un presidio di carabinieri è stato disposto davanti all’ingresso.
«L’offensiva deve avere le caratteristiche della propaganda armata»: è una delle frasi, pronunciate dagli imputati nel processo d’appello. Anche nel corso dei precedenti giudizi di primo e secondo grado i presunti appartenenti alle Nuove Br avevano più volte preso la parola parlando di «via rivoluzionaria» e «lotta al capitalismo», facendo depositare agli atti lunghi documenti da loro redatti, ma senza mai fare riferimenti così espliciti alla possibilità di usare le «armi».
Per quanto riguarda il processo, i sette imputati detenuti nel procedimento milanese alle cosiddette Nuove Br devono restare in carcere. Lo hanno deciso i giudici della seconda corte d’assise d’appello di Milano che hanno respinto le istanze di scarcerazione delle difese, le quali hanno invocato la decadenza dei termini di custodia cautelare perché, a loro dire, «la detenzione non ha più senso» dato che la Cassazione ha annullato nelle scorse settimane le condanne.
Restano in carcere dunque sette dei 12 imputati. Si tratta di Claudio Latino e Davide Bortolato, condannati a 14 anni e 7 mesi in appello, Vincenzo Sisi (13 anni e 5 mesi), Alfredo Davanzo (11 anni e 4 mesi) Bruno Ghirardi (10 anni e 10 mesi) Massimilano Toschi (10 anni e 8 mesi) e Massimilano Gaeta (8 anni).
Vennero arrestati nel 2007 in seguito all’operazione “Tramonto” coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che smantellò l’organizzazione che, secondo l’accusa, si sarebbe rifatta alla cosiddetta “seconda posizione” delle Br e che stava preparando attentati.
Le difese, e in particolare l’avvocato Giuseppe Pelazza, avevano sostenuto che gli imputati dovevano essere scarcerati perché con l’annullamento delle condanne da parte della Cassazione dello scorso febbraio «la sentenza di grado d’appello non esiste più e men che meno le motivazioni giuridiche della detenzione», che per gli avvocati, tra l’altro, «ha così superato i 3 anni di custodia massima prevista, arrivando a 5 anni».
I termini di custodia cautelare scadranno per alcuni degli imputati a partire dal 13 giugno, ma per quella data sarà con tutta probabilità già arrivata la sentenza della seconda Corte d’Assise d’appello.
Il direttore della Dia in procura a Genova
Il direttore della Direzione investigativa antimafia Alfonso d’Alfonso ha incontrato lunedì il personale del Centro operativo della Dia genovese retto dal colonnello Luigi Marra. D’Alfonso ha presieduto una riunione operativa. Nel pomeriggio, D’Alfonso ha incontrato il procuratore generale Vito Monetti, il procuratore capo Michele Di Lecce e il prefetto di Genova Francesco Musolino. Nel tardo pomeriggio ha reso visita al presidente della Cei e Arcivescovo di Genova cardinal Angelo Bagnasco.
La manifestazione di giovedì
I sindacati si ritroveranno prima delle 17 in largo XII Ottobre, davanti al monumento dedicato a Guido Rossa. Poi tutti in piazza De Ferrari per la manifestazione contro il terrorismo prevista per le 17. Il tam tam per richiamare i giovani, le realtà che li coinvolgono nella politica viaggia in rete, Facebook in testa.
«Per reagire con forza e coesione contro ogni forma di nuovo terrorismo e per esprimere solidarietà a Roberto Adinolfi », spiegano il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, e il commissario straordinario della provincia Piero Fossati. L’invito-appello è «a tutti i rappresentanti delle istituzioni, delle categorie, delle associazioni, le forze sociali, imprenditoriali e politiche».
Piazza non “casuale” De Ferrari per il no al fascismo del 1960. Per gli appuntamenti dei momenti difficili. «Ritrovarsi tutti in piazza giovedì pomeriggio - dicono Burlando, la Vincenzi e Fossati - darà voce a un sentimento di forza e di fiducia: la ragione, la democrazia, il rispetto della vita sapranno certamente prevalere sui pochi che esaltano e praticano la violenza».
Una “forza” necessaria da recuperare dopo le difficoltà e lo spiazzamento delle ore seguenti l’attentato di lunedì scorso. Perché «Il ferimento di Adinolfi, anche per la storia tragica che evoca nella nostra memoria, chiede una risposta alta e chiara. Non è solo rivolta contro chi ha sparato. È l’affetto e la solidarietà per Adinolfi, la sua famiglia, i suoi colleghi di lavoro». Industriali, commercio, associazioni diverse, tutti dicono che ci saranno.
La “piazza” non sarà solo un simbolo, ma anche sostanza. Esserci in tanti sarà un segnale. Vedersi, ascoltare, discutere perché «è il dialogo che dobbiamo aprire con noi stessi e con l’intero paese investito da una crisi globale che sta mettendo a dura prova la nostra capacità di reagire». Il no di ieri al terrorismo non può essere solo un orgoglioso fiore all’occhiello. «In questi giorni - aggiungono Burlando, Vincenzi e Fossati - è stato ricordato come Genova abbia saputo rispondere con generosità e rigore democratico alle emergenze più gravi».
Tappe importanti: la mobilitazione contro i rischi di involuzione antidemocratica negli anni ‘60, la lotta vittoriosa contro il terrorismo negli anni ‘70 e ‘80. Ma le stesse «lunghe battaglie per la difesa, il rilancio e la reinvenzione del patrimonio produttivo, culturale, ambientale della città. Genova è laboriosa e paziente, ma non sopporta l’arroganza e la violenza». Un salto indietro nel tempo? «Non siamo di fronte al ripetersi di situazioni che abbiamo già vissuto.
Dobbiamo però saper raccogliere anche tutta l’intelligenza necessaria per comprendere le novità dei giorni attuali. La crisi produce quotidianamente drammi sociali e personali. Le istituzioni e la politica devono lasciarsi rapidamente alle spalle i ritardi, le inefficienze, le distorsioni clamorosamente emerse negli ultimi tempi, derivanti da vizi antichi».
Il malessere grave della politica, il recupero della sua credibilità. Come fare a superarli? «Devono saper vedere e perseguire le occasioni e le ricette giuste che la stessa inedita dimensione della crisi suggerisce. La manifestazione di giovedì si svolgerà mentre la città e il paese sono impegnati in una cruciale consultazione elettorale. E in tutta Europa è aperta - non senza interrogativi drammatici - la discussione sulla strada da imboccare per vincere la recessione. La sfida è molto alta».
Genova come e cosa può fare? Burlando, Vincenzi e Fossati osservano: «Genova saprà dimostrare che è possibile riconoscere e rilanciare gli elementi di unità e coesione democratica proprio nel momento in cui il confronto chiaro tra posizioni diverse, rappresenta lo strumento insostituibile per ridare fiducia ai cittadini, valorizzarne l’impegno, migliorare ogni giorno le capacità di ascolto e di intervento da parte di tutti coloro che hanno e avranno responsabilità di governo».
Una piazza, una città. Diversa nel clima degli anni Settanta, ma che non può essere lontana da cosa ha saputo fare quarant’anni fa. I tempi del “né con lo Stato nè con le br” dovrebbero essere lontani. La scelta di campo invece sempre attuale contro la violenza.


Appello alla violenza del br Davanzo "Questo è il momento buono"

--da stampa borghese la repubblica del 15 maggio 2012
http://www.repubblica.it/politica/2012/05/15/news/bersani_allarme_terrorismo-35168224/?ref=HRER1-1

L'imputato nel processo alle nuove Brigate Rosse esalta l'attentato contro Roberto Adinolfi. L'allarme di Bersani: "Primi passi di una nuova strategia terroristica". Poi difende Equitalia e attacca gli evasori: "Siamo sicuri che abbiano diritto a un'ambulanza?"

 

MILANO - "Viva la rivoluzione, avanti la rivoluzione, questo è il momento buono". Così Alfredo Davanzo, uno degli imputati del processo d'appello contro le cosiddette nuove Brigate Rosse, rispondendo alla domanda di un cronista su cosa ne pensasse dell'attentato a Roberto Adinolfi 1, l'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, gambizzato dagli anarchici del Fai a Genova. Un altro imputato, Vincenzo Sisi, nelle sue dichiarazioni spontanee in aula, aggiunge: "Solo con le armi si sovvertono i poteri, parlo come operaio comunista che ha preso le armi". Sisi poi annuncia: "Noi rinunciamo alla difesa", spiegando la revoca del mandato difensivo come "gesto politico". Un terzo imputato, Claudio Latino, parla a sua volta di "violenza inevitabile e strategicamente necessaria. Non amiamo la violenza, non abbiamo il gusto romantico della violenza, ma è inevitabile. Nessun gruppo di dominatori nella storia ha mai abbandonato pacificamente il potere".

Parole che confermano i timori espressi questa mattina a Genova da Pierluigi Bersani nel corso di un incontro con i lavoratori Ansaldo. "Sono in corso in primi passi di una nuova strategia terroristica in forme magari non ancora sperimentate, ma pericolose", mette in guardia il segretario del Partito democratico. "Bisogna alzare la guardia - aggiunge - il Paese ha già un sacco di guai e non possiamo permetterci
un rigurgito di terrore, di violenza e di paura. Serve attenzione da parte di tutti a cominciare dalle forze dell'ordine ma anche dall'opinione pubblica".

SPECIALE ALLARME TERRORISMO 2

"Tutti quelli che partecipano alla discussione pubblica devono stare attenti alle parole che dicono, ai gesti che fanno, perché questa gente non deve avere dell'acqua in cui nuotare", ammonisce il leader democratico. "C'è un giro tanta tensione - sottolinea - ci sono problemi sociali enormi e ottime ragioni per essere arrabbiati, ma bisogna stare attenti che strategie terroristiche non trovino terreno fertile".

Il timore di Bersani sembra essere rivolto in particolare al clima di crescente ostilità nei confronti dei dipendenti di Equitalia. "In Equitalia ci sono impiegati che lavorano, voglio dare loro tutta la mia solidarietà perché si stanno caricando di tensioni e di colpe che non hanno, si pagano troppe tasse in Italia perché c'è troppa poca gente che le paga, si soffre molto nel pagare le tasse perchè non c'è lavoro, miglioriamo pure la riscossione ma ragioniamo così", sostiene il segretario del Pd che commenta poi con una battuta. "Non c'è solo di fronte il contribuente e lo Stato - agguinge Bersani - c'è contribuente e chi non paga le tasse, chi le paga ha diritto ad avere l'ambulanza quando ne ha bisogno, chi non le paga non sono così sicuro che ne abbia diritto". (15 maggio 2012)

#heilcancellieri l’interpretazione delle parole della Cancellieri


Il ministro dell’interno Cancellieri dichiara : “Tav madre di tutte le preoccupazioni”, in un contesto dove spiega che il governo userà l’esercito per il “rischio terrorismo”, ma in maniera sobria e razionalizzata…la rete coglie l’occasione per battere i tacchi…con il risultato di portare l’hastag è stato top trend.
Leggi lo Storify di notav.info e usa l’hastag #heilcancellieri
Leggi anche lo Storify di Balconaggio acros uber alles

Sulle esternazioni di Giancarlo Caselli alla Zanzara su Radio 24.

post — 14 maggio 2012 16:04

Sulle esternazioni di Giancarlo Caselli alla Zanzara su Radio 24.

Ho letto le ennesime dichiarazioni sui NoTav rilasciate dal Procuratore Capo di Torino Giancarlo Caselli a Radio 24 l’11.5.2012, così come le numerose altre rilasciate su ogni tipo di media.
E, sullo stesso tema, ho anche letto le dichiarazioni rese dal Sap, dai vari Esposito e da altri politicanti o personaggi di pari livello, così come ricordo le infinite, provocatorie e noiose affermazioni di molti giornalisti, per lo più colpevolmente ignari delle ragioni e delle dinamiche del Movimento.
Il dott. Caselli ha reiteratamente e pubblicamente, ben conoscendo il potere che l’aurea di sacralità – che ha sapientemente contribuito a creare e che comunque da tanti gli viene, a torto o a ragione, tributata in ragione delle sue pregresse esperienze in magistratura – gli conferisce, di fatto ridotto l’attività di protesta sociale e politica del Movimento NoTav ad episodi di mera violenza, di cui ritiene dovrebbero rispondere non solo coloro che a tale titolo sono indagati od imputati, e sulla cui responsabilità, quindi, deve ancora farsi chiarezza, ma anche chi pubblicamente non ne prende le distanze. Tale aperta posizione è stata poi perseguita con un accanimento ed una parzialità che trova conferma già nell’inerzia che caratterizza le indagini circa le incontestabili e pubblicate attività di violenta repressione poste in essere dalle FF.OO., sulle cui stesse relazioni ed annotazioni di servizio, tra l’altro, la Procura fonda acriticamente le accuse ai manifestanti.
Il dott. Caselli, poi, ma non solo lui, ha saputo condire le sue affermazioni pubbliche, così come d’altronde quelle riportate negli atti processuali, con aggettivi di forte impatto emotivo, confidando, e non a torto, sulla capacità di suggestionare chi, grazie a 30 anni di omologazione culturale, vive ormai da tempo in uno stato di torpore della coscienza.
Ed in quest’ottica alcuni episodi di opposizione e di resistenza passiva ai soprusi, alla violenza gratuita, al malcostume, alla degenerazione di ogni più elementare norma di convivenza e civiltà, prima ancora che di diritto, all’ incuria ed al disinteresse delle istituzioni pubbliche per quelle che dovrebbero essere le tematiche politiche di più ampio interesse, sono diventate atti “di devastante ed incontenibile violenza” di “configurazione tipicamente sovversiva” con “elevata potenzialità lesiva”, così prestando il fianco a chi ha poi trovato il modo di rinvenire nel Movimento i focolai di un nuovo terrorismo, a chi ha paragonato l’attività del Movimento a quella propagandistica del regime nazista che negava lo sterminio ebreo, a chi ha ritenuto di poter immediatamente collegare il ferimento del Consigliere Comunale avv. Musy allo stesso Movimento, e a chi, ancora recentemente, ha ritenuto legittimo insinuare un cointeresse od una responsabilità dei NoTav nel ferimento del dr. Adinolfi .
Sono dunque questi gli atti di grave violenza da cui il Movimento NoTav dovrebbe prendere le distanze?
Raramente è stato concesso di contestare al dr. Caselli tale approccio. Quando è successo il Signor Procuratore si è nervosamente difeso invocando la decisione del Tribunale del Riesame che ha confermato l’impianto accusatorio del suo Ufficio. Attendiamo ora con ansia le motivazioni della Suprema Corte di Cassazione adita da coloro che da quasi 4 mesi scontano in regime detentivo il fatto di essere sottoposti ad indagine per i reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale (reati in relazione ai quali, notoriamente e comunemente non viene applicata alcuna forma di misura cautelare) sottolineando, intanto, che comunque la Suprema Corte ha già annullato l’ordinanza che tanto confortava il dott. Caselli, con un rinvio che attende una nuova e, necessariamente diversa, decisione.
E ancora, intanto, possiamo affermare che, proprio in ragione di provvedimento giudiziario invocato, è stata annullata la censura sulla corrispondenza di un detenuto NoTav, poiché destituita di ogni fondamento e presupposto. Eppure la proposta di censura era arrivata proprio dall’Ufficio della Procura di Torino che aveva ritenuto di poter stigmatizzare e punire la circolazione, all’interno di una struttura carceraria, di una petizione per la salvaguardia dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il dott. Caselli non ritiene sul punto, in ragione della tanto sbandierata equidistanza, imparzialità e rispetto della legge, valutare, anche pubblicamente, l’operato del suo Ufficio? O ritiene forse che la detenzione debba comportare la cessazione di ogni diritto civile e politico?
E mentre alcuni avvocati sono ormai impegnati quasi quotidianamente nella difesa dei manifestanti NoTav a vario titolo indagati ed imputati, il Signor Procuratore Capo intende dar seguito alle decine di esposti, denunce e querele che attestano le violenze subite dai manifestanti, coeve ai fatti per cui altri manifestanti, ed in qualche caso gli stessi, sono già sotto processo? Intende procedere autonomamente, in ragione della tanto decantata obbligatorietà dell’azione penale, per quei fatti che vedono ledere i diritti di che vuole manifestare liberamente il proprio pensiero e che costituiscono reati procedibili d’ufficio? Intende verificare la correttezza e la legittimità dell’attività delle numerose imprese in odor di mafia che operano in valle? O preferisce forse continuare a millantare un’equilibrata equidistanza mentre avvalla le già numerose richieste di archiviazione formulate senza il supporto di adeguate indagini o l’inerzia dei suoi sottoposti? O forse gli pare più semplice derubricare tali legittime richieste di giustizia come un ennesimo “assalto alla giustizia”?
Chi, come il dott. Caselli, ha vantato l’immediato riconoscimento di una matrice terroristica nell’attentato all’AD dell’Ansaldo Nucleare ed il timore di un escalation di violenza, si chiede se condotte e dichiarazioni apertamente accusatorie e stigmatizzanti, tutte volte alla criminalizzazione del dissenso, possano costituire un deterrente a tali preoccupanti manifestazioni di violenza e non piuttosto un subdolo e provocatorio atto di violenza e sopraffazione?
Senz’altro retorico invece chiedersi se il clima di tensione sociale che oggi caratterizza il Paese, così come sopra fomentato, potrà costituire valida occasione per un inasprimento della già insopportabile repressione militare del dissenso.
Si rassereni, poi, il Signor Procuratore di Torino: dubito che il movimento gli chiederà mai un incontro od un confronto, apparendo evidente l’inutilità di un confronto con chi, troppe volte, anche in spregio ai criteri di imparzialità e sobrietà che dovrebbero connotare il ruolo che ricopre, ha dimostrato e palesato un pregiudizio frutto di ignoranza o, peggio, di malafede.
Ed infine, non abbia timore per la sua incolumità, che il Movimento NoTav non metterà mai in pericolo, ma si abitui e si rassegni alle contestazioni, che per quanto godano di minore visibilità, hanno, quanto meno, il medesimo valore delle manifestazioni del suo pensiero.
Eh sì, dott. Caselli, perché le contestazioni, almeno una volta, venivano considerate, con una brutta locuzione, “il sale della democrazia” e non atti di squadrismo, come da lei considerate l’11.5.2012 nel corso dell’ennesima intervista alla Zanzara su Radio 24!
V.


http://www.notav.info/post/sulle-esternazioni-di-giancarlo-caselli-alla-zanzara-su-radio-24/

lunedì 14 maggio 2012

Cancellieri: "Tav madre di ogni preoccupazione" Poi rettifica, ma No Tav e Val Susa insorgono

--estratto dal giornale borghese La Repubblica 14 maggio 2012
http://www.repubblica.it/politica/2012/05/14/news/cancellieri_esercito_e_terrorismo-35114312/?ref=HRER2-1

TERRORISMO

Cancellieri: "Tav madre di ogni preoccupazione"
Poi rettifica, ma No Tav e Val Susa insorgono

Il ministro parla della minaccia terrorista quando, ad Alessandria, fa riferimento all'Alta Velocità. Paolo Ferrero: "Parole vergognose". Cancellieri precisa: "Preoccupazione legata solo alle opere da realizzare". Sull'uso dei militari, il ministro parla di "razionalizzazione" delle forze disponibili per fronteggiare la nuova minaccia eversiva. Camusso: "Terrorismo strumentalizza disagio sociale". Bonino: "Vanificazione della politica produce effetti collaterali". Manganelli: "Rigurgito ampiamente previsto"

ROMA - Dopo il ferimento del manager dell'Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, non aveva esitato nell'affermare che l'uso dell'esercito in funzione antiterrorismo è una concreta possibilità. Oggi, in visita a Pavia, il ministro fa alcune precisazioni. L'impiego dei militari per soffocare sul nascere il timore di nuovi anni di piombo non comporterà un incremento delle forze: "A meno che non dovessero succedere fatti particolari come quelli che abbiamo visto", spiega il ministro, verranno impiegate quelle già a disposizione, "con una razionalizzazione".

Il ministro Cancellieri sembra poi aprire uno spiraglio sulle riflessioni successive all'agguato al dirigente Ansaldo quando, ad Alessandria, parla di "Tav madre di tutte le preoccupazioni. Lavoreremo anche per il Piemonte". Parole che fanno insorgere Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista: "Le parole del ministro sono vergognose: la Val di Susa non è un problema di ordine pubblico e nulla ha a che fare con il terrorismo. I no tav dicono da sempre 'no' ad ogni forma di violenza: il problema è la militarizzazione della valle, semmai".

Il movimento No Tav si fa sentire in rete, suoi social network, per additare nella posizione del governo il tentativo di criminalizzare i movimenti di resistenza sociale, proprio alla vigilia di un week end di protesta in Val Susa, dal 18 al 20 maggio. "Dichiarazioni assolutamente fuori luogo" anche
per il presidente della Comunità montana Valle di Susa e Val Sangone, Sandro Plano, "perché tutto il movimento No Tav, anche sotto la spinta degli amministratori, non ha mai assunto connotazioni terroristiche anche se, a volte, le manifestazioni sono un po' uscite dalle righe.

Il polverone è ormai sollevato quando giunge la precisazione di Anna Maria Cancellieri via AdnKronos: "La Tav è la madre di tutte le preoccupazioni per i problemi legati alle opere da realizzare, alle necessità dei Comuni e alle rivendicazioni delle comunità locali", spiega il ministro dell'Interno, precisando che si tratta di una preoccupazione non legata in alcun modo al rischio terrorismo. Dunque, solo "grande attenzione" ai problemi legati alla realizzazione dell'alta velocità Torino-Lione.

Sull'attendibilità della pista anarchica in merito al ferimento di Adinolfi, il ministro Cancellieri ha ricordato che sono "gli inquirenti ad averne riconosciuto l'attendibilità". Quanto alle misure da adottare per proteggere in futuro gli obiettivi dei terroristi, la Cancellieri ha affermato all'Adnkronos che "bisognerà lavorare più di intelligence che con le scorte". Sull'individuazione delle persone e dei luoghi da sottoporre a tutela, "le prefetture - ha riferito il ministro - sono già al lavoro per fare uno screening e individuare gli obiettivi sensibili. Giovedì valuteremo, - ha proseguito il ministro - intanto tutte le Prefetture si sono attrezzate e si stanno organizzando. Giovedì faremo un'assemblea generale, ma non lanciamo allarme per situazioni emergenziali".

Giovedi, dunque, la rinuone del Comitato per l'ordine e la sicurezza, ma secondo fonti qualificate interne ai servizi, citate da AdnKronos, la nuova fase dei movimenti anarchici non ha colto impreparata l'intelligence, che aveva già monitorato il rischio. Anche in queste ore, apprende l'agenzia, la minaccia delle organizzazioni eversive è oggetto di continue riunioni dei servizi di sicurezza e degli apparati di polizia. Si seguirebbero in particolare "i filoni di approviggionamento economico" delle organizzazioni, per verificare finanziamenti ed eventuali "collegamenti di solidarietà internazionale ed europea". Si tratta ora di vedere, rimarcano le fonti, se il fronte eversivo sia composto da cellule isolate o sia invece legato a un progetto "di più ampio respiro" della galassia eversiva e anarchica.

Intanto, per dire "no" al terrorismo e a ogni forma di violenza, alla Ansaldo di Genova i lavoratori hanno scioperato 1 per due ore. E da Genova, a margine dell'assemblea dei quadri e delegati della Fillea, arriva anche il messaggio di Susanna Camusso. "Le tensioni sociali sono figlie della difficoltà economica, ma il terrorismo non è figlio del disagio sociale, il terrorismo strumentalizza il disagio sociale - dichiara la leader Cgil -, non è una risposta né gli si può dare questa giustificazione". Per quanto riguarda, invece, il movimento dei lavoratori, "il tema è quello di alzare la guardia, di non concedere nessuna attenutante - sottolinea con forza Camusso - perché è evidente che, nella storia, il terrorismo ha solo danneggiato i lavoratori, le loro conquiste, e soprattutto la democrazia del Paese".

Ma l'Italia, avverte la segretaria generale della Cgil, ha la necessità "di ricostruire una sua capacità di intelligence e di indagine rispetto a un fenomeno che, in qualche modo, pensando che fosse in esaurimento, non è stato al centro dell'attenzione".

Sembra indirettamente dissentire con quest'ultima affermazione della Camusso il capo della polizia, Antonio Manganelli, che da Caltanissetta parla di "terrorismo finito con le Brigate Rosse, ora c'è una rigurgito che avevamo ampiamente previsto", come dichiara all'Adnkronos a margine di un incontro sulla legalità. "Dobbiamo gestire le tensioni sociali - aggiunge Manganelli -, ma il problema della piazza non ha nulla a che fare con il terrorismo. Ci sono ragioni che portano i manifestanti a esprimere il dissenso in piazza e noi a gestire, con la mediazione e il buon senso, con serenità questo malcontento per non alimentare le tensioni". "La stagione del terrorismo è chiusa - conclude il capo della polizia - e sarei molto cauto ad affermare il contrario".

Per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, "non bisogna sottovalutare il fenomeno che può presentarsi in forme nuove, anche in forme molecolari, ma non per questo meno aggressive e pericolose. E' chiaro che nel disagio sociale queste formazioni cercano l'acqua nella quale nuotare. Bisogna stare molto attenti anche alle parole che si dicono, perché non bisogna dare alibi".

Anche il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Michele Vietti, manda un chiaro messaggio, a chi trama nell'ombra: "Se qualcuno scommette sulla debolezza dello Stato ha fatto una scommessa perdente", dichiara il magistrato a margine di un dibattito al Salone del Libro di Torino.

Nel dibattito interviene anche Emma Bonino. "Mi ricordo gli anni del terrorismo - afferma la senatrice dei Radicali -, niente è mai uguale, ci possono essere similitudini ma in ogni caso la mia impressione è che alla fine è proprio la vanificazione della politica che produce effetti collaterali. La parte più violenta è la parte più preoccupante, ma a volte le forze politiche rischiano di soffiare sul fuoco senza rendersi conto che poi non possono spegnerlo quando decidono loro". "Trovo irresponsabile questo meccanismo - aggiunge Bonino - e mi auguro che chi soffia sul fuoco si ponga qualche domanda in più. Ogni politica ha l'antipolitica che si merita, mi pare di aver sentito dire".



« La Tav è la madre di tutte le preoccupazioni»

--estratto dal giornale borghese Il Corriere della Sera
http://www.corriere.it/cronache/12_maggio_14/cancellieri-tav-terrorismo_7fd43846-9dbb-11e1-99ad-758cf3da80f7.shtml

Il ministro dell'Interno: «Lavoreremo anche per il Piemonte» Manganelli: «Dobbiamo gestire le tensioni sociali»


Il ministro dell' Interno Anna Maria Cancellieri (Ansa)Il ministro dell' Interno Anna Maria Cancellieri (Ansa)
MILANO - «La Tav è la madre di tutte le preoccupazioni. Lavoreremo anche per il Piemonte»: ha affermato il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri parlando con i giornalisti ad Alessandria. E della sfida al terrorismo ha aggiunto: «Abbiamo le idee chiarissime, però non è il caso di farne adesso l'analisi. Tutto verrà deciso nel Comitato Nazionale di giovedì. Qualsiasi anticipazione - ha aggiunto il ministro dell'Interno - non solo non sarebbe seria ma non sarebbe nemmeno supportata dall'analisi che stiamo facendo sul territorio». LE REPLICHE- Ma il binomio Tav e terrorismo non piace. E crea subito polemica. Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista: «Le parole del ministro dell'Interno Cancellieri che parla, a proposito di terrorismo, della Tav come della "madre di tutte le preoccupazioni", sono vergognose: la Val di Susa non è un problema di ordine pubblico e nulla ha a che fare con il terrorismo. I No Tav dicono da sempre "no" ad ogni forma di violenza: il problema è la militarizzazione della valle, semmai. Serve una forte lotta dello Stato contro il terrorismo ma nessuna strumentalizzazione delle lotte sociali». Non si fa attendere la risposta del Movimento No Tav alle dichiarazioni del ministro Cancellieri ad Alessandria. «Certo che per loro lo è - dichiara Alberto Perino, tra i volti noti dell'attivismo della valle di Susa - perchè è la loro cassaforte. Ma il Tav è anche la madre di tutte le nostre preoccupazioni perchè noi non vogliamo che si faccia. In questi ultimi giorni si fanno pericolosi parallelismi tra il movimento No Tav e la lotta armata. Noi rimandiamo tutto al mittente perchè queste cose non ci toccano e, anzi, ci fa pensare che dietro tutto questo ci sia la mano dei Servizi. Noi di questo Stato non ci fidiamo»
MANGANELLI - «Il terrorismo è finito con le Brigate Rosse, ora c'è una rigurgito che avevamo ampiamente previsto. Dobbiamo però gestire le tensioni sociali» ha invece dichiarato detto all'Adnkronos il capo della Polizia, Antonio Manganelli, a Caltanissetta per partecipare a un incontro sulla legalità dei bambini.
GALESI - Intanto sul web giunge un documento scritto proprio dal brigatista Roberto Morandi, condannato all'ergastolo per gli omicidi di Marco Biagi e Massimo D'Antona, nel quale l'estremista scrive di voler «rendere onore al compagno Mario Galesi, dirigente rivoluzionario militante delle Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente, caduto nove anni fa combattendo per il comunismo». Galesi venne ucciso il 2 marzo 2003, su un treno nei pressi di Arezzo, nella sparatoria in cui morì anche il sovrintendente della Polfer Emanuele Petri.

Il prefetto: «Chiederemo rinforzi»

Le parole di Francesco Musolino dopo il vertice convocato dopo l’attentato a Roberto Adinolfi, gambizzato a Genova lunedì scorsoGenova - Si è svolto dalle 11 alle 13 l’annunciato vertice sulla sicurezza in Prefettura convocato dal prefetto, Francesco Musolino, dopo l’attentato contro Roberto Adinolfi, Ad di Ansaldo Nucleare; oltre al questore di Genova, Massimo Mazza e al comandante provinciale dei carabinieri Marco Azzaro, presente anche il responsabile della sicurezza di Ansaldo-Finmeccanica, Paolo Campobasso.
Durante la riunione, convocata per definire i provvedimenti di tutela a dirigenti e stabilimenti considerati “sensibili”, Campobasso ha fornito una lista di dirigenti che operano a Genova. Nello stesso tempo, il dirigente ha reso noti i provvedimenti che la stessa Finmeccanica ha disposto per aumentare la sicurezza di dirigenti e aziende del gruppo.
Al termine dell’incontro, lo stesso Musolino ha detto: «Chiederemo rinforzi, anche per rafforzare le misure di tutela in vista delle elezioni». A chi gli chiedeva se questo significherà impiegare uomini dell’Esercito, Musolino ha risposto: «Vedremo, chiedete alla Cancellieri. Comunque, a Genova abbiamo già gli Alpini».
Musolino non ha escluso la tutela a «enti sensibili» come Equitalia, o a docenti dell’università di Genova che per la loro specializzazione potrebbero entrare nel mirino degli anarchici informali.
Ma il ministro dell’Interno Cancellieri questa mattina ha già fatto sapere che non ci sarà un incremento di uomini dell’Esercito in chiave antiterrorismo, sottolineando che «non ci saranno militari in più» e che verranno impiegati quelli che già ci sono, «con una razionalizzazione». In visita a Pavia, la Cancellieri (che a Genova è stata prefetto) ha detto che pensa di utilizzare «gli uomini che già ci sono», perché «l’Esercito è già usato». A una domanda specifica, poi, il ministro ha ribadito che «a meno che non dovessero succedere fatti particolari, come quelli che abbiamo visto, pensiamo di utilizzare gli uomini che abbiamo, con una razionalizzazione o un diverso utilizzo».
Sempre questa mattina, dopo essersi spostata ad Alessandria, la Cancellieri ha detto che «la Tav è la madre di tutte le preoccupazioni: lavoreremo anche per il Piemonte».

Gli anarchici e libertari si dissociano dalla Fai
Gli anarchici e libertari di Genova rispondono agli Informali del Fai/Fri che li chiamano in causa nella rivendicazione all’attentato all’Ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, definendoli affetti da «cittadinismo che puzza di morte».
«È immorale - scrivono i libertari genovesi su un noto blog anarchico - farsi fare la morale su come un anarchico dovrebbe agire per essere “degno” di questo nome». «Da una parte la questura che, da anni, preme per arrestarci e, dall’altra, la neoavanguardia federata che ci spia, pronta a misurare quanto tempo passiamo in “salotto”, cosa facciamo la sera e quanto sia radicale ciò che facciamo quando scendiamo in strada. Noi a Genova in questi anni siamo scesi in strada e abbiamo partecipato a lotte sociali, organizzando manifestazioni e contestazioni, abbiamo occupato e agito non perché riteniamo che sia un percorso graduale che porta alla “lotta armata” ma perché questo è il nostro modo di fare. Ci dispiace se non combacia con l’idea dei “celoduristi dell’anarchia”».
Il comunicato chiude affermando che «questa è l’idea che abbiamo di insurrezione e di rivoluzione. Se la società futura che “gli sparatori” hanno in mente è quella di chi guarda l’altro dall’alto in basso allora non combattiamo dalla stessa parte della barricata».
Lavoratori e istituzioni in piazza
Intanto,
contro il terrorismo si schiera tutto il mondo del lavoro: oggi i dipendenti dell’Ansaldo di Campi (e delle altre aziende liguri del gruppo Finmeccanica) si sono fermati per 2 ore al termine di ogni turno, con presìdi sino alle 11. Fuori dello stabilimento anche la figlia di Guido Rossa, Sabina, e l’ex segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che ha parlato di una minaccia «da non sottovalutare», perché «oggi ci sono nuovi obiettivi, ma i metodi ricordano quelli dei tragici anni delle Br». Di più: secondo Epifani, in città per un convegno organizzato da Fillea-Cgil, «non è possibile che da 9 anni la Federazione Anarchica Informale mandi bombe, plichi postali, colpisca persone e non si sia venuti a capo di nulla».
Di diverso parere, invece, Franco Grondona, segretario provinciale della Fiom-Cgil, che ha detto al Secolo XIX che «non siamo agli anni di piombo»:
Di tenore simile le parole dell’attuale segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel capoluogo ligure per partecipare al convegno Fillea al Teatro della Gioventù: «Ci troviamo di fronte a un fenomeno terroristico nuovo, che non ha le stesse caratteristiche degli anni di piombo. Ma non dev’esserci sottovalutazione». Secondo la Camusso, comunque, «il movimento dei lavoratori deve alzare la guardia, non concedere nessuna attenuante, perché nella storia il terrorismo ha danneggiato solamente i lavoratori, le loro conquiste e la democrazia».
Le parole di Susanna Camusso questa mattina:
Secondo il segretario della Cgil, «le tensioni sociali sono figlie delle difficoltà economiche, del lavoro che non c’è, dell’iniqua distribuzione del reddito. È il terrorismo a non essere figlio del disagio sociale, semmai il terrorismo strumentalizza il disagio sociale, e non ha nessuna giustificazione. I lavoratori Ansaldo e Finmeccanica giustamente hanno scioperato in modo unitario per dire no al ritorno del terrorismo».
La Camusso ha detto la sua anche sulla possibile risposta dello Stato: «Penso che il ministro Cancellieri con il terrorismo riproponga una strada che abbiamo già visto, l’Esercito. Capisco la sua preoccupazione, credo però che la vera necessità del paese sia avere un’intelligence che funzioni. Serve una capacità di indagine rispetto al fenomeno terroristico, il vero problema del paese è ricostruire una capacità di indagine e prevenzione, non l’Esercito».
Della “reazione” dei lavoratori Ansaldo ha parlato anche il segretario ligure della Uilm, Antonio Apa: «In questo difficile momento di crisi economica, una minoranza velleitaria di esaltati che si armano per colpire persone semplici, quadri intermedi dello Stato e delle amministrazioni, vanno al più presto individuati e assicurati alla giustizia. L’Ansaldo è un pezzo dell’economia del paese, lo abbiamo dimostrato con lo sciopero odierno. Rispetto a questa degenerazione del quadro sociale, sindacato e lavoratori saranno uniti contro ogni forma di estremismo».
Giovedì Genova sarà in piazza
Giovedì, intanto, ci sarà una manifestazione in piazza De Ferrari: per ora «bisogna ringraziare i lavoratori del gruppo Ansaldo-Finmeccanica che oggi sono in sciopero per dire “no” al terrorismo - ha detto ancora Epifani questa mattina - Ma giovedì sarà tutta la Genova democratica a manifestare contro la violenza. Ancora una volta da Genova parte una risposta forte al terrorismo. Ognuno deve fare la sua parte per sradicare questo fenomeno: l’unica cosa di cui non abbiamo bisogno in Italia è che ci sia questo clima di violenza. Il volantino della Fai sembrerebbe parlare dall’esterno del mondo del lavoro, ma c’è il rischio di idee di emulazione, perciò il terrorismo va sradicato prima possibile».
Si amplia il fronte delle indagini
Ma per le prossime ore è fissato anche un altro incontro, per approfondire un fronte d’indagine contiguo alle piste che si stanno consolidando in questi giorni: la Digos ha chiesto un colloquio al rettore dell’Università, Giacomo Deferrari, entro l’inizio della settimana, per parlare di temi «inerenti» all’agguato ad Adinolfi, gambizzato lunedì scorso.

Il primo punto in agenda è lo screening d’un certo numero di docenti ritenuti dalla polizia potenzialmente «a rischio», per i temi trattati nei loro corsi. E però non v’è dubbio che il vertice all’interno dell’ateneo rappresenti un passaggio importante, che può essere letto alla luce di diversi elementi emersi nelle ultime ore. E che stanno spingendo gli inquirenti a cercare un collegamento fra anarchici greci, seguaci dell’ecoterrorismo italiani e loro potenziale “contatti” - recenti o passati - fra studenti e militanti residenti all’ombra della Lanterna.
L’obiettivo è dare un nome ai componenti della cellula “Olga” (aderente alla cosiddetta “Federazione anarchica informale”) che hanno rivendicato l’agguato d’una settimana fa e vivono con ogni probabilità nel capoluogo ligure.

--estratto dal giornale borghese secolo xix di Genova
 
http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/05/14/APo1bdVC-chiederemo_prefetto_rinforzi.shtml#axzz1ur9oVEVe

(ci sono anche video)








domenica 13 maggio 2012

Tutti i "meriti" di Gianni de Gennaro


Il dottor Gianni De Gennaro è stato nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nonché capo dell’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Un doppio ruolo inedito, rilevantissimo e che premia un personaggio del quale è impossibile dimenticare, nelle tappe di una lunga carriera, il ruolo avuto durante il G8 di Genova del 2001.


Il dottor De Gennaro era il capo della polizia quando fu compiuta «una violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia più recente» (parole di Amnesty International). A lui fu inviata, dal dottor Pippo Micalizio, inviato a Genova per un’ispezione interna sul blitz alla scuola Diaz, un rapporto che consigliava di prendere provvedimenti disciplinari per i dirigenti più importanti che parteciparono all’operazione; provvedimenti che non furono presi.

Era il capo della polizia quando venivano rinviati a giudizio quegli stessi dirigenti, poi assolti in primo grado, e nel frattempo passati a ruoli gerarchicamente ancora più importanti. Era invece capo del Dipartimento che coordina i servizi segreti quando quei dirigenti sono stati condannati in appello, senza dimettersi né essere sospesi.

Era il capo della polizia quando ha incontrato nel suo ufficio a Roma l’ex questore di Genova, Francesco Colucci, alla vigilia della deposizione di quest’ultimo al processo Diaz: fu un incontro teso a trovare «la consonanza per l’accertamento della verità», secondo il dottor De Gennaro, un’induzione alla falsa testimonianza secondo i pm. Colucci è oggi imputato per falsa testimonianza, il dottor De Gennaro è stato assolto in primo grado, condannato in appello, poi la Cassazione ha cancellato tutto, facendo tirare un sospiro di sollievo al diretto interessato e alle gerarchie istituzionali e politiche.

Era il capo della polizia e poi il capo del Dipartimento suddetto negli undici anni che sono trascorsi, senza che nessuno abbia avuto la decenza di chiedere scusa per le violazioni delle leggi e dei diritti umani compiute alla Diaz, a Bolzaneto e nelle strade di Genova, violazioni che sono ormai una verità storica.

Possiamo ben dire che il dottor De Gennaro si è meritato il posto di sottosegretario e Autorità delegata per la sicurezza… Ma c’è poco da scherzare, perché questa nomina lancia un messaggio sinistro. In una democrazia parlamentare, attenta agli equilibri fra poteri e alle funzioni di controllo democratico sugli apparati, non dovrebbe accadere che un capo della polizia transiti per il vertice dei servizi segreti e approdi a un ruolo di governo nello stesso ambito, assommando funzioni tecniche e politiche. Lo insegnano i manuali di diritto costituzionale ed è anche un’indicazione di buon senso. E invece in Italia un percorso del genere è sostenuto dalle maggiori forze politiche parlamentari. Lo stato di salute della nostra democrazia, diciamolo pure, non fa che peggiorare.

Vittorio Agnoletto, Lorenzo Guadagnucci  autori de “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste del G8 2001 a Genova”(Feltrinelli 2011)

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La resistibile ascesa del dottor De Gennaro
Già capo della polizia, poi del Dipartimento che coordina i servizi segreti, è stato nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nel 2001 era il responsabile dell'ordine pubblico quando al G8 di Genova fu compiuta, secondo Amnesty International, "una violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia recente". Un piccolo promemoria sulle ispezioni ignorate, le promozioni dei dirigenti imputati, i processi affrontati.

Il dottor Gianni De Gennaro è stato nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nonché capo dell'Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Un doppio ruolo inedito, rilevantissimo.
Del resto il dottor De Gennaro era il capo della polizia quando a Genova, nel 2001, fu compiuta "una violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia più recente" (parole di Amnesty International). A lui fu inviata, dal dottor Pippo Micalizio, inviato a Genova per un'ispezione interna sul blitz alla scuola Diaz, un rapporto che consigliava di prendere provvedimenti disciplinari per i dirigenti più importanti che parteciparono all'operazione; provvedimenti che non furono presi.

Era il capo della polizia quando venivano rinviati a giudizio quegli stessi dirigenti, poi assolti in primo grado, e nel frattempo passati a ruoli gerarchicamente ancora più importanti. Era invece capo del Dipartimento che coordina i servizi segreti quando quei dirigenti sono stati condannati in appello, senza dimettersi né essere sospesi.

Era il capo della polizia quando ha incontrato nel suo ufficio a Roma l'ex questore di Genova, Francesco Colucci, alla vigilia della deposizione di quest'ultimo al processo Diaz: fu un incontro teso a trovare "la consonanza per l'accertamento della verità", secondo il dottor De Gennaro, un'induzione alla falsa testimonianza secondo i pm. Colucci è oggi imputato per falsa testimonianza, il dottor De Gennaro è stato assolto in primo grado, condannato in appello, assolto in Cassazione.

Era il capo della polizia e poi il capo del Dipartimento suddetto negli undici anni che sono trascorsi, senza che nessuno abbia avuto la decenza di chiedere scusa per le violazioni delle leggi e dei diritti umani compiute alla Diaz, a Bolzaneto e nelle strade di Genova, violazioni che sono ormai una verità storica.

Possiamo ben dire che il dottor De Gennaro si è meritato il posto di sottosegretario e Autorità delegata per la sicurezza.
Lorenzo Guadagnucci da Distratti dalla Libertà
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Chi è Gianni De Gennaro? Dal G8 alla Diaz, dai rifiuti a Napoli ai servizi segreti

La nomina di Gianni De Gennaro a Sottosegretario con delega alle attività di intelligence è un chiaro segnale politico, comunque la si voglia mettere. Politico nel senso più profondo del termine. Politico nel senso che De Gennaro è una figura trasversale, essendo stato sostenuto (ed essendo sostenuto ancora oggi) da svariate parti politiche. Politico nel senso di dichiarazione di intenti, soprattutto in un periodo in cui i toni della stampa si alzano e ritorna in azione, secondo media e investigatori, la Federazione Anarchica Informale (sigla molto sospetta, descritta per la prima volta dai Servizi Segreti nel secondo semestre del 2004, che suona esattamente come la FAI - Federazione Anarchica Italiana, che rifiuta qualsiasi forma di violenza nelle proprie azioni). Impossibile non vedere un legame fra le due cose.
Gioisce, per la nomina, Massimo D’Alema, che dirige ancora oggi il Copasir (che sarebbe il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, organo del Parlamento con funzioni di controllo dei servizi segreti):
«Ho preso atto della positiva decisione del presidente del consiglio di nominare il prefetto Gianni De Gennaro Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica e della sua sostituzione, nel ruolo di direttore generale del Dis, con l’ambasciatore Giampiero Massolo, la cui designazione mi è stata preventivamente comunicata ai sensi della legge 124 del 2007».
Gioisce anche Gianfranco Fini, che ha «personalmente espresso viva soddisfazione al prefetto Gianni De Gennaro per la sua nomina a sottosegretario di Stato della Presidenza del Consiglio». Apprezzano Schifani, Casini, Rutelli. Si lamenta un po’ l’Idv, ma per l’accumulo di cariche. Protesta una parte della sinistra (quella a sinistra) e qualcuno sul web.
Già, perché per molti il nome di Gianni De Gennaro resterà indissolubilmente legato al G8 di Genova e ai fatti della scuola Diaz.Questo, anche se la verità giudiziaria si è espressa in maniera discorde dal pensiero comune.
Nel 2001, De Gennaro era capo della Polizia (era stato nominato il 26 aprile del 2000).
Ad aprile del 2008 venne rinviato a giudizio per istigazione alla falsa testimonianza nelle indagini inerenti al G8 e alla Diaz. L’8 ottobre 2009 viene assolto nella sentenza di primo grado. Sentenza poi ribaltata in appello, con condanna a un anno e quattro mesi di reclusione (era il 17 giugno 2010). Ma poi arrivò il terzo grado di giudizio: il 23 novembre 2011 De Gennaro venne assolto in Cassazione: la sentenza fu pronunciata con il sostituto procuratore generale, Francesco Mauro Iacoviello, che (pur in rappresentanza dell’accusa) aveva chiesto di annullare senza rinvio la condanna in appello. Così andò. Per la cronaca, Iacoviello è lo stesso dell’annullamento del processo a Dell’Utri.

Il nome di Gianni De Gennaro è legato anche all’emergenza rifiuti a Napoli: con ordinanza n. 3639 dell’11 gennaio 2008, il Presidente del Consiglio Romano Prodi nominò (nuovo) commissario per l’emergenza rifiuti l’ex capo della Polizia di Stato Gianni De Gennaro. Obiettivo? Risolvere tutto in quattro mesi. Ovviamente non si risolse molto e la situazione degenerò con gravi problemi per l’ordine pubblico. Poi arrivò Guido Bertolaso, ma questa è un’altra storia.
Nel frattempo, De Gennaro è diventato direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (i Dis. Ovvero, i servizi segreti), con nomina del Copasir. Una carriera ascendente (e trasversalmente politica) culminata con la nomina di ieri.
Alberto Puliafito da Polisblog

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Siete Stato Voi
 
Se c'erano dubbi sul fatto che il governo dei tecnici parlasse correttamente il linguaggio di stato, ecco l'ultimo atto (in ordine cronologico) di un'affermazione che dalle politiche a senso unico, all'austerity per Costituzione, ne conferma l'appartenenza.

Gianni De Gennaro, ex capo della Polizia e capo gabinetto del Viminale, è stato nominato sottosegretario di Stato, con delega ai servizi dal Premier Monti in seguito alla consultazione di Giorgio Napolitano e una visita precedente al Copasir presieduto da Massimo D'Alema.
I quotidiani nel compilare il curriculum di De Gennaro, uomo di stato e soprattutto di fiducia dello stato..., non hanno potuto fare a meno di citare le sue responsabilità sul G8 di Genova e la sua accusa in merito alla Diaz (assoluzione-condanna-assoluzione) di istigazione a falsa testimonianza per coprire la macelleria messicana della Diaz, della quale senza alcuna ombra di dubbio anche il super poliziotto, in qualche modo ha partecipato.
De Gennaro è un fedele dell'ordine statuale, da capo della Polizia a super prefetto non ha mai badato alla parte politica che governava durante le sue promozioni. E' sempre stato apprezzato da tutti gli schieramenti e oggi è l'ultimo di una lunga fila di uomini in divisa o meno, premiati a seguito dei processi genovesi.
Lo stato non solo si assolve, ma si premia e non dimentica mai i suoi uomini migliori, quelli fedeli, quelli che "bipartisan" ne difendono l'esistenza e i privilegi.
E' singolare come nel periodo di uscita del Film Diaz, che ha rinfrescato a tutti la memoria sul 2001, anche il Governo e il Presidente della Repubblica non si sono dimenticati di quell'uomo, che nell'ombra a volte, e altre sotto i riflettori, non hai tradito il giuramento di fedeltà al potere che bene o male mantiene tutti, dal Colle a Palazzo Chigi.
Lo vediamo in questi giorni dove c'è un fermento sociale embrionale, come le forze di polizia siano la mano lunga del governo dell'austerity, mettendo a tacere chi osa remare contro nelle piazze.

Sorpresi? Neanche un po'! Il "banco" va sempre salvaguardato...e chi meglio di una guardia fedele può farlo?
+'militant da InfoAut