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domenica 20 maggio 2012

(es-it) Uruguay – Carta de David, desde la cárcel La Tablada.

Compañeros:
    En estos momentos no puedo más que agradecerles y decirles que me encuentro entero física y moralmente. También aclarar para quienes no tienen claro, que yo no me encuentro procesado por ninguna causa puntual sino que intentan escarmentar a quienes siguen luchando sin claudicar, a aquellos que hoy siguen peleando contra un sistema injusto que privilegia a unos sobre otros.
Sistema que genera que los pobres sean cada vez más pobres llevándolos a la marginalidad mientras los ricos siguen siendo cada vez más ricos y dueños de todo.
Compañeros, nuestro compromiso fue, es y será con la lucha de toda la clase explotada y oprimida.
  Nuestro compromiso es con los de abajo sin tranzas y sin hacer de la lucha un negocio.
Nuevamente podemos ver a la mafia patronal, con el conocido y mediático Oscar Dourado a la cabeza, quien hoy intenta maquillarse de progresista cuando todos sabemos que ha sido vinculado a la JUP (Juventud Uruguaya de Pie) y al pachecato y todos los sectores de la derecha más fascista.
Este señor y su patota de provocadores carneros y alcahuetes se encargan de amenazar a los trabajadores organizados, en los medios de comunicación y en lo cotidiano de la tarea, en la calle, al parecer ostentando total impunidad.
Compañeros, nuestra arma más fuerte es la solidaridad y ésta es parte del lenguaje de los pobres, por ésto es que quienes piensen que estamos solos se equivocan, somos miles y miles de millones en todo el mundo.
Y quienes estamos organizados somos cada vez más y más fuertes.
Compañeros, no se dejen fragmentar, sigamos codo a codo, podrán venir tiempos difíciles pero nuestro tiempo se acerca a cada paso que damos, ¡porque llevamos un mundo nuevo en nuestros corazones y porque nuestros ideales son la justicia, igualdad y solidaridad!
¡Unidad para luchar!
¡Abajo los que entregan y arriba los que luchan!
¡Salud!
David Perro Lamarthée.
(Montevideo, 17 de Mayo, desde la Cárcel La Tablada)
________________
­extraído de periodicoanarquia
* * * * *
Lettera di David dal carcere
trad. Vesuvio Libertario
Compagni,
al momento non posso che ringraziarvi e comunicarvi che sono ancora fisicamente e moralmente integro. Voglio anche chiarire, per coloro a cui non fosse chiaro, che non mi trovo sotto processo per alcun motivo particolare, bensì nel tentativo di castigare chi continua a lottare senza tentennamenti, chi continua a lottare contro un sistema ingiusto che privilegia pochi sugli altri.
Un sistema che fa in modo che i poveri siano sempre più poveri, marginalizzandoli, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e padroni di tutto. Compagni, il nostro impegno era, è e sarà al fianco di tutta la classe sfruttata e oppressa.
Il nostro impegno è con quelli che vengono dal basso senza deleghe e senza fare della lotta una contrattazione.
Possiamo nuovamente vedere la mafia padronale, con in testa il celebre e famoso Oscar Dourado, nel tentativo di travestirsi da progressista quando tutti sappiamo che è stato legato alla JUP [Juventud Uruguaya de Pie, movimento studentesco degli anni '70 di idee tradizionaliste, cattoliche e fasciste, ndt/], al pachecato e a tutti i settori della destra più fascista.
Questo signore e la sua banda di provocatori, crumiri e leccaculo sono incaricati di minacciare i lavoratori organizzati, nei media e nella quotidianità come nelle strade, ostentando a quanto pare una totale impunità. Compagni, la nostra arma più forte è la solidarietà, che è parte del linguaggio dei poveri, per questo si sbagliano coloro che pensano che siamo soli, siamo migliaia e migliaia di milioni in tutto il mondo.
E quando siamo organizzati siamo sempre più forti.
Compagni non lasciamo che ci dividano, proseguiamo fianco a fianco, potranno venire tempi difficili ma il nostro tempo si avvicina a ogni passo che facciamo, perché portiamo un mondo nuovo nei nostri cuori e perché i nostri ideali sono la giustizia, l’uguaglianza e la solidarietà!!!
Unità per la lotta!
Abbasso chi contratta e viva chi lotta!
Saluti!
David Perro Lamarthée
(Montevideo, 17 maggio, Cárcel La Tablada)



http://culmine.noblogs.org/2012/05/20/carta-de-david-desde-la-carcel-la-tablada/#more-15433

Metalli

C'è metallo e metallo. L'oro, per esempio, è un metallo nobile di color giallo, malleabile, duttile. In natura lo si trova quasi sempre sotto forma di pepite, di polvere, di pagliuzze. Solo dopo una lunga lavorazione (a base d'acqua, rame, cianuro sodico...) è possibile ottenere quel bene per cui da sempre si sfrutta, si opprime, si massacra. L'uranio invece è un metallo bianco-argenteo, denso, malleabile, presente in molti minerali, che si trova sotto forma di ossido o sale complesso. Scoperto nel 1789 da un chimico tedesco, non sembrò destare molto interesse, nemmeno quando monsieur A.H. Becquerel nel 1896 si accorse che emanava radioattività. Solo in tempi relativamente recenti, nell'era nucleare, l'uranio è diventato prezioso quanto e più dell'oro. Per esso si sfrutta, si opprime, si massacra.
L'oro è simbolo di ricchezza. L'uranio è simbolo di potenza (intesa come energia per il potere). Nulla di strano se chi adora accumulare il primo si diletta ad andare a caccia del secondo, se chi possiede il secondo lo vende in cambio del primo. Re e mercanti, politici e amministratori delegati, tutti dediti ad occuparsi di oro e di uranio. E il piombo? Il piombo, di color bianco-azzurrognolo lucente, anch'esso duttile e malleabile, fra tutti i metalli è considerato il più povero e pesante e non è mai stato particolarmente considerato. Da nessuno a parte gli alchimisti, questi bizzarri individui che pensavano di poter trasmutare ciò che è povero e umile in qualcosa di nobile e prezioso. Ma checché se ne dica, la loro non era affatto una ricerca della ricchezza intesa come profitto. Gli alchimisti cercavano la Pietra Filosofale da raggiungere attraverso la conoscenza, l'aurea apprehensio. L'alchimia è uno strumento di onniscienza, della conoscenza totale che cerca di aprirsi la via verso la liberazione. Trasmutare un elemento in un altro, ottenere l'oro filosofale dal triviale metallo, era ed è soprattutto una metafora dei processi relativi alla liberazione dell'essere umano dagli ostacoli e dalle contraddizioni della vita. È questa la Grande Opera degli alchimisti, la cui quarta ed ultima fase — quella che assicura l'immortalità al suo autore — è iósis, rosseggiante. Perché il rosso, colore del sangue, è uno dei colori più importanti per gli alchimisti. Nella loro iconografia, il simbolo della Grande Opera è l'Albero filosofale carico di frutti rossi.
Niente oro, niente uranio, bensì piombo che, attraverso la conoscenza, può trasformarsi in Pietra Filosofale. Forse è questa l'origine dell'espressione francese «mettere del piombo in testa», ovvero far riflettere. Chissà. Ma, soprattutto, chissà perché è da stamani che ci arrovelliamo con simili considerazioni...
 
[7/5/12]
 
 
http://www.finimondo.org/node/803

“Le Fiamme della Vittoria”, Rod Coronado intervista Melanie Arnold

Da oggi proponiamo una nuova categoria del blog : “articoli e traduzioni”.
Nel corso della storia di questo movimento si sono prodotti innumerevoli documenti, riviste, fanzine o newsletters, a loro volta piene di articoli, interviste ed analisi. Molto di quanto fatto è stato perso, molto altro viene recuperato e digitalizzato, nel tentativo di dare nuova vita a quelle pubblicazioni, a non perderne l’importante contributo e fondamentale testimonianza.
Uno sforzo particolarmente importante che pensiamo sia degno di nota: vi invitiamo a dare un’occhiata ai siti Conflict Gypsy o Animal Liberation Archive che raccolgono numerosi e rari esempi  (sia cartacei che video) di cosa il movimento di liberazione animale ed ecologista radicale è stato in passato.
Un movimento privo di memoria è destinato ad avere anche un breve futuro, per questo abbiamo pensato, nel nostro piccolo, di proporre alcuni articoli, interviste , reportage o quant’altro che riteniamo per diverse ragioni significativi e meritevoli di essere riletti.
Non vogliamo porci limiti in questo tentativo di “ridiffusione” dei contenuti, di conseguenza proveremo a proporre sia testi tratti da vecchie riviste, quanto articoli tradotti pubblicati su siti stranieri odierni, ma anche contributi tratti da alcune delle pubblicazioni che hanno segnato la storia del movimento radicale in Italia, come “La Nemesi ” o “ Terra Selvaggia”.
Il primo documento proposto è l’intervista  tradotta di Rod Coronado a Melanie Arnold, pubblicata dalla rivista statunitense “No Compromise” nel suo numero 5 che riteniamo un testo dai numerosi spunti interessanti, in particolare nel modo in cui Melanie argomenta la propria percezione di come diverse lotte si fondano in una, più grande, lotta verso una società priva egualitaria .
Sperando che questo piccolo nostro contributo possa servire a dare, in un certo senso, continuità alle lotte, auguriamo a tutt* buona lettura.

Le Fiamme della Vittoria: Una intervista con l’attivista dell’ALF  Melanie Arnold
da No Compromise- numero 5

Di Rod Coronado


NC: Hey ciao Mel! Molti dei nostri lettori non sono familiari con il movimento di liberazione animale inglese e le campagne di grande successo dell’ALF, quindi ho pensato che sarebbe interessante se tu potessi introdurle. Al momento stai scontando una sentenza di tre anni e mezzo ,per imputazioni correlate ad incendi, dovuta alla tua partecipazione a dei raid dell’ALF. Cosa puoi dirci del tuo caso?
MA: Beh, la crisi della BSE ( Sindrome della ” Mucca Pazza” ndr)  ha colpito in Inghilterra come un martello da dieci tonnellate. Non era stata  fatto percepire al pubblico il livello di pericolo che si sarebbe poi raggiunto, ed i media, come al solito, stavano tenendo la bocca ben chiusa, solo rilasciando informazioni frammentarie al fine di poter coinvolgere le persone gradualmente. Ma noi sapevamo che cosa avevano in serbo. L’industria della carne stava per essere colpita dove più nuoce ( nel portafoglio) dal suo stesso gratuitamente avido karma, ed in anticipazione dei molti piccoli mattatoi che stavano per fallire, abbiamo deciso di aiutare uno dei centri di macellazione più grandi, che altrimenti rischiava di vacillare solamente sull’orlo del tracollo, ad andare sicuramente oltre il limite del fallimento.
Il mattatoio Ensors si trova in Gloucestershire, un obiettivo sicuro, distante da case o da possibili habitat di animali selvatici. Lo abbiamo controllato molte volte per monitorare i lavoratori che facevano tardi, guardie di pattuglia,  qualcuno che portava in giro il cane etc solo per stabilire la tipica attività notturna attorno all’area che intendevamo incendiare. Una volta certi del fatto che questa era una azione ‘sicura’, siamo passati ad accedere all’edificio per fare nostre  altre informazioni necessarie  prima di sparire nella notte– non lasciando alcuna traccia della nostra presenza.
Due settimane più tardi avevamo comprato, costurito e preparato tutto quello di cui avremmo avuto bisogno, ed il 10 di giugno 1995 siamo tornati, solo due di noi. Siamo entrati nel complesso industriale, rotto le finestre che davano sul lato di ogni furgone, camion frigo e macchine, e poi ci siamo nascosti, per vedere se c’erano reazioni causate dal rumore. Non ce ne furono. Abbiamo raccolto il nostro gruppo di congegni incendiari e piazzato questo cocktail di nitrato di potassio e saccarosio con un detonatore modificato, attraverso ogni finestra e sulla carrozzeria di ogni veicolo.
In seguito siamo entrati nell’edificio del mattatoio ed abbiamo iniziato a distruggere le cucine del piano superiore, l’area pranzo e gli spogliatoi decidendo di ricoprire il posto intero di benzina,  piazzando poi micce di materiale infiammabile giù per le scale e nella sala più grande del mattatoio. In seguito, abbiamo inondato i macchinari nell’area circostante con un largo quantitativo di benzina e piazzato 20 congegni incendiari nell’apparato principale, accompagnati da borse aggiuntive con miscela esplosiva ( e ragazzi se esplode!). Abbiamo poi manualmente innescato alcuni fuochi ed acceso i congegni che avrebbero scatenato l’inferno più tardi. Abbiamo acceso i congegni nei camion per ultimi perchè ovviamente sarebbero stati più visibili ed avrebbero richiamato l’attenzione mentre l’edificio, bruciando dall’interno senza finestre, avrebbe appena iniziato ad incendiarsi.
Siamo poi scomparsi nella notte, mentre il primo dei camion esplodeva alle nostre spalle. Tecnicamente, l’azione si è svolta in modo pulito. Nessuno di noi era conosciuto in quell’area e per come l’avevamo pianificata era altamente improbabile essere presi durante il lavoro. La polizia e la Squadra esplosioni non avevano idea di chi fosse responsabile e sono andati ‘a pesca’ nei rifugi per animali locali.
Sfortunatamente, l’attivista che era con me si trovava in uno di questi per aiutare nella costruzione dei recinti e la polizia aveva perquisito ed investigato tutti quanti. La polizia- non sapendo che Michael fosse un liberatore di animali– non avrebbe mai perquisito il suo cottage  se la sua sfortunata decisione di lavorare quella mattina non fosse avvenuta .
Michael confessò la sua colpa primariamente per difendere gli altri due sospetti che erano totalmente innocenti ed avevano molti animali sotto la loro responsabilità, uno dei quali era stato  particolarmente intimidito dalla polizia. Ma le crescenti prove circostanziali hanno fatto precipitare la sua decisione in ogni caso.
Da fonti raccolte tra il vicinato la mia descrizione era stata fornita, e la polizia mi conosceva abbastanza bene per identificare la descrizione ed arrestarmi 3 giorni più tardi a casa mia in Northampton. Sono stata interrogata a più riprese per molti giorni e notti durante i quali la polizia aveva usato ogni tattica da manuale per incoraggiarmi a parlare. Hanno mentito, mi hanno minacciata, mi hanno allettata,  mi hanno pregata , hanno flirtato ed hanno fallito. La polizia ha provato a convincermi che Michael mi aveva incriminato riguardo la fabbricazione degli esplosivi, e la mia  risposta a questa prevedibile tattica aveva spinto un ispettore ad urlarmi in faccia “ Non hai niente ridere, Melanie”. Bugie, tutte quante.
Per quello che mi importava, o avevano abbastanza prove, nel qual caso avrebbero potuto incriminarmi, oppure non potevano, nel qual caso non li avrei aiutati  a trovarle. Ci hanno incriminato in ogni caso sotto la Sezione 2 dell’ ‘Explosive Act’ e ci hanno mandato in prigione per aspettare il processo.
Sei mesi più tardi, sono stata arrestata ed incriminata ancora dal distretto di Cheshire per l’attacco incendiario contro 36 autocisterne di latte che ha causato oltre 2 milioni di sterline di danno ed era accaduto due settimane prima dell’incidente di Ensors. Ancora una volta, sono rimasta in silenzio ed ancora una volta ho ascoltato le stesse vecchie minacce.
La sola cosa che gli ho dato è stata il mio sangue, piuttosto letteralmente – un prelievo obbligatorio perchè non mi ero fatta mettere sotto facilmente e fatto siringare a forza. Quindici mesi più tardi siamo stati forzatamente condotti a processo e tutti e due ci siamo dichiarati colpevoli e patteggiato una riduzione della pena.
Essere presi è già abbastanza brutto, ma abbiamo due obblighi per recuperare quanto accaduto. Uno è di assicurarsi di non dire nulla ai nostri interrogatori e due è di essere certi di tornare fuori a lottare prima possibile. In ogni caso, ci aspettavamo  un minimo di 6 anni ciascuno – Michael ha ricevuto 5 anni ed io solo 3 anni e mezzo.
 NC: Quindi cosa ti ha portato al momento di svolta nel quale hai iniziato a dubitare dell’efficacia della riforma legale ed hai iniziato a partecipare ad attività illegali?
 MA: Ho iniziato a fare campagne ‘politicamente’ in nome degli animali dall’età di 13 anni e, per gli anni a seguire. Ho scritto lettere senza fine, preso parte ad infiniti incontri e manifestazioni, ed infine ho iniziato a pormi il problema sulla validità dei miei tentativi– cosa esattamente stavo ottenendo? Avevo in mano dei risultati? Potevo vederli? Vi era qualcosa di tangibile abbastanza da sentirlo, da percepirlo? Ero stata ascoltata almeno un minimo?
Dopo mesi di alternanti incubi ed insonnia, di agitazione e conflitto con le mie emozioni, ho finalmente deciso che o Io avrei aiutato gli animali, il che significava farlo in un modo che funzionasse, e farlo per la vita oppure avrei messo fine al mio tormento e sarei passata oltre. Ho scelto gli animali per la vita. Da quel punto di svolta è arrivata la necessità di abbracciare l’azione diretta non violenta.
Era assolutamente chiaro per me che il governo non aveva alcuna intenzione di dare via quello che non si poteva permettere di perdere e che negoziare per centimetri extra, meno dolore, ed una forma di sofferenza per un altra, stavamo accettando il compromesso, accettando di essere deboli, accettando la sconfitta.
Se il sistema parlamentare funzionava, se i legislatori tenevano conto della opinione della maggioranza, ci sarebbero stati stipendi equi per le donne, il sistema sanitario sarebbe stato adeguatamente finanziato, la caccia sarebbe stata vietata, le pellicce sarebbero state messe fuori legge, i trasporti di animali  aboliti e la vivisezione cancellata dagli annali della storia..Semplicemente non succederà. Perchè? Perchè lo sfruttamento degli animali è un grosso business e le industrie alimentari, farmaceutiche e petrol-chimiche sulle quali la borsa nazionale si fonda, sono le fondazioni – fisicamente, emotivamente ed economicamente– dei più vasti abusi sociali che noi tutti soffriamo.
Nelle campagne di alto profilo, l’ALF aveva un ruolo da protagonista, esattamente nel mezzo tra le torture ed i torturati; ci si dirigeva verso la giugulare economica, causando agli sfruttatori più danni di quanto denaro gli entrasse in tasca, forse facendoli oggetto della stessa paura che loro godevano nel causare e, soprattutto– funzionava
I risultati erano validi, erano tangibili, e quando per la prima volta ho stretto la piagnucolante sagoma di un ferito, ma salvo, essere vivente, ho sentito il suo cuore battere contro il mio mentre correvo insieme a lei  verso la libertà, ho saputo che avrei potuto fare di più io nella mia vita come attivista dell’ALF di quelle migliaia di persone attraverso gli accettati canali legali.
 NC: Qui negli States, Ricordo di aver sentito delle liberazioni di animali  e dei raid durante il giorno in Inghilterra nei primi e metà anni 80, tutto ciò era incredibilmente motivante. Nei tardi anni 80 l’ALF è servito a focalizzare maggiormente l’attenzione sull’infliggere il massimo danno economico con azioni incendiarie. Potresti dirci qualcosa sulle scelte tattiche dell’ALF inglese ed il perchè le avete scelte?
 MA: I raid della Animal Liberation League nei primi anni 80 erano sicuramente efficaci nel loro tempo ed hanno contribuito a generare quel tipo di simpatia ed interesse che hanno portato ad un aumento nella adesione da parte di nuovi attivisti.
Questi massivi raid alla luce del giorno che coinvolgevano orde di attivisti erano molto pubblicizzati e le rappresentazioni dei media di guerrieri in passamontagna che irrompevano in strutture di ricerca portandone fuori animali e documentazione , ci davano  una sensazione di forza.
Ma le tattiche devono essere fluide ed intercambiabili e coloro che operano con efficacia contro una forma di abuso o una azienda potrebbero non trovarsi totalmente a loro agio contro di un’ altra. E, così mentre le campagne anti-pellicce prendevano lo slancio accanto ad altri importanti problematiche, gradualmente sono divenute l’obiettivo conquistabile n.1– come i trasporti di animali vivi oggi– e le cellule dell’ALF ed i gruppi locali si sono impegnati in uno sforzo congiunto contro questo disgustoso ‘commercio’.
L’incendio è sempre stata una risorsa importante, rende l’abuso di animali non profittevole, è il punto di pressione ultimo. Il fuoco rimuove l’apparato– edifici e veicoli da noi odiati– significa che non possono essere usati ed i premi delle assicurazioni salgono alle stelle, aggiungendo al resto anche questo peso finanziario.
Queste tattiche hanno funzionato eccezionalmente bene contro negozi la cui linea di prodotti non fosse esclusivamente pelliccia; infatti l’avvertimento era abbastanza forte per convincerli a rimuovere ogni articolo offensivo, per poter portare avanti il loro commercio. ( La stessa tattica potrebbe essere usata contro Università che effettuano solo una piccola percentuale della  ricerca totale utilizzando animali). Dobbiamo isolarli e dividerli all’interno delle loro stesse comunità lavorative.
In altre parole, il potenziale e l’attuale uso dell’incendio era un deterrente per loro e gli svantaggi economici di un tale attacco erano di molto superiori al profitto che potevano fare vendendo pellicce. In questo modo, era una tattica effettiva ed era improbabile che potesse essere eguagliata da un’altra. Il rischio di essere catturati era basso, era economico, d’effetto ed era un modo autonomo di condurre azioni senza la necessità di conoscere o coinvolgere altri.
Per dirla francamente— chiunque poteva, e ha potuto, farlo!
NC: Quando ero in Uk, ho notato che molti attivisti di azione diretta erano anche coinvolti in altre “differenti” lotte politiche ed ecologiste. Alcuni erano hunt sabs o anti-fascisti ed altri erano vegani ed anche attivi in progetti di comunità, coalizioni di lavoratori e impegnati nei problemi delle donne. Tu sei una di coloro che vede una somiglianza tra queste lotte, e se si, perchè?
MA: Si, sono qualcuno che si identifica volentieri in una diversità di lotte ed attraverso gli anni mi sono mossa in alcune di esse. Ma molte persone coinvolte in altre problematiche, specialmente relazionate con le persone, spesso sono sprezzanti del nostro lavoro con gli animali, fallendo completamente nel vedere la connessione tra l’abuso degli animali e quello degli esseri umani, la diretta relazione tra la sperimentazione animale e il crescere delle malattie tra gli umani e la dipendenza sullo sfruttamento animale per tutto: dal cibo, ai vestiti, lo sport, l’intrattenimento , il divertimento e la cosiddetta “salute”.
Se accettiamo come norma la vendita all’ingrosso di creature indifese, siamo arrivati ad accettare che una attitudine di superiorità, a condizione che in qualche modo ci porti beneficio fisicamente o psicologicamente, sia perfettamente OK; e quella attitudine sopravvive anche nei confronti di persone appartenenti a “minoranze” razziali, persone disabili, o donne per nominare alcune categorie. C’è una correlazione. La società, come la conosciamo, ha deliberatamente confezionato, modellato e preparato una struttura gerarchica piramidale, nella quale noi, come tutta la gente comune, occupiamo lo strato più basso. E siamo stati portati ad accettare che alcune istituzioni esistono, come i governi, la polizia, la vivisezione etc e che senza queste istituzioni, la “civilizzazione” si disintegrerebbe.
Assumiamo che tu sia stato allevato dalla nascita con persone che ti dicevano che senza l’aiuto delle stampelle non potevi camminare. Nonostante tu avessi due gambe perfettamente a posto, a quella età, non conoscevi la differenza. E saresti cresciuto credendo che la tua disabilità e la paura di cadere se ti fossero state tolte le stampelle. Questo è quello su cui si basano i governi- il fatto che i “soggetti” credono che non possono agire indipendentemente dal ,e nonostante, il Governo.
Nello stesso modo siamo tutti stati programmati con certe informazioni, rinforzate dalla ignoranza dei genitori, delle scuole, dei media e da una vita di abitudini fisiche e morali. La più pericolosa di queste è la accettazione. La gente accetta la carne come una parte necessaria della loro dieta perchè l’hanno sempre mangiata continuano a farlo.
Accettano professioni confezionate, lavori senza uscita, bassi stipendi, orari lunghissimi, e la loro assenza di potere perchè un crescente livello di disoccupazione rafforza la loro gratitudine ed il loro servilismo. E, nei loro frenetici tentativi di arrampicarsi nella gerarchia sociale, sono anche disposti ad accettare il credo e perpetuare la convinzione che in qualche modo loro sono “meglio” del loro equivalente donna, nero o gay.

La gara per arrivare in cima alla pila incoraggia e rinforza  i concetti di base razionalistici e pregiudizievoli e crea divisioni tra quelle stesse persone per cui le autorità dimostrano cosi’ tanta noncuranza. Questo viene testimoniato dal fallimento del sistema sanitario ed educativo, dal fatto che non vi siano alloggi adeguati, che i posti di lavoro siano sempre più insalubri, dalla crescente disoccupazione ed un generale sentimento di sconfitta, inadeguatezza e povertà– tutte le caratteristiche per un grosso aumento della criminalità.
Gli animali inevitabilmente pagano il prezzo più alto, e in una impresa in corsa motivata solo a fare soldi e risparmiare soldi, gli animali sono usati e gettati via in numeri così alti ,a livelli così elevati, che non solo è considerato “normale”, ma viene accettato senza farsi domande.
Quello che abbiamo quindi, è un sistema di regole, una organizzazione di convinzioni ed un modo di pensare e comportarsi comunemente accettato che incoraggia e perpetua la disunione tra sessi, razze e specie, e che esiste, ed esiste solamente, perchè noi accettiamo che esista.
Dobbiamo cambiare l’intera percezione delle persone del mondo attorno a loro, incoraggiare il pensiero libero, la libertà di parola, l’auto-determinazione, l’eguaglianza e l’autonomia nell’azione. Dobbiamo connetterci con le altre organizzazioni di base per condividere solidarietà  e supporto, idee e tattiche, e dissolvere quei confini tra noi che sono stati creati dall’uomo stesso.
Classe lavoratrice, liberazione animale, anarchismo, femminismo, ecologismo, resistenza indigena etc tutte le lotte sono una e la stessa perchè il nemico è comune a noi tutti, e solo la nostra unità indivisibile può essere forte abbastanza per sconfiggerlo.
Più uomini prenderanno controllo ed agiranno responsabilmente per le loro vite, più l’equilibrio della psiche umana sarà ristabilito, la sua spiritualità riparata e la natura e il suo regno saranno rispettati come un diverso, ed allo stesso tempo eguale, compagno nella grande fabbrica della vita sulla Terra.
 NC: Quindi diresti che qui in America dovremmo sforzarci per costruire solidarietà con altre lotte contro l’oppressione sia essa animale, della terra o umana?
MA: L’equilibrio ecologico e spirituale del pianeta e dei suoi abitanti dipende da questo. Certamente, la connessione tra gli animali e l’ambiente è indistinguibile, dato che uno non può esistere senza l’altro. La natura e l’evoluzione hanno perfezionato gli ecosistemi che meglio supportavano la vita sulla Terra e l’interferenza dell’uomo ed il furto da lui perpetrato hanno distrutto milioni di anni di minuzioso aggiustamento, questo non solo devasta l’habitat degli animali, ma anche quello delle popolazioni indigene del mondo, decimando le risorse di ossigeno e le potenti cure presenti nelle loro profonde e rigogliose foreste.
Ogni bastone posto tra le ruote della natura , ha continuato e sempre continuerà, a rivoltarsi contro la razza umana in modi non misurabili.
Se l’impegno comincia nel proprio giardino, dovremmo forse iniziare a guardare davvero a casa nostra– non inteso come l’edificio di mattoni nel quale ci barrichiamo– ma il pianeta sul quale davvero viviamo
 NC: Qui in America il governo federale ha creato davvero una atmosfera di repressione contro chiunque combatta il loro potere al di fuori del sistema legale. In Uk voi avete l’Animal Rights National Index (ARNI) di Scotland Yard e l’ M15 che ha a lungo paragonato l’ALF  a gruppi come l’ IRA. Hai qualcosa da dire a quegli attivisti che hanno timore di partecipare ad azioni dell’ALF in quanto potrebbero essere etichettati come “terroristi domestici”? E pensi che gli attivisti in UK vivano nella paura di quello che i loro ideali potrebbero costare loro?
MA: Il livello di intervento nelle nostre attività da parte della polizia e dell’M15 è solo indicativo del fatto che rappresentiamo una reale minaccia. Questo dunque, sembra suggerire che siamo stati efficaci in campi che sono stati ancora solo parzialmente da noi compresi.
La nostra risposta inevitabile al loro modo  di monitorarci è quella di andare ancora più a fondo, circondati dalla segretezza, e di operare di conseguenza. L’aumento dell’attivismo ecologista ha portato a una diluizione della attività di polizia concentrato al 100% contro “noi”, il che ci concede una più ampia libertà di azione, ma in larga parte, quegli attivisti pronti a evadere la legge in nome di una legge morale più alta, lo stanno ancora facendo nonostante le minacce di sentenze di carcerazione più lunghe e l’aumento di informatori il cui mestiere è portarci verso la prigione. Abbiamo capito che nessuno potrebbe mai definire alcun metodo di punizione per un attivista che sia comparabile a quello che viene inflitto agli animali che rappresentiamo.
Nessuna lotta è mai stata vinta senza sacrificio personale  e posso dire, dalla mia parte, che sceglierei l’opzione della prigione molte e molte volte ancora piuttosto che convivere con la colpa, la codardia e l’egoismo insite nella inattività.
Gli attivisti inglesi semplicemente prendono più precauzioni oggigiorno. Pochi presenziano in manifestazione o agli incontri. Nessuno parlerebbe di qualcosa di rilievo in auto, in casa o per telefono e generalmente si tengono al di fuori dei riflettori e si tengono stretti ai compagni di fiducia.
Specialmente i nuovi attivisti possono cavarsela con questi metodi, semplicemente in virtù del fatto che molti di loro sono sconosciuti alla polizia quindi la sorveglianza è poco probabile ed anche che altri cospirino alle loro spalle.
Molto raramente gli attivisti sono stati presi “durante il lavoro” e coloro che lo sono stati erano in ogni caso sotto sorveglianza. Non c’è nulla di cui avere paura. Non sottostimare mai il tuo credo o il potere che hai dentro di te per conquistare la tua incertezza ed entrare nel mondo gratificante dell’attivismo per la Terra.
 NC: Qui negli States, sono il primo membro dell’ALF che ha scontato tempo in prigione, credi che la cattura di attivisti ALF porti a una diminuzione di azioni ALF? Perchè?
MA: Non vi è alcuna prova che suggerisca che le azioni ALF siano in diminuzione ed al momento ci sono 12 ‘guerrieri’ imprigionati in UK. Penso che l’attitudine generale tra le nostre sorelle e fratelli liberi sia quella che più attivisti sono dentro, più coloro fuori agiranno dalla nostra parte e questo   significa anche  incoraggiare gli altri ad agire.
Il livello di supporto dimostrato per gli attivisti Keith Mann e Dave Callendar con i loro 11 e 10 anni rispettivamente,  come visto alla Corte di appello e alle manifestazioni per la Giustizia etc, dimostra semplicemente quanto alla gente importi; e l’indignazione per le sentenze ridicolosamente alte inflitte ai prigionieri ha portato le persone ad essere più coinvolte in questa nostra lotta.
L’ALF è onnicomprensivo e mai a riposo. Il fatto che un ragazzino di 16 anni possa decidere di rompere il vetro di un ufficio di ricerca sul cancro una notte e un anziano gentiluomo di 65 anni possa decidere di prendere alcune delle galline di batteria del suo vicino, tutto sotto il nome ALF  e senza necessariamente che ciò sia sui titoli dei giornali, significa che il lavoro essenziale sta andando avanti. Forse non sentiamo sempre quello che succede, ma succede e la polizia è pienamente e dolorosamente conscia di questo fatto.
 NC: E’ vero che la maggior parte delle pelliccerie ed adesso anche molti macellai hanno serrande in acciaio sulle loro finestre a causa del timore dei ripetuti attacchi da parte dei liberatori di animali?
MA:Si, è vero che un elevato numero di macellai e tutte le pelliccerie rimaste hanno barre di ferro sulle finestre dopo numerosi attacchi alle loro vetrate in tutta la nazione, specialmente tramite il lancio di biglie da una fionda  da un veicolo che passa lentamente.
Oltre alle spese che questo già implica, è risaputo che attivisti abbiano usato strumenti potenti e persino attacchi con arieti montati su veicoli per danneggiare queste attività.
Nessuna delle loro misure di sicurezza è invincibile, con un po’ di iniziativa possiamo controbattere i loro meschini tentativi di nascondersi da noi e, piuttosto letteralmente, farli pagare!
 NC: Puoi dirci qualcosa di una delle azioni più soddisfacenti alle quali tu hai partecipato e come ti ha aiutato a rafforzare la tua fiducia nella azione diretta?

MA: Non tanto una azione quanto una campagna. Ed è stata quella contro le esportazioni di animali vivi all’aeroporto di Coventry che abbiamo fermato dopo appena qualche mese di campagna intensiva.
Cosa era davvero positivo in questo caso era la combinazione di persone provenienti da diversi percorsi determinate a mettere la condizione dei vitelli sopra a tutto il resto. Quello che davvero ci ha portato tutti insieme in azione era vedere fisicamente la lunga coda di trasportatori di animali lentamente passare di fronte a noi con i vitelli,  piccoli giovani vitelli dolorosamente visibili attraverso le sbarre.. Giuro che riuscivano a guardarmi direttamente in mezzo alla folla, fissarmi come per accusarmi direttamente. Questo mi spezzava il cuore.
Ma abbiamo combattuto e dato tutto, Jill Phipps ha dato persino la sua vita sul bordo di asfalto al di fuori dei cancelli, un camion pieno di pesanti vitelli su di lei. Abbiamo risposto con l’attacco, di giorno eravamo di sorveglianza, facevamo interviste con le radio, parlando ai passanti che ci raggiungevano per darci cibo o vestiti caldi; abbiamo fatto diventare vegan alcune persone, abbiamo sabotato i camion, li abbiamo fermati in ogni modo.
Di notte, entravamo nell’aeroporto per sabotarne la proprietà,  le recinzioni di sicurezza, le luci per l’atterraggio, accendevamo fuochi lungo le aiuole e fondamentalmente costavamo loro un gran mucchio di soldi. Siamo tutti stati arrestati e denunciati ad un certo punto ed obbligati a stare ad almeno un miglio distanti dall’aeroporto, ma siamo ritornati di notte e, in una occasione, ho fisicamente lottato con due guardie che mi hanno presa mentre stavo passando la recinzione, con una scia di distruzione dietro di me.
Abbiamo messo una compagnia di sicurezza contro l’altra, ognuna di esse operava all’aeroporto ed abbiamo avuto informazioni su quello che accadeva dietro le scene. La gente ha rotto il cordone di polizia per incatenarsi alle ruote degli aeroplani ed i piani erano di portar a termine sempre più sabotaggi. Questo ha fatto infuriare la polizia al di là del limite ed avevano persino un informatore nel nostro campo di protesta che mi ha fatto arrestare quando l’ho scoperto.
Quella volta, la polizia mi ha trascinata via e mi hanno messa da sola in un furgone dove potevo vedere i vitelli caricati sull’aeroporto- usavano storditori elettrici, erano calciati di continuo, tutti venivano presi e lanciati all’interno. La polizia aveva giurato di rompermi ambodue le gambe una volta in cui mi avrebbero portato in cella. Stava funzionando!
In combinazione con l’esorbitante costo che la sicurezza e la pressione della polizia avevano sull’aeroporto, stavamo anche personalmente bersagliando il direttore di Phoenix Aviation, responsabile dei voli. Aveva assunto guardie del corpo per sorvegliare la sua casa ed installato sensori e faretti nel suo giardino; ha persino sparato ad uno di noi. Questo non gli ha impedito che le sue finestre fossero spaccate, la sua jeep anche e di essere afflitto dal  tormento psicologico di non sapere cosa sarebbe successo dopo.
Abbiamo scoperto i suoi affari, i suoi commerci con trafficanti di armi, il suo passato criminale, il suo presente criminale. Le sue guardie del corpo vennero alle nostre tende lasciando vitelli appena macellati gocciolare sangue sui nostri striscioni e noi abbiamo poi fatto scoppiare una rivolta nel suo villaggio, facendo davvero un gran casino. Egli è diventato un uomo distrutto, finanziariamente rovinato, un disastro nervoso con un matrimonio a pezzi, mentre scrivo, è ancora coinvolto in numerose denunce per assalto ai danni di attivisti.
Le esportazioni di animali vivi all’aeroporto di Coventry finirono. Gli ultimi protestanti erano rimasti in piedi raccolti nella pioggia, attorno ai fiori, messi dove Jill era stata investita. Non ci sarebbero stati più camion. E come stavano per andarsene, lì nel mezzo della strada, silenziosamente contemplante, si era fermata  una bellissima femmina di volpe. Spuntata fuori dal nulla,  era apparsa e sparita nel tramonto che stava svanendo. Ci aveva studiati tutti con attenzione ed andandosene dall’aeroporto passò  vicino agli amici raggruppati a lutto attraverso i campi circostanti. Jill, una attiva sabotatrice di caccia, senza dubbio si è unita a lei. La battaglia era stata vinta.
 NC: Quale livello di importanza che dai media viene accordato al movimento di liberazione animale inglese e in che modo questo influenza l’attivismo in Inghilterra?
MA: Durante gli anni, il continuo arrestare ed imprigionare gli attivisti impegnati nell’ufficio stampa inglese o le “spokepersons” ha portato molte cellule di attivisti semplicemente a non fare delle proprie azioni una questione di pubblicità. Questo, in combinazione con l’attività di controllo dei media da parte del governo che ha caratterizzato molte delle nostre attività ha fatto in modo che le operazioni proseguissero con poca o nessuna pubblicità.
La cosa importante era che gli sfruttatori sapessero che eravamo occupati ed il perchè, e tra gli aguzzini le voci circolavano comunque, che il pubblico lo sapesse o no aveva poche conseguenze, e le notizie filtravano comunque attraverso il movimento di liberazione animale e quello ambientalista e la loro stampa in ogni caso e questo generava la nostra pubblicità. Generalmente, i media nazionali sono sempre stati miseramente rappresentativi e ci hanno sempre criticato e, di conseguenza presentandoci in modo negativo e demotivante.
NC: Mel, in quali modi attivisti in America possono imparare dai loro corrispondenti inglesi e cosa possiamo fare per incoraggiare un maggiore coinvolgimento e supporto nell’azione diretta?
MA:Una delle cose che vale la pena menzionare è l’importanza della solidarietà e del supporto degli uni per gli altri. Un network di supporto per i prigionieri forte è indispensabile per la morale di un movimento di azione diretta e la sua stessa esistenza incoraggia e pubblicizza l’azione stessa.
Il minimo che un potenziale/attuale attivista deve sapere è che nel caso di una sua cattura gli/le sarà riconosciuto supporto morale e finanziario. La gente sarà molto riluttante ad agire sapendo che tutto quello che otterrebbero è un calcio nei denti per il loro coraggio.

Nella mia opinione, l’azione genera  l’azione. Più una cellula è efficace, più diventerà sicura di sé e più agirà. Abbiamo bisogno che il “momentum” continui ad andare avanti—come sembra le cose stiano andando avanti in Nord America– anche grazie alla distribuzione di pubblicazioni come “No Compromise” che continua a mantenere vive le informazioni sull’ALF e dimostra semplicemente quanto stia ancora accadendo e come ognuno abbia da giocare la propria parte perchè questo accada.
 NC: Mel, hai visto molti dei tuoi amici imprigionati per azione diretta, alcuni sono stati picchiati ed altri che hanno perso la loro vita in difesa di coloro che non possono difendersi. Cosa ti fa andare avanti? Cosa ti da lo spirito per continuare a combattere contro la violenza e la tortura che da sempre persiste nelle nostre relazioni con gli animali?
MA: Lo devo ai milioni di animali e ai milioni di persone che sono morte come risultato dell’abuso sistematico di esseri senzienti. Lo devo ai milioni di animali e persone che continueranno a morire come risultato di quell’abuso, e lo devo agli amici che non sono più qui.
Quando sono stato coinvolta in questa lotta, ho promesso che sarebbe stata una lotta sino alla fine e lo pensavo davvero. Quando sono stata imprigionata ho rinnovato quel patto, avendo sentito,  direttamente, come ci si sente ad essere portati via da coloro che amiamo, isolata da tutto ciò di cui mi importa e trattata come inferiore ed inutile.
In una prigione ho passato 8 mesi in una cella della grandezza di 6 piedi per 6 piedi ( 2m 142 cm per 2m 142cm) – un incubo per ogni claustrofobo – e mi ha colpita come un treno il sentire come quegli animali nelle gabbie devono sentirsi, sia che stiano aspettando di essere sottoposti ad esperimenti, aspettando di essere comprati, o aspettando di morire, senza assolutamente conoscere alcuna  data di rilascio, cosa di cui i prigionieri hanno il beneficio. Il prospetto psicologico di una vita dietro le sbarre, lasciando da parte qualsiasi sofferenza fisica che possa implicare per loro, era, in modo molto ridotto, trasmesso a me attraverso le mie personali esperienze e questo ha rafforzato la mia risoluzione nella lotta come mai prima.
Non soltanto ho percepito il tormento del loro mondo, ma sono andata oltre una delle delle più solide barriere umane—quella della paura. E’ la paura di quello che potrebbe accadere che ci preclude di fare ciò che è giusto. Io avevo quella paura, come chiunque. La paura dell’ignoto è molto potente, ma ho dovuto ascoltare la mia coscienza – avevo visto troppo per tornare indietro. Sono arrivata al peggio che potevano impormi ed ho posso dire onestamente “era soltanto questo?” Senza saperlo, i poteri hanno cancellato il mio ultimo legame con il loro mondo ed ora sono davvero libera e padrona di me stessa.
 NC: C’è ancora qualcosa che vorresti condividere con i lettori di NC sul futuro, speranza, vittorie e così via?
MA: “la Vittoria” è uno stato mentale. Ogni volta che salviamo un animale e  preserviamo la sua vita – quella è una vittoria. Vittorie reali accadono ad ogni nostra azione.
Se pensiamo tutti a quanto spaventoso il problema sia nella sua totalità, a quanto sembri opprimente e a quanto i nostri sforzi sembrino privi di senso rispetto ad un male così grande, allora avremo senza dubbio fallito in ogni aspetto.
Siamo nati come individui e moriamo come individui, e da qualche parte durante questo percorso ci troviamo spersi, un po’ insicuri, leggermente dipendenti dagli altri ed iniziamo a seguire ciecamente la massa o un ideale, usando le stesse vecchie e logore tattiche perchè gli altri lo fanno, soddisfatti con la consapevolezza che gli “altri” si prendono cura delle “cose difficili”. Perdiamo la percezione della nostra unica abilità di pensare, sentire ed agire; di prendere iniziativa, di dare il via alle campagne e di vedere attraverso le nostre idee. Non è necessario un gran numero di persone e nemmeno tecniche segrete. Non dovrebbe essere permesso che solo alcuni di noi si prendano tutto il rischio, anche se saremmo disposti a farlo.
Non esistiamo nel vuoto e neanche tu. Uniamoci e sentiamo in noi stessi il potere che si agita dentro di noi; utilizziamo quella energia ed iniziamo a lanciare frecce infiammate in direzione dei nostri obiettivi. Frecce che illuminino la via per gli altri. Per ogni volta che agiamo con purezza e compassione, ogni volta che tendiamo una mano di aiuto ad una vita attorno a noi, vinciamo in modi troppo sottili per essere notati, ma troppo importanti per essere ignorati. Diamo un calcio alle nostre stampelle ed iniziamo a volare!
NC: Mel, da parte di No Compromise, vorrei ringraziarti non solo per questa intervista, ma per il tuo sacrificio disinteressato per il popolo animale. Sono sicuro che ti vedremo presto di ritorno  tra le  trincee.


http://liberazioneanimalegenova.noblogs.org/post/2012/05/01/le-fiamme-della-vittoria-rod-coronado-intervista-melanie-arnold/

USA: rilasciato il liberatore di visoni Victor VanOrden

Diffondiamo con piacere la notizia dell’ inaspettato rilascio di Victor VanOrden dopo aver scontato ‘soli’ tre mesi della sua condanna a cinque anni.
In Febbraio Victor era stato condannato alla esorbitante pena di cinque anni di carcere, il ‘crimine’ commesso era stato quello di tagliare il recinto ed aprire una sola gabbia all’interno dell’allevamento di visoni -Circle K Fur Farm- nella città di Sioux City, nello stato americano dello Iowa.  Questa settimana un giudice ha concesso a Victor la libertà condizionale, riducendo di fatto la sua sentenza di oltre il 90%.
La sua co-imputata (e moglie) Kelly VanOrden era stata condannata a 30 giorni di carcere per la stessa azione, ed è stata rilasciata il mese scorso.
Va notato che, sorprendentemente, Kelly e Victor sono stati processati a livello statale, e non federale. Sorprende in quanto l’FBI (che agisce in America non per i casi che riguardano un solo stato, ma per casi ‘federali’ per l’appunto) ha sempre  seguito  negli anni passati casi come questo, con connotazione politica o comunque di alto profilo, nel particolare quasi tutti i processi riguardanti azioni di liberazione animale o di sabotaggi ecologisti, generando il fenomeno repressivo di larga scala noto come Green Scare. Generalmente i casi federali portano con sè condanne molto più pesanti. Per Kelly e Victor, fortunamente, il processo si è tenuto in uno stato, l’Iowa, dove è prevista la possibilità di concedere la libertà condizionale, motivo per il quale sono liberi dopo un periodo di tempo relativamente breve se si considerano numerosi casi analoghi in USA.
Sito di supporto:  www.supportkellieandvictor.blogspot.it
Fonte:  www.liberazioneanimalegenova.noblogs.org

GIANNI DE GENNARO: UNA CARRIERA COL MARCHIO FBI

Pare che anche a Monti possa capitare di dire la verità. Secondo alcuni organi d'informazione, Monti avrebbe infatti dichiarato che l'Italia non è una colonia dell'Unione Europea. [1]
L'Italia, e anche la stessa Unione Europea, sono infatti colonie della NATO. Monti, prima di diventare Presidente del Consiglio, era un advisor del Consiglio Atlantico della NATO; lo stesso vale per l'attuale ministro della Difesa, Di Paola, che è stato presidente del Comitato militare della NATO sino al novembre scorso.
Ma c'era bisogno di rafforzare la presenza americana nel governo, così Monti ha nominato Gianni De Gennaro a sottosegretario, con incarico di Autorità sulla "intelligence", cioè sui servizi segreti. Già prima della nomina a sottosegretario, De Gennaro era il supercapo dei servizi segreti, ed ora ne diventa una sorta di divinità. De Gennaro è l'uomo la cui fama è legata soprattutto alla vicenda del massacro nella scuola Diaz di Genova, ma che avrebbe anche altri motivi per essere giustamente famoso.
De Gennaro è infatti l'uomo di fiducia del Federal Bureau of Investigation. Dal sito dello stesso FBI, si apprende infatti che De Gennaro nel 2006 è stato insignito della medaglia per "Meritorious Achievement", una delle maggiori onorificenze concesse dal Bureau. [2]
Tra le imprese meritorie di De Gennaro di cui si parla nella motivazione ufficiale del premio, c'è anche quella di aver operato per più di trenta anni da "consigliere informale" degli ambasciatori statunitensi in Italia. Gli "informali" potrebbero quindi adottare De Gennaro addirittura come loro maestro. Qualcuno direbbe che De Gennaro fa la spia per conto degli ambasciatori americani, ma si tratterebbe chiaramente di calunnie senza fondamento.
A confermare l'assoluta affidabilità di De Gennaro provvedono infatti gli stessi Americani. Quando, nel 2010, Ciancimino figlio ha tirato in ballo il nome di De Gennaro a proposito di favoreggiamento nei confronti della mafia, il soccorso è immediatamente arrivato dal direttore FBI, Robert S. Mueller, che ci ha garantito che De Gennaro è un insospettabile, poiché egli ha collaborato per "quasi" trenta anni con la superpolizia federale statunitense. C'è questa piccola dissonanza tra le due dichiarazioni di fonte FBI: più di trenta anni nella motivazione ufficiale del premio, quasi trenta anni nella dichiarazione a sostegno. Forse non significa nulla, ma potrebbe anche indicare che la collaborazione di De Gennaro con gli USA era cominciata molto prima che avesse il crisma dell'ufficialità. [3]
Non c'è quindi da sorprendersi che sia stato Ciancimino a finire nei guai dopo le sue accuse a De Gennaro. A sua volta nel 2000 De Gennaro si era fatto garante di un altro poliziotto accusato di rapporti con la mafia, Ignazio D'Antone. In quell'occasione De Gennaro aveva agito facendo squadra con Antonio Manganelli (attuale capo della polizia, divenuto leggendario per il suo mega-stipendio) e, infine, con Arnaldo La Barbera. [4]
La Barbera è morto nel 2002, prima di dover rispondere di depistaggio per la strage di Borsellino e della sua scorta. A proposito di La Barbera è risultato anche che fosse al contempo capo della Squadra Mobile di Palermo ed agente del SISDE.[5]
Manco a dirlo, il trio De Gennaro-Manganelli-La Barbera è lo stesso che stava dietro i fatti di Genova. Insomma, ci si dava una mano quando era necessario. Il tutto però sotto la sacra tutela del Federal Bureau of Investigation.
Il bello è che non c'è assolutamente nulla di segreto, poichè l'FBI certe notizie su De Gennaro te le sbatte in faccia addirittura dal suo sito ufficiale. Tanto nessun giornalista andrebbe mai a recuperare certe informazioni sulle ingerenze USA in Italia per metterle nella opportuna evidenza. Eccoli invece gli opinionisti ufficiali, tutti seri e impegnati, a fare l'esegesi delle elucubrazioni di un poetastro mitomane, che chiaramente non ha nessun legame con l'attentato al manager di Ansaldo Nucleare.[6]
Il primo a rivelare agli Italiani che De Gennaro è un "manutengolo dell'FBI" è stato Francesco Cossiga, in un discorso in senato in seguito a delle sue interpellanze presentate al governo Prodi. Il discorso di Cossiga fu mandato suo tempo in tv, ed è reperibile ora su Youtube. [7]
Ciò non impedì allo stesso governo Prodi di nominare, nel gennaio 2008, De Gennaro alla carica di commissario straordinario all'emergenza-rifiuti in Campania, così che non fu difficile capire che in quella strana emergenza c'era di mezzo qualche interesse statunitense. [8]
In quella circostanza i due partiti comunisti al governo con Prodi ingoiarono il rospo, e qualche loro esponente farfugliò come scusa che l'incarico di commissario per l'emergenza-rifiuti avrebbe potuto costituire per De Gennaro l'occasione per riscattarsi dai fatti di Genova. In realtà la costante di tutti i passi della vicenda di De Gennaro è la presenza dei servizi segreti, che con lui sono andati a gestire direttamente l'emergenza- rifiuti.
Ma l'impronta dei servizi segreti non mancò neppure nei fatti di Genova. Pochi giorni prima del G8, il 23 giugno, il quotidiano "La Repubblica" infatti pubblicò un'allarmante informativa del SISDE, che narrava una di quelle fiabe inquietanti che fanno parte del tipico repertorio del vittimismo preventivo e pretestuoso del potere. Secondo il SISDE, i manifestanti di Genova avrebbero avuto l'intenzione di sequestrare dei poliziotti per usarli come "scudi umani". Quindi il massacro di Genova era stato non solo preordinato, ma anche annunciato.[9]

[1] http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/bot-rehn-monti-manovra-1228464/
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.fbi.gov/news/pressrel/press-releases/fbis-medal-of-meritorious-achievement&ei=Qi-xT-kskZazBoumzY4E&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CCkQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Dgianni%2Bde%2Bgennaro%2Bfbi%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns
[3] http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/articolo497500.shtml
[4] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/11/28/de-gennaro-manganelli-la-barbera-difendono-investigatore.html
[5] http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/09/news/la_barbera_servizi-4684087/
[6] http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10091
[7] http://www.youtube.com/watch?v=7Bp4GttxHqE
[8] http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=77417
[9] http://www.repubblica.it/online/politica/gottodue/sisde/sisde.html


 --estratto da
http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=487

Il boom delle entrate, equitalia

In merito agli avvenimenti del 3 maggio a Romano di Lombardia dove un uomo esasperato dai debiti e dalla pressione fiscale, ha tenuto in ostaggio diverse persone minacciando di suicidarsi presso la locale sede de l’agenzia delle entrate.
Cconsigliamo la lettura dell’opuscolo su Equitalia, proprio e vero braccio armato delle riscossioni dei crediti statali che non esita ad applicare una sorta di strozzinaggio legalizzato ai danni di chi la”crisi” la vive e la subisce sulla sua pelle quotidianamente.
http://www.informa-azione.info/il_boom_delle_entrate_nuovo_dossieropuscolo_su_equitalia

Chi si rivede

Gradisca, 20 maggio 2012
«Il Cie di Gradisca ritorna zona a rischio
L’arrivo di 50 immigrati alza la tensione nel centro, che ha visto in poche ore due rivolte. Gli sprechi dei rimpatri

E’ di nuovo alta tensione al Cie di Gradisca fra nuove rivolte, poliziotti mandati all’ospedale e il progressivo ritorno a regime della struttura. Nel centro di trattenimento ed espulsione isontino la situazione è tornata improvvisamente ad essere caldissima con l’arrivo, nella giornata di venerdì, di 50 immigrati maghrebini, provenienti dalle analoghe strutture di Trapani e Caltanissetta. Come previsto non si tratta dunque di migranti sbarcati sulle coste siciliane – nè a Gradisca sono previsti arrivi di questo tipo in futuro – ma di clandestini in attesa di rimpatrio, trasferiti all’ex Polonio da altri centri ormai al collasso.
Ma anche a Gradisca è subito il caos. Già ventiquattro ore prima del maxi-trasferimento, infatti, si sono verificati due diversi momenti di rivolta da parte degli ospiti, uno sul tetto del Cie e uno al suo interno. Nel tentativo di sedare i focolai di rivolta, due poliziotti hanno rimediato contusioni guaribili rispettivamente in 15 e 5 giorni. Il programmato ritorno alla piena operatività del Cie di Gradisca era ormai nell’aria da qualche settimana. Non a caso la Prefettura ha aumentato la capienza ufficiale a 118 posti rispetto ai 68 (peraltro raramente riempiti) degli ultimi mesi. In pratica il centro ha recuperato metà della sua ricezione potenziale di 248 posti e andrà del tutto a regime una volta ultimati gli ultimi collaudi su parte della “zona blu” e della “zona verde” ancora interessate da lavori di ristrutturazione e potenziamento dei sistemi di sicurezza.
Ma secondo il Sap, il sindacato autonomo di polizia, ci vorranno poche settimane per vedere nuovamente distrutto quanto è stato ripristinato in oltre un anno di cantieri. «Ormai è una costante, a Gradisca vengono mandati i soggetti più facinorosi» denuncia il segretario provinciale Angelo Obit. Ed emergono anche particolari grotteschi sul recente trasferimento dei 50 immigrati provenienti dalla Sicilia. Nel gruppo infatti vi sarebbero stati anche tre soggetti con acclarati problemi di tossicodipendenza. Ospiti che la struttura non è idonea ad ospitare. Il risultato? Kafkiano: già in serata, accompagnati da sei fra poliziotti e finanzieri distolti da altri servizi, i tre stranieri sono stati scortati in fretta e furia a Bari per un totale di 15 biglietti aerei acquistati. «Uno sbaglio, pagato però dai cittadini» accusa Obit. Finita qui? Niente affatto. Molti viaggi notturni che vengono fatti a Milano per l’espulsione degli immigrati tunisini sono, secondo i sindacati di polizia, un altro spreco. Apparentemente del tutto inutili. Infatti è in Sicilia che il console tunisino accerta la disponibilità al rimpatrio degli stranieri, e solo in quel caso rilascia il necessario lasciapassare provvisorio. Gli immigrati che non completano questo iter celere non vengono affatto rimpatriati, ma ricondotti nei Cie. La prova, altrettanto grottesca, la si è avuta proprio col maxi-trasferimento a Gradisca di venerdì: con somma sorpresa, gli operatori si sono trovati davanti tre tunisini che dalla struttura isontina erano clamorosamente già transitati. In sostanza i contribuenti hanno pagato a loro spese un percorso Gradisca – Milano (in pullman con due operatori di scorta per immigrato) e un trasferimento aereo a Trapani - con altri due agenti - per ottenere il risultato che i tre sono stati semplicemente ricondotti a Gradisca. «Ed è ragionevole pensare non siano gli unici - allarga le braccia Obit - altro che la spending review proposta dal governo. Piuttosto – conclude - sarebbe stato necessario che l’aumento della capienza di Gradisca avesse fatto il paio con un rafforzamento del contingente di vigilanza, per l’incolumità stessa degli operatori che lavorano all’interno del Cie. Se queste sono le premesse il futuro si prefigura nerissimo».»

Antonio Mazzeo – UN ECO MUOSTRO A NISCEMI

E’ uscito il libro di Antonio Mazzeo “Un Eco MUOStro a Niscemi - L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo”. Edizioni Sicilia Punto L, collana Storia/Interventi n. 24, pagg. 48, euro 4,00.
Pensiamo sia importante in questo momento diffondere questo piccolo strumento di controinformazione. Sconto del 40% per richieste uguali o superiori alle 5 copie. Utilizzare il ccp. n. 10167971 intestato a Giuseppe Gurrieri – Ragusa. info@sicilialibertaria.it
Antonio Mazzeo
UN ECO MUOSTRO A NISCEMI
L’arma perfetta per i conflitti
del XXI secolo
pp. 48, C 4,00

L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, quelli con i missili all’uranio impoverito, gli aerei senza pilota e le armi atomiche in miniatura. È a Niscemi, nel cuore di un’importante riserva naturale,
che fervono i preparativi per l’installazione di uno dei suoi quattro
terminali terrestri mondiali. Un’opera benedetta dai Signori del Pentagono, dal governo italiano e dalla Regione Siciliana.
E a cui non fa mancare il suo contributo la borghesia mafiosa isolana. Per il MUOStro di Niscemi sembrava cosa fatta, ma centinaia di giovani ci hanno messo lo zampino…

http://www.sicilialibertaria.it/2012/05/07/antonio-mazzeo-un-eco-muostro-a-niscemi/

es it - A ti, joven…

Un libroA ti, joven… … tú que te levantas cuando todavía tienes sueño, que en los fríos inviernos caminas hacia tu centro educativo cuando ni siquiera ha salido el sol. Que ves pasar tu juventud como anuncios de publicidad, pequeñas dosis de ocio para soportar esta vida que, no sabes cómo, acaba jodiendote sin saber de dónde proceden los golpes…
Somos como tú. Somos tus vecinos, tus compañeros de clase, incluso habremos compartido alguna manifestación o asamblea. También sentimos odio y pena por lo que es el presente, porque solo enturbia nuestro futuro. Pero tenemos ilusión de cambiar las cosas.
Podríamos agachar la cabeza, ir a nuestra escuela, universidad o centro de trabajo y pasar las horas mohosas viendo estúpidos anuncios de televisión que nos hablan de una felicidad que no podemos alcanzar. Podríamos hacerlo, pero nos daría vergüenza mirarnos al espejo y ver que solo somos mercancía.
Queremos decidir sobre nuestras vidas. No nos sirve que cierta casta política nos hable de lo bien que va a ir el mundo de su mano. Queremos ser nosotros quien lo decidamos. Nos toman por imbéciles, cuando los primeros imbéciles son ellos.
Somos los que están cansados de esos profesores autoritarios, los que pasean por la calle con miedo al ver una patrulla con esos sabuesos del Estado lanzando miradas de superioridad, los que vemos como nuestros familiares más pequeños se van deteriorando con la televisión, los que tristemente competimos con tu mismo compañero de clase para tener una mayor evaluación académica y así un mejor salario (o eso dicen…).
Nosotros gritamos “¡Basta ya!”. Vamos a levantarnos contra el poder. Contra todo poder. Porque no queremos vivir una vida apática en escala de grises, porque vamos a reventar este macabro mundo. Porque el tictac del despertador no perdona cada mañana que nos levantamos. Pero ahora sí que nos vamos a levantar. ¿Querían explotados? Explotaremos.
Pero necesitamos tu ayuda, sabemos que solos no podemos.
Así que tú, joven, que estás leyendo esto: organízate y lucha con nosotros. Nos vemos en las calles, construyendo la utopía
¡Salud y anarquía!
Juventudes Libertarias de Alicante
http://www.nodo50.org/juventudesanarquistas/?e=64
 
 

A te, giovane...

 A te, giovane...che ti alzi quando tieni ancora stai sognando, che negli inverni freddi cammini per andare nella tua scuola quando ancora il sole non è sorto. Che vedi passare la tua gioventù come uno spot pubblicitario, a piccole dosi per sopportare questa vita che, non si sa come, semplicemente ti fotte senza che tu sappia da dove provengono i colpi...

Siamo come te. Noi siamo i tuoi vicini, i tuoi compagni di classe; avremo anche condiviso una qualche manifestazione o assemblea. Sentiamo anche odio e pena per quello che è il presente, perché il nostro futuro si offusca. Ma teniamo l'illusione di cambiare le cose.

Potremmo abbassare la testa, andare alla nostra scuola, università o centro di lavorare e trascorrere ore a guardare stupidi spot televisivi ammuffiti che ci raccontano di una felicità che non si può raggiungere. Potremmo, ma avremmo vergogna nel guardarci allo specchio, in quanto ci vediamo solo come merce.

Siamo noi a decidere sulle nostre vite. Non serve una certa casta politica che ci parla di quanto bene farà al mondo se essi lo guideranno. Vogliamo essere noi a decidere. Voi ci prendete per idioti, ma i primi imbecilli siete proprio voi.

Siamo quelli che sono stanchi di questi insegnanti autoritari, quelli che camminano per la strada con paura dopo aver visto una pattuglia con questi segugi dello Stato che ci lanciano occhiate di superiorità, quelli che vedono come le nostre piccole famiglie deteriorarsi con la televisione, quelli che purtroppo competono con te stesso, compagno di classe, nell'avere una maggiore valutazione accademica, in modo da avere un miglior salario (o almeno così dicono ...).

Noi gridiamo "Basta!" Alziamoci contro il potere. Contro ogni potere. Noi non vogliamo vivere una vita grigia e apatica, perché salterà questo mondo macabro. Poiché il ticchettio dell'orologio non perdona, ogni mattina ci alziamo. Ma ora noi ci alziamo tutti. Essi ci hanno sfruttato? Adesso saremo noi a rispondere contro costoro!

Ma abbiamo bisogno del vostro aiuto, sappiamo che da soli non possiamo.

Così che tu giovane, che stai leggendo questo, ti diciamo: organizzati e lotta con noi. Ci vediamo per le strade, costruendo l'utopia...

¡Salud y anarquía!
Juventudes Libertarias de Alicante
(tradotto da NexusCo)
 
http://ienaridensnexus.blogspot.com/2012/05/te-giovane.html

Intèlligenz

E così oggi, i lavoratori dell'Ansaldo, dopo aver già "scioperato" in solidarietà con il loro dirigente gambizzato da quei cattivacci di anarkici informali, "scenderanno in piazza" (a migliaja, come annunciano entusiasti tutti i media). Insomma, la quintessenza del lavoro: i "lavoratori" che solidarizzano col povero padrone che s'è fatto la bua. Ah, dimenticavo un par di cose. La prima è che all'Ansaldo sarebbero in "lotta" perché i solidarizzandi padroni vogliono vendere non mi ricordo quale settore; indi per cui, subito dopo la krante manifestazziòne "no ar terorìsmo" andranno a incontrare la loro ultima speranza: l'Arcivescovo. Eh. Non ci sarà mica da stupirsi: tutte 'ste lotte "operaje" hanno da tempo, come dire, un andamento prettamente ecclesiastico; e non sono, in fondo, neanche troppo sicuro che un arcivescovo sia poi tanto peggio della Camusso o di Landini. La seconda: alla manifestazione genovese parteciperà, naturalmente, Guido Rossa. Guido Rossa non può mancare a una manifestazione del genere, come un pesce nell'acqua. Saranno assenti, invece, Riccardo Dura, Annamaria Ludmann, Lorenzo Betassa e Piero Panciarelli. Fine di questa parte delle notizie.
Anche perché, come tanto vo dicendo, bisogna stare nel presente; perché mai, che so io, riandare al 28 marzo 1980. E men che mai al 17 maggio 1972, quando fu istituito il vero, unico Santo che può far concorrenza a Padre Pio. San Commissario. Un'altra notizia è che ora persino il Questore di Milano vuole "avviare una riflessione", arrivando persino a ipotizzare la posa in Questura di una lapide in ricordo dell'anarchico Pinelli. Una volta, forse, mi sarei rivoltato; ora, non più di tanto. Pinelli, suo malgrado, ha assunto la funzione di "anarchico buono". Abbracci di vedove tra la sua e quella di San Commissario (avvenuti nientemeno che al Quirinale). Di fronte a queste cose, mi corre l'obbligo ma mi punge anche vaghezza di dirlo, il problema non è né reagire, né trattenere i conati di vomito; è ostinarsi a rimanere e a definirsi qualcosa come "anarchico". E' convincersi di continuare a voler avere a che fare con certa gente, con risposte sempre più incerte. Specialmente dopo aver letto anche certe notiziuole, che del resto, per l'ennesima volta, devono restare ben lungi dallo stupire più di tanto. Io non ho mai buttato nessuna bomba. Non ho mai sparato a nessuno e il coltello lo uso per tagliare il pane. Ma di fronte a certe cose, ho la coscienza di non aver paura di dire dove sto, perché mi sembra una cosa terribilmente naturale e logica; qui, invece, di logica non ne vedo più. Vedo soltanto parole e parole, e una costante ritirata, una fuga quando si prospettano scenari che fino a due giorni prima si preconizzavano e invocavano. Non fa piacere a nessuno sapere o quantomeno immaginare di essere sotto tiro; ma quando ho visto, in una stanza dell'antiterrorismo in Questura, che anche su uno che scrive articoli su dei blog facendo finta di essere una gatta nera, esiste un fascicolo consistente, ho capito parecchie cose e, in mezzo a tutte le mie infinite contraddizioni (io sono una persona contraddittoria, e scusatemi se nelle cose che scrivo non cesso di usare quell' "io" così individualista e autistico), cerco di agire di conseguenza ricacciando in culo paure e dubbi che pure ho, e da sempre.
Ho capito bene l'intèlligenz. L'intèlligenz è quella cosa che anche oggi la ministra interna Cancellieri (cognome che ricorda senz'altro cose piacevoli, come i tribunali e Adolf Hitler) non manca di nominare: bisogna rimodulare le forze dell'ordine e usare l'intèlligenz. Di fronte all'intèlligenz bisognerebbe sapere che cos'è, quando ne parla un ministro di polizia: e, bah, direi che non è così difficile capirlo, specie quando lo si prova sulla propria pelle a livelli che vanno dalle stazioni di carabinieri o dalle questure che ti "monitorano" il blog (come nel mio caso: Shinystat ne dà preciso conto) all'essere sbattuti in galera. Ecco, davanti a questa cosa non serve minimamente fare frenatone che assomigliano di più a quelle di merda nelle famose "mutande del pittore" (leggasi: cacarsi addosso), perché tanto sei lo stesso nel mirino e ci resti. Da una parte "anarchici" che fanno a gara nel prendere distanze più o meno ampie e si affidano persino al "Fatto Quotidiano", dall'altra la polizia che si frega le mani e può addirittura mostrarsi benevola nei confronti di certi, innocui "sovversivi" che non sovvertirebbero nemmeno Calimero, pulcino nero. Una profusione di zolfi, di umanità nove, di anarchismi pedagogici (imperdibile l'articolo di Gurrieri che "spiega l'anarchia a suo figlio" o roba del genere; ma ci tornerò sopra, la voglio spiegare anch'io l'anarchia a un figlio che non ho, ma a modo mio). Di fronte a certe cose, o si sta da una parte, o si sta dall'altra. La tendenza di certa "anarchia" a voler stare, quando la situazione precipita, rigorosamente nel mezzo, mi disgusta. Mi disgustano i tentativi di delegittimazione operati costantemente da certe persone e certi gruppi, che non sono qui dissimili dai guidirossa. E non mi piacciono nemmeno tanto coloro per i quali si intuisce una posizione, ma che nicchiano nell'esprimerla chiaramente. Forse ci avranno paura dell'intèlligenz, ma l'intèlligenz li scova lo stesso ed è bene che se ne rendano conto. E chi almeno per ora non si fa scovare, come gli "Informali", viene per questo tacciato senza mezzi termini di essere connesso col nemico, o addirittura d'essere lui, il nemico. Proprio un bel giochino, non c'è che dire; ma è un giochino che, alla lunga, paga poco e nulla. La storia dovrebbe averlo insegnato, ma in mezzo a tutti 'sti gran cultori della memoria che "commemorano" anche i morti di duemila anni fa, sembra che ce ne siano parecchi che continuano imperterriti a non capire un cazzo. 
 
 
http://ekbloggethi.blogspot.com/2012/05/intelligenz_17.html

Il cinema e la pedagogia anarchica - Prima parte

Premessa
Riprendo tutta la parte della pedagogia (di cui si era trattato tempo addietro) sotto un'ottica cinematografica, e di come diversi registi si occuparono del disagio e voglia di ribellione da parte dei giovani contro l'istituzione che li riduceva a uno stato catatonico, ovvero la Scuola, e tutti i suoi più stretti collaboratori (professori e presidi); la parte trattata, che verrà tradotta dal libro di Richard Porton, "Cinema e Anarchismo: l'utopia anarchica nelle immagini", verrà suddivisa in 6 parti. Buona lettura

L'anarchismo in classe: la riforma dell'istruzione contro la "descolarizzazione"
L'istruzione è una cosa ammirevole. 
Ma è bene ricordare di tanto in tanto che nulla 
che vale la pena conoscere, può essere insegnato. 
(cit. A Few Maxims For The Instruction Of The Over-Educated by Oscar Wilde)

Conservatori, liberali e marxisti hanno dedicato una notevole quantità di energia per valutare e, per certi versi, trasformare la loro teoria in pratica. La preoccupazione degli anarchici nelle sfumature della pedagogia, però, non ammette confronto con qualsiasi altra convinzione politica. Risulta difficile, naturalmente, passare da un alta fioritura recente della teoria pedagogica nell'opera di scrittori non anarchici, soprattutto neomarxisti e post-strutturalisti. L'importanza teorica di questo lavoro non può essere smaltito in modo semplicistico; ma nel bene o nel male, non è facile saltare il divario tra teoria dell'educazione postmoderna, rappresentata soprattutto dal lavoro degli accademici, e il contributo di studiosi ed educatori anarchici come Mikhail Bakunin, William Godwin e Francisco Ferrer. Henry Giroux -per citare la figura postmoderna che ha esibito realmente una familiarità con le tradizioni educative antiautoritarie- non ha equivocato quando definisce gli educatori anarchici come difensori romantici della "realizzazione individuale", che a volte dimenticano le dinamiche della gerarchia e il potere da cui gli antiautoritari devono resistere. [1] In ogni caso, nonostante il fatto che nelle opere dei postmodernisti sopravvivano tracce della pedagogia anarchica, sorprende la totale ignoranza, con rari eccezzioni, sulle opere di Ferrer, Godwin e Paul Goodman, così come la pedagogia autoemancipatoria che abbbraccia gli attivisti anarchici come Emma Goldman e Mikhail Bakunin.

La pedagogia anarchica contemporanea è iniziata con le opere di William Godwin e Max Stirner, anche se, per un compromesso critico e che tende a un falso libertarismo, vi è il trattato educativo nella novella di J. J. Rosseau, Emilio, opera fondamentale, ma pieno di contraddizioni. Il termine "Rousseauniano", è diventato sinonimo della celebrazione, o forse della feticizzazione, di uno "stato naturale". Tuttavia, quando si trovò a fronteggiare le esigenze della civiltà, Rousseau ha proposto un "contratto sociale" indiscutibilmente statalista, che ha un'affinità incredibile con i sostenitori del governo autocratico: un commentatore si spinse fino a descrivere la sua teoria politica, tra cui la nozione amorfa de la "volontà generale", come esempio di protototalitarismo. [2] Tuttavia, è innegabile che il programma pedagogico dell'Emilio, prefigura la tradizione liberale di Maria Montessori e di John Dewey (e in alcuni aspetti, la psicologia cognitiva di Jean Piaget), correnti con i quali l'anarchismo ha certe affinità, nonostante la loro opposizione fondamentale per la buona volontà di quei riformatori che vogliono adeguare la pedagogia all'ordine stabilito. La visione di Rousseau sull'infanzia è tanto celebrativo quanto paternalistico. Emilio incoraggia i bambini a godere del loro irrazionalismo apparentemente felice fino all'inizio della pubertà. Rousseau, andando verso un'educazione veramente sentimentale, ha insistito che l'educazione dell'infanzia dovrebbe essere "puramente negativa", preoccupandosi solo di salvare "il cuore e la mente dall'errore del vizio" [3]

Anche se l' "educazione negativa" dell'Emilio, tiene l'obiettivo di nutrire la sua autosufficenza finale -liberata dal peso dei libri o aforismi morali in tenera età, nella quale si suppone che "riceve le sue lezioni dalla natura, non dagli uomini"[4]- il cui custode, onnipresente e in apparenza benevolo, agisce in un modo simile a quella di un burattinaio che è sempre in giro a tirare le funi attaccate al suo allievo riluttante. Come notato da Jean Starobinski, l'educazione dell'Emilio può essere chiamato "per la libertà, ma certamente non è in alcun senso reale, ovvero l'educazione per raggiungere la libertà" [5]
Quando Emilio raggiunge la virilità, il suo tutore gioca felicemente al ruolo di un Pandaro qualsiasi tra i condottieri, organizzandogli una storia d'amore e il matrimonio con una donna di nome Sophie. Anche l' "educazione dei sensi" del ricettivo studente deve essere guidato da un despota illuminato.
Michael Smith sostiene che il gusto di Rousseau per la "coercizione travestito ... è un doppio affronto all'autonomia del bambino." Smith propone una critica anarchica dell'elaborata regolazione della libertà da parte di Rousseau, suggerendo che una maggiore autonomia legittima ci può aiutare a fare una distinzione tra gli insegnanti "liberali" o "progressisti" e dagli istruttori "autenticamente libertari". [6] William Godwin, per esempio, ha cercato di invertire i "modi di istruzione ricevuti", in cui "l'insegnante cammina avanti e l'alunno lo segue dietro" [7] Godwin è determinato a demistificare il cosiddetto "bambino indifeso" e, a differenza di Rousseau, la sua pedagogia si prende cura a non manomettere i bisogni e i desideri dei bambini. Godwin potrebbe essere considerato il primo sostenitore delle "scuole libere" e della riforma dell'istruzione radicale: un precursore, nel XVIII secolo, di educatori radicali come Herb Kohl, John Holt e Jonathan Kozol.

Le implicazioni della critica alla pedagogia, ortodossa esposta dal giovane hegeliano Max Stirner, è ancora più radicale, ma meno specifica: non sono ancora state pienamente assimilate dagli educatori anarchici. Il breve trattato de "Il falso principio della nostra educazione" di Stirner, ha una notevole somiglianza intellettuale a quello che, sarebbe in ultima analisi, la descolarizzazione radicale. Stirner ha sostenuto che "soprattutto abbondano in gran numero i cadaveri politici, sociali, ecclesiastici, artistici, morali ed altri, e fino a quando questi non saranno consumati del tutto, l'aria non diverrà pulita e il respiro degli esseri viventi rimarrà oppresso" [8]
Probabilmente Stirner diceva tali parole, perchè era un insegnante di scuola, e identificava questa con il filisteismo e distingueva tra "uomo colto" e l'individuo veramente libero. Sebbbene un lettore miope potrebbe considerare l'ira di Stirner contro la pedagogia come un mero sintomo dell'anti-intellettualismo che si attribuisce, con frequenza ingiustamente (e in occasione accostato con la giustizia), agli anarchici, non si discute del valore che possiede l'acquisizione delle conoscenze, ma si sostiene che "grazie alla conoscenza ... diventiamo liberi solo all'interno di noi stessi ... all'esterno, nonostante tutta la libertà di coscienza e libertà di pensiero, possiamo rimanere schiavi e restare sottomessi" [9]

Mentre il fervore polemico di Stirner corrispondeva col disprezzo del primo Nietzsche verso la mediocrità dell'educazione istituzionale, e si manteneva in un livello più esistenziale che pratico, Bakunin richiamava verso una "educazione globale" -una capacità tanto vocazionale come intellettuale, orientata verso la formazione dell' "uomo totale"- indicando specificamente le disuguaglianze educative che separavano le classi superiori dal proletariato. Il programma pedagogico di Bakunin comportava una forma un pò coercitiva dell'antiautoritarismo, in quanto si predicava che "l'educazione dovrebbero essere diffusa tra le masse con generosità, trasformando tutte le chiese, tutti questi templi per la gloria di Dio e la schiavitù degli uomini, in molte scuole di emancipazione umana" [10]
Bakunin, con una irresolutezza tipicamente brillante, profeticamente riassumeva le due principali correnti della pedagogia anarchica contemporanea.

Lottò anche con l'ideale per l'educazione universale; tuttavia, in un passaggio chiaramente Stirneriano, ammette che "in qualche misura un uomo può diventare il suo maestro, il suo proprio istruttore e anche un creatore" [11].
Così come l'anarchismo del XIX secolo e dell'inizio del XX secolo esaltavano il potenziale trasformativo delle scuole alternative, gli ultimi trent'anni (ovvero a partire dagli anni '60, in quanto questo scritto risale al 1999, ndb) sono stati caratterizzati da una graduale perdita di fede nell'efficacia istituzionale di tutte le scuole, siano esse parte del sistema tradizionale che quelle considerate "libere". In molti aspetti, la difesa di Ivan Illich riguardante la "descolarizzazione", ha dato corpo alle astrazioni del "Falso principio della nostra educazione", quando lui, invece, cercava di realizzare la sua esortazione finale: "la conoscenza deve morire e risorgere nuovamente come volontà, e che si crei nuovamente ogni giorno come una persona libera". [12]

Il socialista utopico Charles Fourier, figura rivendicata dalle tradizioni tanto anarchiche quanto surrealiste, aveva formulato una pratica educativa eccentrica, anche se spesso affascinante e spiritosa, che per molti aspetti, era sinceramente anti-autoritaria. Come un genuino proto-femminista, non gli serviva la venerazione che aveva Rousseau per la famiglia o il punto di vista di Bakunin, a volte condiscendente, rispetto alle donne. Di conseguenza, la sua ricerca apparentemente fantasiosa sull' "armonia" -un ordine sociale organizzato in modo tale che la gratificazione del desiderio individuale servisse a promuovere il bene comune [13]-, ha generato una pedagogia anti-dogmatica, in cui i bambini potevano imparare molto sia dai loro coetanei che da persone più grandi. Nel 1909, la decisione del governo spagnolo nell'esecuzione dell'educatore anarchico Francisco Ferrer, fondatore dell'Escuela Moderna (poi emulata da anarchici educatori nell'Europa occidentale e negli USA), aveva mostrato che un governo nervoso potesse percepire costui come una minaccia, anche solo con un modesto tentativo nel far familiarizzare gli studenti con i principi anti-autoritari.

Sebbene le autorità spagnole tentarono in modo poco convincente di coinvolgere Ferrer in un complotto per assassinare il re Alfonso XIII, il rifiuto del regime di piegarsi alle richieste internazionali per il rilascio dell'educatore, era stata motivata da una paura quasi primitiva per la difesa che questo aveva fatto all'educazione laica, razionalista, accettabile nei modelli contemporanei, ma che allarmava l'istituzione educativa cattolica. La risposta del movimento anarco-sindacalista catalano all'intransigenza del governo e della Chiesa, culminò nella "Semana tragica del 1909", un periodo che comprendeva uno sciopero generale a Barcellona e la violenza spontanea della gente contro i simboli e i rappresentanti del cattolicesimo (secondo Joan Connelly Ullman, i lavoratori diedero a fuoco "quaranta conventi e dodici chiese" [14]) Il martirio di Ferrer risultò emblematico, in quanto il ruolo centrale della pedagogia alternativa [risultò] compromesso per gli anarchici. Mentre i successivi radicali disprezzavano parole come "positivismo" e "razionalismo", considerandoli campioni dell'ideologia conformista, l'anti-clericalismo di Ferrer lo aveva portato ad adottare la scienza come un logico antidoto all'egemonia cattolica. Se si considera l'ostilità della Chiesa contro questa concezione dell'aula come laboratorio per il cambiamento, non sorprende che le autorità spagnole avevano espresso preoccupazione per la proclamazione di Ferrer, quando sosteneva che "al bambino, al fine di evitare errori", doveva essere insegnato che era "indispensabile non accettare nulla per fede". [15] Per Ferrer, la scuola poteva servire come luogo di fermento rivoluzionario: come notato da Joel Spring "non si poteva desiderare la realizzazione di una società non-autoritaria...la Escuola moderna era l'inizio di un piano per andare in quella direzione" [16]

Questa tensione tra la fiducia in istituzioni alternative e una debole tendenza alla deistituzionalizzazione, è presente nel cuore della strategia polemica di Illich. Il suo opuscolo fondamentale, La descolarizzazione della società, è estremamente adatta per citarlo, anche per lo stile aforistico nel svelare a fondo le basi comuni del discorso della sinistra. Mentre Illich è decisamente di sinistra, e ha simpatia sufficiente per gente anarchica come Paul Goodman, tra gli altri, egli invoca gente chiamata come Milton Friedman, che cita in una pagina sulle qualifiche di insegnamento, mentre in un'altra pagina approva la dichiarazione di Fidel Castro (citato nel 1970), quando questo diceva che "entro il 1980 Cuba sarà in grado di sciogliere la sua università dal momento che tutta la vita a Cuba sarà un'esperienza educativa". Illich, fedele alla sua vocazione di critico intellettuale, scava maliziosamente nei pascoli al di fuori e conclude che "l'educazione non promuove né l'apprendimento né la giustizia." [17]

Illich nota che "ai consumatori-alunni viene insegnato a essere conformi ai propri desideri come i valori di mercato". [18] Come antidoto al rigido "programma nascosto " della scolarizzazione tradizionale, egli propose di sostituire la pedagogia tradizionale istituzionale con "reti di apprendimento", che avrebbero sostituito le opportunità di scolarizzazione compulsive con opportunità, per gli studenti entusiasti, di approfittare dei centri di comunità di apprendimento e di contatto con i coetanei e con gli "educatori in generale", al fine di condividere conoscenze e competenze. M. P. Smith afferma, senza dubbio, che quando Illich richiami all'attenzione nella ricerca dell'inclinazione legalistica, che prende la tendenza descolarizzatrice all'apprendimento "contrattuale", avviene per l'incapacità di distinguere tra i bisogni formativi dei bambini, adolescenti e adulti, e un "ingenuità sul potere", che "lo esclude dal movimento anarchico" [19] Inoltre, vi è talvolta una strana convergenza di interessi tra i descolarizzatori presumibilmente anarchici e coloro che predicano i diritti della scolarizzazione nella scuola, il cui anti-statalismo tiene un grande debito agli insegnamenti degli apostoli del libero mercato, come F. A. Hayek.

 In ogni caso, è importante notare che "quando si parla di descolarizzazione, Illich non si riferisce tanto a una deistituzionalizzazione completa come una trasformazione delle istituzioni ... ma si riferisce esplicitamente alla necessità di "nuove istituzioni educative formali" "[20], un'aspirazione di perfetta congruenza con gli obiettivi dell'attività autonoma anarchica. Molti anarchici, infatti, hanno lavorato sia da studiosi autodidatti che da intellettuali non-allineati, che hanno superato i limiti della loro educazione formale. La convinzione di Proust in quel "noi non riceviamo la saggezza; dobbiamo scoprirla per noi stessi, dopo un viaggio attraverso l'inesplorato che nessuno può fare per noi" [21], è un mezzo molto idealista del credo della pedagogia anarchico. Ma anche se l'apprendimento più produttivo è di solito autodidatta, la capacità di affrontare o di trionfare sopra la nostra marcia inevitabilmente di lungo corso -a volte senza fine- attraverso le istituzioni educative, ha turbato molti pedagoghi libertaria con mentalità pratica. Il cinema narrativo, che tradizionalmente concepisce l'aula come un microcosmo cinematografico capace di bloccare i conflitti e le contraddizioni dell'infanzia e dell'adolescenza, fornisce un terreno fertile per la mappatura delle vicissitudini ideologiche -e con frequenza estetiche- dell'educazione autoritaria, riformista e antiautoritaria. Le forme in cui le pellicole possono riflettere l'attuale insegnamento e funzionare come una pratica della pedagogiaa stessa, ne parleremo nella prossima sezione.


Continua nella Seconda Parte

Note

[1] Vedere la critica di Giroux nell' "ideologia interazionista" di Rousseau, A. S. Neill, Carl Rogers e Joel Spring in Teoria e Resistenza nell'Educazione: una Pedagogia per l'opposizione (New York, Westport, CT, e Londra, Greenwood Press, 1983), p. 218-220. Va notato che Giroux non usa l'appellativo di "anarchico", nel quartetto di cui sopra; solo Spring, e forse anche Neill, potrebbero essere correttamente identificati come anarchici.

[2] Vedere Julia Simon, Mass Enlightenment: Critical Studies in Rousseau e Diderot (Albany, State University of New York Press, 1995), esp. pp 19-27.

[3] Jean-Jacques Rousseau, Emile, or On Education, trad. Allan Bloom (New York: Basic Books, 1979), p. 93.

[4] Ibid., P. 116.

[5] Jean Starobinski, Jean-Jacques Rousseau: Transparency and Obstruction, trad. Arthur Goldhammer (Chicago y Londres, University of Chicago Press), p. 216. Starobinski osserva che si tratta di un errore di lettura quello di vedere nell' Emile come un "inno al sentimento sconsiderato". Egli dimostra il modo in cui Rousseau costruisce una "trappola sofisticata ... Rousseau suggerisce la necessità di una mediazione (dal momento che hanno sempre bisogno di un insegnante), ma scartarlo allo stesso tempo (in quanto l'insegnante predica il Vangelo di immediatezza)."

[6] Michael p. Smith, I libertari e l'Istruzione (Londra, George Allen & Unwin, 1983), p. 8.

[7] I punti di vista di Godwin in materia dell'istruzione, scelti tra i suoi articoli nell'Enquirer; si cita anche il lavoro di George Woodcock, "William Godwin: uno studio biografico" (Londra, The Porcupine Press, 1946), p. 129.

[8] Max Stirner, Il falso principio della nostra Educazione, o Umanesimo o realismo, trad. Robert H. Beebe, editato da James Martin (Colorado Springs, Ralph Myles, 1967), p. 11.

[9] Ibid., P.27.

[10] G. p. Maximoff (comp.), La filosofia politica di Bakunin: Anarchismo Scientifico (New York, The Free Press, 1953), p. 331-337.

[11] Bakunin è anche citato da Richard B. Saltman ne Il pensiero sociale e politico di Michael Bakunin (Westport, CT e Londra, Greenwood Press, 1983), p. 41.

[12] Stirner, Il falso principio, p. 22.

[13] Jonathan Beecher e Richard Bienvenu, La visione utopica di Charles Fourier: testi selezionati su lavoro, amore e attrazione passionale (Columbia, University of Missouri Press, 1983), p. 420.

[14] Joan Connelly Ullman, La Settimana Tragica: uno studio sull'anticlericalismo in Spagna, 1875-1912 (Cambridge, MA, Harvard University Press, 1968), p. 3.

[15] Francisco Ferrer, Le origini e le idee della Scuola moderna, trad. Joseph McCabe (New York e Londra, GP Putnam Sons, 1923), p. 17.

[16] Joel Spring,  A Primer of Libertarían Education (New York, Free life Editions, 1975).

[17] Ivan Illich, Descolarizzare la società (New York e Evanston, IL, Harper & Row, 1970), p. 11.

[18] Ibid., P. 26.

[19] Smith, I libertari e l'educazione, p. 27-42.

[20] Raymond Allan Morrow e Carlos Alberto Torres, La teoria sociale e l'educazione: una critica alle teorie della riproduzione sociale e culturale (Albany, State University of New York Press, 1995), p. 226.

[21] Proust è citato da Roger Shattuck nel "Insegnare l'insegnabile: Nietzsche, Proust, Kipling e Co.", Salmagundi (n. 108, autunno 1995), p. 9.

http://ienaridensnexus.blogspot.com/2012/05/il-cinema-e-la-pedagogia-anarchica.html


Il cinema e la pedagogia anarchica - Seconda parte 

Prima parte

Il cinema in aula: autorità, riforma e anarchia

Le tesi di Philippe Aries sulla cultura occidentale che ha "inventato" le istituzioni dell'infanzia e dell'adolescenza nel tardo medioevo, ha fornito un punto di partenza storico per una serie di educatori e teorici radicali. L'affermazione di Aries, contestata da alcuni storici, ma non definitivamente smentita, in cui il concetto stesso di innocenza infantile sia uno sviluppo postrinascimentale -alimentato dal passaggio dalla vita della comunità a quello che ora è conosciuto come la famiglia nucleare e dallo sviluppo di una specifica etichetta disegnata per età [22]-, è stato importante per una pedagogia anarchica che cerca di sfidare il potere che esercita sui bambini e sugli adolescenti. La venerazione per quella che viene chiamata l'innocenza dell'infanzia, è risultato una spada a doppio taglio; era stato appartato "la dottrina del peccato originale per arrendersi al culto della virtù originaria del bambino" [23], in quanto non era completamente sano. Il "bambino romantico", ha ispirato l'opera profondamente libertaria di William Blake, ma anche stimolato l'accettazione sentimentale, a ritroso, dell'inevitabilità della dipendenza -e della sottomissione- adolescenziale.

Anche nel XIX° secolo, i cliché sensibili del bambino romantico coesistevano con una stigmatizzazione dei bambini poveri e di strada, considerati "selvaggi". Hugh Cunningham ha mostrato come il discorso del razzismo e dell'imperialismo del XIX° secolo in Inghilterra, coincideva con l'atteggiamento verso i giovani poveri: i bambini che frequentavano le "scuole per straccioni" di Londra, sono stati descritti come "barbari e coraggiosi come gli indiani americani", mentre i bambini delle baraccopoli, presumibilmente non plasmabili, descritti come "arabi da strada", " kaffirs inglesi" e "Ottantotto". [24] La pedagogia riformista tende a mascherare il suo paternalismo con attitudini e terminologia eufemistiche. Per Ian Hunter, la "nuova" pedagogia liberale del XIX° secolo, creata da personaggi della cultura come Matthew Arnold, così come da burocrati dell'istruzione meno noti come James Kay-Shutleworth, hanno adottato una forma di controllo sociale, la cui influenza può ancora essere individuata nella scuola contemporanea. Arnold, un ispettore delle scuole pubbliche e anche critico culturale, ha chiarito lo spirito contraddittorio della pedagogia riformista: il controllo morale dei bambini, in particolare della classe operaia, che erano considerati poco più che animali, legati alla "correzione attraverso l'auto-espressione" [25]

Pertanto, una critica anarchica delle "pellicole d'aula", che rappresentano, e spesso incarnano, i valori tradizionali educativi, deve tener conto del fatto che l'educazione autoritaria è spesso accompagnata da una preoccupazione, anche se paternalistica, con rispetto alla vita interiore e allo sviluppo morale degli studenti. Se "convertire il desiderio dello studente, piuttosto che la volontà del docente, nell'elemento motivatore dell'apprendimento" [26] è il principio guida della formazione anarchica, uno studio delle pellicole d'aula può rivelare come le rappresentazioni del falso libertarismo si alterna spesso con forme adulterate di scolarizzazione autoritaria. Può sembrare presuntuoso considerare le storie pedagoghe nordamericane con i film europei occidentali, perché il sistema scolastico americano, decentrato, offre un netto contrasto con la sua controparte centralizzata, come avviene in paesi tipo Francia e Gran Bretagna. Una certa omogeneità ideologica pervade le pellicole d'aula: seguendo Bachtin, si potrebbe parlare di un "cronotopo" dell'aula, in quanto si fornisce una "matrice multiculturale, spaziotemporale" [27] che dà forma al genere narrativo e alle sue tendenze.

"Hard Times" di Charles Dickens è un racconto sull'aula veramente fondamentale.  Il romanzo può essere considerato una risposta allegorica alle varie norme che avevano convertito la scolarizzazione in qualcosa di sempre più obbligatorio per i bambini della classe operaia. Una forma di educazione senza dubbio coercitiva, ma presumibilmente umana e pratica, sostituiva gradualmente le difficoltà del lavoro minorile. Il fantasma di Mr. Gradgrind, il maestro utilitarista caricaturato allegramente da Dickens, incombe su molte rappresentazioni cinematografiche degli insegnanti autoritari. Il suo entusiasmo privo di fantasia, limitato solo ai fatti, può essere visto anche nelle descrizioni levigate degli istruttori con buone intenzioni, liberali. Hard Times mescola il regno mondano, empirico, dell'aula di Gradgrind con un mondo più sensuale e seducente del circo di Sleary, che con la sua attraente furfanteria realizzata dalla lingua volgare, piena di colore è decisamente anti-utilitaristica. L'adattamento che la BBC ha fatto di Hard Time, è stato l'alteramento sottile dei ritmi del romanzo di Dickens, in modo da tagliare la cruda vitalità del circo con le stampe dell'aula, con cui inizia il romanzo. Il modo di integrare la pedante celebrazione dei fatti da parte di Gradgrind, con il circo e la sua vivificante volgarità, era stata molto efficace, al punto da portare un critico a sostenere che Dickens si era superato. [28] Questo adattamento, in modo di vedere l'aula e il rilassante circo come regni indipendenti, ha offerto la speranza che l'aula stessa acquisiva elementi del circo.

Sebbene pochi maestri [visti nei film di] Hollywood possegono l'involontario brio comico di Gradgrind, molte pellicole di questo genere abbracciano il messianesimo educazionale del quale Dickens scherniva ed enfatizzava lo scisma tra la sobrietà della classe e quello della cultura popolare, con una distorsione che, sicuramente, lo faceva divertire. The Blackboard Jungle (1955), di Richard Brooks, è un esempio paradigmatico di un film in cui viene presentato l'insegnante come un redentore vicino alla santità. In una sostituzione umanista pseudoliberale dell'opposizione ottocentesca tra insegnanti, convertiti in crociati, e studenti "selvaggi", bisognosi di addomesticamento, Richard Dadier (Glenn Ford) è responsabile di una classe turbolenta in una zona periferica: una versione più giovane e irsuta dell'allora presidente Eisenhower. Un giorno Dadier, che non è indifferente alle nuove tecniche educative, decide di far ascoltare alcune registrazioni della sua amata Bix Beiderbecke al suo corso [di ragazzi] indisciplinati. Ma la versione di questa moda che offre Dadier è troppo convenzionale per la sua classe di emarginati urbani. Amano il rock and roll, e con gioia sfrenata riducono in frantumi, senza pietà, i suoi vinili di jazz. Mentre Dickens sfotteva il pragmatismo senza immaginazione di Gradgrind, Brooks ha celebrato acriticamente il liberalismo paternalistico di Dadier.

Verso la fine del film, molti degli studenti si mostrano dispiaciuti e cercano di intraprendere il cammino nel diventare degli osservatori della legge. [29] Questa traiettoria narrativa rudimentale -che potrebbe essere chiamata come un "modello redentore" della pedagogia-, si ripete, con occasionali varianti stravaganti sulle sceneggiature dei film che mostrano studenti urbani indisciplinati:
-To Sir With Love (1967) (in cui Sidney Poitier, che aveva svolto il ruolo di un giovane delinquente in The Blackboard Jungle, si trasforma in una incarnazione afroamericana di Richard Dadier),
-Up the Down Staircase (1967) di Alan Pakula,
-Ciao Professore (1994) di Lina Wertmüller (una versione siciliana di The Blackboard Jungle, altrettanto insopportabile)
-e Dangerous Minds (1995) di John N. Smith, e altri -molti!- film appartenenti a questo sottogenere molto schematico.
The Blackboard Jungle e Dangerous Minds, presentano un protagonista la cui esperienza nell'esercito, li qualifica presumibilmente per l'insegnamento nella periferia urbana, ma l'umanesimo reazionario di queste pellicole impallidisce in confronto al Lean on Me (1985) di John Avildsen, un omaggio alla fantasia di Joe Clark, in cui la particolare opinione del direttore di Newark, sulla disciplina scolastica, si approssima, almeno retoricamente, a una sorta di fascismo educativo. L'ideologia di molti film autoritari che hanno come ambiente l'aula, è rilevata in una forma molto concisa nel protagonista di Bigger Than Life (1956), in cui un insegnante di scuola, impazzito, crede che "l'infanzia è una malattia congenita e lo scopo dell'educazione è curare ciò."
In epoca vittoriana si era sviluppato il concetto che i bambini delle classi superiori, erano dei piccoli selvaggi; il loro addomesticamento educativo, tuttavia, aveva lo scopo di trasformarli in leali servitori dello Stato e  amministratori dell'impero: un processo che ha raggiunto il suo picco nella scuola pubblica inglese. Tom Brown's Schooldays (1940) di Robert Stevenson, un adattamento rispettoso del romanzo di Thomas Hughes, che rende omaggio al direttore del colleggio Rugby, Dr. Thomas Arnold (padre di Matthew Arnold, e personificato con benevolenza grave da Cedric Hardwicke), e questo esempio di anglofilia di Hollywood, rende Arnold come un dio della pedagogia. Il direttore di Rugby era stato considerato un riformatore educativo importante, perché il suo regime, effettivamente, aveva eliminato gran parte del bullismo, nonnismo e sbronze, in modo da creare un ambiente meno assassino. All'inizio del film, viene offerto un discorso nel quale si assicura che Rugby "non è più la scuola di barbari selvaggi, ma composta da giovani timorati da Dio".
Arnold pensava che la scuola potesse contribuire a domare le fondamentali cattive inclinazioni dei ragazzi; l'istituzione non era tanto una comunità di studiosi, ma piuttosto una versione embrionale dello Stato, che in definitiva governava sugli studenti.

Il nazionalismo moralizzante di Arnold e la fervente difesa dei classici come il nucleo del piano di studi, erano continuati anche nel ventesimo secolo. Tuttavia, nei giorni in cui Mike Figgis aveva realizzato una nuova versione della commedia di Terence Rattigan, The Browning Version, nel 1995, il ritratto dell'insegnante disilluso delle lingue classiche, interpretato da Albert Finney, sembrava una parodia che colpiva i valori arnoldiani. Talvolta, la cinematografica immortalava la morte al quale erano sottoposte discipline rispettate come il latino e il greco, annunciata anni addietro dal film Torment (1944), di Alf Sjoberg, nel quale si dipingeva un professore di latino, Caligola, come un sostituto di Hitler. Anni dopo, venne considerato il fascismo reale in retrospettiva nel film di Fellini, Amarcord (1974): in alcuni passi di questo film, il regista riminese derideva le pretese assurde che avevano spinto gli sforzi di Mussolini nel richiamare nelle scuole la grandezza di Roma antica; le sequenze interrelate, mostrano degli scolari giocherelloni che scoreggiano e ruttano, prima di prendere la loro strada verso le classi in cui vengono impartite delle lezioni insensate.

L'insipido autoritarismo che trasmettono gli insegnanti ottusi, presentati in High School (1968), di Frederick Wiseman, è molto più vicina alle tendenze attuali in materia di istruzione di massa, che agli insegnamenti di Thomas Arnold, o chiamate anche ai più recenti valori redentori di autoespressione. Il film condensa alcuni mesi di educazione noiosa in una descrizione, curata con ingegno, di una giornata tipica scolastica, alternando l'orrore e il comico senza averne intenzione. Molti critici hanno osservato, che il furgone che trasporta il latte -decorato con il logo "Penn Made Products"- nella sequenza di apertura del film, si riferisce sia alla missione che tiene la scuola di produrre, a mo di salsiccia, dei cittadini impeccabilmente solidi, come al sarcastico "esame di condizionamento sessuale e definizione di genere" che realizza Wiseman. [30] In ogni caso, nonostante alcune analisi formali ed esemplari di High School, non sono stati presi in considerazione le implicazioni della loro inclinazione maliziosamente anti-autoritaria. Secondo la lunga storia delle scuole superiori americane, scritta in due volumi da Edward A. Krug, il trionfo di quello che è diventato noto con il termine di "teoria dell'educazione come partecipazione", ha prodotto un'ideologia che esaltava la "necessità di un controllo sociale", e promuoveva "l'adattamento severo del singolo al gruppo" [31] Ma Krug ci dice che questa ideologia non ha vinto senza combattere. Nel corso degli anni 20 del XX° secolo, ad esempio, gli ideali educativi del Progressive Education Association (un'organizzazione che, per la maggior parte, esemplificava il programma riformista di John Dewey) hanno sfidato, con successo occasionale, l'enfasi insidiosa sulla standardizzazione.

I fautori della standardizzazione potevano trarre sostentamento ideologico, da ciò che Michael Katz chiamava "l'ironia della riforma della scuola primaria" [32]. Katz racconta come, nel XIX secolo, i cittadini ricchi del Massachusetts avevano promosso l'istruzione secondaria obbligatoria, trovando la resistenza dei cittadini della classe operaia, che rigettava la generosità paternalistica dei magnati industriali. Alla fine, l'ideologia ufficiale aveva trionfato: erano state proclamate le scuole pubbliche come l'incarnazione di un egualitarismo, ma destinato a livellare le differenze tra ricchi e poveri. High School era ancorato ad un ambiente della classe media, in cui gli insegnanti e gli amministratori erano orgogliosi dell'eccellenza del loro programma di preparazione al college; ma la sfilata degli insegnanti e dei burocrati inefficienti che il film mostra, è incondizionatalmente autocratico o languidamente liberale, e riflette la routinizzazione della conoscenza, che è possibile trovare, a diversi livelli, nelle scuole della classe operaia o dei college d'élite.

 Wiseman mescola ripetutamente dei primi piani agli istruttori adulti, seguiti da grandi e medi piani degli studenti annoiati; si stabilisce un ritmo, in cui la "resistenza passiva", talvolta involontaria degli alunni, sgonfia la pomposità dei loro istruttori. Tuttavia, il film non si occupa di presentare i personaggi ad hominem: infilza la pedagogia autoritaria con una critica sistematica. In una lunga sequenza in cui un'insegnante di inglese analizza una canzone di Simon and Garfunkel con i suoi studenti indifferenti -una performance imbarazzante per la scuola-, essa costituisce una critica all'orientamento gerarchico della scuola, i quali educatori, schiacciando gli allievi con una disciplina, appaiono degli istruttori militari particolarmente feroci. In definitiva, le buone intenzioni del corpo docente devono essere scartate in quanto irrilevanti, dal momento che gli individui imperfetti non sono gli unici a generare l'oppressione prevalente nel North-East High School. Una delle sequenze più emblematiche di High School, si concentra in uno scambio dialettico tra l'insegnante di una disciplina e uno studente gracile che insiste che dovrebbe essere esonerato dalla lezione di ginnastica. Il fatto che la scuola deve imporre in forma indiscriminata un regime che esige la sottomissione totale delle regole del corpo e della mente, spesso irrazionali, ricorda le osservazioni di Foucault, in Sorvegliare e punire,  con rispetto alle "tecniche di una gerarchia di osservazione... e un giudizio normalizzatore" [33], la cui standardizzazione si è infiltrata nella pedagogia quando le scuole del XVII secolo introdussero una serie di test che garantivano la regolare valutazione e supervisione. L'attenzione che Wiseman presta agli studenti, si concentrava sugli alunni recalcitranti che vagavano per le sale senza il permesso registrato come la banalizzazione dei riti dell'umanesimo utilitaristico. Il divario tra l'idealismo liberale della scuola secondaria e la realtà della loro noia delineata, ricorda la forma in cui Raymond Williams riassume l'antiutilitarismo di Hard Times: "una fiducia nella ragione, che nel breve periodo è stato la purificazione e la liberazione, e una società reale che si trasforma in alienazione della ragione."[34]

L'insidia della variante nordamericana nel "giudizio normalizzatore" ben potrà servire il tema per Wiseman. In un contesto inglese o europeo, almeno, il riconoscimento delle minuzie di differenziazione tra le classi, conduce ad una consapevolezza di come l'educazione diventi una componente fondamentale della stratificazione sociale più in generale. Basil Bernstein [35], per esempio, fa una distinzione tra codici linguistici "limitati" da condividere con gli studenti della classe operaia nella casa e il codice linguistico "elaborato" imposto all'ambiente scolastico (per non parlare dei vantaggi inevitabili con il quale beneficiano gli studenti della classe media): ciò offre una prospettiva che, per la maggior parte, è esclusa dalla sociologia tradizionale americana. Dal momento che l'ideologia nordamericana accetta, e sostiene, il livellamento delle differenze di classe, e una credenza implicita nell'egualitarismo illusorio, e la fusione degli obiettivi della scuola, fa affermare allo Stato che le High School sono più che perfette negli Stati Uniti che in altri luoghi. Quando, verso la fine del film, un funzionario della scuola legge una lettera di uno studente morto in Vietnam, che stabilisce collegamenti concreti tra i valori civili delle scuole superiori e l'autosacrificio militare, diventa evidente l'indebolimento inevitabile dell'altruismo educativo di John Dewey. Sebbene alcuni radicali, come Henry Giroux, hanno promosso una versione rinnovata del modello di "educazione alla cittadinanza" sollevata da Dewey, resta la circostanza che la sua vigorosa difesa della formazione progressiva, che precede immediatamente quello che potrebbe essere caratterizzata come un ritiro nello sciovinismo liberale -supportato dalla Prima Guerra Mondiale-, illustra il fatto che la riforma dell'educazione liberale soffre di una vulnerabilità persistente rispetto allo spirito del gruppo. [36] Come Stirner proclamava, l'educazione non dovrebbe promuovere la produzione di "cittadini utili", ma di stimolare la formazione di individui autonomi, naturalmente, che non si discostano dagli interessi dei loro concittadini.

Il sequel che ha fatto Wiseman, High School II (1994), affronta le aule aperte di Central Park East a New York City; la preoccupazione della scuola sui "rapporti personali tra docenti e studenti" [37] è, almeno implicitamente, come un postulato empatico alternativo al lavoro documento nella classe alienata di High School. Comunque, se è vero che l'ambiente di apprendimento è meno opprimente in Central Park East che nel suo predecessore cinematografico, i gruppi pedagoghi della Scuola di New York facilitano la produzione di cittadini utili in modo più amichevole, più discreto. Il modello educativo di istruzione di Carl Rogers, concepiva l'educazione non coercitiva come un mezzo per l'auto-trasformazione e non per cambiare la società: "quando si minimizza la minaccia di sé, l'individuo si avvale delle opportunità di imparare, di migliorare." [38] Una riunione più prolungata dei professori, che Wiseman cattura nella sua pellicola, associa un analisi dei punteggi più elevati con la conversazione di quelli che sono più imbevuti della retorica dell'auto-attualizzazione. [39]
High School II e la pedagogia liberale di Central Park East ricorda quello che Dewey chiama a favore, ovvero di "adattamento flessibile" delle istituzioni della società [40] ad un obiettivo il cui esito potrebbe essere una maggiore autostima per l'individuo; ma è certamente lontano dalle aspirazioni della pedagogia anarchica. Se High School II utilizza i luoghi comuni di formazione progressista e ribadisce anche lo status quo, Le Gai Savoir (1968), di Jean-Luc Godard, spoglia della sua compiacenza romantica perfino l'Emilio di Rousseau. Come nel film di La Chinoise e Tout va bien, il gauchismo "maoista" funziona come un anarchismo coperto, di cui il regista rifiuta categoricamente di ammettere. Le Gai Savoir, il cui tema centrale è un dialogo interessato ai paradossi della rappresentazione cinematografica, intercalati da dei frammenti dei mezzi di comunicazione citati con un tono di parodia, viene assegnato a Jean-Pierre Léaud il ruolo di un protagonista di nome Emilio, che mescola l'anomia del New Wave con un radicalismo ingenuo, e a Juliet Berto viene dato il ruolo di Patricia, una militante di sinistra che lavora anche come modella. A differenza della progressione lineare che seguono i film d'aula tradizionali, Godard non è un omaggio a un insegnante messianico o all'istruzione tecnica, ma lavora come un modo esplorativo di insegnamento. Tuttavia, un cenno obbligatorio, quasi parodistico, è diretto a Rousseau; la pedagogia cinematografica, in realtà, ricorda più dei dialoghi filosofici comici come quelli di Denis Diderot, in particolare El sobrino de Ramean e El sueño de D'Alembert.

Su El sobrino de Ramean, possiamo fare un discorso sul fatto ch esso si distingue per una vigorosa forma vertiginosa di argomentazione, promuovendo uno squilibrio filosofico salutare e molto distinto dal liberalismo schematico di Rousseau. Come notato da Elisabeth de Fontenay, Diderot "indebolisce le rivendicazioni del maschio occidentale, quale figura di conoscenza neutra e potere sovrano". Figure marginali come "la suora, il cieco, il nipote di Rameau ... destabilizza l'ordine tradizionale nelle sue cinque forme: politica, metafisica, religione, etica e matematica" [41].
La destabilizzazione postconsumista della categorie estetiche viene mostrata ne Le Gai Savoir e assomiglia al precursore del "testo aperto" di Diderot, molto di più delle certezze concludenti dell'Emilio: in esso vi è una narrativa nella quale il percorso intellettuale dell'eroe si conclude con una felicità domestica non-dialettica.

Il film di Godard è più vicino all'ironia dialettale dell'ironia della "coscienza infelice" di Hegel, un concetto che ha profondamente influenzato El sobrino de Rameau. L'esortazione di Patricia nel "partire da zero ... e vedere se vi è qualche traccia", ricorda la tendenza di Diderot ad oscillare tra onestà intellettuale e quello che P. N. Furbank chiama cinismo "autosovversivo". La spregiudicatezza del film può essere vista come una lucida critica sulle prime ansie del primo strutturalismo per un vero rigore. La voce fuori campo, caratteristica di Godard, per esempio, riferisce che ad Emilio hanno sparato nel cuore, durante una manifestazione, ma che si è salvato grazie ad una copia del Cahiers du Cinema, che teneva nella sua maglia. Godard si rifiuta di scegliere tra cinefilia e una critica politica che è più auto-dolorosa che autenticamente educativa. Il sistema pedagogico di Emilio e Patricia esemplifica questa tensione interna, sia come sintesi poetica che come una politica della rappresentazione.Il primo anno del suo piano di studio alternativo per l'Università, si era dedicato alla raccolta e alla valutazione di suoni e immagini; il secondo allo scomporre questi suoni e immagini; e al terzo, infine, ad una sintesi che si pretende essere hegeliana: una ricostruzione creativa del linguaggio del cinema e della televisione. Gli anarchici possono trovare un buon oggetto di ammirazione in questo nuovo formato dell'Emilio. Il consolidamento del leninismo e della poesia modernista che realizza Godard, sembra la fusione strana tra l'anarchismo estetico e il maoismo dogmatico da parte di Julia Kristeva. [42] Tuttavia, i tributi dati al film sono stati di carattere anti-stalinista (in un'osservazione inaspettata su Patricia, fatta sia dal giornale comunista L'Humanité come il conservatore Le Figaro) e anti-autoritario (si sente la voce di Cohn-Bendit nella colonna sonora), rivelando che Godard non si era arreso alla panacea autoritaria tipica del maoismo reale.
La pedagogía anarchica: Joñas qui aura 25 ans en Van 2000, di Tanner.
Joñas qui aura 25 ans en Van 2000 (1976), di Alain Tanner, si distingue come un versione della pedagogia cinematografica più libertaria e anche altrettanto riflessiva. Il film inizia con un primo piano sulla statua di Rousseau di Ginevra, accompagnato da una solenne voce fuori campo che recita la famosa osservazione del filosofo: "L'uomo è stato incatenato dalle nostre istituzioni". Questo frammento dell'Emilio non riesce a informare il pubblico circa il grande flirt dei romantici con i precetti autoritari: la sua teoria educativa contiene componenti quasi anarchiche che coesistono in forma scomoda sulla convinzione che i bambini hanno bisogno di un' "identità nazionale", capace di infondere dei "valori patriottici ai cittadini del domani" [43]. La dolcezza affettuosa e l'omaggio sardonico che Tanner rende alla generazione dopo il 1968, viene presa al valore nominale del padre riconosciuto dell'educazione progressista e considera la possibilità che gli individui siano in grado di raggiungere l'autoliberazione. Il film ruota attorno alle attività di una comune che si affaccia continuamente alla dissoluzione, e non è certo un caso che molti dei protagonisti siano degli educatori.

Ad esempio, la miscela di militanza proletaria e la capacità pratica dell'agricoltura di Mathieu, un membro della classe operaia, dà una stretta di stato a quella dell' "intellettuale organico", che per quanto strano fosse, era quello che desiderava Gramsci. La tradizione anarchica ha spesso sollecitato, naturalmente, a coltivare i talenti tanto manualmente che intellettualmente, e il pensatore anarco-comunista Kropotkin, faceva riferimento alla "formazione integrale", promuovendo questo ideale con fervore notevole: "una società in cui ogni individuo è un produttore sia di lavoro manuale che intellettuale; in cui ogni essere umano sano è un lavoratore, sia nel campo che in fabbrica" [44]. Mathieu, eloquentemente, organizza e tiene corsi presso la "Scuola libera" della comunità e il suo entusiasmo per l'insegnamento ai più piccoli può essere allineata con la convinzione di Ferrer, ovvero il legame indissolubile tra pedagogia radicale e trasformazione sociale. Tanner e lo sceneggiatore John Berger, nonostante l'ammirazione ovvia per le iniziative educative di Mathieu, decidono di dedicare molto più tempo alla classe di Marco, il più ignorante dei colleghi della comune di Mathieu. Sebbene Jonas da ad intendere che Marco incarna un archetipo del nuovo marxismo, la sua lezione sulla teoria della storia basata sul "filo di salsiccia", miscela il materialismo di un marxista decisamente libertario con un sfiducia anarchica verso il progresso e il lavoro alienante. Le lezioni di Marco, che uniscono la giocosità e la sobrietà, propone che i "pezzi di storia", rappresentati con i pezzi della salsiccia che si tagliano felicemente con una mannaia, può essere utilizzato per dimostrare l'innocenza di una credenza nel progresso continuo. Senza romanzare il punto di vista della storia condivisa dalle società pre-industriali, Marco osserva che il capitalismo industriale ha portato un "nuovo tipo di violenza", in cui è stata sostituita la nozione ciclica del tempo, condiviso dalle società agricole, ad un senso del tempo gerarchico, standardizzato, che ha influenzato la soggettività imponendo "segna l'entrata, segna l'uscita".

L'analisi delle discontinuità storiche che realizza Marco, ricorda il passaggio di Fernand Braudel su un'enfasi degli eventi storici apparentemente "seminali", di una preoccupazione per i modelli più comuni della vita quotidiana [45], e provoca anche delle reminiscenze della storiografia eterodossa di Passagen-Werk di Walter Benjamin. Al contrario, la posizione pedagogica un pò timida del maestro, può allinearsi con gli sforzi di Lev Tolstoj -educatore anarchico e famoso romanziere-, nel far imparare ai bambini contadini curiosi che frequentavano la sua scuola sperimentale, di breve durata. Uno degli insegnamenti più rappresentativi di Tolstoj era: "Dobbiamo insegnare a scrivere ai bambini nelle zone rurali, o dovranno essere loro a insegnarci?". Questa domanda, apparentemente retorica ma sincera, in realtà, riassume alcune delle contraddizioni incontrate dagli educatori antiautoritari come Marco. Gli educatori radicali devono risolvere il dilemma se rifiutarsi nell'alimentare gli studenti con informazioni predigerite, e mantenere una posizione che rimarrà compromessa che resista alle banalita del caldo pluralismo. Come molti sostenitori contemporanei delle scuole libere, Tolstoj concepiva l'educazione come una "conversazione ... un'avventura intellettuale improvvisata" [46]. Le lezioni di storia, con un tono di simulacro culinario che Marco offre, ricordano i fori -crepe non assimilabili- dentro la storia: proprio come il materialismo idiosincratico di Benjamin, questo approccio ha la potenzialità di incoraggiare la riflessione critica, ma che si tinge di un'autocrazia stridente.

Per Susan Buck-Morss, il compromesso di Benjamin con una storiografia di immagini dialettiche -"una rappresentazione grafica, in particolare, della verità" in cui la storia "si fa strada senza una struttura totalizzante"-, ispira il suo desiderio di sviluppare una "filosofia fuori dalla storia" piuttosto che una "filosofia della storia" [47]. Il desiderio di Benjamin, di un metodo storico che evita la certezza della visione teologica passata, esposta da Leopold von Ranke -"il più potente narcotico del XIX° secolo" [48]-, non è dissimile da quella pretesa di Marco, nel senso che l'individuazione delle lacune nella storia -o " buchi"- richiede un paziente lavoro di scavo, può intendere con frequenza che "nessuno capiva" le trasformazioni storiche di un'epoca. L'insegnante geniale ritiene che "il capitalismo stia crollando", ma non condivide la vecchia tentazione di dire che la rivoluzione è dietro l'angolo. A questo proposito il tono della lezione di Marco, assomiglia a quella delle ironie delle lettura che abbondano negli sceneggiati delle trasmissioni radiofoniche che Benjamin destina ai bambini. La disquisizione di Mathieu sulla crisi del "pseudo-petrolio", non offre panacee; incluso quando si chiede se gli studenti "saranno ancora vivi nel 2000." La sua nostalgica rassegnazione assomiglia al millenarismo materialista di Benjamin, compresa la sua convinzione che l'analisi della catastrofe ci può aiutare a percepire "un fulmine o un'illuminazione devastante" [49]

Mentre la lezione di storia di Marco e la versione lirica sulla teoria della crisi esposta da Mathieu sfidano il dogma tradizionale, liberale e conservatore, una sequenza successiva con Marie, la ragazza di Marco, ricostruisce il modello provocatore di educazione anarchica, anche se epistemologicamente debole, suggerito da Tolstoj. Sebbene molte delle tecniche impiegate da Tolstoj nella Jasnaja Poljana ispirarono gli educatori anarchici contemporanei, la sua convinzione che gli educatori devono riportare i bambini ad uno stato di armonia che è sparita a causa degli abusi del civiltà, ha una risonanza ideale ma difficile da accettare senza riserve da parte di molti educatori contemporanei radicali. Gli sforzi di Marco per provocare la partecipazione della classe, allineando le tribolazioni personali Marie con gli interessi sociali più ampi, è coerente con l'affermazione tolstoiana che l'educazione si basa essenzialmente sulla conversazione, sebbene il suo spirito di dubbio radicale appartiene poco all'ambiente quasi teologico della Jasnaja Poljana.

Naturalmente, la noia degli studenti può facilmente deviare l'impegno di un insegnante anti-autoritario: la propensione che a volte presenta Tanner con la sua telecamera nella faccia degli studenti di Marco, rivela qualcosa di un non completo assorbimento mentale; durante la fondamentale lezione di storia, la telecamera rivela che alcuni studenti sono realmente assorti dalla lezione, mentre un altro gruppo sembra davvero annoiato. Tuttavia, la difficile situazione di Marie, una cassiera in un supermercato a Ginevra, che viola invariabilmente la legge nel non attraversare il confine tra la Svizzera e la Francia dormendo quando la giornata lavorativa finisce, provoca una vera e propria empatia degli studenti di Marco per costei. Come molti insegnanti estremisti, Marco vacilla tra le possibilità di emancipazione e la necessità di occuparsi di questioni più banali. Un giorno, Marie appare in aula, annunciando che, al posto di sostenere l'esame previsto, la classe deve "connettere" il suo conoscimento del dilemma di Marie con i "propri desideri". Sebbene si tratti di un tentativo in qualche modo forzato, ovvero nel stabilire le affinità tra le tribolazioni del lavoro, l'irrazionalità di restrizioni legali e la richiesta del desiderio erotico, la sostituzione che effettua Marco delle astrazioni pedagogiche con imbarazzanti riflessioni autobiografiche, si riferisce, almeno in parte, a quello che Roland Barthes chiama come quella pedagogia radicale che combatte la "tirannia del significato imposto"[50]

Marie è, infine, licenziata dal suo lavoro, in quanto ha offerto degli "sconti" generosi e non autorizzati agli anziani e agli indigenti del supermercato, e il film accoglie implicitamente la sua giustizia pratica, improvvisata e distributiva. La sua magnanimità può sembrare intuitiva, ma questo desiderio spontaneo di condividere la ricchezza corrisponde alla tendenza di una minoranza, dentro l'anarchismo del XIX secolo, nominato da Eliseo Reclus come la repuse individuelle: il recupero individuale dei prodotti di lavoro. Secondo Marie Fleming, biografa di Reclus, questo teorico e geografo anarchico riteneva che "c'era poca differenza tra il lavoro nel contesto della società borghese e quello che la legge considera un furto, in quanto entrambe le attività aveva portato all'appropriazione della ricchezza...quindi... recuperare i beni rubandoli, era perfettamente equo" [51]. Sebbene alcuni compagni di Reclus (tra cui Petr Kropotkin e Jean Grave) ritenevano che si trattava di una distorsione insostenibile dei principi anarchici, Marie attualizza in maniera aggiornata la reprise individuelle nell'era del post '68, e che richiama l'osservazione del situazionista Raoul Vaneigem: "il furto è una normale risposta alle provocazioni delle merci" [52]
Con uno spirito analogo, il cortometraggio Barres (1984), di Luc Moullet, esplora l'entusiasmo creativo e comico dell'espropriazione. Barres, nonostante la sua ironica nonchalance, può essere considerato un film educativo, e come mostrato da Moullet con attenzione, vi è il modo migliore per evitare di pagare il biglietto sulla metropolitana di Parigi. Il pubblico riceve le lezioni del come mettere una gomma da masticare nei tornelli (un "destabilizzante"), per eludere le autorità di trasporto e convertire l'evasione del pagamento in uno sport competitivo, intervallato dal prendere in giro la sorveglianza (si dice, che se ci si burla della vigilanza della metro, viene rafforzata "la solidarietà tra le classi") e con citazioni di Pascal spostate in un contesto veramente assurdo. Anche se Barres può sembrare uno scherzo irrilevante, il film insegna al suo pubblico (anche se in alcuni casi vi è una sana dose di ironia gentile) un'utile forma di resistenza collettiva.

La ricreazione ludica del Lehrstücke brechtiano che realizza Joñas e la riformulazione dello slogan di Proudhon "la proprietà è un furto", mostrata in Barres, non si limita ad illustrare le modalità di una pedagogia che potrebbe ricevere l'etichetta di anarchica. Essa funziona come esecizi cinematografici pedagogici che, senza un'eccessiva goffaggine, indicano la via per superare le radicate abitudini endemiche delle forme autoritarie di istruzione. Entrambi i film lottano nel sostenere, e quindi insegnano, la resistenza nel corso di un periodo in cui si spegnevano le speranze radicali. Joñas, il figlio omonimo che è l'incarnazione delle speranze utopiche di Tanner e Berger, funziona come una metafora ambigua per le difficoltà nell'aderire a una politica ed etica anti-autoritaria nei secoli bui. Mentre il film, abbastanza prevedibilmente, lega Joñas ai suoni rilassanti della musica delle balene, risuona anche il tributo indiretto all'eredità di George Orwell sul biblico Joñas, precisamente nel suo saggio "Inside the Whale". "Inside the Whale" è una grande impresa di un avvocato del diavolo, una celebrazione perversa della sensibilità totalmente apolitica di Henry Miller. Ma Orwell, con esagerata manovra retorica, e forse in qualche modo condiscendente, definì Miller come uno "scrittore proletario ... perché la sua passività politica era molto simile alle reali attitudini degli uomini ordinari."[53]
 Sebbene la sensibilità di Tanner e Berger ha poco in comune con Orwell, il radicalismo post '68, di cui Joñas mantiene un precario equilibrio tra la pedagogia anarchica di Marco e Mathieu e le tendenze New Age di personaggi del calibro di Madeleine e Max, la cui preoccupazione centrale -intereressi abbastanza innocui, come l'astrologia e il sesso mistico- può essere ricondotta nella loro delusione al compromesso politico.
 La struttura flessibile pedagogica del film lascia aperta la questione se Joñas seguirà le orme di Marco e Mathieu oppure resisterà al compromesso politico, rimanendo all'interno della balena.


Continua....


Note
[22] Philippe Aries, Centuries of Childhood: A Social History ofFamiliy Life, trad. Robert Baldick (New York, Vintage Books, 1962). Aries è citato da Smith e Spring, tra gli altri. Per una critica di Aries, vedere Leonard Pollock, Forgotten Children: Parent-Child Relations from 1500 to 1900 (Cambridge, Cambridge University Press, 1983).

[23] Peter Coveney, The Image of Childhood: The Individual and Society: A Study of the Theme in English Literature (Baltimore, MD, Penguin Books, 1967), p. 33. Più avanti (p. 92), Coveney ha detto che "per i grandi romantici ... il bambino rappresenta un'immagine attiva, espressione del potere umano contro l'esperienza umana." La differenza che il "concetto di innocenza vittoriana, è proprio di un romanticismo superato" -per esempio- "come il vuoto di Little Lord Fauntleroy" - in cui decade per diventare "qualcosa di statico."

[24] Hugh Cunningham, The Children ofthe Poor: Representations of Childhood Since the Seventeenth Century  (Oxford, Basil Blackwell, 1991), p. 107-108. Cunningham osserva che per Thomas Beggs, i bambini delle baraccopoli sono "orde di predatori di strada" e che "sembravano quasi appartenere a una razza diversa. "

[25] Arnol ha citato Ian Hunter, Culture and Government (Londra, Macmillan, 1988), p. 115.

[26] Paul Avrich, The Modern School Movement: Anarchism and Education in the United States (Princeton, NJ, Princeton University Press, 1980), p. 13.

[27] Vedere anche Michael Holquist, Dialogism: Bakhtin and his World (Londra e New York, Routledge, 1990), p. 107-148. Per una specifica applicazione del concetto di Backtin al cinema, vedere Robert Stam quando osserva che il "cronotopo ... storicizza lo spazio e il tempo", in Roben Stam, Subversive Pleasures: Bakhtin, Cultural Criticism, and Film (Baltimore, MD, Johns Hopkins University Press, 1989), p. 41.

[28] Per ulteriori informazioni sulla produzione della BBC, vedere George Ford e Sylvère Monod, Hard Times:  An Authoritative Text - Background, Sources and Contemporary Reactions, Criticism, 2.a ed.(New York, W. W. Norton, New York, 1990), p. 401-411.

[29] Per un interessante confronto tra The Blackboard Jungle e qualche film più recenti sulle aule, vedere Gilles Gony, «Le prof et la horde: sur Blackboard Jungle, Meryper Sempre et Train of Dreams», Cahiers de la Cinématheque (Dicembre del 1990), pp. 67-73.

[30] Barry K. Grant, Voyages ofDiscovery: The Cinema of Frederick Wiseman (Urbana e Chicago, The University of Illinois Press, 1992), p. 57.

[31] Edward A. Krug, The Shaping of the American High School (Cambridge, MA, Harvard University Press, 1964).

[32] Michael Katz, The Irony of Early School Reform (Cambridge, MA, Harvard University Press, 1968).

[33] Paul Rabinow (comp.), The Foucault Reader (New York, Pantheon Books, 1984), pp. 183-186.

[34] Raymond Williams, «Introduction», en Charles Dickens, Hard Times (Fawcett, New York, 1966), p. 7.

[35] Vedere Basil Bernstein, Class, Codes, and Control (St Albans, Paladín, 1973).

[36] Questa visione contrasta con la visione generosa del liberalismo di Dewey, abbozzata da Robert B. Dewey Westbrook in John Dewey and American Democracy (Ithaca, NY e Londra, Cornell University Press, 1991).

[37] Questa è la descrizione di Wiseman stesso su Central Park East. Vedi Cynthia Lucia "Revisiting High School: An Interview with Frederick Wiseman", Cineaste (Vol. XX, No. 4, 1994), p. 6. Per una esposizione sulla politica educativa della scuola, vedere Deborah Meier, The power of their ideas: Lessons for America from a Small School in Harlem (Boston, MA, Beacon Press, 1995).

[38] Cari R. Rogers, Freedom to Learn (Columbus, OH, Charles E. Merrill, 1969), p. 162.

[39] Ramon Menendez, Stand and Deliver (1987), include una versione di Hollywood più cinica nei confronti di questo approccio dei test standardizzati. Un esame di una maggiore competenza in matematica viene utilizzato come uno stratagemma per rafforzare l'ideologia tradizionale americano di mobilità verso l'alto.

[40] Questo passaggio di Dewey, Democracy and education, è citato in Andrew Delbanco, "John Dewey's America", Partisan Review (Vol. LXIII, n ° 3,1996), p. 516.

[41] De Fontenay è citato in P. N. Furbank, Diderot: A critical biography (New York: Alfred A. Knopf, 1992), p. 68.

[42] Vedere, per esempio, Revolution in Poetic Language, trad. Margaret Walle (New York: Columbia University Press, 1984).

[43] Simon, Mass Enlightenment, p. 58.

[44] Peter Kropotkin, Campi, fabbriche e laboratori, a cura di Colin Ward (Londra, Allen & Unwin, 1974), p. 26.

[45] Vedere Fernand Braudel, On History, trad. Sarah Matthews (Chicago: University of Chicago Press, 1983).

[46] Introduzione di Alan Pinch e Michael Armstrong (a cura di), Tolstoy on Education: Tolstoy's Educational Writings 1861-1862 (Rutherford, Madison e Teaneck, Fairleigh Dickinson University Press, 1982), p. 35. Caryl Emerson dice provocatoriamente che "anche quando Tolstoj potrebbe difendere l'abolizione della gerarchia ... il fatto che il conte Tolstoj si è posto ai piedi dei contadini non ha senso. L'asse non è cambiata. Si tratta dell'onnipresente kto Kogo ("chi fa cosa a chi") ... ma si è trasformato in quello che Bakhtin avrebbe chiamato un "dialogo pedagogico": Qualcuno che conosce e possiede la verità istruisce qualcuno che è ignorante e che agisce in errore". Sebbene la critica di Emerson è senza dubbio vera, questa sembra consolidare che la pedagogia di Tolstoj, e il suo programma, fosse solo di carattere estetico. Vedere il saggio di Emerson "The Tolstoj Connection in Bahktin", Gary Saul Morson e Caryl Emerson, Rethinking Bachtin: Extension and Challenges (Evanston, IL, Northwestern University Press, 1989), pag. 152.

[47] Susan Buck-Morss, The Dialectics of Seeing: Walter Benjamín and the Arcades Project (Cambridge, MA e Londra, MIT Press, 1989), p. 55.

[48] Ibid., p.279.

[49] Jeffrey Mehlman, Walter Benjamín for Children: An Essay on His Radio Years (Chicago e Londra, University of Chicago Press, 1993), p. 25.

[50] Roland Barthes, The Grain of the Voice: Interviews: 1962-1980 (Nueva York, Hill & Wang, 1985) p. 242. (New York: Hill & Wang, 1985) p. 242.

[51]  Marie Fleming, The Anarchist Way to Socialism (Totowa, NJ, Roman & Littlefield, 1979), p. 195.

[52]  Ratgeb (Raoul Vaneigem) Contrihutions to the Revolutionary Struggle Intended to be Discussed, Corrected and Principally Put into Practice Without Delay, trad. Paul Sharkey (Londra, Elephant Editions, 1990), p. 14. "Ratgeb" rileva, tuttavia,  che "la riappropriazione individuale di beni rubati da parte dello Stato e la classe dei padroni è una mera alimentazione del processo di commercializzazione, a meno, queste azioni, che non diventino delle azioni collettive e portino ad una liquidazione totale del sistema."

[53] Alex Zwerdling, Orwelland the Left (New Haven, CT e Londra, Yale University Press, 1974), p. 120.


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