domenica 1 aprile 2012

Furto ed espropriazione


Secondo il “Risveglio”, la soluzione anarchica del problema sta nella risposta al seguente questionario a cui, senza pretese ma con tutta franchezza, ci proponiamo di rispondere nell’ordine che troviamo.

– In linea generale è da consigliare o sconsigliare il furto?
Secondo noi, quando si tratta di fatti che sono proibiti dalla legge e quindi soggetti a sanzione penale, non si consigliano agli altri che con l’esempio proprio. Ma quando, indipendentemente dal nostro consiglio, codesti fatti sono avvenuti e l’autorità si cinge a giudicarli ed a punirli, noi abbiamo il diritto di giudicarli a nostra volta, di spiegarli se ne siamo capaci, di giustificarli anche, se, in coscienza, li consideriamo giustificabili. In quest’ultimo caso a noi incombe anzi il dovere di difenderne gli autori contro le rappresaglie e le vendette dell’autorità. Negli altri, noi non crediamo che l’anarchico possa mai associarsi alle repressioni della legge borghese.

– Giova o nuoce la pratica del furto alla nostra propaganda?
La grande massa degli uomini priva d’alcuna porzione del patrimonio sociale è vittima di un grande furto iniziale che è la proprietà privata. I detentori di privata proprietà hanno legittimato con la legge quel loro furto e con la legge hanno stabilito i modi e le forme con cui deve compiersi il trapasso della proprietà dalle mani di uno a quelle di un altro. E hanno chiamato furto tutti quei modi che non sono contemplati e giustificati dalle loro leggi.
Ma per noi, anarchici, il “furto” preveduto e punito dalla legge borghese ha lo stesso valore del contratto d’impiego industriale, d’affitto rurale od urbano, dell’appropriazione per eredità ecc.: è, cioè, un atto d’appropriazione a vantaggio personale senza corrispettivo di lavoro produttivo o di servizio utile.
Il furto è quindi possibile soltanto in regime di monopolio della ricchezza ed appartiene per sua natura all’ordine di cose fondato sulla proprietà privata.
Vuol dire questo che noi dobbiamo condannarlo a priori, come a priori condanniamo la rendita, l’interesse, lo sfruttamento capitalista, l’eredità?
No. Il disoccupato che ha fame è vittima del grande furto consumato ai suoi danni; e quando “ruba” si toglie una porzione della ricchezza che produsse e di cui fu arbitrariamente — per quanto legalmente — spogliato. Si sono trovati persino giudici borghesi disposti ad assolverlo.
Il diseredato che ruba compie — inconsapevolmente molte volte — un atto di rappresaglia contro coloro che, primi, l’hanno derubato e si restituisce nel possesso di ciò a cui ha in parte diritto — se è vero, come gli anarchici concordemente sostengono, che tutti gli uomini hanno eguale diritto all’uso della ricchezza sociale pel soddisfacimento dei propri bisogni.
La nostra propaganda si svolge in un ambiente dominato dalla morale borghese, tutta devozione ipocrita all’istituto della sacrosanta proprietà e non v’è dubbio che le nostre idee sulla proprietà stessa e sul furto si prestino ai nostri nemici per mettere in cattiva luce le nostre idee e i nostri caratteri.
Ma è pure certo che intorno all’istituto della proprietà noi abbiamo idee e sentimenti di recisa avversione; che il furto parziale illegale non può trovare presso di noi tanta ostilità quanta ve ne trova il furto totale legalizzato; che se non sempre noi riusciamo a giustificarlo, sempre lo spieghiamo come una conseguenza logica inevitabile dell’iniqua, ingiusta ripartizione del patrimonio sociale.

– Dato che un compagno si è trovato una prima volta a dover rubare, bisogna spingerlo a diventare un professionista del furto o distoglierlo?
Bisogna, prima di tutto, non lapidarlo, non schernirlo, non unire la nostra voce d’irosa riprovazione al coro vendicativo dei moralisti venali, dei poliziotti e dei giudici. Perché noi sappiamo — e non abbiamo come i moralisti venali, i poliziotti e i giudici alcuna ragione per fingere d’ignorarlo — che al “furto” non si è dato per passatempo, ma che profonde, spesso tragiche ragioni ve lo hanno spinto.
Poi, se ci sentiamo in vena di precettori, possiamo dirgli: compagno, l’anarchico non ruba mai, espropria, qualche volta. Nel furto la società d’oggi è specializzata ed è armata potentemente a reprimere quelle forme di furto che non le convengono. Rubando tu non risolvi nulla né per te né per gli altri. Non per te, perché dentro e fuori — più dentro che fuori — dalle galere, non avrai un momento di tregua; non per gli altri, perché quando tu riuscissi ad appropriarti la fortuna di un altro non avresti fatto che cambiare il titolare di una proprietà rimasta immutata sui diseredati costretti ad alimentarne col sudore e col sangue i privilegi. E se tu sei veramente anarchico non hai certo di mira di diventare un borghese. Siam d’accordo con te che i titoli della proprietà individuale sono nulli, che la rivoluzione sociale è inconcepibile ove non sia accompagnata dalla totale espropriazione della ricchezza dalle mani di coloro che arbitrariamente la detengono a beneficio di tutti; e se veramente l’inerzia t’umilia, se ti senti cuore e mente, volontà e spirito di sacrificio per lanciarti, sentinella avanzata, nella mischia sociale per sovvenire coi mezzi dell’espropriazione parziale ai molti infiniti bisogni della propaganda e della preparazione rivoluzionaria, nell’operosa attesa che l’ora scocchi al quadrante della storia dell’espropriazione totale, non noi cercheremo nei sacri testi della morale anarchica, la censura o l’anatema. Guarda però che l’attivo è dubbio ed irto di minacce; sicuro invece il passivo, di cui, con tutta probabilità, non resterà che l’esempio d’una rivolta e d’un sacrifizio maledetti dal nemico, scherniti dal volgo, sospetti ai tiepidi, che per riuscire suggestivi dovranno essere ed apparire incontaminati e puri.
E s’egli, compresa la gravità del compito che s’impone, si getta allo sbaraglio e diventa non “un professionista del furto” ma un espropriatore rivoluzionario anarchico — lapidateci, o moralisti censori — ma noi lo rispettiamo e l’ammiriamo come anche voi ammirate gli eroi che ritenete in regola coi precetti del vostro anarchismo morale e incompleto.

– Se v’hanno tra noi compagni di rara audacia, energia e potenza d’azione dobbiamo applaudirli di perderle in volgarissime imprese di furto o grassazione od augurare che servano ad atti d’importanza storica?
I compagni di rara audacia energia e potenza, hanno generalmente anche una chiara coscienza dei propri atti e fanno a meno così dei nostri applausi come dei nostri consigli. Sopratutto, i compagni così descrivibili, non conducono una vita volgare.
Conducono una vita di lotta in cui non è mai un minuto di tregua. Insorti contro il più geloso dei privilegi costituiti, quello per cui esistono sopratutto gli eserciti, le leggi, i giudici, le galere e la morale che nei millenni ha avvelenato la mente e il sangue dei diseredati d’ogni più paurosa superstizione, essi hanno contro di sé più che l’organizzazione dello stato e l’interesse dei privilegiati; hanno contro di sé il pregiudizio devoto delle masse, gli scrupoli atavici dei loro stessi compagni.
Sono soli, o quasi, a proclamare la giustizia della loro causa, e la proclamano offrendo l’olocauso della propria libertà, del proprio sangue, della vita.
E non è “volgarissima” impresa quella a cui s’accingono. La proprietà privata è come il monarcato, il parlamento, l’esercito, un’istituzione d’un ordine sociale che la rivoluzione da noi preconizzata aspira ad eliminare. Quando Bresci attenta al re, quando Vaillant attenta al parlamento, quando Masetti spara su di un colonnello, noi tutti comprendiamo che il loro atto ha un contenuto di giustizia ed è determinato da un’aspirazione alla libertà che palpita nei cuori dell’universale. Chi oserà negare che non sia un identico contenuto di giustizia nell’atto di Pini che espropria il ricco e restituisce alla collettività perché si armi a conquistare la libertà a cui ha incontestato diritto?
Di volgare nell’espropriazione rivoluzionaria è soltanto al paura dei borghesi e l’omaggio anarchico alla morale che li protegge.
In quanto ai nostri desideri, noi non possiamo che augurare che colui il quale si mette sul terreno dell’espropriazione rivoluzionaria sappia nella buona e nell’avversa fortuna mantenersi uomo di fede, degno delle idee d’emancipazione sociale che professa. Il trionfo della rivoluzione sociale sarà nello stesso tempo un atto di giustizia politica e d’espropriazione economica e nel quadro storico in cui quella matura un grande atto di giustizia economica può assurgere alla stessa importanza d’un grande atto di giustizia politica.

– Il genere di vita che deriva da tale illegalismo eleva od abbassa l’individuo?
E un genere di vita che comporta promiscuità pericolose. Per uno che ha coscienza, ve ne sono forse cinque o dieci che non ce l’hanno, o la perdono. Perché il denaro è corruttore e molti che cominciano coll’espropriare, finiscono poi per rubare nel senso volgare, borghese della parola.
Ma quell’uomo c’è, c’è stato, ci sarà sempre; la sua vita è fatta di sacrificio, di audacia e di fede e nessuno di noi ha il diritto di inveire contro di lui.
Del resto, poi, quell’ambiente non è più corruttore degli altri che in intensità. Tutta la società in cui viviamo è corruttrice. Ci sono i propagandisti dell’anarchia che adolescenti mossero i primi passi insieme a noi e son finiti al parlamento, al governo, nelle sinecure sindacali, o son rientrati nei ranghi della gente per bene che bada ai fatti suoi. Vuol dire questo forse che tutti i propagandisti vanno diffidati, condannati?
Non lo penso. L’anarchico che diventa ladro, è in rapporto a quello che diventa espropriatore, ciò ch’è l’anarchico finito in parlamento in rapporto all’anarchico rimasto anarchico: un transfuga.

– Cosa insegnano le esperienze già avute, in quale senso, cioè, sono concludenti?
Devo confessare la modestia delle mie esperienze in materia. Ma posso dire che se molti i quali amano atteggiarsi ad anarchici espropriatori hanno evidentemente mal compresa la propria vocazione — come molti che si credono altrettanti Bresci o Kropotkin hanno mal compresa la loro — esistono veramente uomini superiormente dotati che all’espropriazione rivoluzionaria si danno anima e corpo, con fede e disinteresse assoluti, convinti di affondare il piccone demolitore nel più solido istituto dell’ordine costituito, facendo opera due volte benemerita perché è esempio di ribellione in un campo chiuso dall’insuperata barriera di secolari devozioni e timori e perché il risultato delle loro audacie può servire ad alimentare le infinite iniziative rivoluzionarie che stanno loro a cuore.
Secondo il mio modo di vedere la loro attività ha, sinora, maggior valore in quanto è esempio di ribellione temeraria e di sacrifizio eroico, che non in quanto sia riuscita a sopperire ai bisogni delle altre attività rivoluzionarie. Ma, per me, il valore morale dell’esempio è infinitamente superiore a quello materiale del profitto. Non il denaro farà la rivoluzione sociale, ma il disprezzo del pericolo e delle sante istituzioni.

– L’ambiente in cui viene a trovarsi l’illegalista, la necessità di cedere la refurtiva a prezzi derisori, i contatti colla peggiore depravazione non fanno di lui un corrotto, uno sfruttato, un brutale?
Chi pone questa domanda pensa evidentemente ai ladri incoscienti, buttati al furto dalla cattiva conformazione della società, nei quali noi vediamo più delle vittime che dei colpevoli, contro i quali in ogni modo, noi lasciamo ai preti e ai giudici il triste compito d’inveire.
Noi discutiamo degli anarchici espropriatori, i soli che c’interessino, pel momento. E se non esitiamo a riconoscere che, dato l’ambiente in cui sono costretti a muoversi, possono essere facile preda dell’ingordigia dei ricettatori, quindi sfruttati, non riusciamo a comprendere perché debbano essere necessariamente dei corrotti e dei brutali.
Se hanno una coscienza illuminata da un grande ideale — ed allora soltanto restano anarchici — ed a questo, con abnegazione suprema, fanno dono della libertà e della vita, nel cimento quotidiano ineffabile; se nel martirio delle lunghe infernali detenzioni hanno dimostrato di saper essere uomini sempre, incutendo in ogni più avversa occasione ai loro stessi aguzzini, il rispetto alla loro dignità di uomini e di anarchici, vuol dire che quella coscienza può e sa resistere alle corrosioni dell’ambiente e che della rettitudine e della delicatezza dei sentimenti possono essere in grado di dare esempio, anziché riceverlo.
Si dirà ancora che qui si parla d’eccezioni e che la regola è ben diversa.
Ma non è così in tutto il movimento anarchico, la tutti i movimenti rivoluzionari dove molti possono bensì fregiarsi del nome, ma pochi vivono la sostanza intima dell’idea?

M.S.


[L’Adunata dei Refrattari, anno IX, n. 12 del 5 aprile 1930]


http://www.finimondo.org/node/726

Causa y Venganza


La Vanguardia Organizada del Pueblo (VOP) ajustició a un pequeñoburgués, 4 carabineros y un ex-ministro de Chile. Cometió más de 40 expropiaciones para financiar a la lucha armada y para autogestionar un kibutz que llevaban a cabo en Santiago. “Un amplio prontuario delictivo” como le gusta llamarlo a la prensa y a la historiografía oficial.
El 8 de junio de 1971 un grupo de la VOP asesina a Edmundo Pérez Zujovic. Esto no sólo con el único motivo de hacer “justicia” por sus propias manos, ante la Masacre de Pampa Irigoin. También había un objetivo de fondo, más importante aun (sin desmerecer el acto de venganza). Dicho objetivo era el tensionar aun más el clima político que se vivía desde la llegada al poder de la Unidad Popular (UP), en 1970.
Con la tensión ya latente, sería inminente un Golpe de Estado por parte de la derecha. Asimismo, el pueblo se levantaría en armas para oponerse al golpe fascista, dando paso así, mediante un acto individual y pequeño, a una insurrección popular de masas.
Sería el último paso para la toma de poder, por completo, de parte de lxs pobres de Chile.
No resultó. Las cosas se dieron de otra manera.
El propósito de éste cuadernillo no es aportar con un trozo de historia para relatar como anécdota ni lloriquear porque esta historia no aparece en los libros de historia. El propósito es ser un aporte en el mejor conocimiento de un grupo armado, pero, al igual que la VOP, tenemos un objetivo de fondo: el ser un aporte en la tensión-discusión en torno a la venganza, los ajusticiamientos y al hecho de “desenfundar los fierros” en la Guerra Social.
Que la palabra sea arma.

Causa y Venganza
21,5 x 14 cm
60 páginas
Trueque o $600

http://entropiaediciones.noblogs.org/

VIÑA DEL MAR, CHILE: URGENTE !!! POLICÍA DISPARA A COMPAÑERO ANARQUISTA


POR SOLIDARIDAD ANARQUISTA


Ayer 30 de marzo, por la tarde, nuestro hermano se encontraba en un ciber café actualizando nuestra pagina y al terminar todo bien, se retiro del ciber café y al parecer una persona le robo la cartera a una mujer mayor y la policía le salio persiguiendo, ya que estos uniformados son unos gordos de mierda que con solo correr 15 segundos ya se cansan, optaron por usar su arma de servicio y propinaron un disparo, dada la coincidencia de que esa bala dio en el pecho del hermano Anarquista bengalas, a tan solo 9 metros de distancia la bala entro por el pecho saliendo por su espalda, nuestro hermano no tuvo tiempo ni de reaccionar y callo de rodillas al suelo dejando un gran charco de sangre a su alrededor, gracias a personas anónimas que estaban en el lugar detuvieron la hemorragia y le aplicaron primeros auxilios, llamando a una ambulancia e impidiendo que los uniformados se acercaran al cuerpo del hermano para que no pudieran quitar ninguna prueba ni cambiar nada de lugar, el compañero fue llevado al Hopistal de Viña del Mar (Chile) y hasta el momento aun no recupera la conciencia.


Hace menos de medio año otro miembro del Colectivo Solidaridad Anarquista resulto asesinado por un grupo de Neo-Nazis y hasta el momento los culpables siguen en libertad, no creemos que esto sea casualidad, ya que a otrxs miembros del colectivo les han llegado textos de amenazas o llamadas anónimas con amenazas, desde el colectivo queremos decir que no nos vamos a callar ni tampoco vamos a dejar de luchar por lo que creemos justo, y que nuestro compañero bengalas se recuperara y seguirá luchando por sus principios e ideales.

En cuanto tengamos mas información sobre nuestro hermano, les informaremos.

http://materialanarquista.espiv.net/2012/04/01/vina-del-mar-chile-urgente-policia-dispara-a-companero-anarquista/#more-9040

Aumentan las agresiones fascistas y paraestatales


Van aumentando las agresiones de grupos fascistas organizados, con la colaboración y el respaldo de las fuerzas represivas y con el apoyo de la propaganda de los medios de desinformación y manipulación.

El martes 27 de marzo los fascistoides del grupúsculo neonazi Jrisí Avgí (Aurora Dorada) atacaron la Asamblea Abierta de Anarquistas de los barrios del Cerámico y de Metaxurguío, destruyendo el tablón de anuncios de los textos y las acciones de la Asamblea.

Como comentan los miembros de la Asamblea en un corto comunicado suyo, en el contexto del temor generalizado que se está cultivando en los barrios del centro, el grupúsculo neonazi Jrisí Avgí y sus lacayos, jugando el papel del sheriff, destruyen todo lo que está en contra de su ideología fascista, aterrorizan y hacen bravuconerías. La auto-organización en los barrios, nuestra solidaridad y ayuda mutua, es nuestra respuesta a los matones fascistas.

El jueves 29 de marzo un grupo de unos 30 matones fascistas, armados con navajas, cuchillos, palos y barras de hierro, invadió el territorio del campus universitario de la Universidad de Atenas y atacó a miembros del local auto-organizado, estudiantes anarquistas y libertarios y de la Izquierda extraparlamentaria, lesionando a tres de ellos. Uno de los lesionados está gravemente herido y hasta el momento está hospitalizado.

Como resultado de la agresión fascista se disolvió la asamblea que se estaba celebrando en aquel momento en la Facultad de Matemáticas. Muchos de los estudiantes libertarios e izquierdistas se defendieron y rechazaron a los fascistas armados. A continuación se convocó una marcha antifascista por los barrios colindantes y se rompieron las oficinas de un grupúsculo neonazi que ha ejecutado muchos ataques asesinos contra inmigrantes, luchadores y antifascistas. También, en el área de la ciudad universitaria se destrozaron los tablones y despachos de un grupo ultraderechista.

A juzgar por el carácter organizado y coordinado de esta agresión y el cómo cubrieron la noticia los medios de desinformación, se trata de una acción planeada con antelación y con ciertos objetivos. Las emisoras televisivas hablaron de un grupo de “extra-universitarios”, “desconocidos” o “encapuchados”, evitando la mínima referencia a su bando político fascista-neonazi. De este modo presentaron el suceso como “una vendetta entre bandillas de encapuchados violentos y estudiantes agresivos”, que tienen que ser echados de los espacios universitarios y tienen que ser reprimidos, sea como sea. También, no dejaron de hacer reiteradas referencias al asilo universitario, presentando esta “situación insoportable” como una consecuencia de la falta de eliminación, en la práctica, del asilo universitario.

En vez de analizar más la coalición y acción coordinada de todas estas escorias, recordemos un lema que siempre está en la actualidad: “Maderos, tv, neonazis, todos los hijos de puta trabajan juntos”.

http://verba-volant.info/es/aumentan-las-agresiones-fascistas-y-paraestatales/#more-2859

Sale El Amanecer, periódico anarquista, nº 7, Abril 2012, desde Chillán


Compañerxs,
Ya está listo para deambular por todos los rincones de Chillán y algunos lugares más, la nueva edición de El Amanecer, publicación mensual anarquista. Este número sale con el diseño definitivo del periódico, además de contar con artículos y noticias exclusivas, entre las cuales aportamos con:

El Desertor, breve cuento anarquista
Ni olvido, ni perdón al asesinato de Nelson Vildósola
Sobre los cuatro presos asesinados en la cárcel de Chillán
Breve reflexión sobre la capucha
Amor a los compañeros, odio a los enemigos
Situación actual del compañero Tortuga
Presencia libertaria y movimiento estudiantil del 2011 en Chillán
¡Aysén no es Protesta! ¡Aysén fue Revuelta!
Eres tu propio representante, algo más sobre Aysén?
Compañerx, prepárate para lo que se viene
No queremos la revolución de los trabajadores, queremos la revolución de los individuos
A multiplicar la propaganda anarquista
Reseñas: “Un pequeño significado” y “Es Violencia, canción por Nancho, cantautor de Chillán”
Aprovechamos de mandarle un cariñoso abrazo a los compañerxs de El Sol Ácrata y a lxs hermanxs que hacen posible El Surco, sin olvidarnos de saludar a todas las demás actuales y futuras publicaciones anarquistas. ¡¡Fuerza y que sus existencias sean por siempre!!

También, saludamos a lxs compañerxs que nos han escrito solicitando que les enviemos periódicos para que distribuyan en otras ciudades, de a poco iremos enviando a medida que nuestra cantidad de ejemplares se vaya aumentando, pero de momento les invitamos a imprimir y fotocopiar con sus propios medios, quizás el papel no sea el mismo que nosotrxs usamos pero lo que importa es la propaganda.

Para multiplicar por todas partes El Amanecer.

-Léelo online

http://periodicoelamanecer.files.wordpress.com/2012/03/periodico-anarquista-el-amanecer-abril-2012.pdf



-Descárgalo
http://www.mediafire.com/?rjqgr7p57m24vug


La propiedad privada es un robo,
¡¡¡Propágalo por todas partes!!!

Italien: Nachricht vom NO TAV Aktivisten Luca Abbà aus dem Krankenhaus in Turin


Luca Abbà stürzte am 27. Februar diesen Jahres von einem Strommasten im Susa-Tal ab, als die Bullen versuchten ihn dort runter zu holen. Er war darauf geklettert, um damit gegen die Räumung einer Hütte, die von NO TAV-AktivistInnen errichtet wurde, zu protestieren. Er befindet sich weiterhin im Krankenhaus, da er sehr schwer verletzt wurde bei dem Sturz. Im Susa-Tal geht unterdessen der Widerstand ungebrochen weiter. Auf linksunten.indymedia.org gibt es in regelmäßigen Abständen in deutscher Sprache, u.a. hier, hier und hier. Den Brief von Luca übernehmen wir von der Webseite des griechischen Übersetzungkollektivs ContraInfo.

http://linksunten.indymedia.org/de/node/55584

http://www.abc-berlin.net/tag/tav-projekt

http://linksunten.indymedia.org/de/node/57292
http://linksunten.indymedia.org/de/node/56415
http://linksunten.indymedia.org/de/node/55669


http://de.contrainfo.espiv.net/2012/03/25/italien-nachricht-vom-no-tav-aktivisten-luca-abba-aus-dem-krankenhaus-in-turin/



In Berlin wird es in den nächsten Wochen eine Infoveranstaltung über den Widerstand gegen das TAV-Projekt geben. Achtet auf Ankündigungen.

Italien: Nachricht vom NO TAV Aktivisten
Luca Abbà aus dem Krankenhaus in Turin
Ein paar Wochen nach den Ereignissen in Clarea, am Montag, den 27. Februar 2012, scheint es mir angebracht, allen FreundInnen und GenossInnen, die mir nahe stehen, ein paar präzisere Informationen zu meinem Gesundheitszustand mitzuteilen.

Wie ihr schon wisst, befinde ich mich seit ein paar Tagen außer Lebensgefahr aber selbst, wenn sich meine Situation verbessert hat, ist mein Zustand immer noch ziemlich ernst.

Die schlimmsten Verwundungen, die noch verheilen müssen, sind Verbrennungen, die durch den lebensgefährlichen Stromschlag verursacht wurden, aber die Verletzungen vom Sturz haben sich auf jeden Fall gebessert.

In den kommenden Tagen, werde ich mich mehreren plastischen, chirurgischen Eingriffen unterziehen müssen, um die Körperteile, die durch Verbrennungen bedeckt sind, zu behandeln.

Ich bin immer noch ans Bett gefesselt und kann meine Extremitäten nicht selbst bewegen, somit bin ich bei Alltagsdingen abhängig von Krankenschwestern/pflegern und Verwandten.

Ich möchte mich bei allen bedanken, die mir bis jetzt zur Seite gestanden haben und die mich ihre Solidarität und Anwesenheit spüren lassen haben.

Ich bitte euch alle, noch ein wenig Geduld zu zeigen (ich sollte der erste sein, der sie hat), bis ich fähig bin, euch in einem guten Zustand zu umarmen und zu begrüßen.

Mein besonderer Dank gilt meinen Verwandten und meiner Partnerin Emanuela, die einen schwierigen Moment zu überstehen hatten; auch deshalb, bitte ich alle, den Druck, der auf ihr lastet zu verringern, weil sie in dieser ganzen Sache schon mehrere Rollen zu meistern hat.

Ich werde sicherstellen, dass ich jedEn EinzelnEn von euch persönlich kontaktiere, sobald die Dinge besser werden und mir ermöglichen, dass ich euch ruhiger treffen und begrüßen kann.

Im Moment unterliege ich zu Recht den strengen Regeln der „speziellen Krankenstation“ des Turiner CTO Krankenhauses, deshalb existieren stark eingeschränkte Besuchsregeln, der Besuch ist Verwandten und engen FreundInnen vorbehalten.

Meine Bitte ist, diesen Brief in all den unterschiedlichen Zusammenhängen zu verbreiten, die die Fortschritte in meinem Fall mitverfolgt haben, in der Hoffnung, dass er nicht zum Objekt von Medienspekulationen wird. Ich freue mich darüber von euch Nachrichten und Kontakte zu euch zugeschickt zu bekommen, ich kann euch aber nicht garantieren, dass ich euch allen bald einzeln antworten kann.

Die Adresse, an die ihr mir schreiben könnt, ist: Frazione Cels Ruinas 27 – 10050 Exilles (TO), Italia

Aus einem Krankenbett, 21. März 2012
Euch allen Stärke und Freude

Luca Abbà

http://www.abc-berlin.net/italien-nachricht-vom-no-tav-aktivisten-luca-abba-aus-dem-krankenhaus-in-turin

Solidarität von Autoritären gegenüber Anarchisten? – Ein Brief von Alessio aus dem Gefängnis in Italien


Folgende Passage wurde von den Gefährten von CetteSemaine übersetzt:
http://cettesemaine.free.fr/spip/article.php3?id_article=4865


Wir wissen, dass die Frage der Solidarität gegenüber der Repression, und besonders gegenüber der Einsperrung von Kameraden nicht immer eine selbstverständliche ist. Um nicht jedes mal bei Null zu beginnen, übermittelt uns die Erfahrung, dass eine der Art und Weisen, sich nicht niederschlagen zu lassen und seine Solidarität auszudrücken, jene ist, den Kampf fortzuführen, während wir auch die Ideen verteidigen, die wir mit den Kameraden teilen, die eingeknastet sein. Es ist hauptsächlich aus diesem Grund, dass, angesichts der Repression mit den Autoritären “Einheitsfronten” zu bilden (ohne von den Gewerkschaften und den Linksparteien zu sprechen) nur zur Verwirrung und zur Abschwächung eben dieser Ideen, des Wieso unseres Kampfes für die Freiheit beitragen kann.
Unglücklicherweise geschieht es gelegentlich, dass gewisse Autoritäre versuchen, ihr Salzkorn unter den Elan von Solidarität gegenüber Kameraden zu mischen, trotz der Positionen der Eingesperrten oder jener, die sich in den Strassen und Versammlungen ausdrücken. Eine der Möglichkeiten, auf diese Rekuperation zu erwidern, kann es also sein, seine eigenen Inhalte klarzustellen, wenn dies nicht ausreichend getan wurde, oder, indem man beispielsweise öffentlich, von der einen oder anderen Seite der Gitterstäbe aus, ausdrückt, wieso ihre “Solidarität” nicht jene ist, die willkommen ist.

In Italien ist Alessio einer jener Kameraden, der nach den Hausdruchsuchungen vom vergangenen 26. Januar infolge der Konfrontationen im Val Susa im Sommer 2011 in Untersuchungshaft genommen wurde. Noch immer im Gefängnis von “La Vallette” von Turin eingesperrt, hat er schon mehrere Briefe geschrieben. Gleich nach den Verhaftungen haben zwei Orte von Napoli, die an die sozialen Zentren (post-Disobbedienti) gebunden sind, ein Kommuniqué der “Solidarität und Komplizenschaft” mit ihm veröffentlicht. Nachdem er drinnen davon erfuhr, hat Alessio eine Woche später einen Brief veröffentlicht, in dem er zwei drei kleine Punkte klarstellen will. Wir veröffentlichen hier eine Übersetzung davon.

Antwort von Alessio auf des Solidaritätscommuniqué von Ska und Officina99

Im Bezug auf das Solidaritätscommuniqué von Ska und Officina99 empfinde ich das Bedürfnis, einige Präzisierungen anzubringen. Nur einige Linien, die sehr einfach zu verstehen sind, wenn man sie mit Aufmerksamkeit liest, anschliessend werde ich nicht mehr darauf zurückkommen, zumindest nicht, solange ich nicht von einem anderen, ebenso abstossenden Communiqué wie diesem dazu gewungen werden sollte.

Die Worte, und vor allem die Texte, haben immer ein Gewicht, es ist also wichtig, sich dessen bewusst zu sein, wenn man sich an andere Individuen richtet, vor allem, wenn sich diese letzteren im Gefängnis befinden.

In eurem Communiqué behandelt ihr mich als einen Kameraden, der sich gegen dieses faschistische System, in ökologischen Kämpfen, gegen die Präkarität und in der Verteidigung von Gebieten engagiert.

Ich erinnere euch daran, dass ich Anarchist bin. Ich engagiere mich nicht im Kampf als ob es eine Sonntagsbeschäftigung wäre: ich suche tagtäglich nach Ansetzpunkten für den Angriff und ich benutze diese um das bestehende politisch-ökonomische System zu treffen. Als Anti-autoritärer verachte ich jedes Machtsystem, sei es Demokratisch oder Faschistisch, Kommunistisch oder Liberal. Ich kämpfe gegen den Staat und das Kapital.

Und es ist eben weil ich den Staat als Wachhund des Eigentums der Bosse betrachte, dass ich mich widerholt mit seinen bewaffneten Truppen konfrontierte.

Es ist gewiss nicht aufgrund von ökologistischen Anwandlungen, dass ich gegen die Öffnung von neuen Müllanlagen [in Napoli] oder gegen den Bau des TAV [im Val Susa] kämpfe. Ich habe in diesen Kämpfen schlicht meine Methoden und meine Ideen beigetragen, um die Macht zu bekämpfen. Denn ich betrachte die Solidarität als eine Waffe und ich weiss sie zu benutzen.

Ihr erlaubt euch ausserdem, meine Aktion mit den Kämpfen gegen die Prekarität zu verbinden. Es gäbe nichts fälscheres.

Ich bin für die komplette Zerstörung des Eigentums, ich betrachte den Betrug der Lohnarbeit, was auch immer ihre Form ist, als einen Krebs, der die Individuen in einwilligende Wesen verwandelt hat, die sich für etwas mehr als 30 Jahre [Anspielung auf den Kredit, Anm.d.Ü.] irgendeiner beliebigen Schweinerei der Bosse gefügt haben.

Dieser Ersatz für das Leben, in dem wir anderen Ausgebeuteten uns täglich abmühen, basiert auf der Produktion von Waren und Dienstleistungen. Und die Verwantwortlichen von all dem sind auch die Arbeiter. Ob sie nun prekär oder mit einem Vertrag auf unbestimmte Dauer angestellt sind.

Was die Verteidigung von Gebieten betrifft, da irrt ihr euch in mir.

Ich interveniere in Gebiete dieser Art, weil ich mir bewusst bin, dass sich die Arroganz der Macht überall ausdrückt.

Und ich stelle micht folglich überall entgegen, sei es zwischen den Mauern eines Gefängnis oder auf der Strasse. Es ist überall notwendig, zu kämpfen, um dafür zu sorgen, dass sich die soziale Konfliktualität immer mehr entzündet, ohne irgendeine Mediation mit den Institutionen.

Besonders in Anbetracht dieser letzten Aussage will ich euch herzlich einladen, euch nicht mehr zu erlauben, und sei es von fern, euch meine Komplizen zu nennen.

Ich bin Komplize mit Individuen, die während den Angriffen gegen die Macht über keinen anderen Schutz verfügen, als die Praktizierung ihrer Ideen, die Respektierung des gegebenen Wortes und die Abwesenheit von politischem Kalkül, ohne irgendeine Mediation mit dem Staat und seinen Institutionen.

Ich werde abschliessen, indem ich eine letzte Sache anmerke: wenn ihr behauptet, eure aktivistische Solidarität mit all jenen auszudrücken, die im Griff des bewaffneten Arms des Staats sind, habt ihr dann im Kopf, dass es im Gefängnis ganze Sektionen gefüllt mit Denunzianten, Drecksäcken verschiedener Art und Faschisten gibt?

Denkt gut darüber nach: Als Anarchist bin ich für die vollständige Zerstörung des ganzen Knastsystems. Ich würde nicht einmal einem Denunzianten das Gefängnis wünschen, aber ich würde mich davor hüten, ihm meine Solidarität zukommen zu lassen.

Wie ich am Anfang dieses Textexs sagte, die Worte wie die Schriften haben eine Gewicht, es wäre angebracht, gut darüber nachzudenken.

Alessio del Sordo

Um ihm zu schreiben:

Alessio Del Sordo
c.c. via pianezza, 300
10151 – torino
italie

Übersetzt aus dem Italienischen. Die genannte Solidaritätserklärung wurde am 27. Januar auf Indy Naples publiziert, die Antwort von Alessio auf arragia am 5. März.

http://napoli.indymedia.org/2012/01/27/solidarieta-per-alessio-libero-subito-liberi-tutti/

http://arraggia.noblogs.org/post/2012/03/05/risposta-di-alessio-al-comunicato-di-solidarieta-di-ska-e-officina99/


http://andiewaisendesexistierenden.noblogs.org/post/2012/03/27/solidaritat-von-autoritaren-gegenuber-anarchisten-ein-brief-von-alessio-aus-dem-gefangnis-in-italien/