Premessa
Riprendo tutta la parte della pedagogia (di cui si era trattato tempo addietro)
sotto un'ottica cinematografica, e di come diversi registi si
occuparono del disagio e voglia di ribellione da parte dei giovani
contro l'istituzione che li riduceva a uno stato catatonico, ovvero la
Scuola, e tutti i suoi più stretti collaboratori (professori e presidi);
la parte trattata, che verrà tradotta dal libro di Richard Porton,
"Cinema e Anarchismo: l'utopia anarchica nelle immagini", verrà
suddivisa in 6 parti. Buona lettura
L'anarchismo in classe: la riforma dell'istruzione contro la "descolarizzazione"
L'istruzione è una cosa ammirevole.
Ma è bene ricordare di tanto in tanto che nulla
che vale la pena conoscere, può essere insegnato.
(cit. A Few Maxims For The Instruction Of The Over-Educated by Oscar Wilde)
Conservatori, liberali e marxisti hanno dedicato una notevole quantità
di energia per valutare e, per certi versi, trasformare la loro teoria
in pratica. La preoccupazione degli anarchici nelle sfumature della
pedagogia, però, non ammette confronto con qualsiasi altra convinzione
politica. Risulta difficile, naturalmente, passare da un alta fioritura
recente della teoria pedagogica nell'opera di scrittori non anarchici,
soprattutto neomarxisti e post-strutturalisti. L'importanza teorica di
questo lavoro non può essere smaltito in modo semplicistico; ma nel bene
o nel male, non è facile saltare il divario tra teoria dell'educazione
postmoderna, rappresentata soprattutto dal lavoro degli accademici, e il
contributo di studiosi ed educatori anarchici come Mikhail Bakunin,
William Godwin e Francisco Ferrer. Henry Giroux -per citare la figura
postmoderna che ha esibito realmente una familiarità con le tradizioni
educative antiautoritarie- non ha equivocato quando definisce gli
educatori anarchici come difensori romantici della "realizzazione
individuale", che a volte dimenticano le dinamiche della gerarchia e il
potere da cui gli antiautoritari devono resistere. [1] In ogni caso,
nonostante il fatto che nelle opere dei postmodernisti sopravvivano
tracce della pedagogia anarchica, sorprende la totale ignoranza, con
rari eccezzioni, sulle opere di Ferrer, Godwin e Paul Goodman, così come
la pedagogia autoemancipatoria che abbbraccia gli attivisti anarchici
come Emma Goldman e Mikhail Bakunin.
La pedagogia anarchica contemporanea è iniziata con le opere di William
Godwin e Max Stirner, anche se, per un compromesso critico e che tende a
un falso libertarismo, vi è il trattato educativo nella novella di J.
J. Rosseau, Emilio, opera fondamentale, ma pieno di contraddizioni. Il
termine "Rousseauniano", è diventato sinonimo della celebrazione, o
forse della feticizzazione, di uno "stato naturale". Tuttavia, quando si
trovò a fronteggiare le esigenze della civiltà, Rousseau ha proposto un
"contratto sociale" indiscutibilmente statalista, che ha un'affinità
incredibile con i sostenitori del governo autocratico: un commentatore
si spinse fino a descrivere la sua teoria politica, tra cui la nozione
amorfa de la "volontà generale", come esempio di protototalitarismo. [2]
Tuttavia, è innegabile che il programma pedagogico dell'Emilio,
prefigura la tradizione liberale di Maria Montessori e di John Dewey (e
in alcuni aspetti, la psicologia cognitiva di Jean Piaget), correnti con
i quali l'anarchismo ha certe affinità, nonostante la loro opposizione
fondamentale per la buona volontà di quei riformatori che vogliono
adeguare la pedagogia all'ordine stabilito. La visione di Rousseau
sull'infanzia è tanto celebrativo quanto paternalistico. Emilio
incoraggia i bambini a godere del loro irrazionalismo apparentemente
felice fino all'inizio della pubertà. Rousseau, andando verso
un'educazione veramente sentimentale, ha insistito che l'educazione
dell'infanzia dovrebbe essere "puramente negativa", preoccupandosi solo
di salvare "il cuore e la mente dall'errore del vizio" [3]
Anche se l' "educazione negativa" dell'Emilio, tiene l'obiettivo di
nutrire la sua autosufficenza finale -liberata dal peso dei libri o
aforismi morali in tenera età, nella quale si suppone che "riceve le sue
lezioni dalla natura, non dagli uomini"[4]- il cui custode,
onnipresente e in apparenza benevolo, agisce in un modo simile a quella
di un burattinaio che è sempre in giro a tirare le funi attaccate al suo
allievo riluttante. Come notato da Jean Starobinski, l'educazione
dell'Emilio può essere chiamato "per la libertà, ma certamente non è in
alcun senso reale, ovvero l'educazione per raggiungere la libertà" [5]
Quando Emilio raggiunge la virilità, il suo tutore gioca felicemente al
ruolo di un Pandaro qualsiasi tra i condottieri, organizzandogli una
storia d'amore e il matrimonio con una donna di nome Sophie. Anche l'
"educazione dei sensi" del ricettivo studente deve essere guidato da un
despota illuminato.
Michael Smith sostiene che il gusto di Rousseau per la "coercizione
travestito ... è un doppio affronto all'autonomia del bambino." Smith
propone una critica anarchica dell'elaborata regolazione della libertà
da parte di Rousseau, suggerendo che una maggiore autonomia legittima ci
può aiutare a fare una distinzione tra gli insegnanti "liberali" o
"progressisti" e dagli istruttori "autenticamente libertari". [6]
William Godwin, per esempio, ha cercato di invertire i "modi di
istruzione ricevuti", in cui "l'insegnante cammina avanti e l'alunno lo
segue dietro" [7] Godwin è determinato a demistificare il cosiddetto
"bambino indifeso" e, a differenza di Rousseau, la sua pedagogia si
prende cura a non manomettere i bisogni e i desideri dei bambini. Godwin
potrebbe essere considerato il primo sostenitore delle "scuole libere" e
della riforma dell'istruzione radicale: un precursore, nel XVIII
secolo, di educatori radicali come Herb Kohl, John Holt e Jonathan
Kozol.
Le implicazioni della critica alla pedagogia, ortodossa esposta dal
giovane hegeliano Max Stirner, è ancora più radicale, ma meno specifica:
non sono ancora state pienamente assimilate dagli educatori anarchici.
Il breve trattato de "Il falso principio della nostra educazione" di
Stirner, ha una notevole somiglianza intellettuale a quello che, sarebbe
in ultima analisi, la descolarizzazione radicale. Stirner ha sostenuto
che "soprattutto abbondano in gran numero i cadaveri politici, sociali,
ecclesiastici, artistici, morali ed altri, e fino a quando questi non
saranno consumati del tutto, l'aria non diverrà pulita e il respiro
degli esseri viventi rimarrà oppresso" [8]
Probabilmente Stirner diceva tali parole, perchè era un insegnante di
scuola, e identificava questa con il filisteismo e distingueva tra "uomo
colto" e l'individuo veramente libero. Sebbbene un lettore miope
potrebbe considerare l'ira di Stirner contro la pedagogia come un mero
sintomo dell'anti-intellettualismo che si attribuisce, con frequenza
ingiustamente (e in occasione accostato con la giustizia), agli
anarchici, non si discute del valore che possiede l'acquisizione delle
conoscenze, ma si sostiene che "grazie alla conoscenza ... diventiamo
liberi solo all'interno di noi stessi ... all'esterno, nonostante tutta
la libertà di coscienza e libertà di pensiero, possiamo rimanere schiavi
e restare sottomessi" [9]
Mentre il fervore polemico di Stirner corrispondeva col disprezzo del
primo Nietzsche verso la mediocrità dell'educazione istituzionale, e si
manteneva in un livello più esistenziale che pratico, Bakunin richiamava
verso una "educazione globale" -una capacità tanto vocazionale come
intellettuale, orientata verso la formazione dell' "uomo totale"-
indicando specificamente le disuguaglianze educative che separavano le
classi superiori dal proletariato. Il programma pedagogico di Bakunin
comportava una forma un pò coercitiva dell'antiautoritarismo, in quanto
si predicava che "l'educazione dovrebbero essere diffusa tra le masse
con generosità, trasformando tutte le chiese, tutti questi templi per la
gloria di Dio e la schiavitù degli uomini, in molte scuole di
emancipazione umana" [10]
Bakunin, con una irresolutezza tipicamente brillante, profeticamente
riassumeva le due principali correnti della pedagogia anarchica
contemporanea.
Lottò anche con l'ideale per l'educazione universale; tuttavia, in un
passaggio chiaramente Stirneriano, ammette che "in qualche misura un
uomo può diventare il suo maestro, il suo proprio istruttore e anche un
creatore" [11].
Così come l'anarchismo del XIX secolo e dell'inizio del XX secolo
esaltavano il potenziale trasformativo delle scuole alternative, gli
ultimi trent'anni (ovvero a partire dagli anni '60, in quanto questo
scritto risale al 1999, ndb) sono stati caratterizzati da una graduale
perdita di fede nell'efficacia istituzionale di tutte le scuole, siano
esse parte del sistema tradizionale che quelle considerate "libere". In
molti aspetti, la difesa di Ivan Illich riguardante la
"descolarizzazione", ha dato corpo alle astrazioni del "Falso principio
della nostra educazione", quando lui, invece, cercava di realizzare la
sua esortazione finale: "la conoscenza deve morire e risorgere
nuovamente come volontà, e che si crei nuovamente ogni giorno come una
persona libera". [12]
Il socialista utopico Charles Fourier, figura rivendicata dalle
tradizioni tanto anarchiche quanto surrealiste, aveva formulato una
pratica educativa eccentrica, anche se spesso affascinante e spiritosa,
che per molti aspetti, era sinceramente anti-autoritaria. Come un
genuino proto-femminista, non gli serviva la venerazione che aveva
Rousseau per la famiglia o il punto di vista di Bakunin, a volte
condiscendente, rispetto alle donne. Di conseguenza, la sua ricerca
apparentemente fantasiosa sull' "armonia" -un ordine sociale organizzato
in modo tale che la gratificazione del desiderio individuale servisse a
promuovere il bene comune [13]-, ha generato una pedagogia
anti-dogmatica, in cui i bambini potevano imparare molto sia dai loro
coetanei che da persone più grandi. Nel 1909, la decisione del governo
spagnolo nell'esecuzione dell'educatore anarchico Francisco Ferrer,
fondatore dell'Escuela Moderna (poi emulata da anarchici educatori
nell'Europa occidentale e negli USA), aveva mostrato che un governo
nervoso potesse percepire costui come una minaccia, anche solo con un
modesto tentativo nel far familiarizzare gli studenti con i principi
anti-autoritari.
Sebbene le autorità spagnole tentarono in modo poco convincente di
coinvolgere Ferrer in un complotto per assassinare il re Alfonso XIII,
il rifiuto del regime di piegarsi alle richieste internazionali per il
rilascio dell'educatore, era stata motivata da una paura quasi primitiva
per la difesa che questo aveva fatto all'educazione laica,
razionalista, accettabile nei modelli contemporanei, ma che allarmava
l'istituzione educativa cattolica. La risposta del movimento
anarco-sindacalista catalano all'intransigenza del governo e della
Chiesa, culminò nella "Semana tragica del 1909", un periodo che
comprendeva uno sciopero generale a Barcellona e la violenza spontanea
della gente contro i simboli e i rappresentanti del cattolicesimo
(secondo Joan Connelly Ullman, i lavoratori diedero a fuoco "quaranta
conventi e dodici chiese" [14]) Il martirio di Ferrer risultò
emblematico, in quanto il ruolo centrale della pedagogia alternativa
[risultò] compromesso per gli anarchici. Mentre i successivi radicali
disprezzavano parole come "positivismo" e "razionalismo", considerandoli
campioni dell'ideologia conformista, l'anti-clericalismo di Ferrer lo
aveva portato ad adottare la scienza come un logico antidoto
all'egemonia cattolica. Se si considera l'ostilità della Chiesa contro
questa concezione dell'aula come laboratorio per il cambiamento, non
sorprende che le autorità spagnole avevano espresso preoccupazione per
la proclamazione di Ferrer, quando sosteneva che "al bambino, al fine di
evitare errori", doveva essere insegnato che era "indispensabile non
accettare nulla per fede". [15] Per Ferrer, la scuola poteva servire
come luogo di fermento rivoluzionario: come notato da Joel Spring "non
si poteva desiderare la realizzazione di una società
non-autoritaria...la Escuola moderna era l'inizio di un piano per andare
in quella direzione" [16]
Questa tensione tra la fiducia in istituzioni alternative e una debole
tendenza alla deistituzionalizzazione, è presente nel cuore della
strategia polemica di Illich. Il suo opuscolo fondamentale, La
descolarizzazione della società, è estremamente adatta per citarlo,
anche per lo stile aforistico nel svelare a fondo le basi comuni del
discorso della sinistra. Mentre Illich è decisamente di sinistra, e ha
simpatia sufficiente per gente anarchica come Paul Goodman, tra gli
altri, egli invoca gente chiamata come Milton Friedman, che cita in una
pagina sulle qualifiche di insegnamento, mentre in un'altra pagina
approva la dichiarazione di Fidel Castro (citato nel 1970), quando
questo diceva che "entro il 1980 Cuba sarà in grado di sciogliere la sua
università dal momento che tutta la vita a Cuba sarà un'esperienza
educativa". Illich, fedele alla sua vocazione di critico intellettuale,
scava maliziosamente nei pascoli al di fuori e conclude che
"l'educazione non promuove né l'apprendimento né la giustizia." [17]
Illich nota che "ai consumatori-alunni viene insegnato a essere conformi
ai propri desideri come i valori di mercato". [18] Come antidoto al
rigido "programma nascosto " della scolarizzazione tradizionale, egli
propose di sostituire la pedagogia tradizionale istituzionale con "reti
di apprendimento", che avrebbero sostituito le opportunità di
scolarizzazione compulsive con opportunità, per gli studenti entusiasti,
di approfittare dei centri di comunità di apprendimento e di contatto
con i coetanei e con gli "educatori in generale", al fine di condividere
conoscenze e competenze. M. P. Smith afferma, senza dubbio, che quando
Illich richiami all'attenzione nella ricerca dell'inclinazione
legalistica, che prende la tendenza descolarizzatrice all'apprendimento
"contrattuale", avviene per l'incapacità di distinguere tra i bisogni
formativi dei bambini, adolescenti e adulti, e un "ingenuità sul
potere", che "lo esclude dal movimento anarchico" [19] Inoltre, vi è
talvolta una strana convergenza di interessi tra i descolarizzatori
presumibilmente anarchici e coloro che predicano i diritti della
scolarizzazione nella scuola, il cui anti-statalismo tiene un grande
debito agli insegnamenti degli apostoli del libero mercato, come F. A.
Hayek.
In ogni caso, è importante notare che "quando si parla di
descolarizzazione, Illich non si riferisce tanto a una
deistituzionalizzazione completa come una trasformazione delle
istituzioni ... ma si riferisce esplicitamente alla necessità di "nuove
istituzioni educative formali" "[20], un'aspirazione di perfetta
congruenza con gli obiettivi dell'attività autonoma anarchica. Molti
anarchici, infatti, hanno lavorato sia da studiosi autodidatti che da
intellettuali non-allineati, che hanno superato i limiti della loro
educazione formale. La convinzione di Proust in quel "noi non riceviamo
la saggezza; dobbiamo scoprirla per noi stessi, dopo un viaggio
attraverso l'inesplorato che nessuno può fare per noi" [21], è un mezzo
molto idealista del credo della pedagogia anarchico. Ma anche se
l'apprendimento più produttivo è di solito autodidatta, la capacità di
affrontare o di trionfare sopra la nostra marcia inevitabilmente di
lungo corso -a volte senza fine- attraverso le istituzioni educative, ha
turbato molti pedagoghi libertaria con mentalità pratica. Il cinema
narrativo, che tradizionalmente concepisce l'aula come un microcosmo
cinematografico capace di bloccare i conflitti e le contraddizioni
dell'infanzia e dell'adolescenza, fornisce un terreno fertile per la
mappatura delle vicissitudini ideologiche -e con frequenza estetiche-
dell'educazione autoritaria, riformista e antiautoritaria. Le forme in
cui le pellicole possono riflettere l'attuale insegnamento e funzionare
come una pratica della pedagogiaa stessa, ne parleremo nella prossima
sezione.
Continua nella Seconda Parte
Note
[1] Vedere la critica di Giroux nell' "ideologia interazionista" di
Rousseau, A. S. Neill, Carl Rogers e Joel Spring in Teoria e Resistenza
nell'Educazione: una Pedagogia per l'opposizione (New York, Westport,
CT, e Londra, Greenwood Press, 1983), p. 218-220. Va notato che Giroux
non usa l'appellativo di "anarchico", nel quartetto di cui sopra; solo
Spring, e forse anche Neill, potrebbero essere correttamente
identificati come anarchici.
[2] Vedere Julia Simon, Mass Enlightenment: Critical Studies in Rousseau
e Diderot (Albany, State University of New York Press, 1995), esp. pp
19-27.
[3] Jean-Jacques Rousseau, Emile, or On Education, trad. Allan Bloom (New York: Basic Books, 1979), p. 93.
[4] Ibid., P. 116.
[5] Jean Starobinski, Jean-Jacques Rousseau: Transparency and
Obstruction, trad. Arthur Goldhammer (Chicago y Londres, University of
Chicago Press), p. 216. Starobinski osserva che si tratta di un errore
di lettura quello di vedere nell' Emile come un "inno al sentimento
sconsiderato". Egli dimostra il modo in cui Rousseau costruisce una
"trappola sofisticata ... Rousseau suggerisce la necessità di una
mediazione (dal momento che hanno sempre bisogno di un insegnante), ma
scartarlo allo stesso tempo (in quanto l'insegnante predica il Vangelo
di immediatezza)."
[6] Michael p. Smith, I libertari e l'Istruzione (Londra, George Allen & Unwin, 1983), p. 8.
[7] I punti di vista di Godwin in materia dell'istruzione, scelti tra i
suoi articoli nell'Enquirer; si cita anche il lavoro di George Woodcock,
"William Godwin: uno studio biografico" (Londra, The Porcupine Press,
1946), p. 129.
[8] Max Stirner, Il falso principio della nostra Educazione, o Umanesimo
o realismo, trad. Robert H. Beebe, editato da James Martin (Colorado
Springs, Ralph Myles, 1967), p. 11.
[9] Ibid., P.27.
[10] G. p. Maximoff (comp.), La filosofia politica di Bakunin:
Anarchismo Scientifico (New York, The Free Press, 1953), p. 331-337.
[11] Bakunin è anche citato da Richard B. Saltman ne Il pensiero sociale
e politico di Michael Bakunin (Westport, CT e Londra, Greenwood Press,
1983), p. 41.
[12] Stirner, Il falso principio, p. 22.
[13] Jonathan Beecher e Richard Bienvenu, La visione utopica di Charles
Fourier: testi selezionati su lavoro, amore e attrazione passionale
(Columbia, University of Missouri Press, 1983), p. 420.
[14] Joan Connelly Ullman, La Settimana Tragica: uno studio
sull'anticlericalismo in Spagna, 1875-1912 (Cambridge, MA, Harvard
University Press, 1968), p. 3.
[15] Francisco Ferrer, Le origini e le idee della Scuola moderna, trad.
Joseph McCabe (New York e Londra, GP Putnam Sons, 1923), p. 17.
[16] Joel Spring, A Primer of Libertarían Education (New York, Free life Editions, 1975).
[17] Ivan Illich, Descolarizzare la società (New York e Evanston, IL, Harper & Row, 1970), p. 11.
[18] Ibid., P. 26.
[19] Smith, I libertari e l'educazione, p. 27-42.
[20] Raymond Allan Morrow e Carlos Alberto Torres, La teoria sociale e
l'educazione: una critica alle teorie della riproduzione sociale e
culturale (Albany, State University of New York Press, 1995), p. 226.
[21] Proust è citato da Roger Shattuck nel "Insegnare l'insegnabile:
Nietzsche, Proust, Kipling e Co.", Salmagundi (n. 108, autunno 1995), p.
9.
http://ienaridensnexus.blogspot.com/2012/05/il-cinema-e-la-pedagogia-anarchica.html
Prima parte
Il cinema in aula: autorità, riforma e anarchia
Le tesi di Philippe Aries sulla cultura occidentale che ha "inventato"
le istituzioni dell'infanzia e dell'adolescenza nel tardo medioevo, ha
fornito un punto di partenza storico per una serie di educatori e
teorici radicali. L'affermazione di Aries, contestata da alcuni storici,
ma non definitivamente smentita, in cui il concetto stesso di innocenza
infantile sia uno sviluppo postrinascimentale -alimentato dal passaggio
dalla vita della comunità a quello che ora è conosciuto come la
famiglia nucleare e dallo sviluppo di una specifica etichetta disegnata
per età [22]-, è stato importante per una pedagogia anarchica che cerca
di sfidare il potere che esercita sui bambini e sugli adolescenti. La
venerazione per quella che viene chiamata l'innocenza dell'infanzia, è
risultato una spada a doppio taglio; era stato appartato "la dottrina
del peccato originale per arrendersi al culto della virtù originaria del
bambino" [23], in quanto non era completamente sano. Il "bambino
romantico", ha ispirato l'opera profondamente libertaria di William
Blake, ma anche stimolato l'accettazione sentimentale, a ritroso,
dell'inevitabilità della dipendenza -e della sottomissione-
adolescenziale.
Anche nel XIX° secolo, i cliché sensibili del bambino romantico
coesistevano con una stigmatizzazione dei bambini poveri e di strada,
considerati "selvaggi". Hugh Cunningham ha mostrato come il discorso del
razzismo e dell'imperialismo del XIX° secolo in Inghilterra, coincideva
con l'atteggiamento verso i giovani poveri: i bambini che frequentavano
le "scuole per straccioni" di Londra, sono stati descritti come
"barbari e coraggiosi come gli indiani americani", mentre i bambini
delle baraccopoli, presumibilmente non plasmabili, descritti come "arabi
da strada", " kaffirs inglesi" e "Ottantotto". [24] La pedagogia
riformista tende a mascherare il suo paternalismo con attitudini e
terminologia eufemistiche. Per Ian Hunter, la "nuova" pedagogia liberale
del XIX° secolo, creata da personaggi della cultura come Matthew
Arnold, così come da burocrati dell'istruzione meno noti come James
Kay-Shutleworth, hanno adottato una forma di controllo sociale, la cui
influenza può ancora essere individuata nella scuola contemporanea.
Arnold, un ispettore delle scuole pubbliche e anche critico culturale,
ha chiarito lo spirito contraddittorio della pedagogia riformista: il
controllo morale dei bambini, in particolare della classe operaia, che
erano considerati poco più che animali, legati alla "correzione
attraverso l'auto-espressione" [25]
Pertanto, una critica anarchica delle "pellicole d'aula", che
rappresentano, e spesso incarnano, i valori tradizionali educativi, deve
tener conto del fatto che l'educazione autoritaria è spesso
accompagnata da una preoccupazione, anche se paternalistica, con
rispetto alla vita interiore e allo sviluppo morale degli studenti. Se
"convertire il desiderio dello studente, piuttosto che la volontà del
docente, nell'elemento motivatore dell'apprendimento" [26] è il
principio guida della formazione anarchica, uno studio delle pellicole
d'aula può rivelare come le rappresentazioni del falso libertarismo si
alterna spesso con forme adulterate di scolarizzazione autoritaria. Può
sembrare presuntuoso considerare le storie pedagoghe nordamericane con i
film europei occidentali, perché il sistema scolastico americano,
decentrato, offre un netto contrasto con la sua controparte
centralizzata, come avviene in paesi tipo Francia e Gran Bretagna. Una
certa omogeneità ideologica pervade le pellicole d'aula: seguendo
Bachtin, si potrebbe parlare di un "cronotopo" dell'aula, in quanto si
fornisce una "matrice multiculturale, spaziotemporale" [27] che dà forma
al genere narrativo e alle sue tendenze.
"Hard Times" di Charles Dickens è un racconto sull'aula veramente
fondamentale. Il romanzo può essere considerato una risposta allegorica
alle varie norme che avevano convertito la scolarizzazione in qualcosa
di sempre più obbligatorio per i bambini della classe operaia. Una forma
di educazione senza dubbio coercitiva, ma presumibilmente umana e
pratica, sostituiva gradualmente le difficoltà del lavoro minorile. Il
fantasma di Mr. Gradgrind, il maestro utilitarista caricaturato
allegramente da Dickens, incombe su molte rappresentazioni
cinematografiche degli insegnanti autoritari. Il suo entusiasmo privo di
fantasia, limitato solo ai fatti, può essere visto anche nelle
descrizioni levigate degli istruttori con buone intenzioni, liberali.
Hard Times mescola il regno mondano, empirico, dell'aula di Gradgrind
con un mondo più sensuale e seducente del circo di Sleary, che con la
sua attraente furfanteria realizzata dalla lingua volgare, piena di
colore è decisamente anti-utilitaristica. L'adattamento che la BBC ha
fatto di Hard Time, è stato l'alteramento sottile dei ritmi del romanzo
di Dickens, in modo da tagliare la cruda vitalità del circo con le
stampe dell'aula, con cui inizia il romanzo. Il modo di integrare la
pedante celebrazione dei fatti da parte di Gradgrind, con il circo e la
sua vivificante volgarità, era stata molto efficace, al punto da portare
un critico a sostenere che Dickens si era superato. [28] Questo
adattamento, in modo di vedere l'aula e il rilassante circo come regni
indipendenti, ha offerto la speranza che l'aula stessa acquisiva
elementi del circo.
Sebbene pochi maestri [visti nei film di] Hollywood possegono
l'involontario brio comico di Gradgrind, molte pellicole di questo
genere abbracciano il messianesimo educazionale del quale Dickens
scherniva ed enfatizzava lo scisma tra la sobrietà della classe e quello
della cultura popolare, con una distorsione che, sicuramente, lo faceva
divertire. The Blackboard Jungle (1955), di Richard Brooks, è un
esempio paradigmatico di un film in cui viene presentato l'insegnante
come un redentore vicino alla santità. In una sostituzione umanista
pseudoliberale dell'opposizione ottocentesca tra insegnanti, convertiti
in crociati, e studenti "selvaggi", bisognosi di addomesticamento,
Richard Dadier (Glenn Ford) è responsabile di una classe turbolenta in
una zona periferica: una versione più giovane e irsuta dell'allora
presidente Eisenhower. Un giorno Dadier, che non è indifferente alle
nuove tecniche educative, decide di far ascoltare alcune registrazioni
della sua amata Bix Beiderbecke al suo corso [di ragazzi]
indisciplinati. Ma la versione di questa moda che offre Dadier è troppo
convenzionale per la sua classe di emarginati urbani. Amano il rock and
roll, e con gioia sfrenata riducono in frantumi, senza pietà, i suoi
vinili di jazz. Mentre Dickens sfotteva il pragmatismo senza
immaginazione di Gradgrind, Brooks ha celebrato acriticamente il
liberalismo paternalistico di Dadier.
Verso la fine del film, molti degli studenti si mostrano dispiaciuti e
cercano di intraprendere il cammino nel diventare degli osservatori
della legge. [29] Questa traiettoria narrativa rudimentale -che potrebbe
essere chiamata come un "modello redentore" della pedagogia-, si
ripete, con occasionali varianti stravaganti sulle sceneggiature dei
film che mostrano studenti urbani indisciplinati:
-To Sir With Love (1967) (in cui Sidney Poitier, che aveva svolto il
ruolo di un giovane delinquente in The Blackboard Jungle, si trasforma
in una incarnazione afroamericana di Richard Dadier),
-Up the Down Staircase (1967) di Alan Pakula,
-Ciao Professore (1994) di Lina Wertmüller (una versione siciliana di The Blackboard Jungle, altrettanto insopportabile)
-e Dangerous Minds (1995) di John N. Smith, e altri -molti!- film appartenenti a questo sottogenere molto schematico.
The Blackboard Jungle e Dangerous Minds, presentano un protagonista la
cui esperienza nell'esercito, li qualifica presumibilmente per
l'insegnamento nella periferia urbana, ma l'umanesimo reazionario di
queste pellicole impallidisce in confronto al Lean on Me (1985) di John
Avildsen, un omaggio alla fantasia di Joe Clark, in cui la particolare
opinione del direttore di Newark, sulla disciplina scolastica, si
approssima, almeno retoricamente, a una sorta di fascismo educativo.
L'ideologia di molti film autoritari che hanno come ambiente l'aula, è
rilevata in una forma molto concisa nel protagonista di Bigger Than Life
(1956), in cui un insegnante di scuola, impazzito, crede che
"l'infanzia è una malattia congenita e lo scopo dell'educazione è curare
ciò."
In epoca vittoriana si era sviluppato il concetto che i bambini delle
classi superiori, erano dei piccoli selvaggi; il loro addomesticamento
educativo, tuttavia, aveva lo scopo di trasformarli in leali servitori
dello Stato e amministratori dell'impero: un processo che ha raggiunto
il suo picco nella scuola pubblica inglese. Tom Brown's Schooldays
(1940) di Robert Stevenson, un adattamento rispettoso del romanzo di
Thomas Hughes, che rende omaggio al direttore del colleggio Rugby, Dr.
Thomas Arnold (padre di Matthew Arnold, e personificato con benevolenza
grave da Cedric Hardwicke), e questo esempio di anglofilia di Hollywood,
rende Arnold come un dio della pedagogia. Il direttore di Rugby era
stato considerato un riformatore educativo importante, perché il suo
regime, effettivamente, aveva eliminato gran parte del bullismo,
nonnismo e sbronze, in modo da creare un ambiente meno assassino.
All'inizio del film, viene offerto un discorso nel quale si assicura che
Rugby "non è più la scuola di barbari selvaggi, ma composta da giovani
timorati da Dio".
Arnold pensava che la scuola potesse contribuire a domare le
fondamentali cattive inclinazioni dei ragazzi; l'istituzione non era
tanto una comunità di studiosi, ma piuttosto una versione embrionale
dello Stato, che in definitiva governava sugli studenti.
Il nazionalismo moralizzante di Arnold e la fervente difesa dei classici
come il nucleo del piano di studi, erano continuati anche nel ventesimo
secolo. Tuttavia, nei giorni in cui Mike Figgis aveva realizzato una
nuova versione della commedia di Terence Rattigan, The Browning Version,
nel 1995, il ritratto dell'insegnante disilluso delle lingue classiche,
interpretato da Albert Finney, sembrava una parodia che colpiva i
valori arnoldiani. Talvolta, la cinematografica immortalava la morte al
quale erano sottoposte discipline rispettate come il latino e il greco,
annunciata anni addietro dal film Torment (1944), di Alf Sjoberg, nel
quale si dipingeva un professore di latino, Caligola, come un sostituto
di Hitler. Anni dopo, venne considerato il fascismo reale in
retrospettiva nel film di Fellini, Amarcord (1974): in alcuni passi di
questo film, il regista riminese derideva le pretese assurde che avevano
spinto gli sforzi di Mussolini nel richiamare nelle scuole la grandezza
di Roma antica; le sequenze interrelate, mostrano degli scolari
giocherelloni che scoreggiano e ruttano, prima di prendere la loro
strada verso le classi in cui vengono impartite delle lezioni insensate.
L'insipido autoritarismo che trasmettono gli insegnanti ottusi,
presentati in High School (1968), di Frederick Wiseman, è molto più
vicina alle tendenze attuali in materia di istruzione di massa, che agli
insegnamenti di Thomas Arnold, o chiamate anche ai più recenti valori
redentori di autoespressione. Il film condensa alcuni mesi di educazione
noiosa in una descrizione, curata con ingegno, di una giornata tipica
scolastica, alternando l'orrore e il comico senza averne intenzione.
Molti critici hanno osservato, che il furgone che trasporta il latte
-decorato con il logo "Penn Made Products"- nella sequenza di apertura
del film, si riferisce sia alla missione che tiene la scuola di
produrre, a mo di salsiccia, dei cittadini impeccabilmente solidi, come
al sarcastico "esame di condizionamento sessuale e definizione di
genere" che realizza Wiseman. [30] In ogni caso, nonostante alcune
analisi formali ed esemplari di High School, non sono stati presi in
considerazione le implicazioni della loro inclinazione maliziosamente
anti-autoritaria. Secondo la lunga storia delle scuole superiori
americane, scritta in due volumi da Edward A. Krug, il trionfo di quello
che è diventato noto con il termine di "teoria dell'educazione come
partecipazione", ha prodotto un'ideologia che esaltava la "necessità di
un controllo sociale", e promuoveva "l'adattamento severo del singolo al
gruppo" [31] Ma Krug ci dice che questa ideologia non ha vinto senza
combattere. Nel corso degli anni 20 del XX° secolo, ad esempio, gli
ideali educativi del Progressive Education Association
(un'organizzazione che, per la maggior parte, esemplificava il programma
riformista di John Dewey) hanno sfidato, con successo occasionale,
l'enfasi insidiosa sulla standardizzazione.
I fautori della standardizzazione potevano trarre sostentamento
ideologico, da ciò che Michael Katz chiamava "l'ironia della riforma
della scuola primaria" [32]. Katz racconta come, nel XIX secolo, i
cittadini ricchi del Massachusetts avevano promosso l'istruzione
secondaria obbligatoria, trovando la resistenza dei cittadini della
classe operaia, che rigettava la generosità paternalistica dei magnati
industriali. Alla fine, l'ideologia ufficiale aveva trionfato: erano
state proclamate le scuole pubbliche come l'incarnazione di un
egualitarismo, ma destinato a livellare le differenze tra ricchi e
poveri. High School era ancorato ad un ambiente della classe media, in
cui gli insegnanti e gli amministratori erano orgogliosi dell'eccellenza
del loro programma di preparazione al college; ma la sfilata degli
insegnanti e dei burocrati inefficienti che il film mostra, è
incondizionatalmente autocratico o languidamente liberale, e riflette la
routinizzazione della conoscenza, che è possibile trovare, a diversi
livelli, nelle scuole della classe operaia o dei college d'élite.
Wiseman mescola ripetutamente dei primi piani agli istruttori adulti,
seguiti da grandi e medi piani degli studenti annoiati; si stabilisce un
ritmo, in cui la "resistenza passiva", talvolta involontaria degli
alunni, sgonfia la pomposità dei loro istruttori. Tuttavia, il film non
si occupa di presentare i personaggi ad hominem: infilza la pedagogia
autoritaria con una critica sistematica. In una lunga sequenza in cui
un'insegnante di inglese analizza una canzone di Simon and Garfunkel con
i suoi studenti indifferenti -una performance imbarazzante per la
scuola-, essa costituisce una critica all'orientamento gerarchico della
scuola, i quali educatori, schiacciando gli allievi con una disciplina,
appaiono degli istruttori militari particolarmente feroci. In
definitiva, le buone intenzioni del corpo docente devono essere scartate
in quanto irrilevanti, dal momento che gli individui imperfetti non
sono gli unici a generare l'oppressione prevalente nel North-East High
School. Una delle sequenze più emblematiche di High School, si concentra
in uno scambio dialettico tra l'insegnante di una disciplina e uno
studente gracile che insiste che dovrebbe essere esonerato dalla lezione
di ginnastica. Il fatto che la scuola deve imporre in forma
indiscriminata un regime che esige la sottomissione totale delle regole
del corpo e della mente, spesso irrazionali, ricorda le osservazioni di
Foucault, in Sorvegliare e punire, con rispetto alle "tecniche di una
gerarchia di osservazione... e un giudizio normalizzatore" [33], la cui
standardizzazione si è infiltrata nella pedagogia quando le scuole del
XVII secolo introdussero una serie di test che garantivano la regolare
valutazione e supervisione. L'attenzione che Wiseman presta agli
studenti, si concentrava sugli alunni recalcitranti che vagavano per le
sale senza il permesso registrato come la banalizzazione dei riti
dell'umanesimo utilitaristico. Il divario tra l'idealismo liberale della
scuola secondaria e la realtà della loro noia delineata, ricorda la
forma in cui Raymond Williams riassume l'antiutilitarismo di Hard Times:
"una fiducia nella ragione, che nel breve periodo è stato la
purificazione e la liberazione, e una società reale che si trasforma in
alienazione della ragione."[34]
L'insidia della variante nordamericana nel "giudizio normalizzatore" ben
potrà servire il tema per Wiseman. In un contesto inglese o europeo,
almeno, il riconoscimento delle minuzie di differenziazione tra le
classi, conduce ad una consapevolezza di come l'educazione diventi una
componente fondamentale della stratificazione sociale più in generale.
Basil Bernstein [35], per esempio, fa una distinzione tra codici
linguistici "limitati" da condividere con gli studenti della classe
operaia nella casa e il codice linguistico "elaborato" imposto
all'ambiente scolastico (per non parlare dei vantaggi inevitabili con il
quale beneficiano gli studenti della classe media): ciò offre una
prospettiva che, per la maggior parte, è esclusa dalla sociologia
tradizionale americana. Dal momento che l'ideologia nordamericana
accetta, e sostiene, il livellamento delle differenze di classe, e una
credenza implicita nell'egualitarismo illusorio, e la fusione degli
obiettivi della scuola, fa affermare allo Stato che le High School sono
più che perfette negli Stati Uniti che in altri luoghi. Quando, verso la
fine del film, un funzionario della scuola legge una lettera di uno
studente morto in Vietnam, che stabilisce collegamenti concreti tra i
valori civili delle scuole superiori e l'autosacrificio militare,
diventa evidente l'indebolimento inevitabile dell'altruismo educativo di
John Dewey. Sebbene alcuni radicali, come Henry Giroux, hanno promosso
una versione rinnovata del modello di "educazione alla cittadinanza"
sollevata da Dewey, resta la circostanza che la sua vigorosa difesa
della formazione progressiva, che precede immediatamente quello che
potrebbe essere caratterizzata come un ritiro nello sciovinismo liberale
-supportato dalla Prima Guerra Mondiale-, illustra il fatto che la
riforma dell'educazione liberale soffre di una vulnerabilità persistente
rispetto allo spirito del gruppo. [36] Come Stirner proclamava,
l'educazione non dovrebbe promuovere la produzione di "cittadini utili",
ma di stimolare la formazione di individui autonomi, naturalmente, che
non si discostano dagli interessi dei loro concittadini.
Il sequel che ha fatto Wiseman, High School II (1994), affronta le aule
aperte di Central Park East a New York City; la preoccupazione della
scuola sui "rapporti personali tra docenti e studenti" [37] è, almeno
implicitamente, come un postulato empatico alternativo al lavoro
documento nella classe alienata di High School. Comunque, se è vero che
l'ambiente di apprendimento è meno opprimente in Central Park East che
nel suo predecessore cinematografico, i gruppi pedagoghi della Scuola di
New York facilitano la produzione di cittadini utili in modo più
amichevole, più discreto. Il modello educativo di istruzione di Carl
Rogers, concepiva l'educazione non coercitiva come un mezzo per
l'auto-trasformazione e non per cambiare la società: "quando si
minimizza la minaccia di sé, l'individuo si avvale delle opportunità di
imparare, di migliorare." [38] Una riunione più prolungata dei
professori, che Wiseman cattura nella sua pellicola, associa un analisi
dei punteggi più elevati con la conversazione di quelli che sono più
imbevuti della retorica dell'auto-attualizzazione. [39]
High School II e la pedagogia liberale di Central Park East ricorda
quello che Dewey chiama a favore, ovvero di "adattamento flessibile"
delle istituzioni della società [40] ad un obiettivo il cui esito
potrebbe essere una maggiore autostima per l'individuo; ma è certamente
lontano dalle aspirazioni della pedagogia anarchica. Se High School II
utilizza i luoghi comuni di formazione progressista e ribadisce anche lo
status quo, Le Gai Savoir (1968), di Jean-Luc Godard, spoglia della sua
compiacenza romantica perfino l'Emilio di Rousseau. Come nel film di La
Chinoise e Tout va bien, il gauchismo "maoista" funziona come un
anarchismo coperto, di cui il regista rifiuta categoricamente di
ammettere. Le Gai Savoir, il cui tema centrale è un dialogo interessato
ai paradossi della rappresentazione cinematografica, intercalati da dei
frammenti dei mezzi di comunicazione citati con un tono di parodia,
viene assegnato a Jean-Pierre Léaud il ruolo di un protagonista di nome
Emilio, che mescola l'anomia del New Wave con un radicalismo ingenuo, e a
Juliet Berto viene dato il ruolo di Patricia, una militante di sinistra
che lavora anche come modella. A differenza della progressione lineare
che seguono i film d'aula tradizionali, Godard non è un omaggio a un
insegnante messianico o all'istruzione tecnica, ma lavora come un modo
esplorativo di insegnamento. Tuttavia, un cenno obbligatorio, quasi
parodistico, è diretto a Rousseau; la pedagogia cinematografica, in
realtà, ricorda più dei dialoghi filosofici comici come quelli di Denis
Diderot, in particolare El sobrino de Ramean e El sueño de D'Alembert.
Su El sobrino de Ramean, possiamo fare un discorso sul fatto ch esso si
distingue per una vigorosa forma vertiginosa di argomentazione,
promuovendo uno squilibrio filosofico salutare e molto distinto dal
liberalismo schematico di Rousseau. Come notato da Elisabeth de
Fontenay, Diderot "indebolisce le rivendicazioni del maschio
occidentale, quale figura di conoscenza neutra e potere sovrano". Figure
marginali come "la suora, il cieco, il nipote di Rameau ...
destabilizza l'ordine tradizionale nelle sue cinque forme: politica,
metafisica, religione, etica e matematica" [41].
La destabilizzazione postconsumista della categorie estetiche viene
mostrata ne Le Gai Savoir e assomiglia al precursore del "testo aperto"
di Diderot, molto di più delle certezze concludenti dell'Emilio: in esso
vi è una narrativa nella quale il percorso intellettuale dell'eroe si
conclude con una felicità domestica non-dialettica.
Il film di Godard è più vicino all'ironia dialettale dell'ironia della
"coscienza infelice" di Hegel, un concetto che ha profondamente
influenzato El sobrino de Rameau. L'esortazione di Patricia nel "partire
da zero ... e vedere se vi è qualche traccia", ricorda la tendenza di
Diderot ad oscillare tra onestà intellettuale e quello che P. N. Furbank
chiama cinismo "autosovversivo". La spregiudicatezza del film può
essere vista come una lucida critica sulle prime ansie del primo
strutturalismo per un vero rigore. La voce fuori campo, caratteristica
di Godard, per esempio, riferisce che ad Emilio hanno sparato nel cuore,
durante una manifestazione, ma che si è salvato grazie ad una copia del
Cahiers du Cinema, che teneva nella sua maglia. Godard si rifiuta di
scegliere tra cinefilia e una critica politica che è più auto-dolorosa
che autenticamente educativa. Il sistema pedagogico di Emilio e Patricia
esemplifica questa tensione interna, sia come sintesi poetica che come
una politica della rappresentazione.Il primo anno del suo piano di
studio alternativo per l'Università, si era dedicato alla raccolta e
alla valutazione di suoni e immagini; il secondo allo scomporre questi
suoni e immagini; e al terzo, infine, ad una sintesi che si pretende
essere hegeliana: una ricostruzione creativa del linguaggio del cinema e
della televisione. Gli anarchici possono trovare un buon oggetto di
ammirazione in questo nuovo formato dell'Emilio. Il consolidamento del
leninismo e della poesia modernista che realizza Godard, sembra la
fusione strana tra l'anarchismo estetico e il maoismo dogmatico da parte
di Julia Kristeva. [42] Tuttavia, i tributi dati al film sono stati di
carattere anti-stalinista (in un'osservazione inaspettata su Patricia,
fatta sia dal giornale comunista L'Humanité come il conservatore Le
Figaro) e anti-autoritario (si sente la voce di Cohn-Bendit nella
colonna sonora), rivelando che Godard non si era arreso alla panacea
autoritaria tipica del maoismo reale.
 |
| La pedagogía anarchica: Joñas qui aura 25 ans en Van 2000, di Tanner. |
Joñas qui aura 25 ans en Van 2000 (1976), di Alain Tanner, si distingue
come un versione della pedagogia cinematografica più libertaria e anche
altrettanto riflessiva. Il film inizia con un primo piano sulla statua
di Rousseau di Ginevra, accompagnato da una solenne voce fuori campo che
recita la famosa osservazione del filosofo: "L'uomo è stato incatenato
dalle nostre istituzioni". Questo frammento dell'Emilio non riesce a
informare il pubblico circa il grande flirt dei romantici con i precetti
autoritari: la sua teoria educativa contiene componenti quasi
anarchiche che coesistono in forma scomoda sulla convinzione che i
bambini hanno bisogno di un' "identità nazionale", capace di infondere
dei "valori patriottici ai cittadini del domani" [43]. La dolcezza
affettuosa e l'omaggio sardonico che Tanner rende alla generazione dopo
il 1968, viene presa al valore nominale del padre riconosciuto
dell'educazione progressista e considera la possibilità che gli
individui siano in grado di raggiungere l'autoliberazione. Il film ruota
attorno alle attività di una comune che si affaccia continuamente alla
dissoluzione, e non è certo un caso che molti dei protagonisti siano
degli educatori.
Ad esempio, la miscela di militanza proletaria e
la capacità pratica dell'agricoltura di Mathieu, un membro della classe
operaia, dà una stretta di stato a quella dell' "intellettuale
organico", che per quanto strano fosse, era quello che desiderava
Gramsci. La tradizione anarchica ha spesso sollecitato, naturalmente, a
coltivare i talenti tanto manualmente che intellettualmente, e il
pensatore anarco-comunista Kropotkin, faceva riferimento alla
"formazione integrale", promuovendo questo ideale con fervore notevole:
"una società in cui ogni individuo è un produttore sia di lavoro manuale
che intellettuale; in cui ogni essere umano sano è un lavoratore, sia
nel campo che in fabbrica" [44]. Mathieu, eloquentemente, organizza e
tiene corsi presso la "Scuola libera" della comunità e il suo entusiasmo
per l'insegnamento ai più piccoli può essere allineata con la
convinzione di Ferrer, ovvero il legame indissolubile tra pedagogia
radicale e trasformazione sociale. Tanner e lo sceneggiatore John
Berger, nonostante l'ammirazione ovvia per le iniziative educative di
Mathieu, decidono di dedicare molto più tempo alla classe di Marco, il
più ignorante dei colleghi della comune di Mathieu. Sebbene Jonas da ad
intendere che Marco incarna un archetipo del nuovo marxismo, la sua
lezione sulla teoria della storia basata sul "filo di salsiccia",
miscela il materialismo di un marxista decisamente libertario con un
sfiducia anarchica verso il progresso e il lavoro alienante. Le lezioni
di Marco, che uniscono la giocosità e la sobrietà, propone che i "pezzi
di storia", rappresentati con i pezzi della salsiccia che si tagliano
felicemente con una mannaia, può essere utilizzato per dimostrare
l'innocenza di una credenza nel progresso continuo. Senza romanzare il
punto di vista della storia condivisa dalle società pre-industriali,
Marco osserva che il capitalismo industriale ha portato un "nuovo tipo
di violenza", in cui è stata sostituita la nozione ciclica del tempo,
condiviso dalle società agricole, ad un senso del tempo gerarchico,
standardizzato, che ha influenzato la soggettività imponendo "segna
l'entrata, segna l'uscita".
L'analisi delle discontinuità
storiche che realizza Marco, ricorda il passaggio di Fernand Braudel su
un'enfasi degli eventi storici apparentemente "seminali", di una
preoccupazione per i modelli più comuni della vita quotidiana [45], e
provoca anche delle reminiscenze della storiografia eterodossa di
Passagen-Werk di Walter Benjamin. Al contrario, la posizione pedagogica
un pò timida del maestro, può allinearsi con gli sforzi di Lev Tolstoj
-educatore anarchico e famoso romanziere-, nel far imparare ai bambini
contadini curiosi che frequentavano la sua scuola sperimentale, di breve
durata. Uno degli insegnamenti più rappresentativi di Tolstoj era:
"Dobbiamo insegnare a scrivere ai bambini nelle zone rurali, o dovranno
essere loro a insegnarci?". Questa domanda, apparentemente retorica ma
sincera, in realtà, riassume alcune delle contraddizioni incontrate
dagli educatori antiautoritari come Marco. Gli educatori radicali devono
risolvere il dilemma se rifiutarsi nell'alimentare gli studenti con
informazioni predigerite, e mantenere una posizione che rimarrà
compromessa che resista alle banalita del caldo pluralismo. Come molti
sostenitori contemporanei delle scuole libere, Tolstoj concepiva
l'educazione come una "conversazione ... un'avventura intellettuale
improvvisata" [46]. Le lezioni di storia, con un tono di simulacro
culinario che Marco offre, ricordano i fori -crepe non assimilabili-
dentro la storia: proprio come il materialismo idiosincratico di
Benjamin, questo approccio ha la potenzialità di incoraggiare la
riflessione critica, ma che si tinge di un'autocrazia stridente.
Per
Susan Buck-Morss, il compromesso di Benjamin con una storiografia di
immagini dialettiche -"una rappresentazione grafica, in particolare,
della verità" in cui la storia "si fa strada senza una struttura
totalizzante"-, ispira il suo desiderio di sviluppare una "filosofia
fuori dalla storia" piuttosto che una "filosofia della storia" [47]. Il
desiderio di Benjamin, di un metodo storico che evita la certezza della
visione teologica passata, esposta da Leopold von Ranke -"il più potente
narcotico del XIX° secolo" [48]-, non è dissimile da quella pretesa di
Marco, nel senso che l'individuazione delle lacune nella storia -o "
buchi"- richiede un paziente lavoro di scavo, può intendere con
frequenza che "nessuno capiva" le trasformazioni storiche di un'epoca.
L'insegnante geniale ritiene che "il capitalismo stia crollando", ma non
condivide la vecchia tentazione di dire che la rivoluzione è dietro
l'angolo. A questo proposito il tono della lezione di Marco, assomiglia a
quella delle ironie delle lettura che abbondano negli sceneggiati delle
trasmissioni radiofoniche che Benjamin destina ai bambini. La
disquisizione di Mathieu sulla crisi del "pseudo-petrolio", non offre
panacee; incluso quando si chiede se gli studenti "saranno ancora vivi
nel 2000." La sua nostalgica rassegnazione assomiglia al millenarismo
materialista di Benjamin, compresa la sua convinzione che l'analisi
della catastrofe ci può aiutare a percepire "un fulmine o
un'illuminazione devastante" [49]
Mentre la lezione di storia di
Marco e la versione lirica sulla teoria della crisi esposta da Mathieu
sfidano il dogma tradizionale, liberale e conservatore, una sequenza
successiva con Marie, la ragazza di Marco, ricostruisce il modello
provocatore di educazione anarchica, anche se epistemologicamente
debole, suggerito da Tolstoj. Sebbene molte delle tecniche impiegate da
Tolstoj nella Jasnaja Poljana ispirarono gli educatori anarchici
contemporanei, la sua convinzione che gli educatori devono riportare i
bambini ad uno stato di armonia che è sparita a causa degli abusi del
civiltà, ha una risonanza ideale ma difficile da accettare senza riserve
da parte di molti educatori contemporanei radicali. Gli sforzi di Marco
per provocare la partecipazione della classe, allineando le
tribolazioni personali Marie con gli interessi sociali più ampi, è
coerente con l'affermazione tolstoiana che l'educazione si basa
essenzialmente sulla conversazione, sebbene il suo spirito di dubbio
radicale appartiene poco all'ambiente quasi teologico della Jasnaja
Poljana.
Naturalmente, la noia degli studenti può facilmente deviare l'impegno di
un insegnante anti-autoritario: la propensione che a volte presenta
Tanner con la sua telecamera nella faccia degli studenti di Marco,
rivela qualcosa di un non completo assorbimento mentale; durante la
fondamentale lezione di storia, la telecamera rivela che alcuni studenti
sono realmente assorti dalla lezione, mentre un altro gruppo sembra
davvero annoiato. Tuttavia, la difficile situazione di Marie, una
cassiera in un supermercato a Ginevra, che viola invariabilmente la
legge nel non attraversare il confine tra la Svizzera e la Francia
dormendo quando la giornata lavorativa finisce, provoca una vera e
propria empatia degli studenti di Marco per costei. Come molti
insegnanti estremisti, Marco vacilla tra le possibilità di emancipazione
e la necessità di occuparsi di questioni più banali. Un giorno, Marie
appare in aula, annunciando che, al posto di sostenere l'esame previsto,
la classe deve "connettere" il suo conoscimento del dilemma di Marie
con i "propri desideri". Sebbene si tratti di un tentativo in qualche
modo forzato, ovvero nel stabilire le affinità tra le tribolazioni del
lavoro, l'irrazionalità di restrizioni legali e la richiesta del
desiderio erotico, la sostituzione che effettua Marco delle astrazioni
pedagogiche con imbarazzanti riflessioni autobiografiche, si riferisce,
almeno in parte, a quello che Roland Barthes chiama come quella
pedagogia radicale che combatte la "tirannia del significato
imposto"[50]
Marie è, infine, licenziata dal suo lavoro, in
quanto ha offerto degli "sconti" generosi e non autorizzati agli anziani
e agli indigenti del supermercato, e il film accoglie implicitamente la
sua giustizia pratica, improvvisata e distributiva. La sua magnanimità
può sembrare intuitiva, ma questo desiderio spontaneo di condividere la
ricchezza corrisponde alla tendenza di una minoranza, dentro
l'anarchismo del XIX secolo, nominato da Eliseo Reclus come
la repuse individuelle:
il recupero individuale dei prodotti di lavoro. Secondo Marie Fleming,
biografa di Reclus, questo teorico e geografo anarchico riteneva che
"c'era poca differenza tra il lavoro nel contesto della società borghese
e quello che la legge considera un furto, in quanto entrambe le
attività aveva portato all'appropriazione della ricchezza...quindi...
recuperare i beni rubandoli, era perfettamente equo" [51]. Sebbene
alcuni compagni di Reclus (tra cui Petr Kropotkin e Jean Grave)
ritenevano che si trattava di una distorsione insostenibile dei principi
anarchici, Marie attualizza in maniera aggiornata la reprise
individuelle nell'era del post '68, e che richiama l'osservazione del
situazionista Raoul Vaneigem: "il furto è una normale risposta alle
provocazioni delle merci" [52]
Con uno spirito analogo, il
cortometraggio Barres (1984), di Luc Moullet, esplora l'entusiasmo
creativo e comico dell'espropriazione. Barres, nonostante la sua ironica
nonchalance, può essere considerato un film educativo, e come mostrato
da Moullet con attenzione, vi è il modo migliore per evitare di pagare
il biglietto sulla metropolitana di Parigi. Il pubblico riceve le
lezioni del come mettere una gomma da masticare nei tornelli (un
"destabilizzante"), per eludere le autorità di trasporto e convertire
l'evasione del pagamento in uno sport competitivo, intervallato dal
prendere in giro la sorveglianza (si dice, che se ci si burla della
vigilanza della metro, viene rafforzata "la solidarietà tra le classi") e
con citazioni di Pascal spostate in un contesto veramente assurdo.
Anche se Barres può sembrare uno scherzo irrilevante, il film insegna al
suo pubblico (anche se in alcuni casi vi è una sana dose di ironia
gentile) un'utile forma di resistenza collettiva.
La ricreazione
ludica del Lehrstücke brechtiano che realizza Joñas e la riformulazione
dello slogan di Proudhon "la proprietà è un furto", mostrata in Barres,
non si limita ad illustrare le modalità di una pedagogia che potrebbe
ricevere l'etichetta di anarchica. Essa funziona come esecizi
cinematografici pedagogici che, senza un'eccessiva goffaggine, indicano
la via per superare le radicate abitudini endemiche delle forme
autoritarie di istruzione. Entrambi i film lottano nel sostenere, e
quindi insegnano, la resistenza nel corso di un periodo in cui si
spegnevano le speranze radicali. Joñas, il figlio omonimo che è
l'incarnazione delle speranze utopiche di Tanner e Berger, funziona come
una metafora ambigua per le difficoltà nell'aderire a una politica ed
etica anti-autoritaria nei secoli bui. Mentre il film, abbastanza
prevedibilmente, lega Joñas ai suoni rilassanti della musica delle
balene, risuona anche il tributo indiretto all'eredità di George Orwell
sul biblico Joñas, precisamente nel suo saggio "Inside the Whale".
"Inside the Whale" è una grande impresa di un avvocato del diavolo, una
celebrazione perversa della sensibilità totalmente apolitica di Henry
Miller. Ma Orwell, con esagerata manovra retorica, e forse in qualche
modo condiscendente, definì Miller come uno "scrittore proletario ...
perché la sua passività politica era molto simile alle reali attitudini
degli uomini ordinari."[53]
Sebbene la sensibilità di Tanner e
Berger ha poco in comune con Orwell, il radicalismo post '68, di cui
Joñas mantiene un precario equilibrio tra la pedagogia anarchica di
Marco e Mathieu e le tendenze New Age di personaggi del calibro di
Madeleine e Max, la cui preoccupazione centrale -intereressi abbastanza
innocui, come l'astrologia e il sesso mistico- può essere ricondotta
nella loro delusione al compromesso politico.
La struttura flessibile pedagogica del film lascia aperta la questione
se Joñas seguirà le orme di Marco e Mathieu oppure resisterà al
compromesso politico, rimanendo all'interno della balena.
Continua....
Note
[22] Philippe Aries, Centuries of Childhood: A Social History ofFamiliy
Life, trad. Robert Baldick (New York, Vintage Books, 1962). Aries è
citato da Smith e Spring, tra gli altri. Per una critica di Aries,
vedere Leonard Pollock, Forgotten Children: Parent-Child Relations from
1500 to 1900 (Cambridge, Cambridge University Press, 1983).
[23]
Peter Coveney, The Image of Childhood: The Individual and Society: A
Study of the Theme in English Literature (Baltimore, MD, Penguin Books,
1967), p. 33. Più avanti (p. 92), Coveney ha detto che "per i grandi
romantici ... il bambino rappresenta un'immagine attiva, espressione del
potere umano contro l'esperienza umana." La differenza che il "concetto
di innocenza vittoriana, è proprio di un romanticismo superato" -per
esempio- "come il vuoto di Little Lord Fauntleroy" - in cui decade per
diventare "qualcosa di statico."
[24] Hugh Cunningham, The
Children ofthe Poor: Representations of Childhood Since the Seventeenth
Century (Oxford, Basil Blackwell, 1991), p. 107-108. Cunningham osserva
che per Thomas Beggs, i bambini delle baraccopoli sono "orde di
predatori di strada" e che "sembravano quasi appartenere a una razza
diversa. "
[25] Arnol ha citato Ian Hunter, Culture and Government (Londra, Macmillan, 1988), p. 115.
[26]
Paul Avrich, The Modern School Movement: Anarchism and Education in the
United States (Princeton, NJ, Princeton University Press, 1980), p. 13.
[27]
Vedere anche Michael Holquist, Dialogism: Bakhtin and his World (Londra
e New York, Routledge, 1990), p. 107-148. Per una specifica
applicazione del concetto di Backtin al cinema, vedere Robert Stam
quando osserva che il "cronotopo ... storicizza lo spazio e il tempo",
in Roben Stam, Subversive Pleasures: Bakhtin, Cultural Criticism, and
Film (Baltimore, MD, Johns Hopkins University Press, 1989), p. 41.
[28]
Per ulteriori informazioni sulla produzione della BBC, vedere George
Ford e Sylvère Monod, Hard Times: An Authoritative Text - Background,
Sources and Contemporary Reactions, Criticism, 2.a ed.(New York, W. W.
Norton, New York, 1990), p. 401-411.
[29] Per un interessante
confronto tra The Blackboard Jungle e qualche film più recenti sulle
aule, vedere Gilles Gony, «Le prof et la horde: sur Blackboard Jungle,
Meryper Sempre et Train of Dreams», Cahiers de la Cinématheque (Dicembre
del 1990), pp. 67-73.
[30] Barry K. Grant, Voyages ofDiscovery:
The Cinema of Frederick Wiseman (Urbana e Chicago, The University of
Illinois Press, 1992), p. 57.
[31] Edward A. Krug, The Shaping of the American High School (Cambridge, MA, Harvard University Press, 1964).
[32] Michael Katz, The Irony of Early School Reform (Cambridge, MA, Harvard University Press, 1968).
[33] Paul Rabinow (comp.), The Foucault Reader (New York, Pantheon Books, 1984), pp. 183-186.
[34] Raymond Williams, «Introduction», en Charles Dickens, Hard Times (Fawcett, New York, 1966), p. 7.
[35] Vedere Basil Bernstein, Class, Codes, and Control (St Albans, Paladín, 1973).
[36] Questa visione contrasta con la visione generosa del liberalismo di
Dewey, abbozzata da Robert B. Dewey Westbrook in John Dewey and
American Democracy (Ithaca, NY e Londra, Cornell University Press,
1991).
[37] Questa è la descrizione di Wiseman stesso su Central
Park East. Vedi Cynthia Lucia "Revisiting High School: An Interview with
Frederick Wiseman", Cineaste (Vol. XX, No. 4, 1994), p. 6. Per una
esposizione sulla politica educativa della scuola, vedere Deborah Meier,
The power of their ideas: Lessons for America from a Small School in
Harlem (Boston, MA, Beacon Press, 1995).
[38] Cari R. Rogers, Freedom to Learn (Columbus, OH, Charles E. Merrill, 1969), p. 162.
[39]
Ramon Menendez, Stand and Deliver (1987), include una versione di
Hollywood più cinica nei confronti di questo approccio dei test
standardizzati. Un esame di una maggiore competenza in matematica viene
utilizzato come uno stratagemma per rafforzare l'ideologia tradizionale
americano di mobilità verso l'alto.
[40] Questo passaggio di
Dewey, Democracy and education, è citato in Andrew Delbanco, "John
Dewey's America", Partisan Review (Vol. LXIII, n ° 3,1996), p. 516.
[41] De Fontenay è citato in P. N. Furbank, Diderot: A critical biography (New York: Alfred A. Knopf, 1992), p. 68.
[42] Vedere, per esempio, Revolution in Poetic Language, trad. Margaret Walle (New York: Columbia University Press, 1984).
[43] Simon, Mass Enlightenment, p. 58.
[44] Peter Kropotkin, Campi, fabbriche e laboratori, a cura di Colin Ward (Londra, Allen & Unwin, 1974), p. 26.
[45] Vedere Fernand Braudel, On History, trad. Sarah Matthews (Chicago: University of Chicago Press, 1983).
[46] Introduzione di Alan Pinch e Michael Armstrong (a cura di), Tolstoy
on Education: Tolstoy's Educational Writings 1861-1862 (Rutherford,
Madison e Teaneck, Fairleigh Dickinson University Press, 1982), p. 35.
Caryl Emerson dice provocatoriamente che "anche quando Tolstoj potrebbe
difendere l'abolizione della gerarchia ... il fatto che il conte Tolstoj
si è posto ai piedi dei contadini non ha senso. L'asse non è cambiata.
Si tratta dell'onnipresente kto Kogo ("chi fa cosa a chi") ... ma si è
trasformato in quello che Bakhtin avrebbe chiamato un "dialogo
pedagogico": Qualcuno che conosce e possiede la verità istruisce
qualcuno che è ignorante e che agisce in errore". Sebbene la critica di
Emerson è senza dubbio vera, questa sembra consolidare che la pedagogia
di Tolstoj, e il suo programma, fosse solo di carattere estetico. Vedere
il saggio di Emerson "The Tolstoj Connection in Bahktin", Gary Saul
Morson e Caryl Emerson, Rethinking Bachtin: Extension and Challenges
(Evanston, IL, Northwestern University Press, 1989), pag. 152.
[47]
Susan Buck-Morss, The Dialectics of Seeing: Walter Benjamín and the
Arcades Project (Cambridge, MA e Londra, MIT Press, 1989), p. 55.
[48] Ibid., p.279.
[49]
Jeffrey Mehlman, Walter Benjamín for Children: An Essay on His Radio
Years (Chicago e Londra, University of Chicago Press, 1993), p. 25.
[50]
Roland Barthes, The Grain of the Voice: Interviews: 1962-1980 (Nueva
York, Hill & Wang, 1985) p. 242. (New York: Hill & Wang, 1985)
p. 242.
[51] Marie Fleming, The Anarchist Way to Socialism (Totowa, NJ, Roman & Littlefield, 1979), p. 195.
[52]
Ratgeb (Raoul Vaneigem) Contrihutions to the Revolutionary Struggle
Intended to be Discussed, Corrected and Principally Put into Practice
Without Delay, trad. Paul Sharkey (Londra, Elephant Editions, 1990), p.
14. "Ratgeb" rileva, tuttavia, che "la riappropriazione individuale di
beni rubati da parte dello Stato e la classe dei padroni è una mera
alimentazione del processo di commercializzazione, a meno, queste
azioni, che non diventino delle azioni collettive e portino ad una
liquidazione totale del sistema."
[53] Alex Zwerdling, Orwelland the Left (New Haven, CT e Londra, Yale University Press, 1974), p. 120.
http://ienaridensnexus.blogspot.com/2012/05/il-cinema-e-la-pedagogia-anarchica_16.html