martedì 1 maggio 2012

Lettera agli aspiranti suicidi

Se ci rivolgiamo a voi, uomini e donne che siete arrivati in fondo al disgusto e che niente e nessuno potrà più sottrarre a un tragico destino, non è per ricordarvi un dovere inesistente nei confronti di una vita che non merita di essere vissuta.
 
Non mancheremo di rispetto alla vostra decisione, perché voi e solo voi siete in grado di conoscere l’esatta misura del dolore e dell’angoscia che stanno avvelenando la vostra esistenza. Chi non prova quel dolore, quell’angoscia, chi non li ha mai nemmeno sfiorati perché baciato dalla fortuna o rincoglionito dalla fede, non ha ragione alcuna di biasimare la vostra fatale determinazione.
 
Non vogliamo quindi impartirvi alcuna predica, né trattenervi dal mettere in atto il vostro proposito. Intendiamo solo chiedervi un favore, un piccolo favore per voi che avete deciso di abbandonare questo mondo, ma che darebbe una gioia enorme a noi che per il momento abbiamo deciso di rimanerci. Poiché siete risoluti a intraprendere il Grande Viaggio, già che ci siete non potreste portarvi dietro qualcuna delle note iatture che hanno reso insopportabili i vostri giorni su questa terra? 
 
Voler compiere l’ultimo passo in solitudine è comprensibile, è umano. Ma farlo in compagnia è sublime, è divino. Inoltre, cosa avreste mai da temere? Per una volta nessuno verrà ad importunarvi, rinfacciandovi le conseguenze del vostro gesto. Per fare un esempio, potreste inghiottire il vostro veleno solo dopo averlo fatto assaggiare al deputato che per anni ve l’ha data a bere. Volete aggiungere un po’ di peso al vostro cervello? Va bene, ma non prima di averlo distribuito in quello del direttore di banca che vi ha rovinato. Se invece volete stringervi il cappio al collo, sarà bene che prima vi alleniate con il collo dell’industriale che vi ha licenziato. Prima di andare nell’aldilà potreste fare una sorpresa al vescovo che ha scomunicato la vostra coscienza, organizzandogli un incontro immediato col suo Capo Supremo. E perché non trascinare con voi sulle rotaie lo sbirro che aspetta il treno o il metrò al vostro fianco? Perderà finalmente la sua brutta abitudine di imprigionare la libertà altrui. Non offendetevi, ma non abbiamo mai capito perché i Palazzi di Giustizia o le Borse non eccitino la fantasia di voi disperati quanto sembrano fare le scuole negli Stati Uniti: un tiro a segno sui magistrati, sugli speculatori finanziari, sarebbe un commovente regalo d’addio ai vostri compagni di sventura.
 
Vi immaginate cosa accadrebbe se anche solo un quinto dei suicidi inflessibili di ogni paese associasse il suo ultimo sospiro a quello di un infame uomo di potere? Per merito vostro — di voi suicidi solitamente vituperati — si assisterebbe a un grande risveglio morale. In alto, chi riuscirà ad evitarvi ci penserà due volte prima di gettare altri esseri umani nella disperazione. 
 
In basso, noi codardi incapaci di fare una rivoluzione troveremmo forse la forza di portare a termine l’opera da voi generosamente cominciata. 
 
Vi preghiamo, vi supplichiamo, di grazia, grandi disperati dei cinque continenti, abbiate cuore un’ultima volta. 
 
Non morite soli e ignorati, beffarda conclusione di una esistenza oramai priva di gioia. 
 
Scegliete una celebrità istituzionale e crepate in tandem.
 
 
[Machete n. 2, aprile 2008]

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